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16 set 2025

I Conservatori USA cercano di riportare alla fede il razionalismo delle università.

 Tratto da un video su tiktok https://vm.tiktok.com/ZNdgVHAg1/

Disclaimer, lo specifico perché necessario: sono un libertario assolutamente agnostico e con profonda cultura scientifica. … il mio commento: il dramma è che anche l’altra sponda politico-sociale sta facendo la stessa identica cosa ovviamente con contenuti antagonisti ma COMUNQUE facendo leva esattamente sulla sostituzione del credo religioso con il CREDO SCIENTIFICO, come lamentato dai ferventi fedeli… ecco l’analisi:

A noi oggi appare normale credere nella scienza perché è connaturata alla struttura stessa della nostra società: questo atteggiamento generalizzato che si basa sullo sbriciolamento delle competenze (riduzionismo?) e quindi sostanzialmente sull’affidamento di particolari aree di competenza ai relativi esperti in una società complessa come quella attuale, ha ben poco di diverso dall’atteggiamento del popolino nei confronti dei gestori delle verità rivelate del passato… e quindi della religione e dei suoi dettami come era prima della vittoria del razionalismo.

Qualcuno potrebbe obiettare “ma si tratta di scienza” dimenticando che essenzialmente si tratta di UOMINI che la detengono… e  spesso in ostaggio, ecco perché. Anche se a molti potrebbe sembrare che la scienza possa tracciare una strada verso la verità in realtà la scienza offre solo un metodo per verificare se un certo modello ha validità nella realtà. Questo non vuol dire che quello è il modello unico e inappellabile, è solo uno dei modelli validi e possibili; è qui che viene creato il massimo della confusione a bella posta ed in malafede per acquisire essenzialmente potere e quindi emolumenti e guadagni: far credere a chi è al di fuori dei meccanismi della scienza che essa dà il responso, come un novello oracolo di Delfi a cui chi non è del settore, se sufficientemente martellato di timori e speranza non potrà non affidare il proprio futuro.

Per fare un esempio sul concetto di “modelli validi e possibili” che ha analogie con la scienza perché subordinato ad un pensiero sicuramente razionalista e oggi facilmente comprensibile (purtroppo): immaginate di decidere la struttura di un esercito per una guerra che deve affrontare un compito altamente complesso. La situazione attuale della scienza è tale che se fosse applicato lo stesso criterio in un esercito esisterebbero o SOLO gli F35 o SOLO i sottomarini etc o comunque un insieme di scelte TUTTE FUNZIONANTI (e quindi analoghe per dimostrabilità ad un particolare modello nel dominio scientifico) che, sebbene performanti e rispondenti a criteri corretti, possono benissimo perdere una guerra. Questo cosa vuol dire? Che la validità dimostrabile di un modello non garantisce nulla sull’opportunità di usarlo nella realtà.

È solo la fede cieca e spesso – e per ragioni di interessi miliardari e sistemi di interconnessioni tra svariate funzioni della nostra società… industria, capitali, politica, informazione – la mancanza della possibilità di approfondimento unito al costante martellamento da più direzioni che vengono forgiate le convinzioni per non far notare l’atteggiamento fideistico ormai diffuso nella classe sociale che si ritiene intellettualmente preparata e che invece non lo è assolutamente non rendendosi conto di AFFIDARSI a uomini e non a delle emanazioni pure e divine scevre da ogni contaminazione terrena come piacerebbe loro credere.


16 lug 2017

Genialità e gerarchie tecnologiche: due entità facilmente in conflitto!

A volte mi trovo a pensare che molto di quello che dico/penso sembri incredibile. Le mie competenze sembrano o millantate o assolutamente fuori dall’ordinario e risulta pertanto incredibile che siano appannaggio di una sola persona. E a volte persino a me!
Poi mi rendo conto che esiste una differenza profonda tra un tecnico di una qualsiasi materia e una persona che sa pensare (io ovviamente mi includo in questa seconda categoria!)

Tecnico Vs Pensatore

Un tecnico sa gestire problematiche note e quindi si rifà ad una scienza sperimentata, a una manualistica confermata da molte fonti ed esperienza.
Chi sa pensare (chi lo fa veramente!), affronta la realtà in modo completamente diverso: la realtà fornisce indizi, la realtà ha assiomi che sono comprensibili a pochissimi, forse quasi a nessuno. La realtà ha modi di manifestarsi che sono più spesso legati a come la gente tende a porsi in relazione con essa più che con le regole di una logica apparentemente inoppugnabile. Inferendo da tali assiomi, la realtà ha chiavi di lettura possibili e chiavi di lettura contradittorie. Il tecnico usa le chiavi di lettura note fino al momento in cui non sono rilevate essere contraddittorie. Ma per la loro verifica a volte passano ere tecnologiche e scientifiche, se non filosofiche. Per lunghi periodi teorie contraddittorie vengono tenute in vita perché mancano teorie alternative, ma per molti tecnici che hanno mandato a memoria tali teorie, cambiare e decidere di abbandonarle è sicuramente traumatico e sicuramente contraddittorio con il sistema di assiomi che fino a quel momento avevano accettato e che avevano sicuramente applicato e quindi difeso; a ciò aggiungerei che il sistema di conferma gerarchico (ad esempio accademico) che si costruisce dietro ad una teoria ormai matura (termine che eredito dall'economia nell'accezione "mercato...") dà la sicurezza che tale sistema è confermato, inoppugnabile e definitivo (quest'ultima cosa soprattutto è il grande inganno).

