Continuo a sentire e leggere che molti chiedono soluzioni al problema della disoccupazione procedendo a defiscalizzazioni, contributi etc. Agendo cioè sulla remunerazione e non sull'economia.
Oggi è importante capire che fare girare dei pezzi di carta con sopra scritto "100€" che non hanno corrispondenza con un valore produttivo e soprattutto con un valore di mercato (inteso come globale) non ha nessun significato!
Facciamo una legge che ci obblighi ad essere ricchi!
Non è agendo su incentivi o defiscalizzazioni che si incentiva il comparto produttivo ad assumere persone e che si sposta l'asse economico di una nazione flaccida e pigra come l'Italia; ancora speriamo che, con pochi colpi di legge e garantendo più Euro nelle saccocce dei suoi cittadini, le cose cambino.
Siamo una nazione completamente fuori mercato in tutti gli aspetti organizzativi, produttivi, di serietà, di marketing di espansione di mercato etc., ivi incluso il nostro decantato Made in Italy. A breve anche questo sarà prodotto all'estero (moda, Ferrari, Ducati, Alimentari etc.) non perché ci siano progetti in tal senso (o forse magari sì) ma perché nessuno di noi riesce a capire che non bastano aumenti di stipendio per fare girare l'economia ma è invece necessaria (ma non è nemmeno sufficiente) la capacità di generare prodotti o servizi interessanti per il mercato; questi in generale non li sappiamo creare da oltre 50 anni e dopo tutto questo tempo la situazione è molto peggiorata e da che c'è M.M. al governo ancora di più...!).
Si dovrebbe agire su ciò che fa costare il nostro lavoro OGGI (e IERI): si devono internalizzare i costi . Qui internalizzare è usato nel suo vero significato, cioè di rendere di nuovo pertinenti ed evidenti quei costi occulti che vengono a qualsiasi titolo scaricati all'esterno e per ragioni varie quali ad esempio: demagogia, truffa, ed altro; tali costi sono oggi distribuiti ad altri soggetti che non sono coinvolti direttamente nella loro formazione oppure sono ritardati ad altri tempi non pertinenti
Alcuni esempi: previdenza sociale scaricata alle generazioni future, agricoltura di elite che ci obbliga ad importare materie prime di base e a renderci sudditi alimentari di altre nazioni, costi dello stato che si scaricano nel debito pubblico da saldare in altra data molto lontana. Tali costi, se internalizzati saranno ridotti al minimo perché resi evidenti; questa operazione non è per il momento nemmeno presa in considerazione perché farlo significa, oggi, mettere mano alla pace sociale.
Internalizzare la pace sociale!
Ma anche questa va internalizzata (sempre con il significato suddetto) e non lasciata in eredità come problema ai nostri figli. Quando il bubbone della dissipazione dei nostri genitori e nonni e la nostra insipienza a risolvere questo problema resterà in mano ai nostri figli, probabilmente verremo - prima generazione nella storia - maledetti da loro!
Il progresso tecnologico in quell'epoca sarà addirittura regredito: noi non produciamo più e non costruiamo più macchine di produzione e non facciamo più tecnologia, non abbiamo più una classe di tecnici da cui pescare l'eccellenza, stiamo diventando obsoleti al punto che l'economia diserterà l'Italia da subito e l'Europa in breve (a seguire gli USA). Ci siamo tagliati il ponte dietro di noi, ma quel ponte era un ponte di corda e anche se corriamo veloci in avanti, non arriveremo in tempo a metterci in salvo.
Cosa ne sarà della pace sociale? Non è difficile immaginarlo!
Il futuro dei nostri potenti
Cosa ne sarà dei potenti come Mario Monti?
Anche per loro ci sarà povertà, perché faranno parte di quel lato della sfida con l'oriente che ha perso per stupidità e cecità sul medio lungo termine. Perché ha puntato tutto sull'eccellenza, come vogliamo fare noi Italiani.
Perché anche lui sarà tra coloro che non si sono accorti di aver giocato con i soldi del Monopoli: in quell'epoca le case e gli alberghi avranno la stessa opportunità di ospitare gente che hanno quelli del gioco della Parker Bros.
