Me ne sono partito a mezzanotte, proprio un sabato notte in cui la Bergamo - Milano era chiusa per i lavori della quarta corsia; mio padre oramai era agli ultimi, lo avrei saputo dopo: mancavano solo cinque giorni alla sua morte. E mentre la mia mente vagava libera di scegliere su cosa soffermarsi, ho ripensato a mia madre e al difficile sistema di intercomunicazione che avevamo messo in piedi alla Perara (la casa di famiglia in collina sopra Verona) tra il piano terra dove normalmente stavamo noi e mio padre, a letto al primo piano, basato sui Walky talkies (WT). Il sistema era complicato perché mia madre non riusciva ad adattarsi a quello strano telefono che per funzionare ha bisogno di un pulsante premuto. Quando lei comunica con gli altri nella vita normale lo fa in teoria a due vie, è in grado cioè di parlare ed ascoltare. L'WT invece ti permette di scegliere quando parlare e quando permettere all'altro di dire la sua.
In realtà mia madre non riesce ad usare il WT perché la sua comunicazione è monodirezionale, della risposta dell'altro non si interessa, soprattutto quando, come in quel frangente, è sotto terribile stress.
Poi mi sono guardato in giro, la strada statale è un po' trafficata, devo stare attento a non finire a Gorgonzola. E la mia mente vaga; è così che inevitabilmente mi metto a pensare anche alla nostra situazione, a quella italiana intendo, e mi rendo conto che esistono "democrazie telefono" (a due vie, dove entrambi possono parlare) esistono "democrazie megafono" (monodirezionali) ma non esistono praticamente "democrazie WT", dove una parte decide di lasciare all'altra il diritto di parola.
Uno strano buco tecnologico!
(Da un post del 31/05/2006)
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Pensare non è un compito facile: come funzione si è attivata automaticamente praticamente a tutti, sapere come funziona il processo può essere spiegato in corsi più o meno approfonditi, saperlo gestire per fargli dare il meglio di sé, richiede attenzione e molta diffidenza, soprattutto verso ciò che, in quanto esseri pensanti, crediamo di aver già capito del sistema stesso.
22 dic 2010
8 dic 2010
La Statistica non è un'opinione
Chi vuol esser milionario: La trasmissione preferita di mia madre
(Stavo ascoltandola involontariamente dal piano di sopra.)
Gerry scotti pone la domanda, su San Paolo apostolo: assolutamente impossibile rispondere, qualcosa sulla sua visita ad Efeso e sulla ribellione di un'interra categoria di abitanti al suo Dictat.
Quattro risposte tra cui scegliere!
Al momento della soluzione il 25% degli spettatori ha dato la risposta giusta e Gerry Scotti ha commentato: "il 25% degli italiani conosceva la risposta!".
Se il mio senso logico-matematico non mi inganna, credo che anche le altre 3 risposte abbiano ricevuto il 25% di consensi e quindi se ne può dedurre che gli Italiani hanno tirato a caso: nessuno conosceva la risposta corretta.
Ringraziamo Gerry Scotti che ci sopravvaluta cosi tanto: credere che il 25% degli Italiani conoscesse una risposta così legata alla fede significa che abbiamo lettori della bibbia e degli atti degli apostoli molto attivi: quasi come nella chiesa protestante!
La bandiera Italiana
A proposito di questo ricordo che negli anni '80, quando diventò obbligatorio apporre sul proprio veicolo la targa indicante la nazione di appartenenza, qualcuno si diturbo a fare la statistica di quanti, usando la bandiera invece della semplice " I " maiuscola scoprirono che il 60% degli italiani sapevano posizionare la bandiera con il verde a sinistra, in realtà visto che il 40% lo aveva sbagliato, anche allora si poteva dedurre che solo il 20 % degli italiani sapeva esattamente cosa stava facendo.
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(Stavo ascoltandola involontariamente dal piano di sopra.)
Gerry scotti pone la domanda, su San Paolo apostolo: assolutamente impossibile rispondere, qualcosa sulla sua visita ad Efeso e sulla ribellione di un'interra categoria di abitanti al suo Dictat.
Quattro risposte tra cui scegliere!
Al momento della soluzione il 25% degli spettatori ha dato la risposta giusta e Gerry Scotti ha commentato: "il 25% degli italiani conosceva la risposta!".
Se il mio senso logico-matematico non mi inganna, credo che anche le altre 3 risposte abbiano ricevuto il 25% di consensi e quindi se ne può dedurre che gli Italiani hanno tirato a caso: nessuno conosceva la risposta corretta.
Ringraziamo Gerry Scotti che ci sopravvaluta cosi tanto: credere che il 25% degli Italiani conoscesse una risposta così legata alla fede significa che abbiamo lettori della bibbia e degli atti degli apostoli molto attivi: quasi come nella chiesa protestante!
La bandiera Italiana
A proposito di questo ricordo che negli anni '80, quando diventò obbligatorio apporre sul proprio veicolo la targa indicante la nazione di appartenenza, qualcuno si diturbo a fare la statistica di quanti, usando la bandiera invece della semplice " I " maiuscola scoprirono che il 60% degli italiani sapevano posizionare la bandiera con il verde a sinistra, in realtà visto che il 40% lo aveva sbagliato, anche allora si poteva dedurre che solo il 20 % degli italiani sapeva esattamente cosa stava facendo.
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21 nov 2010
Generalizzazioni e anti-generalizzazioni
Un po' di semantica (?) teoria del linguaggio (?)
(in revisione)
Le generalizzazioni sono la paralisi della comunicazione.
Fantastica affermazione che ha evidentemente l'aspetto di una generalizzazione (per i più esperti: di una Distorsione + Cancellazioni).
Però procediamo con ordine.
Di cos'è una generalizzazione viene discusso in tutti gli ambiti della comunicazione e in quelli che vanno a scavare nel comportamento umano. Non ho intenzione di andare a sviscerare la zona connessa alla psiche, perché si è scritta ormai una montagna di carta e un fiume di parole è stato detto
Parliamo invece dell'Antigeneralizzazione.
"Non generalizziamo" Questa è una frase, anzi un'affermazione, anzi ancora di più, è un dictat a senso unico di chi ha già la verità e che gli serve per poter fare passare le affermazioni più inverosimili come verità assolute, un modo per riuscire ad elevare a regola le eccezioni.
Potete parlare con un non-generalizzatore del fatto che i chicchi del riso sono bianchi e, anche se costui non ha nemmeno la più pallida idea che esistano delle macchine per eliminare i chicchi non bianchi, vi opporrà la sua fatidica frase: "non generalizziamo; chi ti ha detto che i chicchi di riso sono bianchi, se ne esistono di neri significa che i chicchi di riso non sono bianchi".
Ma la frase più importante è nell'impplicazione conclusiva: "hai torto a pensare che i chicchi di riso sono bianchi, la tua teoria non sta in piedi".
La sentenza da demiurgo che la semplice frase nasconde è: io ho la verità e la verità è composta da tutti i casi strani della vita che mi sono capitati e a cui io non ho saputo dare una risposta ma in particolare un caso assolutamente raro come il Koh-i-Noor e questo caso mi ha così affascinato che credo che il mondo si basi proprio su quell'evento adatto ad una persona come me, unica; io sono l’unica persona che ha saputo vedere tutti quei casi strani.
Distorsioni della mente umana!
Per fortuna tali demiurghi hanno per le cinture di sicurezza la stessa visione e al minimo incidente ce ne liberiamo: Aveano vconosciuto nella vita precedente (vi ricordo che or essi non sono più!) uno che si era salvato per non averle indossate!
Potenza dell'antigeneralizzazione!
(in revisione)
Le generalizzazioni sono la paralisi della comunicazione.
Fantastica affermazione che ha evidentemente l'aspetto di una generalizzazione (per i più esperti: di una Distorsione + Cancellazioni).
Però procediamo con ordine.
Di cos'è una generalizzazione viene discusso in tutti gli ambiti della comunicazione e in quelli che vanno a scavare nel comportamento umano. Non ho intenzione di andare a sviscerare la zona connessa alla psiche, perché si è scritta ormai una montagna di carta e un fiume di parole è stato detto
Parliamo invece dell'Antigeneralizzazione.