Conoscenza tecnologica e gerarchie organizzative

A ciò si aggiunga il fatto che, soprattutto in Italia, il concetto di potere, all'interno di una gerarchia in una qualsiasi organizzazione, poggi essenzialmente sulla conoscenza tecnologica e non sulla capacita di gestire competenze e relative persone depositarie di...(scusate la costruzione inglese, ma qui è perfetta!).
Per cui ogni persona di tale sistema che abbia il sospetto di essere resa obsoleta da qualcuno o da una nuova teoria, tende a reagire in modo violento e conservativo (per se stessa ovviamente) a innovazioni di qualsiasi genere e quindi ad opporsi a sistemi di pensiero che poggiano su ipotesi non confermate se non da un approccio logico ma non statistico/pragmatico/accademico.
Se si passasse invece ad un sistema funzionale orientato ad un bene olonomico, dove le competenze sono sottosistemi personali e chi ne è un latore è detentore di un plus organizzazionale, e chi è in grado di catturare e portare a funzionare nell'organizzazione questi plus viene considerato un manager di valore, lo stile di relazione organizzazionale (e non solo) potrebbe cambiare profondamente, inducendo a privilegiare un sistema che guarda più a ciò che l'organizzazione ha bisogno di ottenere invece del sistema che funziona odierno prevalente basato sulle gerarchie e relazioni tra le persone, poggiante su merce a rapidissima obsolescenza come la conoscenza tecnologica, quando come alternativa si potrebbe contrapporre la capacità di gestire innovazione tramite le persone che si avvicinano all’organizzazione e che vengono catturate dal suo sistema.

Management come gestione di uomini

Questo diverso concetto di relazioni (non di tipo feudale come spesso si vede in Italia) eviterebbe un fenomeno tipico delle organizzazioni, quello della rapida decadenza funzionale e tecnologica quando confrontato con il momento del decollo, quando l'organizzazione nasce per un impulso innovativo e utilizza ciò che di innovativo è disponibile sul mercato: la detenzione in esclusiva, con il rifiuto di riconoscere innovatori "di importazione" all'interno della propria struttura e le relative tecnologie da parte delle gerarchie organizzative "storiche" frena lo sviluppo e la sopravvivenza delle stesse organizzazioni, proprio a causa dell'allontanamento o tacitazione dei latori di innovazione, soprattutto se giovani di età o con idee completamente diverse. Il caso dell'informatica è uno dei più emblematici: le organizzazioni non vengono alimentate da competenze nuove a volte pure in conflitto o avulse dalle originali, come nei casi di Xerox, Nokia o Lamborghini che possiamo mettere in contrapposizione con le molte altre che sono affondate con le loro tecnologie diventate obsolete frutto di un fuoco di paglia.

31 mag 2012

I siti ufficiali con gli orari delle ferrovie

I contenuti dei siti sono ancora decisi dagli informatici e non dagli esperti di comunicazione.

Oramai sono due anni che ho intensificato l'uso delle ferrovie nel mio sistema intermodale di muovermi (mi sento quadsi una merce, più che un umano) tra Verona e il resto del mondo.

Per fare ciò, giro più di un sito per rintracciare orari e costi ma una cosa ancora mi stupisce:
il fatto che dopo molti anni che esistono tali siti, tutti i web masters del settore non hanno ancora percepito che le informazioni che danno a chi consulta On Line gli orari non corrispondono con le informazioni che si trovano nelle stazioni. Quindi chi viaggia in Italia, per ferrovia e su percorsi nuovi o poco usuali, ha sempre il brivido della conferma dell abuona qualità delle informazioni che riesce a raccogliere.

Mi spiego meglio:
Se devo prendere un treno che mi porti da Milano a Cormano (MI) - la mia passata residenza da uomo sposato - sul sito di Trenord riesco a trovare:
  • la categoria del treno (che non mi interessa per nulla)
  • la data di arrivo (raramente diversa da quella di partenza, per cui largamente ignorata dagli utenti normali)
  • il pulsantino per vedere il dettaglio.
Qui posso venire informato di:
  • tutte le fermate intermedie
  • il numero del convoglio, in genere di tre quattro e anche cinque cifre che, come lo si legge, è già stato dimenticato.
  • l'orario di arrivo distinto da quello di partenza (da uno a due minuti di differenza!)
Ma allora di cosa mi posso lamentare?
Una cosa non viene invece mai specificata ed è la cosa più importan (specie se come me arrivate all'ultimo minuto in stazione e avete un disperato bisogno di raccogliere informazioni On-the-fly): la stazione di destinazione finale del treno che dovete prendere, quella per intenderci che compare sui tabelloni mobili delle stazioni.
E' strano, eppure è quasi l'unica indicazione che tutti usano, più ancora che l'ora di partenza.
E' l'indicazione che mi guida alla scelta del binario e che mi rassicura di non stare andando a Verona invece che ha Ginevra (evento realmente accaduto che mi ha permesso di diventare amico di una giovane Italo- Francese che abita in Polinesia; tutto sommato un colpo fortunato).
E' possibile che il responsabile del progetto informatico non abbia mai cercato un treno sul tabellone? Oppure ha imparato, come tutti noi Italiani, a dirsi: "ma guarda se si può essere così cretini da non mettere un'indicazione del genere! Le ferrovie soon proprio al catafascio! Venirre loro un accidente!"

