26 gen 2012

Strong Password e domande di sicurezza di riserva Cretine

Il concetto di sicurezza di riserva (escape door: uscita di soccorso) nel campo Informatico-Web è la cosa più ridicola se non cretina che io abbia mai visto.
Ti chiedono una Password complessa del tipo Wtr%6@Wqs e poi ti aprono la porta se sai rispondere a domande cretine come quelle tra cui ti obbligano a scegliere.

Ho appena aggiornato il mio profilo in un sito e mi è saltata fuori la solita domanda di sicurezza. Questa volta non ce l'ho fatta ho dovuto scrivere loro questa protesta. (più avanti c'è la traduzione per i pigri)

Company's Internet Site >>> User profile:
Security question: I do not agree with the available options.
Formerly there was a personalized question where you could express better a well concealed question maybe using a trick.
Now this is not p...ossible anymore. How can a question be secure when it is:
- Name of my preferred animal (every friend knows it)
- My mother's name (same)
- My preferred hobby (same)
- preferred movie (after 3 months I'll never remind)
- preferred book (if I've read just Bible as many Americans do, I can answer to it, if I read a book per week I can change my mind after 3 months, I hope to read more and new "preferred books" in my life).
- preferred character (same as before every friend knows)
- preferred destination (how can ask similar question and how can you imagine that this st... question have a static and resilient answer for more than 6 months?)

Sorry for my criticism, but if you observe it from my point of view you can understand better tha from a web designer point of view!

There are some intelligent sites (intelligent because people have done them is intelligent, not only skilled!) where you are asked for a question of your choice to which, in turn,  you give your answer!


La traduzione in Italiano





Precedentemente era possibile avere una domanda di sicurezza personalizzata in cui era possibile nascondere meglio una risposta, magari usando un piccolo gioco di parole.
Adesso non è più possibile. Come può essere sicura una domanda di sicurezza se le opzioni possibili sono queste e solo queste?
  • il nome del mio animale preferito (ogni amico può conoscere la risposta)
  • il nome di mia madre (lo stesso)
  • il mio passatempo preferito (lo stesso)
  • il mio film preferito (dopo tre mesi non me lo ricorderò nemmeno per sbaglio)
  • il libro preferito (se io avessi letto solo la Bibbia come molti Americani, saprei rispondeere a questa domanda, ma visto che leggo un libro a settimana, posso cambiare parere entro 3 mesi, e francamente spero che accada e di poter leggere molti e nuovi "libri preferiti" nella mia vita)
  • il personaggio preferito (lo stesso a proposito degli amici)
  • la destinazione preferita (come si fa a porre una domanda del genere e come si può pensare che una domanda così stupida abbia una risposta statica che sopravviva per più di sei mesi?) 
Mi spiace fare critiche del genere, ma se osservate dal mio punto di vista e non da quello di uno sviluppatore di Web, forse capirete meglio.
Ci sono siti intelligenti (siti intelligenti perche fatti da persone intelligenti e non solo e semplicemente capaci) dove vieni richiesto di scrivere la domanda di tua scelta e dare la conseguente risposta

L'arrivo del WEB 2.0
Forse non tutti riescono a percepire il senso di quello che ho scritto.
Pensate che, quando vi registrate in un sito Web, vi impongono di scegliere una Password complessa, come qualle descritta sopra: Wtr%6@Wqs .
In caso di smarrimento della medesima vi permettono di rispondere ad una domanda con opzioni limitate e stupide come quelle descritte. Una volta superata questa barriera chi ha risposto ha pieno accesso al vostro profilo e può cambiare Password etc.

Molti siti utilizzano questo sistema e tra questi anche molti di quelli che vi vendono un biglietto aereo o simili e che vi addebitano il costo sulla vostra carta di credito
La cosa può essere estremamente disdicevole.

A volte cerco di capire come cose di questo genre possono accadere e credo sia andata più o meno così: un softwarista, in una malinconica giornata di autunno di 8-9 anni fa (proprio quando è nato il Web 2.0) stava sviluppando un modo facile per garantire agli utenti smemorati di arrangiarsi da soli a resettare il proprio account.
Ha quindi pensato ad un sistema di questo genere, con 7-8 opzioni e lo ha riempito sul momento con domande veramente stupide, nate solo per riempire gli spazi con esempi.

