22 mag 2013

Le colpe degli altri

Finché gli Italiani saranno capaci di scoprire solo i problemi creati dagli altri, una specialità dei popoli latini e mediterranei, e mai i problemi creati da loro stessi come singoli cittadini, credo che andremo sempre più a fondo!

Non credo che nessuno ammetterà mai, perché glielo dice un altro, che la colpa è sua e ancora più difficilmente rinuncerà a qualche privilegio acquisito attraverso questa sua colpa e quindi non ci sarà un primo a generare l'effetto valanga!
Inoltre siamo più propensi a punire i colpevoli e la colpa (ma di chi e quale è poi?) che a trovare soluzioni: siamo un popolo di gelosi che affonderebbero con le loro mani il Titanic se fossero stati esclusi dalla cabina di comando pur raccomandatissimi per una qualche ragione, in genere plausibilissima e assolutamente legittima!
Poi non sappiamo e non volgiamo fare i conti: ci scandalizziamo per 1000 parlamentari che sperperano 100 milioni di Euro ma non facciamo una piega se 15 milioni di Italiani si intascano 100€ al mese in più di quanto dovrebbero (in relazione a quanto versato): lo chiamiamo diritto acquisito - sì, a spese dei nostri figli che preferiscono andare a fare gli apolidi in un a terra straniera piuttosto che dare il sangue che i loro nonni gli hanno succhiato con largo anticipo (vedi mio post paradossale su http://code001it.blogspot.it/2011/11/natale-si-avvicina-e-ora-di-regali-dai.html ) - e non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello di mettere mano a una sperequazione generazionale. Se ne è parlato ma tutto poi è stato messo a tacere. Quelli sono veri soldi! sono miliardi e non solo "qualche centinaio di milioni"
Perché uno stato di squallidi e ignobili furbetti falsi e auto indulgenti dovrebbe essere attraente per l'economia mondiale? o perché dovrebbe esserlo per le ultime aziende ancora sopravvissute?
Finché non sapremo recitare un vero Mea culpa, scevro da ogni religione e da ogni assoluzione con sole tre avemaria, non ne usciremo!
E sono ottimista!

3 nov 2012

La creatività non è dell'Italia

Le mie esperienza recenti, in ogni occasione: dalla gita in montagna a che film andare a vedere, o che direzione far prendere ad un gruppo di intellettuali, in Italia richiede fondamentalmente una cosa: "da che parte stai?". Questo è il primo requisito che viene chiesto ad ogni Italiano.
Sarà che siamo nati in una nazione che nazione non è mai stata, che l'opportunismo di cui ci ha parlato Indro M. è un'altro caposaldo della nostra cultura, ma nell'opportunismo troviamo sempre come prima domanda quella, prima ancora di sapere i presupposti della fazione a cui si deve aderire.
In un contesto di questo tipo, tenendo conto di cosa significa Intelligenza Collettiva, e di quale environment necessita, è chiaro che la creatività non può allignare qui, dove il meccanismo dell'appartenenza ad una fazione è principe. La fedeltà implica la condivisione delle emozioni di bandiera (o di campanile)e in nessun organo dove è richiesta la fedeltà può entrare e sopravvivere un creativo. Un creativo vero, uno di quelli che pensano con idee innovatrici affonda la sua capacità nel dubbio e nella provocazione, desidera avere dagli altri risposte che mettano in crisi il suo sistema innovato; non può creare spostamenti di millimetri, deve cercare di produrre un'onda d'urto elevata per vedere i segnali sismici di risposta, solo così può capire come è fatto il sottosuolo della realtà, di quella realtà che in molti condividono, ma spesso solo come vaga percezione. Le onde sismiche di una grave provocazione, spesso fanno affiorare frammenti e diafane immagini di una realtà ignota che il creativo sa fare confluire in un modello più avanzato di ogni singolo frammento di interpretazione in possesso agli altri, singolarmente.
Ma vi figurate in un clima di aderenza ad una fazione un creativo vero che lancia una provocazione? La prima cosa che rischia è di essere malmenato dalla sua stessa fazione e una volta lasciata la sua, non può certo sperare nell’appoggio dell’altra , quindi ha due opzioni: o si allinea con la sua fazione e la smette di provocare e comincia “a parlare come mangia”, o vive da solo isolato e spesso vilipeso da entrambe le fazioni che si contendono il terreno dello scontro, sulla base di un’effimera auto-definizione di “Noi siamo i buoni”
L'Italia un paese creativo, forse solo nella moda e nelle canzoni.
Ma forse esistono anche quelle libere repubbliche dove si viene accolti per quello che si sa e che si è disposti a fare per gli altri e non per la fedeltà che si è disposti a giurare all’atto dell’assunzione.
Sono poche e sempre più nascoste agli occhi della maggioranza, o appaiono come dei miti irraggiungibili.
E lo sono per i più!