Spero che anche le sue maledizioni contribuiscano all'effetto desiderato nelle mie!

16 feb 2012

Dietro il messaggio di Repubblica

Sono in treno e sto guardando la testata di Repubblica di oggi, parla di riforma fiscale e di Ici alla Chiesa. Raramente entro in contatto con Repubblica, e quasi mai sono d'accordo con la sua linea. Non è tanto quello di cui scrive, ma il modo con cui presenta le sue idee. Ciò di cui parla, come in questo caso sono cose sacrosante, nessuno pone in dubbio che la chiesa debba pagare l’ici, e io sarei anche per farglielo pagare anche sulle sue Onlus, tanto di giri di soldi dietro ad ogni attività non lucrativa ce ne sono sempre.
Ma tornando al punto primario, non mi piace mai come Repubblica presenta le notizie. Il senso che si respira è quello di chi sa di essere nel giusto, di rappresentare il bene e di poter chiedere la testa di chiunque sia in quel momento sotto attacco. Insomma il vecchio giustizialismo giacobino vestito di una patina di intellettualità. La scuola, del resto e per chi la sa riconoscere, è quella staliniana, la stessa di D’Alema che, tra tutti i politici italiani è il solo che abbia sempre saputo trasmettere ogni sua idea lasciando la sensazione che, chiunque non pensi come lui, deve essere o un farabutto o nel migliore dei casi un idiota: Franceschini e Bersani per questo aspetto, sono solo sue pallide ombre.
Poi la mia vista - che normalmente non percepisce la pubblicità e la cancella automaticamente – si sofferma sull’ultima pagina, un’ultima piena pagina e si rende conto di cosa c’è raffigurato. A piena pagina (scusate la ripetizione, ma vorrei trasmettere il mio stupore del momento), c’è la figura di un giovane in gessato blu; ma non un giovane intellettuale, bensì un giovane della società bene, sicuro di chi è e sicuro di ciò che rappresenta quando si trova in pubblico, un pubblico ovviamente molto scelto.
E qui il  mio cervello si mette in movimento e si rende conto che la pubblicità è di Ralph Laurent!
Nulla contro quel bel vestito e l’orgoglio statico di giovane per bene che esso rappresenta, ma mi lascia assolutamente stupita la sua presenza su Repubblica; poi mi affiora un pensiero indistinto e mi rendo conto del messaggio implicito che quell’immagina lascia sottilmente affiorare.
Mi metto nei panni dell’editore e mi faccio cogliere dal timore che Ralph Laurent smetta di pagarmi la pubblicità sul mio quotidiano: mi troverei costretto a chiedergli di farla io gratuitamente.
Quella sicurezza, quel mito che questo giovane rappresenta, quell’aria da nobile cavaliere del XXI secolo, erede di una cultura che proviene dal razionalismo e dal materialismo dialettico del XIX e XX secolo, ben si abbina con le emozioni di chi freme di sdegno di coloro che leggono le mie righe.
Esso rappresenta quella certezza immobile ed assoluta di coloro che leggono Repubblica.
Quel vestito gessato e quell’atteggiamento sono i miti del lettore di Repubblica, che apprezza moltissimo sapere che il suo giornale gli dedica una pubblicità così!

26 gen 2012

Strong Password e domande di sicurezza di riserva Cretine

Il concetto di sicurezza di riserva (escape door: uscita di soccorso) nel campo Informatico-Web è la cosa più ridicola se non cretina che io abbia mai visto.
Ti chiedono una Password complessa del tipo Wtr%6@Wqs e poi ti aprono la porta se sai rispondere a domande cretine come quelle tra cui ti obbligano a scegliere.

Ho appena aggiornato il mio profilo in un sito e mi è saltata fuori la solita domanda di sicurezza. Questa volta non ce l'ho fatta ho dovuto scrivere loro questa protesta. (più avanti c'è la traduzione per i pigri)

Company's Internet Site >>> User profile:
Security question: I do not agree with the available options.
Formerly there was a personalized question where you could express better a well concealed question maybe using a trick.
Now this is not p...ossible anymore. How can a question be secure when it is:
- Name of my preferred animal (every friend knows it)
- My mother's name (same)
- My preferred hobby (same)
- preferred movie (after 3 months I'll never remind)
- preferred book (if I've read just Bible as many Americans do, I can answer to it, if I read a book per week I can change my mind after 3 months, I hope to read more and new "preferred books" in my life).
- preferred character (same as before every friend knows)
- preferred destination (how can ask similar question and how can you imagine that this st... question have a static and resilient answer for more than 6 months?)

Sorry for my criticism, but if you observe it from my point of view you can understand better tha from a web designer point of view!

There are some intelligent sites (intelligent because people have done them is intelligent, not only skilled!) where you are asked for a question of your choice to which, in turn,  you give your answer!


