Ormai separati
Non ne voleva più sapere, erano ormai mesi che andavano avanti recriminando sul passato. Lui era stato balzato fuori dalla sua vita e lei lo aveva escluso perché troppi erano i problemi rimasti e lasciati insoluti.
Nulla del rapporto che era durato più di vent’anni sembra importante. Nulla per cui valesse la pena protrarre questa lenta agonia che ormai si materializzava nell’angoscia, in un nodo che serrava l’esofago, ogni volta che lui entrava in casa.
Era stato una figura che non era più nel suo cuore da molto tempo ma che il senso del dovere l’aveva obbligata ad accettare in ogni gesto quotidiano... (continua)
... e dopo la tempesta
Non so se il mare può annegare il dolore di una morte,
ma la vicinanza del dolore tiene viva la morte, la morte nel cuore.
Forse un giorno quando tutto sarà finito,
il dolore si trasformerà in mancanza e
la mancanza darà forse la pace,
forse un giorno, o forse mai.
Luca CODELUPPI
(1 Aprile 2007: uno scritto dimenticato in un angolo del mio computer)
Pensare non è un compito facile: come funzione si è attivata automaticamente praticamente a tutti, sapere come funziona il processo può essere spiegato in corsi più o meno approfonditi, saperlo gestire per fargli dare il meglio di sé, richiede attenzione e molta diffidenza, soprattutto verso ciò che, in quanto esseri pensanti, crediamo di aver già capito del sistema stesso.
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17 mar 2012
14 nov 2011
Una storia indiana (anzi no, italiana)
Sono in stazione, una piccola stazione. Oggi fa freddo e le donne sono appiccicate ai due caloriferi dell'atrio, imbacuccate come solo le donne sanno fare quando sentono il primo freddo.
Chissà per quale ragione - non hanno annunciato nessun treno in arrivo - esce il solito tizio che trasporta una grossa valigia e per attraversare la porta che dà adito all'esterno, la spalanca e la lascia così, oltre quella posizione che non le permette di richiudersi automaticamente.
Le donne hanno freddo, ora lo sentono di più e gli uomini pure; parlano del freddo e rabbrvidiscono alla corrente gelida che entra dalla porta spalancata, lí a soli 10 metri.
Una delle donne si serra il bavero del piumino e si volta a guardare indispettita la porta aperta. L'altra delle due scherza sul freddo serrandosi il bavero anche lei. Parlano del freddo che ora è diventato un argomento vivo e guardano la porta che resta spalancata. Un indiano magro, a metà dello stanzone, vestito con una sottile giacchetta sembra avviarsi all'uscita ma ferma il suo movimento sulla soglia, semplicemente chiudendo quella porta che creava problemi a tutti, un semplice indiano, uno che viene da fuori, uno che non ha nessuno con cui parlare del freddo e che semplicemente lo sente, lo vive e non lo vuole: bastava così poco. Le donne riprendono a chiacchierare più tranquille.
Ma la quiete in una stazione dura poco, annunciano il treno per Venezia e tutti escono, tenendo la porta aperta, anzi spingendola oltre quel punto che non le permette di richiudersi. Anche l'ultimo è uscito: è un creativo, lo si capisce da lontano per come veste e come si circonda di gadget da creativo. La porta resta aperta, spalancata, spinta oltre quel punto che no nle permette di richiudersi. Io sono qui in attesa del treno per Milano, tra pochi minuti, in un atrio freddo, inutilmente riscaldato da due grandi termosifoni, con una porta timidamente chiusa da un indiano e lasciata aperta da cittadini italiani.
Io non sento tutto quel freddo perché alla fin fine siamo solo in autunno, ma i primi rigori colgono impreparato il metabolismo cittadino. Sono rimasto qui a guardare incuriosito cosa avrebbero fatto i miei vicini di stazione ed ora resto qui a pensare e meditare sulla crisi cui stiamo andando incontro: come faremo a fare andare meglio le cose se non riusciamo nemmeno a prendere l'iniziativa su ciò che ci colpisce direttamente? Che l'Italia esca dalla crisi in avvicinamento è molto improbabile se non abbiamo nemmeno la capacità di reagire in prima persona. E se non sappiamo nemmeno apprendere da un esperienza di pochi minuti prima per non ripeterla, se non siamo capaci di vedere che ciò che ha dato fastidio a noi un minuto prima crea sicuramente lo stesso problema negli altri che rimangono dietro di noi come pensiamo che ci possa essere un miglioramento?