E poi raramente si vince al Monopoli avendo solo Viale dei Giardini e Parco della Vittoria e noi Italiani lasciamo tutto per averli.
Ma forse a Monti sarà già venuto per quell'epoca un cancro o qualche altra malattia e sarà già morto!
Forse!
Non voglio essere tra coloro che saranno maledetti dai propri figli!
Pensare non è un compito facile: come funzione si è attivata automaticamente praticamente a tutti, sapere come funziona il processo può essere spiegato in corsi più o meno approfonditi, saperlo gestire per fargli dare il meglio di sé, richiede attenzione e molta diffidenza, soprattutto verso ciò che, in quanto esseri pensanti, crediamo di aver già capito del sistema stesso.
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16 apr 2012
8 nov 2011
Natale si avvicina: è ora di regali dai nonni. Siamo sicuri che siano Regali?
Finalmente se ne comincia a parlare in modo nuovo: l'Italia è divisa in due, ci sono cittadini di serie A con spettatori di tribuna/gradinate/curve e poi...
... gli Altri quelli che stanno a spazzare negli spogliatoi.
Ci sono cittadini che hanno grandi privilegi e che nemmeno si accorgono della crisi, se non per sentito dire o forse perché i prezzi di molte cose "fortunatamente" scendono. Altri che invece passeranno tutta la loro vita nella crisi e mi riferisco ai giovani.
Loro vivranno tutta la loro vita, se resteranno in Italia, in una crisi economica profonda di cui subiranno le conseguenze fino all'età della pensione (inclusa) e forse anche al momento della sepoltura quando saranno gettati in fosse comuni perché non ci saranno certo soldi per i funerali di oggi!
Tirare il sasso e nascondere la mano
Stiamo pensando e attuando tutte le leggi per evitarci di essere NOI a pagare. Ne approfittiamo del fatto che loro, i giovani, sono talmente impegnati a fare, lavorare, studiare (o fare un c...) e a divertirsi (più che altro per non pernsare al loro futuro veramente difficile) che non si accorgono di cosa sta loro cadendo addosso. Sono inesperti di politica e di economia dei macro sistemi sociali, e non vedono che stiamo accumulando immondizia sociale (come sottoprodotto delle azioni sociali del passato) da fare smaltire a loro nel loro futuro.
Eh sì, loro sono talmente lontani nei loro pensieri da pensione e problemi di sanità che non ci pensano, poverini, che diventeranno anziani pure loro. Quando anche a loro capiterà di diventare vecchi (se non si usureranno prima nel lavoro) e avranno bisogno di una pensione che possa permettere loro di vivere e di una sanità cui accedere almeno quando avranno una gamba spezzata o una broncopolmenite in fase acuta, forse solo allora si renderanno conto di cosa era stato tramato alle loro spalle quando erano giovani ed inesperti, di quale cavallo di Troia hanno lasciato dentro le loro mura gli adorati nonni.
Non molto di più avranno e probabilmente anche per i farmaci dovranno pensarci da soli se li vorranno.
E questo accadrà perché i loro nonni hanno speso tutti i soldi e i loro genitori non hanno voluto dividere con loro il carico delle gozzoviglie dei nonni (leggi: baby pensioni, pensioni supervalutate, sanità senza limiti, medicine buttate nel cesso, aiuti sociali a profusione, stipendi per lavori svolti alla stracca, casse integrazione decennali, etc.). Loro avranno invece: lavoro instabile e duro tutta la vita, una sanità che non esisterà se non a pagamento come privati, pensioni che basteranno sì e no per comprare i biglietti del tram con cui recarsi al mercato ortofrutticolo (se ci sarà ancora) a raspare nei rifiuti.
Questo è l'amorevole futuro che stiamo preparando loro.
Natale si avvicina
Pertanto, adesso che arriva il Natale, oh caro giovane, quando il nonno ti farà un regalo, non dirgli "Grazie nonno", digli invece: "Tuo dovere: è caricato sul mio conto"
... gli Altri quelli che stanno a spazzare negli spogliatoi.
Ci sono cittadini che hanno grandi privilegi e che nemmeno si accorgono della crisi, se non per sentito dire o forse perché i prezzi di molte cose "fortunatamente" scendono. Altri che invece passeranno tutta la loro vita nella crisi e mi riferisco ai giovani.