19 set 2012

Misurabilità non significa controllare un processo

Da un Thread di discussione "in alio loco"

Stavo meditando tra ordine e caos, e sono arrivato ad una conclusione: troppe persone, oggi, hanno un concetto di Ordine che coincide solo con un'area di misurabilità dei fenomeni e per il pensiero sistemico - cui in parte mi rifaccio - credo sia ritenuto un grave problema che le organizzazioni che si definiscono Ordinate devono superare.
Dalla misurabilità all'illusione del controllo il passo è breve!

L'estensiene del Background

Quando si parla di soglia del caos, mi vengono in mente gli studi sui fenomeni armonici e le trasformate di Fourier, il Caos oggi è una zona dove le variabili in gioco non sono ancora state identificate (Potete vedere il gruppo Quantitative Complexity Management in Linked In) e dove appartengono ad un rumore di fondo non sempre decifrabile.
Siamo in un'epoca in cui il background è diventato così vasto (cerco di dare la sensazione di questa affermazione: le ISO9000/UNI29000 hanno ampliato la zona di background inserendo nel sottofondo ambientale della vita aziendale anche tutta una vasta area di inconvenienti che normalmente appartenenvano alla zona della mente "Fai attenzione!") che alcune perturbazioni che nei tempi passati (anche solo 40 anni fa) sarebbero appartenute all' "indecifrabile/non percepibile" oggi sono considerate perturbazioni di sistema.
 

Razionalità contro Logica

(Spiego qui perché contrappongo razionalità e Logica)
Quando analizziamo la realtà abbiamo in compenso la tendenza a utilizzare le armoniche che ci paoino più utili e ad escludere quelle che invece non sappiamo gestire. Questo modo di agire è ciò che io chiamo il pensiero razionale, il quale si muove solo nell'area del dimostrabile, ed io lo contrppongo al pensiero logico che desidera per sua natura inglobare ogni possibile indimostrabilità come appartenente al sistema stesso, perché il sistema esiste indipendentemente dalla sua misurabilità.
In questa dicotomia, ho inserito uno strumento sulla zona di confine che è "il Paradosso", un'area dove alcune regole sono valide ma provocano contraddizione in ciò che consideriamo asserzioni ortodosse.
Ma il paradosso comunque, nella mia visione, sta sul limite di ciò che è comprensibile e non di ciò che è semplicemente enunciato. Il pensiero razionale si nutre di enunciati.
Mi è difficile pertanto accettare ad esempio come metafora del confine tra ordine e caos le teorie che partono dal campo delle affermazioni (o postulati) aprioristiche ed oggi nel caos della mente razionale Occidentale e della crisi del sistema delle dimostrabilità l'inquinamento delle affermazioni aprioristiche è ormai quasi completo. Restano pochi difensori del pensiero logico e molti, troppi vagolatori del pensiero razionale: vagolano perché necessitando di affermazioni e postulati, facilmente cadono preda di teorie inconsistenti che poggiano su postulati assolutamente nominali, quale ad esempio tutta la congerie di affermazioni basate sul concetto di Energia in cui in tale vocabolo vengono fatti confluire e congiunti concetti assolutamente non congrui, quali: "eccitazione della mente", "energia come definita in fisica" e altri fenomeni che avvengono in presenza di energia come "vibrazioni" etc.