"Non generalizziamo" Questa è una frase, anzi un'affermazione, anzi ancora di più, è un dictat a senso unico di chi ha già la verità e che gli serve per poter fare passare le affermazioni più inverosimili come verità assolute, un modo per riuscire ad elevare a regola le eccezioni.
Potete parlare con un non-generalizzatore del fatto che i chicchi del riso sono bianchi e, anche se costui non ha nemmeno la più pallida idea che esistano delle macchine per eliminare i chicchi non bianchi, vi opporrà la sua fatidica frase: "non generalizziamo; chi ti ha detto che i chicchi di riso sono bianchi, se ne esistono di neri significa che i chicchi di riso non sono bianchi".
Ma la frase più importante è nell'impplicazione conclusiva: "hai torto a pensare che i chicchi di riso sono bianchi, la tua teoria non sta in piedi".
La sentenza da demiurgo che la semplice frase nasconde è: io ho la verità e la verità è composta da tutti i casi strani della vita che mi sono capitati e a cui io non ho saputo dare una risposta ma in particolare un caso assolutamente raro come il Koh-i-Noor e questo caso mi ha così affascinato che credo che il mondo si basi proprio su quell'evento
Distorsioni della mente umana!
Per fortuna tali demiurghi hanno per le cinture di sicurezza la stessa visione e al minimo incidente ce ne liberiamo: Aveano vconosciuto nella vita precedente (vi ricordo che or essi non sono più!) uno che si era salvato per non averle indossate!
Potenza dell'antigeneralizzazione!
The failure of geniality
(a paradoxal theory about the impossibility for the geniality to be useful)
APPARENTLY there are no chances for the geniality to be recognized. Then in any kind of environment and in sensitive ones also, only standard solutions are taken.
APPARENTLY no way to understand geniality before decades: a lot of wasted time and opportunities!
The ancient history and the most recent too is full of great and genial ideas: from Edison’s bulbs to Relativity, again to the Babbage calculator and so on.
At least one Genius is working somewhere now!
Genial Ideas: an endangered specie
In any size of corporation, a lot of money is spent for nothing and in many cases the R&D department just touches many Eldorado to quit them at once or, in the best cases, it produces standard solutions with just a hint of geniality.
Indeed, if you go to see the history of many corporations, you can normally see innovative ideas as the starting point. Then they prefer to buy revolutionary novelties around than developing their own, limiting their innovative actions just to improve older ones.
Corporation are full of intelligent peoples that have to cope with money and roles assignment, with distribution of management and so on, yet you can perceive as strange the fact that revolutionary technologies have ever been developed inside those kind of hobbles and finally asking yourself how could Co's survive for long and producing high-tech: they all have complex systems to budget new programs and development.Again, why that happens? Because the structure of big corporations, for organizational purposes, fills up with peoples that belong to positions that are high in the scale of Geniality but afar from vertex. Having roles where they decide for others to be accredited or not for budgets and money to be used they have to be prudent and cautious.
Genius environment
Now we move away from budgets and we try to guess how a genius’s environment is structured and works. We can imagine that everywhere a Super Genius is, he shares his life with other peoples. Normally with geniuses or very intelligent persons. So every Super Genius normally shares his live with four or five Geniuses and many more very intelligent persons.
Every time a Super Genius shares his knowledge and achievements with others Geniuses, he has to discuss his theory with them. If anything in his theory is achievable just to Super Geniuses, std Geniuses cannot get the right point. So they start a criticizing process against the Super Genial Idea by the cause of their limited understanding. The super genius, having great opinion of his colleagues and having no way to determine either if he is right or they are, accepts the criticism and Super Genial Idea is quit (and the world for at least 10 years will fail this step ahead in the knowledge/technology).
The same happens again between Geniuses and Super Intelligent Persons: every Genius shares his knowledge with four or five super intelligent persons and again the problem arises: no way to determine who is right then genial ideas (which could make the world a jump only one year ahead!) are lost. Genial ideas are many more than Super Genial Ideas, we guess at least four or five times, easier to produce and finally with higher economical impact and big incomes!
The Pyramid
We repeat the same process again and again down the scale of Geniality: we can represent it as a Pyramid, whose vertex has a Super Genius and lower layers have peoples occupying lower and lower positions in this scale.
Damned by our instinct to the democracy, we tend to have impelling the need for comparison with others and for the assessment of our ideas in public arenas. If the time is too early, long before we figure out the whole sketch, the most of the times the project aborts as the sole effect.
So, the sad news is: for geniality, there is no way to produce great effects in the real life!
The fault is not to the Geniuses or skilled persons, but to the organizations that are not able to understand which one is the best idea and who has the control over the Genial project: who is the best amongst the group they have devoted to solve problems and who is less. Voila because solutions are normally a mix of std solutions with just a hint of geniality!
How to adopt and develop genial Ideas? If we go back in the history we can observe that super genial ideas like Einstein's or Turing's or others, where achieved in a strong solitude and in some sort of detachedness. Yet that form of loneliness was an independent choice; better: in many cases was a kind of suicide, a fight against the whole world.
What in standard life?
If a genial idea happens into a company, the needed solitude is impossible and recognition of geniality neither. What about new genial theories or products? Unfortunately there is APPARENTLY no measuring mean to help decisions to be taken when the field where organizational peoples have to operate and decide is out of their reach. So although they can choose in a proper and polite way, this seldom is the best way, i.e. the genial solution a company needs: they commit their decisions to a democratic system: the majority in the staff makes the project version good enough. This way every risk is avoided and, in the same time, never the most intriguing solution is taken.
Exceptions to such a general rule? Yes! Companies ruled by Visionary Geniuses!
How to protect and exploit genial ideas in braking systems where no visionary leaders are at hand?
Is Frustration the only one option?
I can definitely affirm that, in a specific field, there is APPARENTLY no way to determine if there is a Genius at work amongst the many persons belonging to the team. This way big corporation have troubles to recognize and get the best idea, reward and preserve the deserving member of the team, produce the best, getting a lot of money: failure to protect and exploit Geniality is a big damage and frustration!
Yet, there is a way to measure the Geniality in project alternatives and an efficient mean to decide what idea can be considered viable and the best available for the production to be taken.
Yes, I affirm that the previous “there is no way” is just APPARENTLY right, because there is a way to determine what can be considered a true Genial Idea born from a real genial person or team..
The way is to mesure…
(ask me!)
A Step back in the recent past
This new theory calls back to someone's mind, the L. Peter's theory about Bureaucracy. In one way they agree: the system hangs again in the same well structured manner!
APPARENTLY there are no chances for the geniality to be recognized. Then in any kind of environment and in sensitive ones also, only standard solutions are taken.
APPARENTLY no way to understand geniality before decades: a lot of wasted time and opportunities!
The ancient history and the most recent too is full of great and genial ideas: from Edison’s bulbs to Relativity, again to the Babbage calculator and so on.
At least one Genius is working somewhere now!
Genial Ideas: an endangered specie
In any size of corporation, a lot of money is spent for nothing and in many cases the R&D department just touches many Eldorado to quit them at once or, in the best cases, it produces standard solutions with just a hint of geniality.
Indeed, if you go to see the history of many corporations, you can normally see innovative ideas as the starting point. Then they prefer to buy revolutionary novelties around than developing their own, limiting their innovative actions just to improve older ones.
Corporation are full of intelligent peoples that have to cope with money and roles assignment, with distribution of management and so on, yet you can perceive as strange the fact that revolutionary technologies have ever been developed inside those kind of hobbles and finally asking yourself how could Co's survive for long and producing high-tech: they all have complex systems to budget new programs and development.Again, why that happens? Because the structure of big corporations, for organizational purposes, fills up with peoples that belong to positions that are high in the scale of Geniality but afar from vertex. Having roles where they decide for others to be accredited or not for budgets and money to be used they have to be prudent and cautious.
Genius environment
Now we move away from budgets and we try to guess how a genius’s environment is structured and works. We can imagine that everywhere a Super Genius is, he shares his life with other peoples. Normally with geniuses or very intelligent persons. So every Super Genius normally shares his live with four or five Geniuses and many more very intelligent persons.