Poi è arrivato il tempo del debug.
Poi il tempo del deployment e le domende sono rimaste lì così, non modificate e annidate dentro una stupida opzione che qualsiasi "debugger specialist" poteva usare e a cui poteva rispondere con un semplice "PIPPO".
E le domande sono sempre rimaste lì.
Poi è arrivato il tempo in cui altri softwaristi o altri clienti hanno voluto questa "fichissima" soluzione, molto semplice.
E le domande sono rimaste le stesse perché erano domande e si poteva rispondere per vedere se il sistema funzionava.
E' arrivato anche i tempo delle traduzioni nelle varie lingue.
E le domande sono rimaste le stesse.


Nessuno si è mai accorto, nemmeno tra quelli che rispondevano, che la sicurezza della loro profilo era simile a quella di un'abitazione con porta blindata e serratura di sicurezza raffinatissima con la chiave messa sotto lo zerbino dalla donna delle pulizie.

Pensiero debole
Vedere questo genere di problemi, non è semplice: li avete sotto gli occhi tutti i giorni e ci fate l'abitudine. E' molto difficile guardare le cose quotidiane con occhi nuovi, è molto difficile rimanere vittime di quello che è l'origine del cosiddetto "Pensiero Debole", vedere la stessa cosa tutti i giorni la elimina dal pensiero critico/logico/razionale.

Se avete bisogno, chiamatemi, saprò guardare dove guardate voi e saprò vedere ciò che ormai voi non vedete più.

24 gen 2012

Le liberalizzazioni di Monti toccano un po' qui e un po' là. A quale scopo?

Mi sto chiedendo fin dal primo momento dove Mario MONTI voglia andare a parare.

Sono d'accordo che molti privilegi sono da abolire o da ridurre ma le liberalizzazioni fin qui fatte sono curiosamente portate dove esistono vantaggi per grossi gruppi di interesse ma a carico dei singoli imprenditori. Sembra quasi che il metodo, adottato da alcune aziende di impostazione americana o bocconiana (esempio: multilevel o certi franchising), di massimizzare il loro utile a scapito della loro rete di distribuzione, stia per diventare legge nazionale: permettere una concorrenza feroce sui punti vendita costretti a ridurre i loro margini per alzare il fatturato delle aziende mandatarie che invece stanno in regime di semi-monopolio.

Ci guadagnano i soliti, ma alcuni SONO PIU' SOLITI degli ALTRI (parafrasi Orweliana)
Si parla quindi di liberalizzazioni per migliorare la situazione economica italiana ma viene sempre evitato l'argomento dei risparmi effettivi sulla spesa pubblica come ad esempio il gravissimo caso delle sperequazioni (per i meno addentro, significa: differenza di trattamento, con l'implicito giudizio di INGIUSTIZIA) di trattamento pensionistico tra chi ha lavorato una vita e chi ha fatto quasi nulla.
Mi riferisco qui NON solo ai nostri parlamentari, ma soprattutto a tutti coloro che hanno vivacchiato e tirato sera nella gran massa degli stipendiati della PA e dei grossi Enti pubblici e semipubblici, in cui politici di molte generazioni e di diversi colori hanno messo in salvo i loro "CLIENTES" e "AFFINES".
Tennendo conto che i numeri su questo tipo di potenziali risparmi possono coinvolgere milioni di unità, anche un risparmio di soli 100 € su ogni singolo di una massa così ingente di individui reiterato per qualche mensilità produrrebbe effetti molto rilevanti, nell'ordine delle DECINE di MILIARDI di euro.

BOT contro Debito
Quindi le soluzioni vanno ceracte altrove, non sul risparmio: ecco apparire all'orizonte la soluzione BOT contro debito dello stato : lo Stato paga i suoi debiti con BOT alle aziende creditrici. In questo processo le banche, azioniste degli Emettitori del credito che lo Stato usa (ovvero le BCE da un lato e i BOT dall'altro), riescono ad auto-escludersi dal rischio di solvibilità nella relazione Stato-Spread Vs Creditori.
C'è un MA: con tale espediente il rischio che lo Stato fallisca e non paghi i BOT coinvolgerebbe anche tutte le aziende private creditrici (che oggi vengono pagate nel migliore dei casi con 270 giorni di ritardo, un po' come ricevere il primo stipendio dopo nove mesi dall'inizio del rapporto di lavoro), che crollerebbero con "effetto Domino" le une sulle altre coinvolgendo qualsiasi altra sia ad esse collegate. Facciamo un esempio: una società che fornisce informatica ad un Ministero ha molti fornitori: officine meccaniche, una piccola impresa di pulizia, il suo distributore di benzina, il commercialista, il fornitore di computer etc, ebbene, se fallisse trascinerebbe con sè molte di queste e metterebbe in seria difficoltà quelle che sopravvivono.
Quindi: "altro che i Derivati degli ultimi anni!". Qui rischiamo di costruire il suicidio collettivo di fine 2012: forse i Maya avevano ragione, ma solo per quanto riguarda la patria di Cristoforo Colombo!
Dove si vuole andare a finire? In fondo ad un pozzo?