Gli Esperti: paladini della Sindrome del Controllo.

In tutto questo caos (non caos nell'accezione già citata, ma nel caos del pensiero), entrano in gioco gli esperti. Io, peronalmente, sono del parere che anche solo enunciare la parola "esperto" si entri in un area di rischio: gli esperti sono gli alfieri della razionalità, della misurabilità, della sindrome del controllo. In quella discussione avevo usato M. Monti come unico esempio, ma era un colpo basso poteva essere un ragionamento induttivo e me ne sono scusato, ma era ed è comunque un caso embelmatico ed eclatante.
Cosa è un esperto? E' esperto a quale livello? nella mia vita ho incontrato molti esperti e lo erano sempre solo fino ad un certo meta-livello, cioè solo fino ad un certo piano degli infiniti livelli che compongono un problema ad esempio di tipo aziendale:
  • il sintomo
  • la causa
  • il sistema che genera la causa
  • lo spirito nel team dove si lavora
  • la relazione tra le persone
    • il significato di soddisfazione di chi lavora
    • il riconoscimento del ruolo di ogni persona
  • il significato che la qualità ha nell'azienda
    • prodotto
    • servizio
  • il posizionamento dell'azienda nel mercato
  • etc.
Ma la loro expertise si fermava sempre ad un numero limitato di variabili e di livelli e si perdevano quasi regolarmente il plot generale.

Conoscenza verticale Vs Conoscenza trasversale

Se la profondità di conoscenza in un ambito può essere strumentalmente proficua, la incapacità di muoversi a lato è spesso un limite quasi insopportabile per far fare un balzo in avanti ad un'organizzazione di qualsiasi genere.
Spesso nella sofferenza e nel languire di certe organizzazioni ed aziende si rintraccia un DNA cellulare, con un destino di replicazione e di funzionalità definite ineluttabile. Manca cioè la visione di un organismo, di una entità cioè che oltre a mettere in moto meccanismi deterministici, sia anche in grado di affrontare l'inatteso e di metter in campo azioni molto più complesse di quelle di una sola cellula. Le prassi nelle organizzazioni spesso sono più delle risposte meccaniche a sollecitazioni dirette. E' importante mettere in campo processi evolutivi dettati non soltanto da queste sollecitazioni, ma anche da percezioni a lato, è importante introdurre nuove prassi che tengano conto di queste percezioni: è importante avere nelle organizzazioni persone in grado di cogliere ciò che è apparentemente marginale.
I processi evolutivi infatti nascono dalla sopravvivenza apparentemente casuale di prassi nuove. Queste hanno maggiori prob abilità di successo se riescono a tenere conto del caos e del rumore di fondo.
Ma noi siamo sempre più propensi a credere nel Lamarckismo che nel Darwinismo: il Darwinismo è sistemico - tutto può contribuire alla modificazione della specie testando i singoli - , il Lamarckismo è lineare e razionale, induttivo - ogni sinbgolo si trasforma, basta volerlo!-

Io non ho dubbi con quale stare.

6 ago 2012

Guerra finanziaria totale: Diluire le finanze monetarie dei paesi concorrenti.