Every time a Super Genius shares his knowledge and achievements with others Geniuses, he has to discuss his theory with them. If anything in his theory is achievable just to Super Geniuses, std Geniuses cannot get the right point. So they start a criticizing process against the Super Genial Idea by the cause of their limited understanding. The super genius, having great opinion of his colleagues and having no way to determine either if he is right or they are, accepts the criticism and Super Genial Idea is quit (and the world for at least 10 years will fail this step ahead in the knowledge/technology).
The same happens again between Geniuses and Super Intelligent Persons: every Genius shares his knowledge with four or five super intelligent persons and again the problem arises: no way to determine who is right then genial ideas (which could make the world a jump only one year ahead!) are lost. Genial ideas are many more than Super Genial Ideas, we guess at least four or five times, easier to produce and finally with higher economical impact and big incomes!
The Pyramid
We repeat the same process again and again down the scale of Geniality: we can represent it as a Pyramid, whose vertex has a Super Genius and lower layers have peoples occupying lower and lower positions in this scale.
Damned by our instinct to the democracy, we tend to have impelling the need for comparison with others and for the assessment of our ideas in public arenas. If the time is too early, long before we figure out the whole sketch, the most of the times the project aborts as the sole effect.
So, the sad news is: for geniality, there is no way to produce great effects in the real life!
The fault is not to the Geniuses or skilled persons, but to the organizations that are not able to understand which one is the best idea and who has the control over the Genial project: who is the best amongst the group they have devoted to solve problems and who is less. Voila because solutions are normally a mix of std solutions with just a hint of geniality!
How to adopt and develop genial Ideas? If we go back in the history we can observe that super genial ideas like Einstein's or Turing's or others, where achieved in a strong solitude and in some sort of detachedness. Yet that form of loneliness was an independent choice; better: in many cases was a kind of suicide, a fight against the whole world.
What in standard life?
If a genial idea happens into a company, the needed solitude is impossible and recognition of geniality neither. What about new genial theories or products? Unfortunately there is APPARENTLY no measuring mean to help decisions to be taken when the field where organizational peoples have to operate and decide is out of their reach. So although they can choose in a proper and polite way, this seldom is the best way, i.e. the genial solution a company needs: they commit their decisions to a democratic system: the majority in the staff makes the project version good enough. This way every risk is avoided and, in the same time, never the most intriguing solution is taken.
Exceptions to such a general rule? Yes! Companies ruled by Visionary Geniuses!
How to protect and exploit genial ideas in braking systems where no visionary leaders are at hand?
Is Frustration the only one option?
I can definitely affirm that, in a specific field, there is APPARENTLY no way to determine if there is a Genius at work amongst the many persons belonging to the team. This way big corporation have troubles to recognize and get the best idea, reward and preserve the deserving member of the team, produce the best, getting a lot of money: failure to protect and exploit Geniality is a big damage and frustration!
Yet, there is a way to measure the Geniality in project alternatives and an efficient mean to decide what idea can be considered viable and the best available for the production to be taken.
Yes, I affirm that the previous “there is no way” is just APPARENTLY right, because there is a way to determine what can be considered a true Genial Idea born from a real genial person or team..
The way is to mesure…
(ask me!)
A Step back in the recent past
This new theory calls back to someone's mind, the L. Peter's theory about Bureaucracy. In one way they agree: the system hangs again in the same well structured manner!
8 nov 2010
Il manager è un sopravvissuto di una lunga selezione naturale
Su LinkedIn nascono domande ricorrenti nei vari gruppi.
Ecco una delle solite domande a cui nessuno riesce a dare una risposta. Qui per risposta io intendo qualcosa che sia verosimilmente cosciente delle cause intime e provvida di possibili soluzioni. Gli osservatori di macrofenomeni e i trasvolatori atlantici servono poco.
Orbene la questione è: perché un ottimo tecnico in un dipartimento di un'azienda quando viene promosso a manager spesso diventa assolutamente imbecille? al di là del famoso "Principio di Peter" provo a scribacchiare qualche osservazione.
Per carità, non tocchiamo i tecnici!
Al di là della facile risposta che un tecnico è un tecnico e un manager è un manager, vediamo di capire un po' meglio cosa accade nella mente di un tecnico, cosa accade nella mente di un manager, cosa è accaduto nella distorta mente del manager che ha pensato di promuoverlo, cosa accade nella mente di tutti quelli che non capiscono perché gli altri sono diversi (praticamente dell'umanità intera).
Il Meccano
Un tecnico è un adulto che gioca ancora al "Meccano". Il Meccano ha regole più o meno complicate, ha molti componenti e molti dispositivi a disposizione; la fantasia può spaziare liberamente tra i vari oggetti e costruire insiemi più o meno complessi per ottenere più o meno fantastici risultati.
Dall'altro lato si possono avere problemi più o meno complessi e si può saperli analizzare dal punto di vista dello scopo, dal punto di vista della progettazione, dell'organizzazione, dal punto di vista dell'utente, da quello del committente, da quello del risolutore etc. ma ci sono sempre regole, sempre fili logici che guidano l'operato.
Insomma il mondo di un tecnico è sicuramente deterministico a complessità X.
L'intelligenza del tecnico gli permetterà di rendere la X grande a suo piacere (se è un buon tecnico) o troppo grande (un pressappochista) o troppo piccola (soluzioni banali).
Orbene il tecnico può muoversi in uno spazio fatto di oggetti che sono stati creati per risolvere problemi: se sa metterli insieme con un ordine logico, risolverà anche lui problemi e potrà diventare un oggetto tecnico all'interno della sua organizzazione
Il Manager
Veniamo ora al manager: il manager ha un diverso incarico. Ha compiti da assolvere e la sua materia prima sono gli uomini (siano essi tecnici o altri manager o altro).
Ma la materia è sfuggevole. Il manager istintivo o comunque preparato conosce molte delle regole di buon funzionamento di un gruppo di uomini, ha imparato come fare eseguire i compiti che di volta in volta sono necessari e, per i manager di un certo livello, la cosa è talmente facile che ritengono questo modo di ottenere le cose essere una prerogativa di tutte le persone capaci.
Spesso i manager hanno anche una innata soggezione per i tecnici di elevato valore: nella loro foga di raggiungere gli obiettivi non si sono mai sentiti in grado di affrontare nello stesso modo e con la stessa dedizione maniacale problemi di elevata complessità come sono in grado di fare i tali tecnici; ne ricavano quindi una percezione di esseri semidivini, di Deus Ex Machina.
Ecco quindi il falso sillogismo: "SE io sono capace di gestire facilmente uomini ET lui è capace di risolvere problemi più complessi di quelli che so risolvere io ERGO lui sarà capace di gestire uomini in modo adeguato" che è solo apparentemente corretto ma sicuramente è drammaticamente dannoso.
Un altro falso sillogismo può trarre in inganno il manager: "SE io sono stato capace di imparare a gestire persone, ET ci sono riuscito in un tempo abbastanza breve, ERGO persone sufficientemente intelligenti, saranno capaci di fare altrettanto".
Historiam, magistram vitae, nemo leget
Se analizziamo con attenzione la storia di ogni azienda, io credo che troviamo molti casi di manager defunti prematuramente (dimissioni, licenziamenti, esaurimenti nervosi, etc.). Ma di questi la storia ufficiale non riporta e soprattutto non viene tenuta in debito conto da manager di successo (manager ovviamente privi di una visione anche storica di un processo di management): costoro non si rendono probabilmente conto che c'è sempre in atto una selezione darwiniana della specie e che i morti vengono presto dimenticati a favore dei successi dei vivi.
Ma le aziende non hanno modo di riciclare le ossa e recuperare materia organica dispersa al suolo da un tecnico trasformato in manager e prematuramente defunto. Il danno in questo caso è grande.
Le aziende prediligono e necessitano di forme di evoluzione biologica più Lamarkiane: creano gli organi in relazione alle funzioni e se il sistema di organi è fallimentare, anche tutto l'organismo rischia la morte. Quindi è bene cambiare paradigma e non affidarsi alla naturale sopravvivenza del più adatto.