La traduzione in Italiano





Precedentemente era possibile avere una domanda di sicurezza personalizzata in cui era possibile nascondere meglio una risposta, magari usando un piccolo gioco di parole.
Adesso non è più possibile. Come può essere sicura una domanda di sicurezza se le opzioni possibili sono queste e solo queste?
  • il nome del mio animale preferito (ogni amico può conoscere la risposta)
  • il nome di mia madre (lo stesso)
  • il mio passatempo preferito (lo stesso)
  • il mio film preferito (dopo tre mesi non me lo ricorderò nemmeno per sbaglio)
  • il libro preferito (se io avessi letto solo la Bibbia come molti Americani, saprei rispondeere a questa domanda, ma visto che leggo un libro a settimana, posso cambiare parere entro 3 mesi, e francamente spero che accada e di poter leggere molti e nuovi "libri preferiti" nella mia vita)
  • il personaggio preferito (lo stesso a proposito degli amici)
  • la destinazione preferita (come si fa a porre una domanda del genere e come si può pensare che una domanda così stupida abbia una risposta statica che sopravviva per più di sei mesi?) 
Mi spiace fare critiche del genere, ma se osservate dal mio punto di vista e non da quello di uno sviluppatore di Web, forse capirete meglio.
Ci sono siti intelligenti (siti intelligenti perche fatti da persone intelligenti e non solo e semplicemente capaci) dove vieni richiesto di scrivere la domanda di tua scelta e dare la conseguente risposta

L'arrivo del WEB 2.0
Forse non tutti riescono a percepire il senso di quello che ho scritto.
Pensate che, quando vi registrate in un sito Web, vi impongono di scegliere una Password complessa, come qualle descritta sopra: Wtr%6@Wqs .
In caso di smarrimento della medesima vi permettono di rispondere ad una domanda con opzioni limitate e stupide come quelle descritte. Una volta superata questa barriera chi ha risposto ha pieno accesso al vostro profilo e può cambiare Password etc.

Molti siti utilizzano questo sistema e tra questi anche molti di quelli che vi vendono un biglietto aereo o simili e che vi addebitano il costo sulla vostra carta di credito
La cosa può essere estremamente disdicevole.

A volte cerco di capire come cose di questo genre possono accadere e credo sia andata più o meno così: un softwarista, in una malinconica giornata di autunno di 8-9 anni fa (proprio quando è nato il Web 2.0) stava sviluppando un modo facile per garantire agli utenti smemorati di arrangiarsi da soli a resettare il proprio account.
Ha quindi pensato ad un sistema di questo genere, con 7-8 opzioni e lo ha riempito sul momento con domande veramente stupide, nate solo per riempire gli spazi con esempi.

Poi è arrivato il tempo del debug.
Poi il tempo del deployment e le domende sono rimaste lì così, non modificate e annidate dentro una stupida opzione che qualsiasi "debugger specialist" poteva usare e a cui poteva rispondere con un semplice "PIPPO".
E le domande sono sempre rimaste lì.
Poi è arrivato il tempo in cui altri softwaristi o altri clienti hanno voluto questa "fichissima" soluzione, molto semplice.
E le domande sono rimaste le stesse perché erano domande e si poteva rispondere per vedere se il sistema funzionava.
E' arrivato anche i tempo delle traduzioni nelle varie lingue.
E le domande sono rimaste le stesse.


Nessuno si è mai accorto, nemmeno tra quelli che rispondevano, che la sicurezza della loro profilo era simile a quella di un'abitazione con porta blindata e serratura di sicurezza raffinatissima con la chiave messa sotto lo zerbino dalla donna delle pulizie.

Pensiero debole
Vedere questo genere di problemi, non è semplice: li avete sotto gli occhi tutti i giorni e ci fate l'abitudine. E' molto difficile guardare le cose quotidiane con occhi nuovi, è molto difficile rimanere vittime di quello che è l'origine del cosiddetto "Pensiero Debole", vedere la stessa cosa tutti i giorni la elimina dal pensiero critico/logico/razionale.

Se avete bisogno, chiamatemi, saprò guardare dove guardate voi e saprò vedere ciò che ormai voi non vedete più.

14 nov 2011

Una storia indiana (anzi no, italiana)

Sono in stazione, una piccola stazione. Oggi fa freddo e le donne sono appiccicate ai due caloriferi dell'atrio, imbacuccate come solo le donne sanno fare quando sentono il primo freddo.
Chissà per quale ragione - non hanno annunciato nessun treno in arrivo - esce il solito tizio che trasporta una grossa valigia e per attraversare la porta che dà adito all'esterno, la spalanca e la lascia così, oltre quella posizione che non le permette di richiudersi automaticamente.
Le donne hanno freddo, ora lo sentono di più e gli uomini pure; parlano del freddo e rabbrvidiscono alla corrente gelida che entra dalla porta spalancata, lí a soli 10 metri.
Una delle donne si serra il bavero del piumino e si volta a guardare indispettita la porta aperta. L'altra delle due scherza sul freddo serrandosi il bavero anche lei. Parlano del freddo che ora è diventato un argomento vivo e guardano la porta che resta spalancata. Un indiano magro, a metà dello stanzone, vestito con una sottile giacchetta sembra avviarsi all'uscita ma ferma il suo movimento sulla soglia, semplicemente chiudendo quella porta che creava problemi a tutti, un semplice indiano, uno che viene da fuori, uno che non ha nessuno con cui parlare del freddo e che semplicemente lo sente, lo vive e non lo vuole: bastava così poco. Le donne riprendono a chiacchierare più tranquille.
Ma la quiete in una stazione dura poco, annunciano il treno per Venezia e tutti escono, tenendo la porta aperta, anzi spingendola oltre quel punto che non le permette di richiudersi. Anche l'ultimo è uscito: è un creativo, lo si capisce da lontano per come veste e come si circonda di gadget da creativo. La porta resta aperta, spalancata, spinta oltre quel punto che no nle permette di richiudersi. Io sono qui in attesa del treno per Milano, tra pochi minuti, in un atrio freddo, inutilmente riscaldato da due grandi termosifoni, con una porta timidamente chiusa da un indiano e lasciata aperta da cittadini italiani.
Io non sento tutto quel freddo perché alla fin fine siamo solo in autunno, ma i primi rigori colgono impreparato il metabolismo cittadino. Sono rimasto qui a guardare incuriosito cosa avrebbero fatto i miei vicini di stazione ed ora resto qui a pensare e meditare sulla crisi cui stiamo andando incontro: come faremo a fare andare meglio le cose se non riusciamo nemmeno a prendere l'iniziativa su ciò che ci colpisce direttamente? Che l'Italia esca dalla crisi in avvicinamento è molto improbabile se non abbiamo nemmeno la capacità di reagire in prima persona. E se non sappiamo nemmeno apprendere da un esperienza di pochi minuti prima per non ripeterla, se non siamo capaci di vedere che ciò che ha dato fastidio a noi un minuto prima crea sicuramente lo stesso problema negli altri che rimangono dietro di noi come pensiamo che ci possa essere un miglioramento?
Non credo che siamo un popolo maturo per essere in un paese civile: nessuno, nemmeno quelli che protestano vivamente, nemmeno quelli che credono di saper pensare. Non pensano, vaneggiano