L'unico lato positivo - per altro molto importante - che vedo, è l'INTERNALIZZAZIONE (termine qui usato nel suo vero senso) del debito dello stato. Non so infatti se nella contabilizzazione i debiti dello Stato non onorati siano inseriti nelle voci del bilancio; sicuramente con l'emissioni di titoli negoziabili quantificabili, il debito non può più essere occultato.

Rimpiangeremo la vecchia Lira!
Ma se la gente - cioè, se voi tutti - vi siete spaventati per gli effetti dell'Euro e per quello che ha prodotto nella sua rigidità valutaria (l'impossibilità di procedere cioè alla continua svalutazione, come accadeva per la povera e usurata Lira) oggi che un'altra fetta delle malefatte italiane (nota: Berlusconi non c'entra nulla, sono abitudini molto antiche vigenti anche nella rossa Emilia Romagna) non può più restare nel limbo del detto e non detto, il carico economico e finanziario dello Stato verrà riversato, come giusto, sulle spalle dei suoi cittadini e a scapito delle loro tasche. Alla fin fine ce lo meritiamo: abbiamo gozzovigliato tutti (si leggano i precedenti post).
Ma tutte le manovre sono a carico del sistema produttivo e non a suo sgravio, dirette cioè contro il sistema parassitico che vive ai danni della Res Publica. Il Governo (inteso come apparato per la gestione dello Stato) dell'Italia resta pur sempre ancora l'immensa macchina inutile: salvare l'Italia resta e resterà ancora un affare dei suoi Servi della Gleba.

Da che parte sta Monti?
La rigidità delle soluzioni estremamente punitive ma a carico del solo sistema economico italiano e a difesa solo del sistema monetario bancario, mi fa sorgere spontanea una serie di domande:
  • siamo sicuri che Monti ami l'Italia e che la consideri veramente il suo paese e non un'espressione geografica come un'altra?
  • o peggio solo un'espressione bancaria?
  • Non è vissuto un po' troppo all'estero e non ha intrecciato relazioni internazionali che lo hanno fatto un po' troppo cittadino del mondo più che cittadino italiano?
Ed altre di merito:
  • siamo sicuri che sia così esperto di Economia (in contrapposizione a Finanza, materia in cui sicuramente eccelle) da saper salvare quella italiana e riavviarla?
  • Il suo sistema a sovra tassazione, che non incentiva in alcun modo l'economia e non prevede veri risparmi (intendo: le suddette decine di Miliardi di Euro), dove porterà l'Italia e l'Europa tra un anno o due?
  • La sua scommessa di riavviare l'imprenditoria creditrice dello Stato con i BOT sarà vinta da tutti o sarà persa da tutti (Stato e Impresa privata ad esso collegata)?
Non oso rispondere!

NB
Non dimentichiamoci che viviamo in un paese in cui siamo passati dal già alto 68% di tasse su tutto ciò che compriamo al 68.9%; cominciamo cioè a lavorare per noi stessi l'8 Settembre alle 11.45, prima lavoriamo solo per pagare le tasse allo stato.

.

1 gen 2012

Il Kaizen materialista dell'Occidente

Il mito Toyota
Le aziende occidentali studiano ormai da anni la Toyota e i suoi fenomeni organizzativi per sapere come fare per vincere.
Nulla invece viene fatto dai CEO, per sviluppare ed armonizzare nei fatti e nel pensiero il senso sociale di quell'azienda verso il mercato e verso chi lavora per lei, tipico dei Giapponesi. Questo senso sociale è stato indubbiamente quello che ha sostenuto la Toyota e il Giappone per decenni ed è il fulcro di quel sistema che ancora ora, nonostante la crisi, lo sostiene.