Cosa fare?
Il tecnico vive in un mondo deterministico che è fatto di regole che se non sono note, sono sicuramente rintracciabili. Vuoi mettere che senso di sicurezza dà tutto ciò?
Chi gestisce uomini vive in un mondo che tutto ha salvo anche la minima traccia di determinismo.
Cosa ha fatto propendere un tecnico a scegliere di diventare un tecnico? Ma è ovvio: il fatto di muoversi in un mondo che può stare sotto il suo controllo.
Come può un tecnico accettare di vivere in un mondo non deterministico? Questo è molto complesso. Ma anche l'indeterminatezza ha le sue regole e soprattutto ha una sua sfida, quella di imparare a percepire le regole in un modo nuovo. Se un carcerato dell'isola di Pianosa viene liberato dopo avervi trascorso vent'anni, la sua reazione sarà (e la storia lo conferma) quella di cercare di restare ancorato al suo scoglio dove ormai conosce tutti gli anfratti. Si rifiuterà di andare a terra ed entrare in un mondo di cui non conosce alcun aspetto. Il tecnico in genere ha un vantaggio sul carcerato di Pianosa (per fortuna almeno una dote l'ha!): se è un buon tecnico è curioso! E la sua curiosità può fornire un buon punto di partenza per imparare regole nuove.
Ovvio che non gli si può lasciare fare esperimenti su cavie umane, ma può essere sicuramente condotto attraverso l'esplorazione delle reazioni umane con uno spirito di curiosità e di scoperta, ad esempio col Coaching. Con tale approccio (che ho utilizzato personalmente per aiutare persone che avevano difficoltà di relazione con il mondo esterno) si possono mettere in movimento tutti i meccanismi più virtuosi di questo povero e disprezzato tecnico che, prelevato dalla sua gabbietta dove allegramente correva ogni giorno con solerzia sulla sua ruota, era ignaro del mondo esterno dove qualche animale da preda (il manager che stava decidendo del suo futuro) lo avrebbe in breve lasciato esposto a pericoli di ogni sorta e dove la lotta per la sopravvivenza sarebbe stata ben più ardua: qualcuno stava tramando contro di lui!
Il Coaching
Se il manager non riesce a vedere le difficoltà di partenza e non riesce a istituire per il suo tecnico una idonea terapia di coraggio e fiducia nelle proprie armi, il rischio di sopravvivenza del tecnico è basso. Ma sull'altro fronte il danno prodotto dal manager ha un costo.
Questo costo è difficilmente computabile. Se è individuabile - l'errore può essere rilevato, ma il più delle volte è caricato a danno del malcapitato che se ne va - può comunque lasciare il manager in piedi: se è capace di ottenere redditività su altri fronti, il complesso delle sue operazione segna sicuramente punti positivi e questo lo pone in una botte di ferro. Ma questa botte di ferro può trasformarsi in quella di Attilio Regolo.
Perché un'azienda deve sopportare di avere delle voci negative e dei disastri umano-tecnologici per non istituire una adeguata misura preventiva in casi come questi?
Rendere un tecnico manager non è facile, ma non è impossibile. Alcuni esperti di HR ritengono che un tecnico deve rimanere a fare il tecnico: li scuso, sono dei tecnici delle HR e sanno perfettamente come si gestiscono i protocolli e i dispositivi delle HR e sicuramente nel loro manuale di istruzione non c'è la voce: "Come cambiare configurazione ad un tecnico".
Per cambiare un tecnico in manager si parte comunque dall'uomo, da chi è come persona e da cosa sa fare come persona. Quando di lui si vede solo il ruolo e le aree di competenza da coprire, si compiono errori vuoi di pressappochismo o vuoi di immobilismo se si lascia che nulla accada.
Proviamo magari a cercare il manuale per la riconfigurazione di un tecnico e se non lo troviamo ricordiamoci di nuovo che lui è innanzitutto un Uomo. Forse da lì possiamo partire.
Ma possiamo anche ricordarci pure che alla macchinetta del caffè ognuno torna ad essere uomo e, dell'umanità alla macchinetta del caffè, ognuno conosce le regole.
Bene si potrebbe cominciare dalla macchinetta del caffè!
Ecco una delle solite domande a cui nessuno riesce a dare una risposta. Qui per risposta io intendo qualcosa che sia verosimilmente cosciente delle cause intime e provvida di possibili soluzioni. Gli osservatori di macrofenomeni e i trasvolatori atlantici servono poco.
Orbene la questione è: perché un ottimo tecnico in un dipartimento di un'azienda quando viene promosso a manager spesso diventa assolutamente imbecille? al di là del famoso "Principio di Peter" provo a scribacchiare qualche osservazione.
Per carità, non tocchiamo i tecnici!
Al di là della facile risposta che un tecnico è un tecnico e un manager è un manager, vediamo di capire un po' meglio cosa accade nella mente di un tecnico, cosa accade nella mente di un manager, cosa è accaduto nella distorta mente del manager che ha pensato di promuoverlo, cosa accade nella mente di tutti quelli che non capiscono perché gli altri sono diversi (praticamente dell'umanità intera).
Il Meccano
Un tecnico è un adulto che gioca ancora al "Meccano". Il Meccano ha regole più o meno complicate, ha molti componenti e molti dispositivi a disposizione; la fantasia può spaziare liberamente tra i vari oggetti e costruire insiemi più o meno complessi per ottenere più o meno fantastici risultati.
Dall'altro lato si possono avere problemi più o meno complessi e si può saperli analizzare dal punto di vista dello scopo, dal punto di vista della progettazione, dell'organizzazione, dal punto di vista dell'utente, da quello del committente, da quello del risolutore etc. ma ci sono sempre regole, sempre fili logici che guidano l'operato.
Insomma il mondo di un tecnico è sicuramente deterministico a complessità X.
L'intelligenza del tecnico gli permetterà di rendere la X grande a suo piacere (se è un buon tecnico) o troppo grande (un pressappochista) o troppo piccola (soluzioni banali).
Orbene il tecnico può muoversi in uno spazio fatto di oggetti che sono stati creati per risolvere problemi: se sa metterli insieme con un ordine logico, risolverà anche lui problemi e potrà diventare un oggetto tecnico all'interno della sua organizzazione
Il Manager
Veniamo ora al manager: il manager ha un diverso incarico. Ha compiti da assolvere e la sua materia prima sono gli uomini (siano essi tecnici o altri manager o altro).
Ma la materia è sfuggevole. Il manager istintivo o comunque preparato conosce molte delle regole di buon funzionamento di un gruppo di uomini, ha imparato come fare eseguire i compiti che di volta in volta sono necessari e, per i manager di un certo livello, la cosa è talmente facile che ritengono questo modo di ottenere le cose essere una prerogativa di tutte le persone capaci.
Spesso i manager hanno anche una innata soggezione per i tecnici di elevato valore: nella loro foga di raggiungere gli obiettivi non si sono mai sentiti in grado di affrontare nello stesso modo e con la stessa dedizione maniacale problemi di elevata complessità come sono in grado di fare i tali tecnici; ne ricavano quindi una percezione di esseri semidivini, di Deus Ex Machina.
Ecco quindi il falso sillogismo: "SE io sono capace di gestire facilmente uomini ET lui è capace di risolvere problemi più complessi di quelli che so risolvere io ERGO lui sarà capace di gestire uomini in modo adeguato" che è solo apparentemente corretto ma sicuramente è drammaticamente dannoso.
Un altro falso sillogismo può trarre in inganno il manager: "SE io sono stato capace di imparare a gestire persone, ET ci sono riuscito in un tempo abbastanza breve, ERGO persone sufficientemente intelligenti, saranno capaci di fare altrettanto".
Historiam, magistram vitae, nemo leget
Se analizziamo con attenzione la storia di ogni azienda, io credo che troviamo molti casi di manager defunti prematuramente (dimissioni, licenziamenti, esaurimenti nervosi, etc.). Ma di questi la storia ufficiale non riporta e soprattutto non viene tenuta in debito conto da manager di successo (manager ovviamente privi di una visione anche storica di un processo di management): costoro non si rendono probabilmente conto che c'è sempre in atto una selezione darwiniana della specie e che i morti vengono presto dimenticati a favore dei successi dei vivi.