Forse è ora di smettere di dire "si dovrebbe fare..." e si dovrebbe cominciatre ad agire.
NO stavo scherzando: mettiamoci in azione - io, tu, noi tutti - io ho scritto per voi queste righe perché conto che diventiate più sensibili agli interessi degli altri, più attenti, più pieni di iniziativa.
Voi meditateci sopra approfonditamente e fatele leggere agli amici!
Linkatela su FB e su Twitter!

8 nov 2011

Natale si avvicina: è ora di regali dai nonni. Siamo sicuri che siano Regali?

Finalmente se ne comincia a parlare in modo nuovo: l'Italia è divisa in due, ci sono cittadini di serie A con spettatori di tribuna/gradinate/curve e poi...
... gli Altri quelli che stanno a spazzare negli spogliatoi.

Ci sono cittadini che hanno grandi privilegi e che nemmeno si accorgono della crisi, se non per sentito dire o forse perché i prezzi di molte cose "fortunatamente" scendono. Altri che invece passeranno tutta la loro vita nella crisi e mi riferisco ai giovani.
Loro vivranno tutta la loro vita, se resteranno in Italia, in una crisi economica profonda di cui subiranno le conseguenze fino all'età della pensione (inclusa) e forse anche al momento della sepoltura quando saranno gettati in fosse comuni perché non ci saranno certo soldi per i funerali di oggi!

Tirare il sasso e nascondere la mano
Stiamo pensando e attuando tutte le leggi per evitarci di essere NOI a pagare. Ne approfittiamo del fatto che loro, i giovani, sono talmente impegnati a fare, lavorare, studiare (o fare un c...) e a divertirsi (più che altro per non pernsare al loro futuro veramente difficile) che non si accorgono di cosa sta loro cadendo addosso. Sono inesperti di politica e di economia dei macro sistemi sociali, e non vedono che stiamo accumulando immondizia sociale (come sottoprodotto delle azioni sociali del passato) da fare smaltire a loro nel loro futuro.
Eh sì, loro sono talmente lontani nei loro pensieri da pensione e problemi di sanità che non ci pensano, poverini, che diventeranno anziani pure loro. Quando anche a loro capiterà di diventare vecchi (se non si usureranno prima nel lavoro) e avranno bisogno di una pensione che possa permettere loro di vivere e di una sanità cui accedere almeno quando avranno una gamba spezzata o una broncopolmenite in fase acuta, forse solo allora si renderanno conto di cosa era stato tramato alle loro spalle quando erano giovani ed inesperti, di quale cavallo di Troia hanno lasciato dentro le loro mura gli adorati nonni.
Non molto di più avranno e probabilmente anche per i farmaci dovranno pensarci da soli se li vorranno.
E questo accadrà perché i loro nonni hanno speso tutti i soldi e i loro genitori non hanno voluto dividere con loro il carico delle gozzoviglie dei nonni (leggi: baby pensioni, pensioni supervalutate, sanità senza limiti, medicine buttate nel cesso, aiuti sociali a profusione, stipendi per lavori svolti alla stracca, casse integrazione decennali, etc.). Loro avranno invece: lavoro instabile e duro tutta la vita, una sanità che non esisterà se non a pagamento come privati, pensioni che basteranno sì e no per comprare i biglietti del tram con cui recarsi al mercato ortofrutticolo (se ci sarà ancora) a raspare nei rifiuti.
Questo è l'amorevole futuro che stiamo preparando loro.

Natale si avvicina
Pertanto, adesso che arriva il Natale, oh caro giovane, quando il nonno ti farà un regalo,  non dirgli "Grazie nonno", digli invece: "Tuo dovere: è caricato sul mio conto"

17 ott 2011

The N-Dimensional Real World

A brief theory about what is the opposite of a stupid assertion.