Eppure noi occidentali non teniamo conto di tutto questo: desideriamo solo muoverci ed assomigliare a tutto ciò, desideriamo impararne le tecniche ma non lo spirito che sta dietro (oserei quasi dire che quasi ci fa paura!). Nell'applicazione delle procedure che si riferiscono all'approccio kaizen abbiamo fatto né più né meno di quello che i Giapponesi hanno fatto con i nostri prodotti industriali negli anni '60 e i Cinesi nell'ultimo decennio: abbiamo costruito dei meccanismi che non sappiamo perché devono funzionare in questo modo, abbiamo imitato le mosse, senza conoscerne la filosofia retrostante, abbiamo applicato schemi freddi e quindi sterili, abbiamo preparato il fallimento della nuova industrializzazione occidentale ed in particolare di quella Italiana, abbiamo sostituito l'uomo con le procedure!

Di un sistema articolato e interconnesso come un'azienda o una nazione, vediamo solo le funzioni e non ne vediamo gli uomini, se non come macchine produttive; vediamo i problemi da risolvere per produrre di più e non ci concentriamo sul benessere, con i risultati che vediamo sia nelle aziende e sia nella nazione stessa.

9 dic 2011

Ministero dell'Economia e delle Finanze non esiste: esiste quello che si occupa solo delle Finanze!

Sono ormai molti anni che non ci rendiamo conto che il Ministero dell'Economia e delle Finanze fa il SUO lavoro a metà: è SOLTANTO UN MINISTERO DELLE FINANZE.
Stavo scorrendo su Wikipedia le mansioni di questo ministero e quando sono arrivato ai dipartimenti che ne costituiscono la struttura, mi sono accorto che non ce ne sono che si riferiscano all'economia Italiana, ma solo alle finanze dello stato (come dire: le tasse e il modo con cui spendere quei soldi).
Ecco i Dipartimenti:
Notate come ci sia un intero dipartimento che si occupa del personale: è vero che il peronale è uno dei più preparati tra coloro che lavorano ai ministeri italiani, ma curiosamente manca un dipartimento qualsiasi che si occupi di studi di settore (opppps! quello per la verità c'è, ma non fa esattamente quello che l'Economia spererebbe) per fare decollare la nostra Economia (quella economica: quella che produce beni e servizi, intendo!).
Ma allora vuol dire che è ufficiale: l'impresa italiana non è considerata come primaria nello Stato Italiano!
Se l'entità che dovrebbe preoccuparsi per il buon andamenteo dell'economia (ricordo che economia e finanza non sono la stessa cosa: una produce benessere e beni/servizi, l'altra si occupa di moneta) non ha nessun ufficio ch esi occupi di lei nel Ministero preposto, chi se ne occupa?
La risposta che viene naturale è: se ne occupa da sola e cerca di stare alla larga del ministero delle finanze!

Ora più che mai l'aspetto dei provvedimenti che il ministero sta adottando sono sempre più evidentemente di tipo finanziario, vale a dire si occupano più della moneta €URO che dello stato dell'economia in Italia.

Cosa vogliamo fare? Lasciamo che le cose vadano avanti così, o chiediamo che qualcuno all'interno del ministero dell'economia e delle finanze si occupi seriamente dell'economia?

E se chiedessimo di dividere il Ministero in due distinti? Ne avremmo un vantaggio o vedremmo solo aumentare i costi?

25 nov 2011

Monti sì, Monti no? e l'Italia dove andrà?

Abbiamo appena mandata a casa un governo di composizione eterogenea ma con molti elementi capaci e qualcuno meno: erano elementi rappresentativi di un'Italia mediocre e di un'Italia eccellente.

La grande paura

Ora, che è arrivato il momento della paura, ora che è arrivato il momento in cui valutare cosa fare perché abbiamo superato il punto di non ritorno ci siamo seriamente spaventati e guardandoci intorno ci siamo resi conto che nessuno nella politica è capace di indicare con così tanta convinzione una via da poter fare dire a tutti: "sì, quella è la via, pur se dolorosa, è pur sempre la via".
Abbiamo invece chiamato dei tecnici, persone esperte, che hanno studiato molto e hanno insegnato nelle università e hanno fatto parte di consigli di amministrazione di importanti entità (Banca Intesa (x2), Università Cattolica, GoldmanSachs, Unicreditetc.,CIR, etc.).
Anche altri nomi di enti importanti sono presenti: Enel, IRI, RAI, ENI, STET, Poste Italiane, Alitalia etc. Aziende che notoriamente sono condotte con estrema perizia, efficienza, redditività e in condizioni di libero mercato, una vera sorgente di ricchezza per l'Italia.