Il tutto è nato rispondendo ad un post che poneva la solita insulsa proposizione: Se usciamo dall'Euro siamo a posto, abbiamo risolto tutti i nostri problemi (nel post si parlava persino di poter così fare concorrenza alla Cina [???] )

La questione dell'Euro è materia delicata: pensare di uscire dall'Euro per risolvere i nostri problemi è come disabilitare l'allarme anti-incendio su una nave in fiamme per tenere tranquillo equipaggio e passeggeri.
Senz'altro per l'Italia stare nel'Euro è una sofferenza, sofferenza che però non vuole dire un male. La sofferenza che subiamo è simile alla rieducazione del fisico dopo un grave incidente; noi però abbiamo accettato di fare la rieducazione, ma non abbiamo ancora messo in ordine le ossa ed è questa a ragione per cui continuiamo a sentire terribilmente male. Anzi ogni giorno che passa sembra sempre peggio: perché è peggio, se non mettiamo a posto la struttura, stare nell'Euro ci provoca dolore, sofferenza e danno, ma ne siamo noi la ragione, non l'Euro.

Soffrire nell'Euro

Stare nell'Euro dà al nostro paese la misura dell'inefficienza del suo apparato statale, se ricominciassimo con il balletto delle svalutazioni oggi dovremmo fare la coda ai distibutori di carburante ogni 50km per ridurre le perdite economiche degli aumenti sugli energetici.
Ma ridurre le spese significa qualcosa di molto più radicale di quello che si va ipotizzando oggi e spaventosamente più radicale di quello che si STA facendo oggi e questo forse non potrà mai accadere.  Meglio la guerra civile e il probabile medioevo prossimo venturo, questa sarà la NON SCELTA italiana.

In quanto all'Euro, è tra le tre/quattro monete mondiali la più debole, perché costituita da apparati statali inefficienti a da una cultura prevalente di pensatori e non di operatori.
Non si può vivere di sole royalties e Hig Tech, perché non siamo una popolazione di 35 M di abitanti, ma venti volte tanti (non ho il dato sottomano, ma non ha molta importanza l'esatta quantificazione della popolazione).


Perché Rockfeller ci dovrebbe guadagnare?

La pressione che sta subendo a causa del continuo flusso di moneta verso i blochi orientali, determina la necessità di creare nuovo circolante.
I vari Rockfeller etc., credo che in questo momento siano abbastanza spaventati, non credo che si sentano particolarmente al sicuro. La Cina e l'India, sono ben al di fuori della loro portata e possiedono un'anima monetarista indipendente e antagonista, con la strana tendenza alla fagocitazione di Euro e Dollaro.

Il tutto è una guerra sotto altri aspetti che si sta combattendo tra blocchi economici a chi "fa diluire per primo l'altro, fino a renderlo sub-fisiologico e quindi a chi fa collassare per primo l'altro.
"...e l'Italia parlava di calcio nei bar..."
(G. Gaber).

3 ago 2012

Italia paese dei regolamenti (o del "Non si può fare!")

Siamo in Italia e tutto collima: l'importante è impedire di sbagliare, ma non interessa minimamente risolvere i problemi.

Ospitare è una cosa seria: per adulti

Lo Spunto è tratto da una circolare del Ministero degli Interni, dipartimento Pubb. Sicurezza, Uff. per l'Ammin. generale, Ufficio per gli affari della Polizia Amministrativa e Sociale: doc. 557/PAS.13182.12012(1): solo il preambolo del documento è già scoraggiante.

Il quesito era: si può accogliere un minorenne non accompagnato dai genitori in un esercizio ricettivo (Albego, B&B, agriturismo etc.)?
La risposta molto sibillina, piena di anacoluti, lascia il minore per strada e dice in breve: "NO, non si può!", senza dire cosa si deve fare se la situazione richiede che il minore venga ospitato (ipotesi: treno perso e notte piovosa di Inverno).
Probabilmente per il legislatore è meglio che il minore si aggiri per le strade di notte, è più sicuro che essere ospitati in un albergo!