I was discussing with my mother about intelligence, geniality and stupidity when I asked my mother about what was the opposite assertion of a stupid assertion. My mother (85 yo) answered to me: "It is obvious: it is an intelligent assertion!". I was so sorry, but I had to confute this assertion as a naive assertion - I could not obviously say: "it is a stupid assertion" to my mother! When we discuss about philosophical matter I have great respect for her! -. I said her that we are never sure that the OPPOSITE OF A STUPID ASSERTION is not another stupid assertion. The opposite of a stupid assertion can be another stupid assertion! And that is not so trivial!

WE ARE LIVING IN THE REALITY!
Indeed we are living in the Reality and our discussion was thought into that.
The Reality, when it is analyzed, has a particularity: it has a so huge number of facets that we cannot take into account of everything discussing of it.
Better: Reality has a multidimensional model and every time we argue on Reality, we are able to take into account of a limited amount of variables.


MANICHEISM
When colloquially we - my mother and me - were using the term "the opposite" I was deliberately permitting us to use a typical approach like that in disputes are currently set in Italy: "is it either fault to Corporation or to Trade-Unions?" or maybe "Is it either fault to Government or to General Economical situation?".
Typical Italian approach is to set the two things onto two opposite ends of a line just to split Good Guys Vs Bad Guys; so, apparently, Co and Trade-Unions, Government and General Economical situation appear to be on the same line as opponents: we, Italians, are all Manicheans, we love to put ourselves amongst good guys. So we absolutely need Bad Guys somewhere in front of us!
Avoiding and refusing for a while my breed's instincts, I guess that the correct approach to it, is to place the two concepts on independent dimensions instead, having, this way, two independent responsibilities impacting the Reality. This way we avoid a pretended opposition of good and bad guys that belongs to policy and not to a serious approach to the Reality.
Indeed, when we speak about Reality every person has his own approach: which one is the best one? I guess that higher is the number of variables we are able to gather about the problem and more the model is precise (or less erratic/random is its behavior).


QUANTUM THEORY OR ZENO'S PARADOX?
Collecting all those variables is not a simple task. We can find them in a small amount if we simply are focusing on the problem (without disturbing New-Age theories about Quantum physics on "everything is resonating" which is a charming though impossible to use theory).
Yet, when we assume as a base of our theories a limited number of variables, we are normally able to easily cope with them.

We can artificialy and suitably reduce the number of, so we can demonstrate almost everything (Zeno's Paradox of "Achilles and tortoise" is one of the most famous), but our goal here should be a better perception of the Reality and its rules, to have a better forecasts.



INVESTIGATING PERTURBATIONS IS STILL THE BEST WAY?
To gather more variables we have to investigate on anything is a perturbation of the standard process carried on with the known variables: the way was used in Quantum theory. Differences between expected behavior and resulting behavior give us evidence of unknown perturbing variables. In this way we can maybe find new informations but we spoil a lot of time and efforts also.
An help can come from perception of different persons working together (brainstorming is one of the most famous activities to gather variables): that yields a better harvest. Every person, indeed, focuses on his own particular facets of a problem and more person cover a wider range of facets.
But the tricky thing (or think?) is to find them in a more effective or maybe predictable way.

EMPIRISM or PREDICTABLE FINDINGS?
A problem can be considered complete when the distance between expected and resulting variables narrows sufficiently. There is no guarantee that a sufficient number of persons find the necessary amount of variables when they act in a freewheeling way. There are other means to discover them in a more predictable way: using different exploring ways for Problems, Mind and Thinking: a true methodic wandering in the problem.

Ask me for it

25 set 2011

Non voglio la Gelmini, voglio un tecnico per ministro.

La Gelmini ha fatto una gaffe e la serie di battute che ne sono fiorite è stata divertente e quindi il solito italiano chiede le dimissioni del ministro per manifesta incompetenza: secondo lui, lei non sa fare il proprio lavoro in quanto non esperta di fisica quantistica e della struttura del laboratorio del CERN dove si è svolto l'esperimento.
Suppongo che per ritenere così ovvia la sua richiesta, codesto esperto creda che tale materia venga insegnata anche alle elementari e che pertanto è argomento che tutti dovrebbero conoscere. Mi chiedo: è materia così triviale da essere anche nelle riviste che si trovano dal parrucchiere?
Oltre ad avere una errata valutazione sulla disponibilità di tali conoscenze, esso (non oso usare "egli"!) ha anche una visione particolare della gestione manageriale: fa parte di quella categoria di persone che continua a credere che per essere un buon gestore si debba essere innanzitutto un profondo conoscitore della materia da gestire: in pratica essere un tecnico esperto.
Ho avuto a che fare con tecnici che volevano gestire e - a parte qualche problema di comunicazione con il mondo esterno (esterno a loro stessi) e a parte una visione deterministica e razionale della realtà con nessuna corrispondenza effettiva con essa cui aggiungere in genere un'assoluta incapacità di gestire le persone - erano in grado di creare seri problemi anche alla realizzazione dei progetti. Eppure erano bravi tecnici, persone che non avrebbero mai detto ca...te sul laboratorio del CERN!
I tecnici sono le persone ideali da inserire in un organico gerarchico: quando scoprono che qualcuno ha conoscenze maggiori di lui, gli fanno una guerra spietata e senza esclusione di colpi: se trovano un tecnico con conoscenze maggiori delle sue, sono terrorizzati di perdere la loro supremazia! Spesso lottano contro le nuove generazioni. Forse è questo genere di manager che costoro sognano: quelli che tarpano le ali a chiunque possa volare più alto di loro.
Glielo auguro, è sempre divertente: non ti passano mai un'informazione, ti affidano compiti assolutamente al disotto delle tue capacità e parlano male di te con i capi!