Ma sono esperti di cosa?
Sono esperti della crisi del '29, così da dirci cosa fare per evitarne una nuova?
Sono esperti di sistemi che collassano? Mi fiderei di Margherita Hack, astrofisica ed esperta di buchi neri, se lei non fosse uno dei tanti intellettuali che non si sono ancora accorti che la crisi questa volta è veramente pericolosa e che assomiglia all'ingresso in un nuovo medioevo, dove l'unica soluzione è migrare a Bisanzio (se te ne sei accorto prima di Costantino) o a Costantinopoli (se sei uno degli ultimi, quelli che se te ne sei accorto un po' più tardi).
I tecnici scelti per il governo sono invece esperti di sistemi finanziari statici, in quiescenza, sono esperti di economia finanziaria ex industriale, hanno lavorato e meditato su modelli redditizi, come le situazioni di banche in stato di monopolio (M. Monti)!
Sono esperti di quei sistemi che hanno provocato la crisi: banche d'affari, banche italiane oppure da facoltà di economia e commercio (notate che nel nome di questa facoltà non compare in nessun luogo la parola produzione industriale e se ne vedono i risultati!) che hanno sfornato molti di quei manager che tanto apprezziamo nelle aziende oggi, quelli tutti numeri e nessuna relazione umana!
Pensate che hanno messo a capo dello Sviluppo Economico un banchiere legato a CIR (riconosco che è un vero e proprio schiaffo a Berlusconi, ma forse era meglio scegliere con maggior attenzione!). Questo governo sta insomma affermando che la Piccola e Media Industria non interessa assolutamente più e che ci si occuperà solo di grandi gruppi!

La mia media di voto al governo attuale è di 6.2/10
(un po' poco per uno stato di crisi come l'attuale!)
E la mia media di chi si occupa del lato economico è 4.2 (perché c'è Monti che la alza molto!)
Ma ci sono anche personaggi nuovi, sicuramente molto validi: alcuni sono stati anche personaggi scomodi, come l'attuale Ministro dell'Interno cui ho dato un 9/10 nel mio sistema di valutazione.
C'è persino il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che si è occupato di energia e di R&D, e questo è un bene, sicuramente un buon tecnico, ma come gestore? Nella sua esperienza non ci sono gestioni economiche: la recentissima nomina a Presidente del CNR è onorifica o funzionale?
Ma i Ministri critici, quelli che dovrebbero riportare l'economia a funzionare, si sono occupati di finanza, il notorio antagonista dell'economia (per i più ignari, finanza= banche/affari mentre economia= industrie/imprese: i due sistemi hanno punti di vista diversi sull'uso del denaro!).
Bene, al di là dell'annoso problema del periodo con democrazia sospesa (che in antica Roma si chiamava Periodo Consolare) non mi pare che i ministeri critici per il periodo attuale siano stati scelti perché siano effettivamente in grado di pensare al bene del paese, inteso come insieme degli abitanti + il loro futuro di Europei.
Troppi sono coinvolti anche con i gruppi ex industriali/ora finanziari che si sono accaparrati molti degli aiuti di stato (è curioso come Marchionne si sia tenuto fuori da tutto questo, Marchionne mi piace sempre di più!)
Una nota di indecisione, da parte mia, la prende pure il Presidente del Consiglio:  un po' troppo legato alla visione di "Buon nome" e di "Bankiquette" da proteggere in campo internazionale ma a scapito del rilancio economico, che richiede tipi di intervento completamente diversi (scusate il neologismo "Bankiquette" fondato qui per qui!)

Fare fallire l'Italia!
In questo momento io sono del partito che avrebbe fatto fallire l'Italia per creare una svolta per tutto un sistema "apparato Italia" che ha solo accumulato disastro e che allegramente continua a gozzovigliare e a chiedere ulteriori benefici (non mi riferisco solo ai nostri parlamentari, ma a tutto l'apparato pubblico che succhia o sperpera denaro non suo per creare consenso e pace sociale, una PACE un po' troppo costosa, soprattutto per i nostri figli!).
Oggi invece questo apparato Italia procederà inerte, sicuro di essere stato messo in salvo da Monti. I problemi si ripresenteranno però più difficili tra uno o due anni.
In quell'epoca l'economia, sarà completamente inesistene sul piano della produzione industriale: sarà sconfitta dall'alto costo del lavoro. Dall'altro lato il rassicurato apparato statale riprenderà il suo sistema vessatorio nei confronti proprio di quel sistema produttivo che dovrebbe generare introiti e tasse atte a pagarlo (una ben ridicola situazione!)
Il sistema economico, che diventerà ancor più basato sulle importazioni a basso costo (leggi Cina, Africa, India, Russia, America del Sud e altri stati europei) e sulla distribuzione di merce di importazione, finirà con il drenare la poca liquidità ancora rimasta in Italia che per quell'epoca avrà rinunciato completamente a produrre i suoi beni. 