La risposta del Ministero

Ecco per i curiosi la risposta del Ministero delgi Interni (probabilmente i minori non accompagnati devono rimanere "Esterni").
>>>
Si fa riferimento alla nota a margine indicata,con la quale codesto Ente (l'associazione Albergatori di Confindustria, ndr) chiede di conoscere l’avviso di questo Ufficio circa la possibilità per l’esercente la struttura ricettiva "convenzionata" di dare alloggio a minorenni non accompagnati dai genitori, in contrasto con il dettato dell’articolo 109 del t.u.l.p.s..
Al riguardo, si rappresenta preliminarmente che con detto articolo viene imposto ai titolari di esercizi ricettivi di dare alloggio esclusivamente a persone munite della carta d’identità o di altro documento idoneo ad attestarne l’identità. (---e fin qui potrebbe andare tutto bene, anche se, un minore senza documento...---)
Ciò premesso, un minore che si presenta presso una struttura ricettiva non accompagnato dai genitori, anche se munito di documento di identità, non può essere ospitato nell’esercizio medesimo. (--- ahi, meglio per strada che al caldo e al sicuro!---)
Nel caso in cui il minore sia accompagnato da un persona maggiorenne, questa dovrà munirsi dell’assenso dei genitori del minore stesso, e seguire la prassi come se il minorenne facesse parte di un "gruppo familiare”. (---su questo sono d'accordo, ma non so però come l'albergatore possa sapere che il documento è valido autentico e veridico ma per sicurezza porrei comunque l'obbligo che sia ospitato in una stanza diversa dal maggiore e/o con coetanei---).A tal proposito, con decreto del Ministro dell’Interno del 5 luglio 1994, viene testualmente riportato che per i nuclei familiari è sufficiente la compilazione da parte di uno dei coniugi, che indicherà l’altro coniuge ed i figli minorenni alla voce "altri componenti familiari”. (---compilazione di cosa?, ma è chiaro della denuncia di arrivo; potevano anche specificare, ma sono più interessati alla compilazione del modulo che alla sicurezza del minore e alla verifica della veridicità della delega---)

Siamo in Italia, se fai sbagli, e allora tu non fare e vedrai che non sbaglierai...
...alla faccia del Buon Samaritano.

31 mag 2012

I siti ufficiali con gli orari delle ferrovie

I contenuti dei siti sono ancora decisi dagli informatici e non dagli esperti di comunicazione.

Oramai sono due anni che ho intensificato l'uso delle ferrovie nel mio sistema intermodale di muovermi (mi sento quadsi una merce, più che un umano) tra Verona e il resto del mondo.

Per fare ciò, giro più di un sito per rintracciare orari e costi ma una cosa ancora mi stupisce:
il fatto che dopo molti anni che esistono tali siti, tutti i web masters del settore non hanno ancora percepito che le informazioni che danno a chi consulta On Line gli orari non corrispondono con le informazioni che si trovano nelle stazioni. Quindi chi viaggia in Italia, per ferrovia e su percorsi nuovi o poco usuali, ha sempre il brivido della conferma dell abuona qualità delle informazioni che riesce a raccogliere.

Mi spiego meglio:
Se devo prendere un treno che mi porti da Milano a Cormano (MI) - la mia passata residenza da uomo sposato - sul sito di Trenord riesco a trovare:
  • la categoria del treno (che non mi interessa per nulla)
  • la data di arrivo (raramente diversa da quella di partenza, per cui largamente ignorata dagli utenti normali)
  • il pulsantino per vedere il dettaglio.
Qui posso venire informato di:
  • tutte le fermate intermedie
  • il numero del convoglio, in genere di tre quattro e anche cinque cifre che, come lo si legge, è già stato dimenticato.
  • l'orario di arrivo distinto da quello di partenza (da uno a due minuti di differenza!)
Ma allora di cosa mi posso lamentare?
Una cosa non viene invece mai specificata ed è la cosa più importan (specie se come me arrivate all'ultimo minuto in stazione e avete un disperato bisogno di raccogliere informazioni On-the-fly): la stazione di destinazione finale del treno che dovete prendere, quella per intenderci che compare sui tabelloni mobili delle stazioni.
E' strano, eppure è quasi l'unica indicazione che tutti usano, più ancora che l'ora di partenza.
E' l'indicazione che mi guida alla scelta del binario e che mi rassicura di non stare andando a Verona invece che ha Ginevra (evento realmente accaduto che mi ha permesso di diventare amico di una giovane Italo- Francese che abita in Polinesia; tutto sommato un colpo fortunato).
E' possibile che il responsabile del progetto informatico non abbia mai cercato un treno sul tabellone? Oppure ha imparato, come tutti noi Italiani, a dirsi: "ma guarda se si può essere così cretini da non mettere un'indicazione del genere! Le ferrovie soon proprio al catafascio! Venirre loro un accidente!"