10 giu 2011

Benvenuti gli idioti che fanno da Capri Espiatorii

L'articolo si riferisce all'atteggiamento della stampa a seguito dell'epidemia di Escherichia Colii che provocò un'ondata di panico mediatico nei confronti di alcune varietà di verdure che rimasero completamente invendute perché vennero di volta in volta indicate come responsabili dell'infezione avutasi in Germania nei prime del 2011 e che costò la vita di molte giovani donne)
Si leggano in proposito gli altri post sull'E. Colii: La mente è portata a risolvere gli effetti o le cause prossime...

Soluzioni?
La quasi totalità delle soluzioni a problemi anche di grandi dimensioni non rimuovono le cause, ma si interessano solo degli effetti. Spesso la lotta agli effetti non fa altro che produrre un inasprimento della perniciosità delle cause.
Ma l'informazione ufficiale e la schiera degli intellettuali chiedono interventi "mirati" a "salvaguardare" questo o quello, alzano un'enorme caso (o caos?) perché si prendano provvedimenti perché il caso non si ripeta più. In questi casi i provvedimenti si limitano ad affilare le asce per decapitare in modo esemplare l'innocente di turno, rimasto impigliato nell'ingranaggio di cui non aveva nessuna responsabilità.
Non so perché ma mi viene in mente "la colonna infame" descritta dal Manzoni in “Fermo e Lucia”, se non erro. Una volta decapitato il malcapitato (c'è una curiosa assonanza tra i due vocaboli) l'informazione ufficiale si sente soddisfatta perché salvaguardata nei suoi diritti.

O forse solo nella vendetta e nell'individuazione di un capro espiatorio diverso da sé stessi: anche per questa volta è andata bene, non ci ero coinvolto e del resto le mie colpe non son mai state gravi tanto quanto le sue! è giusto che paghi lui!

Massacrare l'Economia
Oggi come già un paio d'anni fa con l'Aviaria stiamo assistendo all'ennesimo massacro di un settore dell'economia. ed in particolare stiamo assistendo al solito massacro nel campo dell'agricoltura. Cosa spinge i giornalisti a creare questi danni diffondendo notizie frettolose e senza fondamento?
Cosa c'è di diverso tra i nostri giornalisti e i frequentatori di FB oggi e i moltiplicatori di mail del tipo catena di S. Antonio?
Perché dobbiamo riconoscere loro un ruolo di preminenza e magari di intellettuali, se non sono nemmeno capaci di valutare la portata delle loro parole?
Mi piacerebbe inoltre sapere quale altra categoria di incidenti crea meno morti dell'E. Colii in così lungo tempo e largo spettro di popolazione!

3 giu 2010

Solitario: una metafora per affrontare la vita

È strano come si possa capire molto della vita anche da Solitario.
Intendo non uno di quei giochi bellissimi e difficili come Free Cell (fra quelli che conosco, quello che richiede più razionalità), ma bensì "Solitario", quello che ormai accompagna malinconicamente Windows fino dalle sue antiche edizioni 2.0, quello che si gioca per ammazzare il tempo!

Lo giocavo già da bambino e anche quando lo giocavo con le carte, fin da allora lo trovavo stupido, non capivo perché mai mia zia dicesse che era divertente; non trovavo assolutamente nessun gusto nel piazzare al loro posto le carte quando si scoprivano, per poi trovarti dopo due o tre giri di mazzo senza poter più fare alcunché ed avere così sprecato del tempo e delle speranze. Per molti anni l’ho giocato solo quando ero gravemente annoiato e al computer, cioè quasi mai.

Ma come tutte le cose che si imparano da bambini, dipende da come te le insegnano i grandi. In genere per essere alla portata di un bambino, ci vengono insegnate in un modo elementare; poi per tutta la vita siamo costretti a pensare che per risolvere quel tipo di problemi non abbiano altro modo di affrontarle se non quello con cui le abbiamo risolte allora.


Solitario oggi
Ebbene questo Solitario (che scriverò con la lettera maiuscola, perché è il nome con cui è noto dagli informatici anni ‘80) è diventato di recente per me fonte di sorpresa davvero notevole, ora, in età matura, da quando sto imparando a ridiscutere tutto i miei processi mentali ho trovato un nuovo modo di giocarlo e non solo, di alzare la possiblità di risolverlo, da un malinconico 10% dell’infanzia ad un 80-90% di oggi!


Il Caso ha voluto che sul palmare ci fosse il buon vecchio Solitario. In occasione di brevi spostamenti con i mezzi pubblici, mi è capitato di estrarre il mio palmare e di provare a giocarlo: in tali brevi spostamenti non trovavo il tempo per mettermi né a pensare a qualche progetto, né per studiare o leggere qualche pagina. Così impegnavo quei due o tre minuti.



Il Piano di Gioco è l’insieme disposto sul tappeto verde
Il Mazzo è costituito dalle carte ancora da voltare
I Mazzetti sono i gruppi di carte sul piano di gioco: coperti quelli ancora da voltare (ad ex. quello sotto il 4 di Picche) scoperti quelli su cui costruisco (ad ex ciò che verrà aggiunto sopra il Re di Quadri).
Le Colonne sono i mazzetti scoperti che iniziano con un re o con un’altra carta, meglio se vicina al Re; verso la fine ce ne saranno due per i Re rossi e due per i Re neri, mentre durate il gioco saranno di più.
Mossa è qualsiasi spostamento irreversibile, come spostare una carta dal mazzo, scoprire un Mazzetto coperto, etc.