Non credo che siamo un popolo maturo per essere in un paese civile: nessuno, nemmeno quelli che protestano vivamente, nemmeno quelli che credono di saper pensare. Non pensano, vaneggiano
Forse è ora di smettere di dire "si dovrebbe fare..." e si dovrebbe cominciatre ad agire.
NO stavo scherzando: mettiamoci in azione - io, tu, noi tutti - io ho scritto per voi queste righe perché conto che diventiate più sensibili agli interessi degli altri, più attenti, più pieni di iniziativa.
Voi meditateci sopra approfonditamente e fatele leggere agli amici!
Linkatela su FB e su Twitter!
Chissà per quale ragione - non hanno annunciato nessun treno in arrivo - esce il solito tizio che trasporta una grossa valigia e per attraversare la porta che dà adito all'esterno, la spalanca e la lascia così, oltre quella posizione che non le permette di richiudersi automaticamente.
Le donne hanno freddo, ora lo sentono di più e gli uomini pure; parlano del freddo e rabbrvidiscono alla corrente gelida che entra dalla porta spalancata, lí a soli 10 metri.
Una delle donne si serra il bavero del piumino e si volta a guardare indispettita la porta aperta. L'altra delle due scherza sul freddo serrandosi il bavero anche lei. Parlano del freddo che ora è diventato un argomento vivo e guardano la porta che resta spalancata. Un indiano magro, a metà dello stanzone, vestito con una sottile giacchetta sembra avviarsi all'uscita ma ferma il suo movimento sulla soglia, semplicemente chiudendo quella porta che creava problemi a tutti, un semplice indiano, uno che viene da fuori, uno che non ha nessuno con cui parlare del freddo e che semplicemente lo sente, lo vive e non lo vuole: bastava così poco. Le donne riprendono a chiacchierare più tranquille.
Ma la quiete in una stazione dura poco, annunciano il treno per Venezia e tutti escono, tenendo la porta aperta, anzi spingendola oltre quel punto che non le permette di richiudersi. Anche l'ultimo è uscito: è un creativo, lo si capisce da lontano per come veste e come si circonda di gadget da creativo. La porta resta aperta, spalancata, spinta oltre quel punto che no nle permette di richiudersi. Io sono qui in attesa del treno per Milano, tra pochi minuti, in un atrio freddo, inutilmente riscaldato da due grandi termosifoni, con una porta timidamente chiusa da un indiano e lasciata aperta da cittadini italiani.
Io non sento tutto quel freddo perché alla fin fine siamo solo in autunno, ma i primi rigori colgono impreparato il metabolismo cittadino. Sono rimasto qui a guardare incuriosito cosa avrebbero fatto i miei vicini di stazione ed ora resto qui a pensare e meditare sulla crisi cui stiamo andando incontro: come faremo a fare andare meglio le cose se non riusciamo nemmeno a prendere l'iniziativa su ciò che ci colpisce direttamente? Che l'Italia esca dalla crisi in avvicinamento è molto improbabile se non abbiamo nemmeno la capacità di reagire in prima persona. E se non sappiamo nemmeno apprendere da un esperienza di pochi minuti prima per non ripeterla, se non siamo capaci di vedere che ciò che ha dato fastidio a noi un minuto prima crea sicuramente lo stesso problema negli altri che rimangono dietro di noi come pensiamo che ci possa essere un miglioramento?
Non credo che siamo un popolo maturo per essere in un paese civile: nessuno, nemmeno quelli che protestano vivamente, nemmeno quelli che credono di saper pensare. Non pensano, vaneggiano
Forse è ora di smettere di dire "si dovrebbe fare..." e si dovrebbe cominciatre ad agire.
NO stavo scherzando: mettiamoci in azione - io, tu, noi tutti - io ho scritto per voi queste righe perché conto che diventiate più sensibili agli interessi degli altri, più attenti, più pieni di iniziativa.
Voi meditateci sopra approfonditamente e fatele leggere agli amici!
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24 giu 2011
Veronesi ha distrutto il mito Veronesi
Questo post è da modificare, non sono più particolramente d'accordo con quanto ho scritto. La posizione polemica e paradossale di Veronesi è stata amplificata da una pessima stampa.
Ho soltanto letto qui e là cosa ha detto Veronesi stamattina: "l'omosessualità è una scelta consapevole e più evoluta. L'amore omosessuale è quello più puro"; qualsiasi sia la versione corretta penso che sia già molto dichiarare la sua affermazione: "molto dubbia".