Ma le aziende non hanno modo di riciclare le ossa e recuperare materia organica dispersa al suolo da un tecnico trasformato in manager e prematuramente defunto. Il danno in questo caso è grande.
Le aziende prediligono e necessitano di forme di evoluzione biologica più Lamarkiane: creano gli organi in relazione alle funzioni e se il sistema di organi è fallimentare, anche tutto l'organismo rischia la morte. Quindi è bene cambiare paradigma e non affidarsi alla naturale sopravvivenza del più adatto.
Cosa fare?
Il tecnico vive in un mondo deterministico che è fatto di regole che se non sono note, sono sicuramente rintracciabili. Vuoi mettere che senso di sicurezza dà tutto ciò?
Chi gestisce uomini vive in un mondo che tutto ha salvo anche la minima traccia di determinismo.
Cosa ha fatto propendere un tecnico a scegliere di diventare un tecnico? Ma è ovvio: il fatto di muoversi in un mondo che può stare sotto il suo controllo.
Come può un tecnico accettare di vivere in un mondo non deterministico? Questo è molto complesso. Ma anche l'indeterminatezza ha le sue regole e soprattutto ha una sua sfida, quella di imparare a percepire le regole in un modo nuovo. Se un carcerato dell'isola di Pianosa viene liberato dopo avervi trascorso vent'anni, la sua reazione sarà (e la storia lo conferma) quella di cercare di restare ancorato al suo scoglio dove ormai conosce tutti gli anfratti. Si rifiuterà di andare a terra ed entrare in un mondo di cui non conosce alcun aspetto. Il tecnico in genere ha un vantaggio sul carcerato di Pianosa (per fortuna almeno una dote l'ha!): se è un buon tecnico è curioso! E la sua curiosità può fornire un buon punto di partenza per imparare regole nuove.
Ovvio che non gli si può lasciare fare esperimenti su cavie umane, ma può essere sicuramente condotto attraverso l'esplorazione delle reazioni umane con uno spirito di curiosità e di scoperta, ad esempio col Coaching. Con tale approccio (che ho utilizzato personalmente per aiutare persone che avevano difficoltà di relazione con il mondo esterno) si possono mettere in movimento tutti i meccanismi più virtuosi di questo povero e disprezzato tecnico che, prelevato dalla sua gabbietta dove allegramente correva ogni giorno con solerzia sulla sua ruota, era ignaro del mondo esterno dove qualche animale da preda (il manager che stava decidendo del suo futuro) lo avrebbe in breve lasciato esposto a pericoli di ogni sorta e dove la lotta per la sopravvivenza sarebbe stata ben più ardua: qualcuno stava tramando contro di lui!
Il Coaching
Se il manager non riesce a vedere le difficoltà di partenza e non riesce a istituire per il suo tecnico una idonea terapia di coraggio e fiducia nelle proprie armi, il rischio di sopravvivenza del tecnico è basso. Ma sull'altro fronte il danno prodotto dal manager ha un costo.
Questo costo è difficilmente computabile. Se è individuabile - l'errore può essere rilevato, ma il più delle volte è caricato a danno del malcapitato che se ne va - può comunque lasciare il manager in piedi: se è capace di ottenere redditività su altri fronti, il complesso delle sue operazione segna sicuramente punti positivi e questo lo pone in una botte di ferro. Ma questa botte di ferro può trasformarsi in quella di Attilio Regolo.
Perché un'azienda deve sopportare di avere delle voci negative e dei disastri umano-tecnologici per non istituire una adeguata misura preventiva in casi come questi?
Rendere un tecnico manager non è facile, ma non è impossibile. Alcuni esperti di HR ritengono che un tecnico deve rimanere a fare il tecnico: li scuso, sono dei tecnici delle HR e sanno perfettamente come si gestiscono i protocolli e i dispositivi delle HR e sicuramente nel loro manuale di istruzione non c'è la voce: "Come cambiare configurazione ad un tecnico".
Per cambiare un tecnico in manager si parte comunque dall'uomo, da chi è come persona e da cosa sa fare come persona. Quando di lui si vede solo il ruolo e le aree di competenza da coprire, si compiono errori vuoi di pressappochismo o vuoi di immobilismo se si lascia che nulla accada.
Proviamo magari a cercare il manuale per la riconfigurazione di un tecnico e se non lo troviamo ricordiamoci di nuovo che lui è innanzitutto un Uomo. Forse da lì possiamo partire.
Ma possiamo anche ricordarci pure che alla macchinetta del caffè ognuno torna ad essere uomo e, dell'umanità alla macchinetta del caffè, ognuno conosce le regole.
Bene si potrebbe cominciare dalla macchinetta del caffè!
28 ott 2010
Can a HR manager limit his/her job to just enforcing company rules in recruitment?
(This post is a continuation of a previous)
I suggest managers to consider that is not honest to filter workers based on employment state, those days this one is a feature not always belonging to the person!
Then are we sure that all we have to do is just to apply rules that somebody else has done in other moments and other economical periods?
Are we sure that our skills are just to look that the candidate's features fit into our rules?
Isn't that a realy flat job for a specialist in HR (H means Human!!!).
Are we sure that we are able to understand Humans and to take into account the other side of the problem, their side?
How can a person that had troubles help my company to improve reactivity, adaptation and other skills that in my company are maybe low?
Sorry but I firmly believe that academic discussions help you to continue your job day after day and to preserve you from discussing within yourself about what you do and what you think!
Rules preserve peoples from using their mind.
You cannot go against rules in your company? You can try to change rules or better to improve rules fitting into rules new situations not belonging to the past!
If your company doesn't fit the present and the future in their rules, your company can be the next to produce unemployed peoples. What about you then?
Think back a way to fit all those: Honesty - never forgetting that the first level value for a mother is to feed her kids and, I guess, your first level too! - unemployed peoples, your company wealth, ethics of your company toward society before your company requires it from society (never forget: before you give, then you receive!), your boss, your skills, your mediation skills and your inner world that you have never to give away or up!
Be the best advisor for your company from inside too!
Rules permit you not to be engaged too much in your job. Does engagement be a value in your company and a "must" for peoples your company hires?
I suggest managers to consider that is not honest to filter workers based on employment state, those days this one is a feature not always belonging to the person!
Then are we sure that all we have to do is just to apply rules that somebody else has done in other moments and other economical periods?
Are we sure that our skills are just to look that the candidate's features fit into our rules?
Isn't that a realy flat job for a specialist in HR (H means Human!!!).
Are we sure that we are able to understand Humans and to take into account the other side of the problem, their side?
How can a person that had troubles help my company to improve reactivity, adaptation and other skills that in my company are maybe low?
Sorry but I firmly believe that academic discussions help you to continue your job day after day and to preserve you from discussing within yourself about what you do and what you think!
Rules preserve peoples from using their mind.
You cannot go against rules in your company? You can try to change rules or better to improve rules fitting into rules new situations not belonging to the past!
If your company doesn't fit the present and the future in their rules, your company can be the next to produce unemployed peoples. What about you then?
Think back a way to fit all those: Honesty - never forgetting that the first level value for a mother is to feed her kids and, I guess, your first level too! - unemployed peoples, your company wealth, ethics of your company toward society before your company requires it from society (never forget: before you give, then you receive!), your boss, your skills, your mediation skills and your inner world that you have never to give away or up!
Be the best advisor for your company from inside too!
Rules permit you not to be engaged too much in your job. Does engagement be a value in your company and a "must" for peoples your company hires?
27 ott 2010
Ma la Fiat ha veramente approfittato dell'Italia?
Radio 24: Oscar Giannino parla di Marchionne
Ci stavo pensando proprio stasera, venivo verso casa e ascoltavo radio24: è sempre interessante. Le opinioni sono molte e con molte di esse non concordo, come del resto è giusto.
Un discorso mi è rimasto infisso nel cervello: quello a proposito del preteso ladrocinio perpetrato dalla Fiat ai danni del popolo italiano negli anni d'oro della contestazione.