Loro vivranno tutta la loro vita, se resteranno in Italia, in una crisi economica profonda di cui subiranno le conseguenze fino all'età della pensione (inclusa) e forse anche al momento della sepoltura quando saranno gettati in fosse comuni perché non ci saranno certo soldi per i funerali di oggi!
Tirare il sasso e nascondere la mano
Stiamo pensando e attuando tutte le leggi per evitarci di essere NOI a pagare. Ne approfittiamo del fatto che loro, i giovani, sono talmente impegnati a fare, lavorare, studiare (o fare un c...) e a divertirsi (più che altro per non pernsare al loro futuro veramente difficile) che non si accorgono di cosa sta loro cadendo addosso. Sono inesperti di politica e di economia dei macro sistemi sociali, e non vedono che stiamo accumulando immondizia sociale (come sottoprodotto delle azioni sociali del passato) da fare smaltire a loro nel loro futuro.
Eh sì, loro sono talmente lontani nei loro pensieri da pensione e problemi di sanità che non ci pensano, poverini, che diventeranno anziani pure loro. Quando anche a loro capiterà di diventare vecchi (se non si usureranno prima nel lavoro) e avranno bisogno di una pensione che possa permettere loro di vivere e di una sanità cui accedere almeno quando avranno una gamba spezzata o una broncopolmenite in fase acuta, forse solo allora si renderanno conto di cosa era stato tramato alle loro spalle quando erano giovani ed inesperti, di quale cavallo di Troia hanno lasciato dentro le loro mura gli adorati nonni.
Non molto di più avranno e probabilmente anche per i farmaci dovranno pensarci da soli se li vorranno.
E questo accadrà perché i loro nonni hanno speso tutti i soldi e i loro genitori non hanno voluto dividere con loro il carico delle gozzoviglie dei nonni (leggi: baby pensioni, pensioni supervalutate, sanità senza limiti, medicine buttate nel cesso, aiuti sociali a profusione, stipendi per lavori svolti alla stracca, casse integrazione decennali, etc.). Loro avranno invece: lavoro instabile e duro tutta la vita, una sanità che non esisterà se non a pagamento come privati, pensioni che basteranno sì e no per comprare i biglietti del tram con cui recarsi al mercato ortofrutticolo (se ci sarà ancora) a raspare nei rifiuti.
Questo è l'amorevole futuro che stiamo preparando loro.
Natale si avvicina
Pertanto, adesso che arriva il Natale, oh caro giovane, quando il nonno ti farà un regalo, non dirgli "Grazie nonno", digli invece: "Tuo dovere: è caricato sul mio conto"
3 giu 2010
Quando la morale è una cosa seria
(si riferisce ad un post datato 24/06/2002 su un altro sito)
Ovvero come rompo le palle a mio figlio per ogni inezia (e quel che è peggio: ho ragione).
Il discorso è nato qualche giorno fa, quando mio figlio si recò a casa del suo miglior amico per aiutarlo a studiare matematica - così almeno era la versione ufficiale e pure la loro seria intenzione - e rimanere poi a cena.e riprendere gli studi subito dopo.
Arrivato poco prima delle 7 di sera e trascorsa una mezzoretta di studio, come in ogni casa per bene, arrivò ora di cena, per cui si interromperono (o interruppero per i più schizzinosi). Dopo il meritato e famelico pasto (hanno 13-14 anni entrambi), la madre del compagno, malauguratamente, propose loro di andare a procurarsi un gelato prima di riprendere ad immergersi in equazioni e geometrie varie.
I due, ben felici di essere stati temporaneamente graziati, raggiunsero la gelateria preferita in soli 10 minuti: che sf…. era chiusa. Intervenne a questo punto il provvido cellulare. Telefonata a casa, al telefono rispose il padre del compagno di mio figlio, molto più accomodante della madre. Alla richiesta di potersi recare alla gelateria un po’ più lontana - che sicuramente era aperta - l’ignaro accordò il suo permesso e i due mariuoli, allegramente, andarono a recuperare il lontano e perciò ancor più squisito gelato.