L'Emorragia Economica
Stiamo accelerando questa lenta ma generalizzata emorragia di denaro verso l'esterno. E' inutile che ci illudiamo: questa emorragia non sarà mai compensata dal Made in Italy.
Vi faccio fare subito mente locale: quanti beni di produzione estera utilizzate e vedete utilizzare intorno a voi, in metrò, durante un'attività sportiva, nel vestiario di tutti i giorni, i prodotti tecnologici di uso corrente (cellulari, computer, televesori etc.)? Quant'è il loro valore complessivo rispetto al vostro reddito totale?
Dall'altro lato: quante sono le persone che conoscete (sul totale delle persone che conoscete) e che lavorano sui prodotti che vengono esportati (il nostro vantato Made in Italy)?
Orbene questo rapporto è la relazione che intercorre tra Import ed Export: terrrrrrrorizzante vero? Eppure la conoscevate benissimo anche voi, senza essere esperti di economia, solo che non ve ne siete mai voluti rendere conto! Questa è la situazione ECONOMICA dell'Italia.
Ma questo futuro andrà ad incrementarsi anche per l'alimentare (frutta e verdura), e per mille altri prodotti e servizi (i dentisti in Croazia vi dicono nulla?), fino a fare sparire la liquidità e la redditività di tutte le professioni e di tutte le iniziative economiche non finaziate dai governi italiano e Europeo, una ben misera sudditanza per sopravvivere!
Ecco il panorama che io vedo nel nostro futuro.

Cosa fare?
Nulla, non c'è nulla da fare, perché la CREATIVITÀ in Finanza e in Economia è una contraddizione in termini o per lo meno è vista come sinonimo di pirateria.
Eppure sì, ci sarebbe bisogno di un atto di mezza pirateria, un'azione di forza per fare accettare uno sviluppo economico.
Mi viene in mente un esempio: negli anni '70, un imprenditore costruì un quartiere e non avendo i soldi per pagare i fornitori diede loro appartamenti come pagamento, senza avere concordato la cosa preventivamente. I fornitori si infuriarono, ma quando vendettero gli appartamenti ricevuti in pagamento, ricavarono più soldi di quello che avevano preventivato e furono alla fine contenti.
Quel quartiere era Milano 2 e quell'imprenditore era Silvio Berlusconi, MA aveva 30 anni.
Vogliamo dire che ci vorrebbe ora un Silvio Berlusconi di 30 anni? Pensate, altri 40 anni di SB!

E gli intellettuali e la cultura italiana cosa dicono?
Nessuno ha notato una cosa del nuovo governo: in Italia come nell'antica grecia il ministro per il turismo è quello che si occupa anche di sport (abbiamo capito tutto!)

14 nov 2011

Una storia indiana (anzi no, italiana)