La riconoscenza mancata della Fiat
In molti hanno affermato che la Fiat dovrebbe essere riconoscente allo stato per i miliardi che ha ricevuto sotto forma di Cassa integrazione, finanziamenti, incentivi etc. Ok è vero, la Fiat ha ricevuto dai governi che si sono succeduti, miliardi su miliardi e inoltre ha avuto il permesso di mandare gli operai in esubero in cassa integrazione.
Ma qui sta il punto. La cosa in realtà non ha fatto comodo alla Fiat, nel senso che non è la Fiat ad aver voluto gli operai in cassa integrazione, in altri paesi nello stesso periodo di tempo o si licenziava o al massimo c'era il sussidio di disoccupazione per qualche mese, poi il lavoratore doveva trovare una nuova occupazione altrimenti si sarebbe ritrovato senza alcun reddito nel giro di 6-9 mesi o forse meno.
Dunque, dicevamo: i vari finanziamenti per agevolare le vendite, la cassa integrazione lavoro etc. non erano misure che facevano comodo alla Fiat, che avrebbe sicuramente licenziato gli esuberi (magari anche con il preavviso o altra forma di ammortizzatore aziendale) ma facevano comodo al governo eletto (il centro sinistra) e ai sindacati.
In effetti, se la Fiat avesse potuto licenziare, lo stato avrebbero "solo" dovuto fronteggiare una semi sommossa: eravamo in anni caldi! Tutto questo, data la situazione e dato l'allineamento politico dei partiti al governo in quell'epoca, non si poteva fare e quindi il tutto era stato rinviato a una generazione da destinarsi (la nostra dai 57 anni in giù: io ne ho 53) e distribuito come costo collettivo, per evitare agitazioni pericolose per il colore dell'epoca.
Ma chi lo ha voluto?
Quindi, non veniamo ad inventarci che la Fiat desiderava e sfruttava la Cassa integrazione: la Fiat avrebbe volentieri fatto completamente a meno dei lavoratori in esubero. Punto e basta. Chi avrebbe poi dovuto vedersela con i lavoratori incavolati, avrebbe poi dovuto rispondere della situazione.
Allora la scelta dei governi e dei sindacati dell'epoca è stata quella di ingabbiare la Fiat e obbligarla a tenersi tutti gli esuberi a bordo, anche se costituivano un peso rilevante sul bilancio aziendale.
Se aveste dovuto mantenere a vostre spese tutte le persone che hanno lavorato in casa vostra, chessò, l'idraulico, l'elettricista, la colf che non potete più permettervi, l'imbianchino che vi ha rinfrescato la casa, e dovete tenerveli per legge anche se non avete più bisogno dei loro servigi, voi come sareste ridotti? Che cosa chiedereste al mondo politico, tenendo conto che tutta questa gente che state mantenendo non sta facendo nessun lavoro per voi, ma li state solo pagando; anzi evitate di farli lavorare perché dovreste anche pagare la vernice, l'elettricità, i materiali che si devono usare etc. Sicuramente sareste disperati e incavolati come delle bestie e chiedereste che qualcuno vi aiuti a mantenerli.
È esattamente quello che la Fiat ha fatto! Ha detto: "Visto che non posso licenziare nessuno, tu caro governo, mi dai una mano a supportare tutta questa gente che io non so come impiegare".
Da lavoratori a salariati
Oltre a tutto, in un clima quale quello di quel tempo, la motivazione generale delle persone che lavoravano in Fiat era sicuramente molto bassa e la fantasia nella progettazione scarsa. La produzione di modelli nuovi non era certo la priorità durante quel periodo nero degli anni '80 e '90 e la situazione cambiò tutti, compresi i designer che, in attesa anche loro di una possibile cassa integrazione, erano più concentrati sulla loro sitazione che su voli pindarici di fantasia. In tale clima nasce spesso un revanscismo contro l'azienda che si manifesta con un indebito diritto di sentirsi liberi di svolgere il proprio lavoro in modo meccanico, senza immettere alcuno sforzo supplementare. Tutto il resto, fino ad oggi, è storia e quanto l'Italia sia concorrenziale con i suoi strangolanti e depauperanti vincoli sociali, ormai lo sappiamo molto bene.
Tutto questo non è imputabile alla Fiat, questo è imputabile a quell'avvelenato clima sociale, nato all'epoca ma che ancora permane oggi, che condiziona chi lavora nei riguardi della proprietà, e questo non è solo in casa Fiat.
L'Italia è ormai una repubblica fondata sullo stipendio
.
Ci stavo pensando proprio stasera, venivo verso casa e ascoltavo radio24: è sempre interessante. Le opinioni sono molte e con molte di esse non concordo, come del resto è giusto.
Un discorso mi è rimasto infisso nel cervello: quello a proposito del preteso ladrocinio perpetrato dalla Fiat ai danni del popolo italiano negli anni d'oro della contestazione.
La riconoscenza mancata della Fiat
In molti hanno affermato che la Fiat dovrebbe essere riconoscente allo stato per i miliardi che ha ricevuto sotto forma di Cassa integrazione, finanziamenti, incentivi etc. Ok è vero, la Fiat ha ricevuto dai governi che si sono succeduti, miliardi su miliardi e inoltre ha avuto il permesso di mandare gli operai in esubero in cassa integrazione.
Ma qui sta il punto. La cosa in realtà non ha fatto comodo alla Fiat, nel senso che non è la Fiat ad aver voluto gli operai in cassa integrazione, in altri paesi nello stesso periodo di tempo o si licenziava o al massimo c'era il sussidio di disoccupazione per qualche mese, poi il lavoratore doveva trovare una nuova occupazione altrimenti si sarebbe ritrovato senza alcun reddito nel giro di 6-9 mesi o forse meno.
Dunque, dicevamo: i vari finanziamenti per agevolare le vendite, la cassa integrazione lavoro etc. non erano misure che facevano comodo alla Fiat, che avrebbe sicuramente licenziato gli esuberi (magari anche con il preavviso o altra forma di ammortizzatore aziendale) ma facevano comodo al governo eletto (il centro sinistra) e ai sindacati.
In effetti, se la Fiat avesse potuto licenziare, lo stato avrebbero "solo" dovuto fronteggiare una semi sommossa: eravamo in anni caldi! Tutto questo, data la situazione e dato l'allineamento politico dei partiti al governo in quell'epoca, non si poteva fare e quindi il tutto era stato rinviato a una generazione da destinarsi (la nostra dai 57 anni in giù: io ne ho 53) e distribuito come costo collettivo, per evitare agitazioni pericolose per il colore dell'epoca.
Ma chi lo ha voluto?
Quindi, non veniamo ad inventarci che la Fiat desiderava e sfruttava la Cassa integrazione: la Fiat avrebbe volentieri fatto completamente a meno dei lavoratori in esubero. Punto e basta. Chi avrebbe poi dovuto vedersela con i lavoratori incavolati, avrebbe poi dovuto rispondere della situazione.
Allora la scelta dei governi e dei sindacati dell'epoca è stata quella di ingabbiare la Fiat e obbligarla a tenersi tutti gli esuberi a bordo, anche se costituivano un peso rilevante sul bilancio aziendale.
Se aveste dovuto mantenere a vostre spese tutte le persone che hanno lavorato in casa vostra, chessò, l'idraulico, l'elettricista, la colf che non potete più permettervi, l'imbianchino che vi ha rinfrescato la casa, e dovete tenerveli per legge anche se non avete più bisogno dei loro servigi, voi come sareste ridotti? Che cosa chiedereste al mondo politico, tenendo conto che tutta questa gente che state mantenendo non sta facendo nessun lavoro per voi, ma li state solo pagando; anzi evitate di farli lavorare perché dovreste anche pagare la vernice, l'elettricità, i materiali che si devono usare etc. Sicuramente sareste disperati e incavolati come delle bestie e chiedereste che qualcuno vi aiuti a mantenerli.
È esattamente quello che la Fiat ha fatto! Ha detto: "Visto che non posso licenziare nessuno, tu caro governo, mi dai una mano a supportare tutta questa gente che io non so come impiegare".