Spero che anche le sue maledizioni contribuiscano all'effetto desiderato nelle mie!

30 apr 2012

La Formazione in azienda è misurabile?

I Modelli di formazione in azienda condividono il modello di guida dell'azienda stessa: emozione (Vision) e/o preparazione sono i due fronti su cui è importante lavorare.
Le aziende in generale limitano la loro azione solo alla preparazione tecnica dimenticando di creare lo "spirito di corpo" necessario al miglioramento.

Io trovo nella domanda "La Formazione in azienda è misurabile?" un'analogia all'altra annosa questione aziendale: i leader si formano o nascono leader? Mi spiego meglio, molte aziende vengono gestite, pochissime sono guidate da veri leader (alcune, onde sgombrare il campo da falsi miti, falliscono anche se guidate da veri leader).
La formazione misurabile per mia opinione condivide lo "spirito" del management, la formazione non misurabile condivide quello della leadership naturale.
Quindi farei distinzione tra un tipo di formazione emozionale, non misurabile se non per un'idea generale che può rispondere solo ad una domanda emozionale del tipo: "ti è servito?" - e che in generale può permettere l'avviarsi di un ciclo di formazione funzionale più efficace perché orientata ad un sistema "emozionato" positivamente - da un lato e la formazione funzionale stessa che crea il salto "tecnico" (anche se si tratta delle cosiddette "Soft skills" tipo vendite, marketing, buona comunicazione etc.) necessario al miglioramento, dall'altro, e che sicuramente è più facilmente misurabile.

Perché dell'Executive e Vision Coaching?
Sono d'accordo che una certa fomazione debba essere misurabile, ma deve essere sempre introdotta da una "formazione" (la metto tra virgolette perché esula parzialmente dalla formazione com'è intesa normalmente, trattandosi spesso più di una ricerca interiore) emozionale, che non è mai in generale misurabile se non a lungo termine.

Teorema sulla formazione
Con questo posso tranquilamente enunciare un nuovo teorema sulla formazione che ho qui parazialmente "dimostrato":
Se una formazione è a lungo termine (a livello di Vision), è in gerale non misurabile!
(questo può benissimo essere correlato con un mio post sulla complessità).


A solo titolo di esempio anche le competenze relazionali, nel mio modello, sono competenze misurabili, mentre sviluppare il desiderio di allargare il proprio mercato verso un'area dove potrebbero apprezzare la qualità di ciò che facciamo, rientra nel campo della formazione non misurabile (che è fondamentalmente Executive e Vision Coaching!)

16 apr 2012

Fare finanza coi soldi del Monopoli

Continuo a sentire e leggere che molti chiedono soluzioni al problema della disoccupazione procedendo a defiscalizzazioni, contributi etc. Agendo cioè sulla remunerazione e non sull'economia.

Oggi è importante capire che fare girare dei pezzi di carta con sopra scritto "100€" che non hanno corrispondenza con un valore produttivo e soprattutto con un valore di mercato (inteso come globale) non ha nessun significato!

Facciamo una legge che ci obblighi ad essere ricchi!
Non è agendo su incentivi o defiscalizzazioni che si incentiva il comparto produttivo ad assumere persone e che si sposta l'asse economico di una nazione flaccida e pigra come l'Italia; ancora speriamo che, con pochi colpi di legge e garantendo più Euro nelle saccocce dei suoi cittadini, le cose cambino.