Mi sento ancora di alzare il mio motto disperato:
INTELLETTUALE? NO, GRAZIE!!!
Ho soltanto letto qui e là cosa ha detto Veronesi stamattina: "l'omosessualità è una scelta consapevole e più evoluta. L'amore omosessuale è quello più puro"; qualsiasi sia la versione corretta penso che sia già molto dichiarare la sua affermazione: "molto dubbia".
Non so da quale malinconica storia affettiva provenga, non so quali esperienze e relazioni con l'altra metà del cielo, il sesso femminile, possa aver avuto anche in tempi recenti: le mie hanno spesso attraversato momenti difficili e forse questo è uno di quelli. Nonostante in questo momento sia in piena sofferenza, vedo nelle donne quei "difetti di fabbricazione" che sono anche i loro pregi, le cose che le fanno soffrire come la dedizione, e molte sono le cose meravigliose di questo mondo che stanno alla base dell'amore al femminile.
Conosco tante donne, le conosco bene, forse meglio di quanto esse stesse non credano. So che ce ne sono molte che sono disposte a prostituirsi nelle forme più svariate, che vanno da quella blanda del semplice istintiva ricerca di sicurezza a coloro che ne fanno uno strumento di potere (e fin qui tutto bene) fino a quelle che sono solo alla ricerca di una orgasmica adorazione lasciva del maschio ormai drogato di sesso e nullità.
Ma so anche che la maggior parte, alla ricerca di uomini che non ci sono più, stanno soffrendo; sperano nel caso o nella congiuntura favorevole, che uno degli ultimi esemplari volti l'angolo e si riveli come tale. Ma questo non accade, perché uomini veri ormai sono quasi estinti qui da noi.
Non so quali donne abbia incontrato Veronesi e non so chi lo frequenti in questo suo momento di gloria. Ma non credo che tutte le donne meritino quello che egli ha affermato.
Sull'altro lato della terribile offesa mi sento io che sono un essere umano e sto lottando per portare a casa un guadagno che sia decente, sono un essere pensante, sono dotato anche di intelligenza e se lotto duramente per trovare una dimensione e un guadagno, mai dimentico che sono un uomo, che sono soggetto ad un divenire e sono orgoglioso della lotta che conduco, per il breve periodo che mi è concesso. Non amo l'assoluto e non amo il grande ideale imperituro. Mai dimentico che non sono eterno e che non sono immanente. Non ho crisi di onnipotenza come quelle di cui soffre in questo momento l'illustre: non credo nel destino di una razza superiore, l'uomo, e se c'è l'intelligenza, c'è anche la caducità del corpo che segna il destino di questa razza talvolta così presuntuosa.
Se fossi immanente non ci sarebbe nessun orgoglio nella lotta, non ci sarebbe nulla di umano nella sconfitta, non ci sarebbe nulla di glorioso nella vittoria, nulla di eroico nella sopravvivenza.
Preferisco appartenere ad una specie che lotta per sopravvivere e per riprodursi, per trasferire quello che ancora rimane di civile, etico e profondamente umano ai miei figli e nipoti, cose come la morte, la vita il rinnovamento della vita nelle generazioni successive. Ritengo che questo sia il vero amore, questo il vero destino dell'uomo.
I vari Veronesi saranno presto dimenticati nella loro presunzione di esseri superiori, anzi forse sono già stati dimenticati, ovunque, salvo che in Italia: è uno dei mille miti di cui vive l'Italia! Una delle mille bocche della verità alla ricerca di una consenso fatto di affermazioni che il nuovo benpensantismo non oserebbe contraddire.
Non amo l'Italia di adesso, non amo l'Italia del prossimo futuro, fatto di gente che cerca di allinearsi con i "nuovi Buonisti", un'Italia che sembra fare da spettatrice di un assurdo spettacolo di rovina e decadenza i cui principali protagonisti sono proprio quelle persone che assistono inerti a quello che credono essere lo spettacolo di altri.
Svegliamoci, siamo sull'orlo del baratro e idiozie come quella di Veronesi non fanno che peggiorare il pensiero latente che gira nelle menti di coloro che dovrebbero fungere da intellettuali di questo paese.
Mi sento ancora di alzare il mio motto disperato:
INTELLETTUALE? NO, GRAZIE!!!
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