Da lavoratori a salariati
Oltre a tutto, in un clima quale quello di quel tempo, la motivazione generale delle persone che lavoravano in Fiat era sicuramente molto bassa e la fantasia nella progettazione scarsa. La produzione di modelli nuovi non era certo la priorità durante quel periodo nero degli anni '80 e '90 e la situazione cambiò tutti, compresi i designer che, in attesa anche loro di una possibile cassa integrazione, erano più concentrati sulla loro sitazione che su voli pindarici di fantasia. In tale clima nasce spesso un revanscismo contro l'azienda che si manifesta con un indebito diritto di sentirsi liberi di svolgere il proprio lavoro in modo meccanico, senza immettere alcuno sforzo supplementare. Tutto il resto, fino ad oggi, è storia e quanto l'Italia sia concorrenziale con i suoi strangolanti e depauperanti vincoli sociali, ormai lo sappiamo molto bene.
Tutto questo non è imputabile alla Fiat, questo è imputabile a quell'avvelenato clima sociale, nato all'epoca ma che ancora permane oggi, che condiziona chi lavora nei riguardi della proprietà, e questo non è solo in casa Fiat.
L'Italia è ormai una repubblica fondata sullo stipendio
.
Can unemployed worker lie just about his/her unemployed state to get a job?
The question
I have read a lot of comment blaming the behavior of a women unemployed for six months with three kids, having good references from previous managers, who, to compete in the struggle for a job, lied about her unemployment state; being currently employed was a requirement from the new employer and many HR manager participating in the blog were offended by the behavior of this lady so I decided to explain my opinion, that is:
My opinion
I guess that, as many of you work as HRs in the same country and need to maintain your reputation as much conventional as possible, none of you dare to affirm that being in the opposite side of the question - i mean having three kids to feed and being unemployed - you would lie for sure being unemployed. The problem is not about lies. The problem of this long question is that you need to present yourself as incorruptible man/woman.
I suggest you to go read once again Oliver Twist or other novels from XIX century that your heart has maybe forgotten.
Initiative is a Crime
More: what is initiative here (if you have sales man in your company I guess that they maybe lie to enter into a prospected company and you will never think to set out them from your company by the cause of that!) is miss portrayed with the lie of pretended honesty. Working is a right and, in those days, filtering peoples depending on employment status is a Crime Vs Human beings. Some of you are judging peoples that belongs to another planet. How afar is that discrimination from those in the past, when black peoples were judged not worth of being considered human beings? The step is not so afar in between!
I blame all amongst you that put the question afar from the right to get a job into the blame for lying!
Then, how many companies lie about their position in the market, lie about the job, use recruiting for stealing infos from competitors and so on? What about that? who is the worst?
So, do not act as angels, when we are not!
You maybe need more work for checking those unemployed, but your mission is to increase the general heath and wealth also, I guess.
Finally if you do not take any risk in your job what are you worth of? just to rasp tons of papers? I suggest your boss to review your earnings to level down to the risk you are able to take. No risk, no money: that is a market rule to day!
My Seat is comfortable
I would emphasize some more things to those amongst us that pretend to say: "I make what my employer asks me: if he asks me to hire only people who are still employed, I will!".
You say: "I'm a serious HR manager", OK I can accept this!
You are a manager and you have responsibilities toward your employer. That is OK: is your job, they pay you for that.
Your boss asks you to filter new workers just amongst employed peoples. OK you can say yes, that is a natural immediate answer!
If your boss is asking you something that is not correct, I suppose you maybe suggest him a better solution to avoid possible mistakes or damages or higher costs or less efficiency.
If you can save money having better results you have to say to your boss!
If your company will accept unemployed peoples, with good references your company maybe can save good money. You have to tell your company!
If you are here, discussing those topics, you know all those very well!
You know that there are plenty of good peoples unemployed, worth of a salary: skilled peoples, very committed, mostly after a period of unemployment.
Good earnings means responsability
Now, if you still think to deserve a good salary, you have to take into account this new opinion about unemployed peoples and to reshape your boss's opinion too!
If you think to make your best for your company you have to make it you can choose either to obey your boss or to present him a better solution. Yet you have to make the best you can!
If you do not do so, you will fail in one of your most important duties: to act as the best advisor for your employer as you can!
If you know that you can propose him good workers amongst unemployed peoples, you have to tell him and to persuade him he was wrong!
Think about! Ask yourself if you are permitted to carry on you job day after day in a flat manner! Sooner o later someone will replace you!
Try not to be Pontius Pilate!
I have read a lot of comment blaming the behavior of a women unemployed for six months with three kids, having good references from previous managers, who, to compete in the struggle for a job, lied about her unemployment state; being currently employed was a requirement from the new employer and many HR manager participating in the blog were offended by the behavior of this lady so I decided to explain my opinion, that is:
My opinion
I guess that, as many of you work as HRs in the same country and need to maintain your reputation as much conventional as possible, none of you dare to affirm that being in the opposite side of the question - i mean having three kids to feed and being unemployed - you would lie for sure being unemployed. The problem is not about lies. The problem of this long question is that you need to present yourself as incorruptible man/woman.
I suggest you to go read once again Oliver Twist or other novels from XIX century that your heart has maybe forgotten.
Initiative is a Crime
More: what is initiative here (if you have sales man in your company I guess that they maybe lie to enter into a prospected company and you will never think to set out them from your company by the cause of that!) is miss portrayed with the lie of pretended honesty. Working is a right and, in those days, filtering peoples depending on employment status is a Crime Vs Human beings. Some of you are judging peoples that belongs to another planet. How afar is that discrimination from those in the past, when black peoples were judged not worth of being considered human beings? The step is not so afar in between!
I blame all amongst you that put the question afar from the right to get a job into the blame for lying!
Then, how many companies lie about their position in the market, lie about the job, use recruiting for stealing infos from competitors and so on? What about that? who is the worst?
So, do not act as angels, when we are not!
You maybe need more work for checking those unemployed, but your mission is to increase the general heath and wealth also, I guess.
Finally if you do not take any risk in your job what are you worth of? just to rasp tons of papers? I suggest your boss to review your earnings to level down to the risk you are able to take. No risk, no money: that is a market rule to day!
My Seat is comfortable
I would emphasize some more things to those amongst us that pretend to say: "I make what my employer asks me: if he asks me to hire only people who are still employed, I will!".
You say: "I'm a serious HR manager", OK I can accept this!
You are a manager and you have responsibilities toward your employer. That is OK: is your job, they pay you for that.
Your boss asks you to filter new workers just amongst employed peoples. OK you can say yes, that is a natural immediate answer!
If your boss is asking you something that is not correct, I suppose you maybe suggest him a better solution to avoid possible mistakes or damages or higher costs or less efficiency.
If you can save money having better results you have to say to your boss!
If your company will accept unemployed peoples, with good references your company maybe can save good money. You have to tell your company!
If you are here, discussing those topics, you know all those very well!
You know that there are plenty of good peoples unemployed, worth of a salary: skilled peoples, very committed, mostly after a period of unemployment.
Good earnings means responsability
Now, if you still think to deserve a good salary, you have to take into account this new opinion about unemployed peoples and to reshape your boss's opinion too!
If you think to make your best for your company you have to make it you can choose either to obey your boss or to present him a better solution. Yet you have to make the best you can!
If you do not do so, you will fail in one of your most important duties: to act as the best advisor for your employer as you can!
If you know that you can propose him good workers amongst unemployed peoples, you have to tell him and to persuade him he was wrong!
Think about! Ask yourself if you are permitted to carry on you job day after day in a flat manner! Sooner o later someone will replace you!
Try not to be Pontius Pilate!