Lentamente, giocandoci, mi sono accorto che alcune mosse che erano per me scontate, in realtà erano ingannevolmente tali: erano solo mosse sbagliate. La facilità con cui si può procedere ad impilare le carte nei posti “legali” è il trabocchetto che è nascosto in questo gioco. Non è sufficiente il fatto che una carte possa essere giocata in un posto in cui può stare perché questa carta sia stata giocata correttamente. Quasi sempre infatti vale un principio molto importante: ogni carta del piano di gioco va posizionata solo quando e se serve.

Curioso! Esattamente l’opposto di come lo avevo sempre giocato.

I simboli della vita
Ogni carta è cioè uno strumento per risolvere il Solitario.
Ogni carta ha un momento piuttosto preciso per essere piazzata e posizionarla senza una ragione può significare occupare una posizione che impedirebbe di scoprire i mazzetti ancora coperti, metafora dell’ignoto che affrontiamo nella vita! Sì, perché mettere una carta del mazzo in una posizione che potrebbe essere usata per una carta che è ancora nei mazzetti coperti significa togliere una possibilità di voltare la successiva provocando una situazione di stallo. Bello!, “le cose facili possono facilmente provocare lo stallo”! Quanta saggezza c’è in questo gioco!

Anche l’ordine con cui si comincia a sistemare le carte quando la tavola è appena stata disposta è importante, ma questo è già più evidente: bisogna privilegiare sempre i mazzetti con il maggior numero di carte coperte. Ridurre la profondità dell'incognito!

Ci sono però dei limiti alla ferrea regola e sono dettati dalla logica. Quando le carte da scoprire sono ancora molte è importante procedere alla scoperta di tutto quello che è possibile, ma quando cominciamo ad avere ancora coperte solo una, due o al massimo tre carte e solo in qualche mazzetto, allora diventa più importante estendere al massimo il piano di gioco.

Cosa intendo?

Per poter facilitare la riuscita del Solitario ho bisogno di scoprire più carte possibile e per fare questo ho bisogno del maggior numero di basi presenti e attive possibili su cui costruire solide colonne. Proprio come nella vita!

Quindi quando ho ormai ridotto a non più di due o tre le carte residue coperte sui mazzetti, cerco di mantenere attive le colonne su cui costruire (come il dieci nero indipendente dal Re Rosso nel caso della figura), per cui è importante che io le mantenga indipendenti e non ceda alla tentazione di impilarle (come potrei fare con il Dieci sul Fante) se non c’è già in gioco l'altra colonna gemella. Se vi cedessi, l’apparente ordine, diverrebbe un collo di bottiglia!

Mi piace sempre di più!

Come in questo caso, se ho Re Donne e/o Fanti che soddisfano le quattro colonne su cui costruire, è bene mantenerli attivi. Se spostassi il dieci, sul fante solo perché c’è posto, mi chiuderei una colonna. La donna rossa avrà sicuramente vita breve in quella posizione e sicuramente rappresenta un grave pericolo per tutta la smazzata!

Ecco allora che qualcosa che sembra semplice e diretto diventa una trappola per una carta a venire che non saprebbe dove andare. È curioso come in questo gioco ci si debba preoccupare da subito di avere quattro solide colonne su cui costruire, cercando di mantenerle bilanciate e tutte e quattro in vita: non bisogna avere fretta di creare un ordine facile e apparente, impilando tutte le risorse su una sola colonna che alla fine bloccherà tutte le altre carte sorelle.


Sembra facile!
Già da qui, si comincia a capire che il Solitario non è così semplice come sembra. E in effetti non lo è. Come in molte altre cose, non è difficile muovere le mani ma è difficilissimo ottenere i risultati sperati quando questi sono vincolati in una materia di cui non si conoscono perfettamente le leggi.


Proseguendo, possiamo accorgerci che si devono tenere nel mazzo il più a lungo possibile le carte piccole: sono rapidamente sistemabili, ma possono anche bloccare in caso di Asso “affogato”.
Io ad esempio non sposto una carta piccola prima di aver cercato nel mazzo gli assi con il primo giro: prima comincio a mettere un minimo di ordine nel piano di gioco! Solo allora mi concedo di mettere qualche altra carta, ma sempre se è utile a spostarun'altra da un mazzetto bloccato.

Anche ciò che può andare a posto subito, a volte invece è di ostacolo. Anche quando si è alla fine e sembra che tutto stia per venire è meglio non farsi illusioni: un solitario ha elevatissime probabilità di riuscita se ci sono solo due carte ancora coperte nei mazzetti, ma ricordo una volta in cui non sono riuscito a risolverne uno in tali condizioni; ci sono rimasto male.
Data l’esperienza precedente ero ormai sicuro che “due sole carte coperte” equivalente a “ce l’ho fatta” fosse ormai una specie di teorema, forse una congettura. Ma anche in tale frangente il solitario è stato maestro di vita.



Dunque provateci e giocatelo con attenzione, vi riserverà delle sorprese!


Dunque provateci e vivete con attenzione, avrete meno sorprese.