Siamo una nazione completamente fuori mercato in tutti gli aspetti organizzativi, produttivi, di serietà, di marketing di espansione di mercato etc., ivi incluso il nostro decantato Made in Italy. A breve anche questo sarà prodotto all'estero (moda, Ferrari, Ducati, Alimentari etc.) non perché ci siano progetti in tal senso (o forse magari sì) ma perché nessuno di noi riesce a capire che non bastano aumenti di stipendio per fare girare l'economia ma è invece necessaria (ma non è nemmeno sufficiente) la capacità di generare prodotti o servizi interessanti per il mercato; questi in generale non li sappiamo creare da oltre 50 anni e dopo tutto questo tempo la situazione è molto peggiorata e da che c'è M.M. al governo ancora di più...!).
Si dovrebbe agire su ciò che fa costare il nostro lavoro OGGI (e IERI): si devono internalizzare i costi . Qui internalizzare è usato nel suo vero significato, cioè di rendere di nuovo pertinenti ed evidenti quei costi occulti che vengono a qualsiasi titolo scaricati all'esterno e per ragioni varie quali ad esempio: demagogia, truffa, ed altro; tali costi sono oggi distribuiti ad altri soggetti che non sono coinvolti direttamente nella loro formazione oppure sono ritardati ad altri tempi non pertinenti
Alcuni esempi: previdenza sociale scaricata alle generazioni future, agricoltura di elite che ci obbliga ad importare materie prime di base e a renderci sudditi alimentari di altre nazioni, costi dello stato che si scaricano nel debito pubblico da saldare in altra data molto lontana.  Tali costi, se internalizzati saranno ridotti al minimo perché resi evidenti; questa operazione non è per il momento nemmeno presa in considerazione perché farlo significa, oggi, mettere mano alla pace sociale.

Internalizzare la pace sociale!
Ma anche questa va internalizzata (sempre con il significato suddetto) e non lasciata in eredità come problema ai nostri figli. Quando il bubbone della dissipazione dei nostri genitori e nonni e la nostra insipienza a risolvere questo problema resterà in mano ai nostri figli, probabilmente verremo - prima generazione nella storia - maledetti da loro!
Il progresso tecnologico in quell'epoca sarà addirittura regredito: noi non produciamo più e non costruiamo più macchine di produzione e non facciamo più tecnologia, non abbiamo più una classe di tecnici da cui pescare l'eccellenza, stiamo diventando obsoleti al punto che l'economia diserterà l'Italia da subito e l'Europa in breve (a seguire gli USA). Ci siamo tagliati il ponte dietro di noi, ma quel ponte era un ponte di corda e anche se corriamo veloci in avanti, non arriveremo in tempo a metterci in salvo.
Cosa ne sarà della pace sociale?  Non è difficile immaginarlo!

Il futuro dei nostri potenti
Cosa ne sarà dei potenti come Mario Monti?
Anche per loro ci sarà povertà, perché faranno parte di quel lato della sfida con l'oriente che ha perso per stupidità e cecità sul medio lungo termine. Perché ha puntato tutto sull'eccellenza, come vogliamo fare noi Italiani.
Perché anche lui sarà tra coloro che non si sono accorti di aver giocato con i soldi del Monopoli: in quell'epoca le case e gli alberghi avranno la stessa opportunità di ospitare gente che hanno quelli del gioco della Parker Bros.
E poi raramente si vince al Monopoli avendo solo Viale dei Giardini e Parco della Vittoria e noi Italiani lasciamo tutto per averli.

Ma forse a Monti sarà già venuto per quell'epoca un cancro o qualche altra malattia e sarà già morto!
Forse!


Non voglio essere tra coloro che saranno maledetti dai propri figli!