Al ritorno: Apriti cielo. La madre incavolata come una biscia prende seri provvedimenti nei confronti del figlio per essersi attardato a zonzo per il paese. Tragedia, “ma con il papà…!”, “non mi importa nulla…”, “ma ho chiesto il perm….!”
Quando mi sono recato a recuperare il mio pargolo, abbiamo iniziato a discutere sulla cosa ed il giudizio di mio figlio era a favore del suo compagno in quanto, avendo loro ottenuto il permesso dal padre, erano in regola e non avevano disobbedito ad alcuno. Il mio giudizio invece non corrispondeva in nulla con il suo, ma fu arduo spiegargli le mie ragioni.
Il primo punto che mi premeva sottolineare poteva partire dalla loro stessa esperienza emotiva: gli chiesi se, nel momento in cui rispose il padre anziché la ben più severa madre, non avessero provato un senso di sollievo e non avessero pensato all’estensione dell’attimo di libertà come ad una cosa già conclusa. Com’è ovvio, mio figlio tergiversava e portava l’accento del discorso verso il permesso ottenuto, “quello era un fatto, e altre storie non ce n’erano…”.
Io insistetti: se avevano provato una sensazione di sollievo alla risposta del padre, voleva dire che già a priori sapevano di chiedere un’estensione non regolare di un permesso già straordinario, quindi a voler essere perfettamente onesti con sé stessi, l’estensione stessa era stata sicuramente estorta approfittando della buona fede.
Il secondo spunto mi serviva per spiegare lo stato di conflitto generato per trarre profitto da una situazione di equivoci. Utilizzare un detentore di potere (il padre) per ottenere un beneficio all’insaputa e contro il parere di un altro detentore di potere (la madre), in un primo momento può comportare un beneficio a causa delle lacune createsi. In un secondo tempo, quando i due detentori di potere arrivano ad una spiegazione, arriverà la reazione e la punizione proprio contro colui che ha approfittato del garbuglio creatosi. Immaginate: una sera d’inverno un uomo telefona ai Carabinieri, dando la propria posizione ed affermando di avere bisogno di soccorso poiché qualcuno gli sta sparando. I Carabinieri intervengono in difesa del malcapitato e sparano; poi scoprono che l’aggressore è la Polizia!
In effetti i due genitori furono entrambi d’accordo: il figlio aveva abusato della fiducia.
Il terzo punto, non meno importante degli altri rimarcava un fatto che era sfuggito ad entrambi: la ragione che li aveva indotti a trovarsi alle 7 di sera, cioè studiare ed aiutarsi reciprocamente. Se la chiusura della gelateria comportava un ritardo ulteriore all’attuazione dello scopo per il quale si erano ritrovati e quindi all’inizio degli studi, avrebbero dovuto loro stessi rinunciare ad estendere il loro momento di libertà Avrebbero dovuto compiere una rinuncia consapevole, che avrebbe permesso loro di guadagnare “punti fiducia” presso i genitori. Tale situazione avrebbe poi portato ad una riduzione del controllo: porco cane! se uno decide di limitare un proprio attimo di libertà per rispettare le regole alla fine ne otteniene di più! Vai a capire i genitori!!
La conclusione fu terribile: gli dissi che era giusto che si fossero comportati così, perché il tentativo di conquistare una fetta in più di libertà è sacrosanto, ma non bisogna mai mentire a sé stessi né perdere di vista le ragioni degli altri. Non si deve mai abusare della fiducia degli altri, ma soprattutto non bisogna mai perdere di vista lo scopo che ci si è prefisso.
Che noia!!!!!
Ovvero come rompo le palle a mio figlio per ogni inezia (e quel che è peggio: ho ragione).
Il discorso è nato qualche giorno fa, quando mio figlio si recò a casa del suo miglior amico per aiutarlo a studiare matematica - così almeno era la versione ufficiale e pure la loro seria intenzione - e rimanere poi a cena.e riprendere gli studi subito dopo.
Arrivato poco prima delle 7 di sera e trascorsa una mezzoretta di studio, come in ogni casa per bene, arrivò ora di cena, per cui si interromperono (o interruppero per i più schizzinosi). Dopo il meritato e famelico pasto (hanno 13-14 anni entrambi), la madre del compagno, malauguratamente, propose loro di andare a procurarsi un gelato prima di riprendere ad immergersi in equazioni e geometrie varie.