10 giu 2010
P.le Gadda - Milano
A volte mi chiedo se sia meglio l'indifferenza
ai propri doveri dei nutturbini partenopei piuttosto dell'incredibile
precisione dei nostri, qui a Milano, che con incredibile e incrollabile
dedizione provvedono alla pulizia dei marciapiedi con quei dispositivi ad aria
soffiata. Già, perché questa operazione avviene alla stessa velocità con cui
una persona persa nei propri pensieri, può camminare per strada, ed il
risultato di questo lento rimuginare è accompagnato da un suono modulato e
ininterrotto di circa 90-100 decibele il tutto verso le 02h40, le due e
quaranta vere, non le 14h40. Ora è estate e se solo si ha un po' d'amore verso
l'ambiente, si preferisce la finestra aperta al condizionatore e tali suoni
penetrano inesorabilmente nelle nostre buone intenzioni. Potreste dire che sono
un insofferente. Ma giusto dieci minuti dopo la fine del primo supplizio, passa
il solito deficiente con una Harley che pensa che la sua scia sonora possa
essere apprezzata dai circostanti.
La zona
ha il suo fascino: P.le Gadda, una toponomastica dell'ultimo secondo, quando
un'amministrazione si accorge di essersi dimenticata di qualche illustre cui
essere per qualche ragione grata. Un po', per dare ragione a mia madre, come la
riconoscenza che Verona ha tributato a Shakespeare.
Ma la
zona è fonicamente molto infestata. Il fratello maggiore di quello passato
trenta minuti fa arriva a vuotare i cassonetti dal vicino supermercato e lo
sgradevole rumore che viene dalle pompe dei sistemi idraulici di sollevamento,
sono un lamento che di notte non si sopporta volentieri. Ma pazienza, è il
supermercato dove andiamo a fare la spesa.
Certo,
lo ripeto, non è un luogo tranquillo ma stasera se sta andando anche bene che
non ci sono cinesi vocianti e che il secondo sulla Harley è stato insolitamente
gentile e veramente poco espansivo subito si ritorna agli standard usuali: vi
sembrerà incredibile, la stazione dei vigili del fuoco, qui vicino in via
Messina, lavora anche di notte; ma dopo la mia pazienza verso i precedenti
cacofoni, volete che me la prenda con loro che percorrono lo stretto budello di
via Bertini a sirene spiegate? O forse era solo un'ambulanza che andava a
soccorrere quelche vecchietta colta dall'ansia.
Ora sono
le 4h e sto scrivendo con lo stilo sul mio palmare. Non fa rumore, solo una
leggera vibrazione ad ogni lettera. Forse è meglio che io approfitti di questa
breve tregua sonora. In mattinata ho un incontro importante: dopo più di un
anno, forse avrò un lavoro serio e continuativo. (Oggi, nel 2012, so che non accadde)
Solo la
mia compagna riesce a dormire senza farsi turbare da questi rumori, lo fa da
oltre vent'anni: "che invidia, ci è abituata" direte voi. No, in
realtà di notte usa i tappi.
Nulla è
come sembra.
3 giu 2010
La questione dei due polli
Non so se durerà molto la pagina linkata essendo edita in televideo; comunque l'autore dell'intervista è un tale Francesco Chyurlia e la vittima (forse inconsapevole dell'esito dell'intervista) il direttore del Censis,Giuseppe Roma.
Una persona, che vorrebbe essere giornalista, durante un intervista al direttore del Censis, a proposito della crisi economica pone una domanda di questo tipo: "Ma i lavoratori non sono diventati più flessibili?" riferendosi alla capacità dell'Italia di superare la crisi e io, non so perché, resto allibito!
Consolare gli afflitti
Questa domanda distribuisce sofferenza e privilegi all'astrazione di una categoria (in questo caso: la categoria lavoratori in generale) estraniandola dagli individui in carne ed ossa che con le loro passioni e con le loro sofferenze vivono. Non chiede quali percentuali di essi siano in una condizione piuttosto che in quella opposta.
È l'antica questione di chi mangia due polli e chi nessuno, molto dibattuta tra chi conosce gli arcani della statistica e chi sicuramente ha due polli sul desco tutti i giorni e si sente appagato del fatto che tutti mangino almeno un pollo.
Cornuti e bastonati
Ignorare tale finezza concettuale significa inconsapevolmente dileggiare chi fa parte della percentuale di singoli che stanno soffrendo oltreché suscitare la loro rabbia: liquidare implicitamente la questione come se privilegi e dolori fossero distribuiti trasversalmente, facendo andare per il meglio, ci racconta la capacità non solo concettuale ma anche linguistica di costui. Il poveretto, essendo un capo servizio nella Rai, ha probabilmente uno stipendio di chi mangia due polli: come può rendersi conto delle condizioni di chi è costretto nella flessibilità? Sicuramente si sente meglio sapendo non soltanto di condividere statisticamente i due polli, ma anche di partecipare statisticamente alla sofferenza della flessibilità.
Come può un'assoluta superficialità e scarsa professionalità come questa, che ritengo non possa essere perdonata nemmeno se il giornalista è 20enne, godere dello status di NON flessibilità = Inamovibilità. Quante altre volte dovremo sentirlo inconsapevolmente deridere chi soffre?
Fame o griffe?
Domande del genere vanno forse bene a proposito della moda, dove si può chiedere se i giovani oggi sono più propensi a cambiare marca o a mantenere sempre le stesse griffe. Ricordo un'intervista a Peter Flower's negli anni '70 fatta da una mia compagna in veste di free lance: il "colui" affermò che i suoi prodotti erano adatti "a giovani che ormai sono diventati contestatori": nonostante avessi 18 anni mi aveva già fatto inorridire allora per la sua vacuità e il blob che era implicito in tale affermazione.
Allora il tizio era scusabile e forse poteva anche essere pertinente.
Oggi la stessa vacuità me la ritrovo riferita ad una sofferenza sociale!
Come sono cambiate le cose!
Una persona, che vorrebbe essere giornalista, durante un intervista al direttore del Censis, a proposito della crisi economica pone una domanda di questo tipo: "Ma i lavoratori non sono diventati più flessibili?" riferendosi alla capacità dell'Italia di superare la crisi e io, non so perché, resto allibito!
Consolare gli afflitti
Questa domanda distribuisce sofferenza e privilegi all'astrazione di una categoria (in questo caso: la categoria lavoratori in generale) estraniandola dagli individui in carne ed ossa che con le loro passioni e con le loro sofferenze vivono. Non chiede quali percentuali di essi siano in una condizione piuttosto che in quella opposta.
È l'antica questione di chi mangia due polli e chi nessuno, molto dibattuta tra chi conosce gli arcani della statistica e chi sicuramente ha due polli sul desco tutti i giorni e si sente appagato del fatto che tutti mangino almeno un pollo.
Cornuti e bastonati
Ignorare tale finezza concettuale significa inconsapevolmente dileggiare chi fa parte della percentuale di singoli che stanno soffrendo oltreché suscitare la loro rabbia: liquidare implicitamente la questione come se privilegi e dolori fossero distribuiti trasversalmente, facendo andare per il meglio, ci racconta la capacità non solo concettuale ma anche linguistica di costui. Il poveretto, essendo un capo servizio nella Rai, ha probabilmente uno stipendio di chi mangia due polli: come può rendersi conto delle condizioni di chi è costretto nella flessibilità? Sicuramente si sente meglio sapendo non soltanto di condividere statisticamente i due polli, ma anche di partecipare statisticamente alla sofferenza della flessibilità.
Come può un'assoluta superficialità e scarsa professionalità come questa, che ritengo non possa essere perdonata nemmeno se il giornalista è 20enne, godere dello status di NON flessibilità = Inamovibilità. Quante altre volte dovremo sentirlo inconsapevolmente deridere chi soffre?
Fame o griffe?
Domande del genere vanno forse bene a proposito della moda, dove si può chiedere se i giovani oggi sono più propensi a cambiare marca o a mantenere sempre le stesse griffe. Ricordo un'intervista a Peter Flower's negli anni '70 fatta da una mia compagna in veste di free lance: il "colui" affermò che i suoi prodotti erano adatti "a giovani che ormai sono diventati contestatori": nonostante avessi 18 anni mi aveva già fatto inorridire allora per la sua vacuità e il blob che era implicito in tale affermazione.
Allora il tizio era scusabile e forse poteva anche essere pertinente.
Oggi la stessa vacuità me la ritrovo riferita ad una sofferenza sociale!
Come sono cambiate le cose!
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