2 apr 2012

È lo stato la canaglia

Poiché le soluzioni come quelle che il nostro governo ci ha prospettato sono soluzioni che anche un cretino poteva inventarsi, io mi chiedo sempre (e lo chiedo a tutti) possono essere soluzioni intelligenti?
L'attacco ai patrimoni privati è molto pericoloso: al di là del problema dell'evasione fiscale, i patrimoni privati sono l'unica sorgente di ricchezza per il popolo (in contrapposizione allo stato) che oggi restino all'Italia intesa come genti e non come governo.
Il problema oggi è difendere i patrimoni privati dall'attacco delle tasse, non di metterlo a disposizione di un governo che lo vuole affidare ad uno stato sperperone e assolutamente indifferente all'economia reale.
Anche se dico questo, non ho patrimoni da difendere e il mio settore originale di lavoro non esiste quasi più per cui non ho interessi egoistici da proteggere.
Desidero fortemente la ripresa di un'economia reale non basata sui consumi/elargizioni da parte di uno stato corrotto e corruttore e vorrei che la si piantasse di parlare di eccellenza e alta teconolgia in una nazione dove tutto ciò che ha a che fare con l'alta tecnologia viene immancabilmente cassato da una minoranza anacronistica e faziosa
L'alta teconologia è un miraggio: occupiamoci dell'industria di base. Se non riusciamo a rendere concorrenziale questa vuol dire che non saremmo in grado nemmeno di rendere remunerativa quella da "Oceano Blu": Siamo Italiani, non Americani.

21 mar 2012

Il Medioevo prossimo venturo

In moltissimi casi l'opzione di cedere alla pressione del mercato globale resta l'unica alternativa possibile per mangiare fino a domani.

La ricchezza è immorale
La Ferretti Yachts ha ceduto una parte del suo capitale alla pressione cinese, gli yacht dei prossimi ricconi, saranno costruiti là. Criticare questa situazione è facile, dispiacersene è normale, ma in un paese dove la ricchezza (soprattutto quella degli altri!) è considerata immorale dal 99% della popolazione (verosimile se estendiamo il dato anche ai benestanti invidiosi, come dicevo prima) possa continuare a mantenere vivo il settore del bene di lusso? Se poi ci aggiungiamo quello che sta accadendo come atteggiamento ormai persecutorio verso la ricchezza (che sono d'accordo, in molti casi non è particolarmente limpida!), i beni di lusso scompariranno dall'Italia. Direte va be', ne possiamo fare anche a meno. Il problema è che i beni di lusso erano uno degli ultimi baluardi economici italiani.

La nostra vera ricchezza è il "mercato del Vecchietto"
Abbiamo lentamente perso tutto, ora ci manca solo che affidiamo anche il mercato del vecchietto ai cinesi, mandandoglieli a pensione per pochi euro al mese e poi non ci resta più nessuna fonte di reddito. La situazione a parte la battuta (non ho osato dire " a parte gli scherzi") è veramente grave: so di casi in cui i titolari di aziende ormai chiuse, per sopravvivere, vanno ad insegnare in nazioni straniere le tecnologie che stanno dietro ai manufatti che producevano nel passato; si parla di media tecnologia, quindi con una redditività decente. Ebbene ormai è morta. Quindi non solo non produciamo più, ma stiamo perdendo le licenze e perderemo anche il primato tecnologico e nel giro di pochi anni perderemo anche la conoscenza tecnologica, perché è inutile illudersi, non si può avere una conoscenza astratta e non legata ad un mercato e ad un'operatività.

Il nuovo medioevo
Siamo destinati ad un nuovo medioevo, fatto di feudalesimo (già ci siamo) e di oscurantismo (già ci siamo) e di regresso ad un'economia locale basata sulla capacità di produrre solo beni consumabili (per questo ci stiamo attrezzando).

Credo che sia giusto che una nazione dove la ricchezza è considerata immorale sia da chi non ce l'ha che da chi l'ha accumulata (magari in modo non limpido), essa scompaia offesa ed irata.
Forse dovevamo pensarci prima, prima di parlarne stupidamente male.