I due, ben felici di essere stati temporaneamente graziati, raggiunsero la gelateria preferita in soli 10 minuti: che sf…. era chiusa. Intervenne a questo punto il provvido cellulare. Telefonata a casa, al telefono rispose il padre del compagno di mio figlio, molto più accomodante della madre. Alla richiesta di potersi recare alla gelateria un po’ più lontana - che sicuramente era aperta - l’ignaro accordò il suo permesso e i due mariuoli, allegramente, andarono a recuperare il lontano e perciò ancor più squisito gelato.
Al ritorno: Apriti cielo. La madre incavolata come una biscia prende seri provvedimenti nei confronti del figlio per essersi attardato a zonzo per il paese. Tragedia, “ma con il papà…!”, “non mi importa nulla…”, “ma ho chiesto il perm….!”
Quando mi sono recato a recuperare il mio pargolo, abbiamo iniziato a discutere sulla cosa ed il giudizio di mio figlio era a favore del suo compagno in quanto, avendo loro ottenuto il permesso dal padre, erano in regola e non avevano disobbedito ad alcuno. Il mio giudizio invece non corrispondeva in nulla con il suo, ma fu arduo spiegargli le mie ragioni.
Il primo punto che mi premeva sottolineare poteva partire dalla loro stessa esperienza emotiva: gli chiesi se, nel momento in cui rispose il padre anziché la ben più severa madre, non avessero provato un senso di sollievo e non avessero pensato all’estensione dell’attimo di libertà come ad una cosa già conclusa. Com’è ovvio, mio figlio tergiversava e portava l’accento del discorso verso il permesso ottenuto, “quello era un fatto, e altre storie non ce n’erano…”.
Io insistetti: se avevano provato una sensazione di sollievo alla risposta del padre, voleva dire che già a priori sapevano di chiedere un’estensione non regolare di un permesso già straordinario, quindi a voler essere perfettamente onesti con sé stessi, l’estensione stessa era stata sicuramente estorta approfittando della buona fede.
Il secondo spunto mi serviva per spiegare lo stato di conflitto generato per trarre profitto da una situazione di equivoci. Utilizzare un detentore di potere (il padre) per ottenere un beneficio all’insaputa e contro il parere di un altro detentore di potere (la madre), in un primo momento può comportare un beneficio a causa delle lacune createsi. In un secondo tempo, quando i due detentori di potere arrivano ad una spiegazione, arriverà la reazione e la punizione proprio contro colui che ha approfittato del garbuglio creatosi. Immaginate: una sera d’inverno un uomo telefona ai Carabinieri, dando la propria posizione ed affermando di avere bisogno di soccorso poiché qualcuno gli sta sparando. I Carabinieri intervengono in difesa del malcapitato e sparano; poi scoprono che l’aggressore è la Polizia!
In effetti i due genitori furono entrambi d’accordo: il figlio aveva abusato della fiducia.
Il terzo punto, non meno importante degli altri rimarcava un fatto che era sfuggito ad entrambi: la ragione che li aveva indotti a trovarsi alle 7 di sera, cioè studiare ed aiutarsi reciprocamente. Se la chiusura della gelateria comportava un ritardo ulteriore all’attuazione dello scopo per il quale si erano ritrovati e quindi all’inizio degli studi, avrebbero dovuto loro stessi rinunciare ad estendere il loro momento di libertà Avrebbero dovuto compiere una rinuncia consapevole, che avrebbe permesso loro di guadagnare “punti fiducia” presso i genitori. Tale situazione avrebbe poi portato ad una riduzione del controllo: porco cane! se uno decide di limitare un proprio attimo di libertà per rispettare le regole alla fine ne otteniene di più! Vai a capire i genitori!!
La conclusione fu terribile: gli dissi che era giusto che si fossero comportati così, perché il tentativo di conquistare una fetta in più di libertà è sacrosanto, ma non bisogna mai mentire a sé stessi né perdere di vista le ragioni degli altri. Non si deve mai abusare della fiducia degli altri, ma soprattutto non bisogna mai perdere di vista lo scopo che ci si è prefisso.
Che noia!!!!!
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