In moltissimi casi l'opzione di cedere alla pressione del mercato globale resta l'unica alternativa possibile per mangiare fino a domani.
La ricchezza è immorale
La Ferretti Yachts ha ceduto una parte del suo capitale alla pressione cinese, gli yacht dei prossimi ricconi, saranno costruiti là.
Criticare questa situazione è facile, dispiacersene è normale, ma in un paese dove la ricchezza (soprattutto quella degli altri!) è considerata immorale dal 99% della popolazione (verosimile se estendiamo il dato anche ai benestanti invidiosi, come dicevo prima) possa continuare a mantenere vivo il settore del bene di lusso? Se poi ci aggiungiamo quello che sta accadendo come atteggiamento ormai persecutorio verso la ricchezza (che sono d'accordo, in molti casi non è particolarmente limpida!), i beni di lusso scompariranno dall'Italia.
Direte va be', ne possiamo fare anche a meno.
Il problema è che i beni di lusso erano uno degli ultimi baluardi economici italiani.
La nostra vera ricchezza è il "mercato del Vecchietto"
Abbiamo lentamente perso tutto, ora ci manca solo che affidiamo anche il mercato del vecchietto ai cinesi, mandandoglieli a pensione per pochi euro al mese e poi non ci resta più nessuna fonte di reddito.
La situazione a parte la battuta (non ho osato dire " a parte gli scherzi") è veramente grave: so di casi in cui i titolari di aziende ormai chiuse, per sopravvivere, vanno ad insegnare in nazioni straniere le tecnologie che stanno dietro ai manufatti che producevano nel passato; si parla di media tecnologia, quindi con una redditività decente. Ebbene ormai è morta.
Quindi non solo non produciamo più, ma stiamo perdendo le licenze e perderemo anche il primato tecnologico e nel giro di pochi anni perderemo anche la conoscenza tecnologica, perché è inutile illudersi, non si può avere una conoscenza astratta e non legata ad un mercato e ad un'operatività.
Il nuovo medioevo
Siamo destinati ad un nuovo medioevo, fatto di feudalesimo (già ci siamo) e di oscurantismo (già ci siamo) e di regresso ad un'economia locale basata sulla capacità di produrre solo beni consumabili (per questo ci stiamo attrezzando).
Credo che sia giusto che una nazione dove la ricchezza è considerata immorale sia da chi non ce l'ha che da chi l'ha accumulata (magari in modo non limpido), essa scompaia offesa ed irata.
Forse dovevamo pensarci prima, prima di parlarne stupidamente male.
Pensare non è un compito facile: come funzione si è attivata automaticamente praticamente a tutti, sapere come funziona il processo può essere spiegato in corsi più o meno approfonditi, saperlo gestire per fargli dare il meglio di sé, richiede attenzione e molta diffidenza, soprattutto verso ciò che, in quanto esseri pensanti, crediamo di aver già capito del sistema stesso.
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21 mar 2012
1 gen 2012
Il Kaizen materialista dell'Occidente
Il mito Toyota
Le aziende occidentali studiano ormai da anni la Toyota e i suoi fenomeni organizzativi per sapere come fare per vincere.
Nulla invece viene fatto dai CEO, per sviluppare ed armonizzare nei fatti e nel pensiero il senso sociale di quell'azienda verso il mercato e verso chi lavora per lei, tipico dei Giapponesi. Questo senso sociale è stato indubbiamente quello che ha sostenuto la Toyota e il Giappone per decenni ed è il fulcro di quel sistema che ancora ora, nonostante la crisi, lo sostiene.
Eppure noi occidentali non teniamo conto di tutto questo: desideriamo solo muoverci ed assomigliare a tutto ciò, desideriamo impararne le tecniche ma non lo spirito che sta dietro (oserei quasi dire che quasi ci fa paura!). Nell'applicazione delle procedure che si riferiscono all'approccio kaizen abbiamo fatto né più né meno di quello che i Giapponesi hanno fatto con i nostri prodotti industriali negli anni '60 e i Cinesi nell'ultimo decennio: abbiamo costruito dei meccanismi che non sappiamo perché devono funzionare in questo modo, abbiamo imitato le mosse, senza conoscerne la filosofia retrostante, abbiamo applicato schemi freddi e quindi sterili, abbiamo preparato il fallimento della nuova industrializzazione occidentale ed in particolare di quella Italiana, abbiamo sostituito l'uomo con le procedure!
Di un sistema articolato e interconnesso come un'azienda o una nazione, vediamo solo le funzioni e non ne vediamo gli uomini, se non come macchine produttive; vediamo i problemi da risolvere per produrre di più e non ci concentriamo sul benessere, con i risultati che vediamo sia nelle aziende e sia nella nazione stessa.
Le aziende occidentali studiano ormai da anni la Toyota e i suoi fenomeni organizzativi per sapere come fare per vincere.
Eppure noi occidentali non teniamo conto di tutto questo: desideriamo solo muoverci ed assomigliare a tutto ciò, desideriamo impararne le tecniche ma non lo spirito che sta dietro (oserei quasi dire che quasi ci fa paura!). Nell'applicazione delle procedure che si riferiscono all'approccio kaizen abbiamo fatto né più né meno di quello che i Giapponesi hanno fatto con i nostri prodotti industriali negli anni '60 e i Cinesi nell'ultimo decennio: abbiamo costruito dei meccanismi che non sappiamo perché devono funzionare in questo modo, abbiamo imitato le mosse, senza conoscerne la filosofia retrostante, abbiamo applicato schemi freddi e quindi sterili, abbiamo preparato il fallimento della nuova industrializzazione occidentale ed in particolare di quella Italiana, abbiamo sostituito l'uomo con le procedure!
Di un sistema articolato e interconnesso come un'azienda o una nazione, vediamo solo le funzioni e non ne vediamo gli uomini, se non come macchine produttive; vediamo i problemi da risolvere per produrre di più e non ci concentriamo sul benessere, con i risultati che vediamo sia nelle aziende e sia nella nazione stessa.
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