Sono in stazione, una piccola stazione. Oggi fa freddo e le donne sono appiccicate ai due caloriferi dell'atrio, imbacuccate come solo le donne sanno fare quando sentono il primo freddo.
Chissà per quale ragione - non hanno annunciato nessun treno in arrivo - esce il solito tizio che trasporta una grossa valigia e per attraversare la porta che dà adito all'esterno, la spalanca e la lascia così, oltre quella posizione che non le permette di richiudersi automaticamente.
Le donne hanno freddo, ora lo sentono di più e gli uomini pure; parlano del freddo e rabbrvidiscono alla corrente gelida che entra dalla porta spalancata, lí a soli 10 metri.
Una delle donne si serra il bavero del piumino e si volta a guardare indispettita la porta aperta. L'altra delle due scherza sul freddo serrandosi il bavero anche lei. Parlano del freddo che ora è diventato un argomento vivo e guardano la porta che resta spalancata. Un indiano magro, a metà dello stanzone, vestito con una sottile giacchetta sembra avviarsi all'uscita ma ferma il suo movimento sulla soglia, semplicemente chiudendo quella porta che creava problemi a tutti, un semplice indiano, uno che viene da fuori, uno che non ha nessuno con cui parlare del freddo e che semplicemente lo sente, lo vive e non lo vuole: bastava così poco. Le donne riprendono a chiacchierare più tranquille.
Ma la quiete in una stazione dura poco, annunciano il treno per Venezia e tutti escono, tenendo la porta aperta, anzi spingendola oltre quel punto che non le permette di richiudersi. Anche l'ultimo è uscito: è un creativo, lo si capisce da lontano per come veste e come si circonda di gadget da creativo. La porta resta aperta, spalancata, spinta oltre quel punto che no nle permette di richiudersi. Io sono qui in attesa del treno per Milano, tra pochi minuti, in un atrio freddo, inutilmente riscaldato da due grandi termosifoni, con una porta timidamente chiusa da un indiano e lasciata aperta da cittadini italiani.
Io non sento tutto quel freddo perché alla fin fine siamo solo in autunno, ma i primi rigori colgono impreparato il metabolismo cittadino. Sono rimasto qui a guardare incuriosito cosa avrebbero fatto i miei vicini di stazione ed ora resto qui a pensare e meditare sulla crisi cui stiamo andando incontro: come faremo a fare andare meglio le cose se non riusciamo nemmeno a prendere l'iniziativa su ciò che ci colpisce direttamente? Che l'Italia esca dalla crisi in avvicinamento è molto improbabile se non abbiamo nemmeno la capacità di reagire in prima persona. E se non sappiamo nemmeno apprendere da un esperienza di pochi minuti prima per non ripeterla, se non siamo capaci di vedere che ciò che ha dato fastidio a noi un minuto prima crea sicuramente lo stesso problema negli altri che rimangono dietro di noi come pensiamo che ci possa essere un miglioramento?
Non credo che siamo un popolo maturo per essere in un paese civile: nessuno, nemmeno quelli che protestano vivamente, nemmeno quelli che credono di saper pensare. Non pensano, vaneggiano

Forse è ora di smettere di dire "si dovrebbe fare..." e si dovrebbe cominciatre ad agire.
NO stavo scherzando: mettiamoci in azione - io, tu, noi tutti - io ho scritto per voi queste righe perché conto che diventiate più sensibili agli interessi degli altri, più attenti, più pieni di iniziativa.
Voi meditateci sopra approfonditamente e fatele leggere agli amici!
Linkatela su FB e su Twitter!

8 nov 2011

Natale si avvicina: è ora di regali dai nonni. Siamo sicuri che siano Regali?

Finalmente se ne comincia a parlare in modo nuovo: l'Italia è divisa in due, ci sono cittadini di serie A con spettatori di tribuna/gradinate/curve e poi...
... gli Altri quelli che stanno a spazzare negli spogliatoi.

Ci sono cittadini che hanno grandi privilegi e che nemmeno si accorgono della crisi, se non per sentito dire o forse perché i prezzi di molte cose "fortunatamente" scendono. Altri che invece passeranno tutta la loro vita nella crisi e mi riferisco ai giovani.
Loro vivranno tutta la loro vita, se resteranno in Italia, in una crisi economica profonda di cui subiranno le conseguenze fino all'età della pensione (inclusa) e forse anche al momento della sepoltura quando saranno gettati in fosse comuni perché non ci saranno certo soldi per i funerali di oggi!

Tirare il sasso e nascondere la mano
Stiamo pensando e attuando tutte le leggi per evitarci di essere NOI a pagare. Ne approfittiamo del fatto che loro, i giovani, sono talmente impegnati a fare, lavorare, studiare (o fare un c...) e a divertirsi (più che altro per non pernsare al loro futuro veramente difficile) che non si accorgono di cosa sta loro cadendo addosso. Sono inesperti di politica e di economia dei macro sistemi sociali, e non vedono che stiamo accumulando immondizia sociale (come sottoprodotto delle azioni sociali del passato) da fare smaltire a loro nel loro futuro.
Eh sì, loro sono talmente lontani nei loro pensieri da pensione e problemi di sanità che non ci pensano, poverini, che diventeranno anziani pure loro. Quando anche a loro capiterà di diventare vecchi (se non si usureranno prima nel lavoro) e avranno bisogno di una pensione che possa permettere loro di vivere e di una sanità cui accedere almeno quando avranno una gamba spezzata o una broncopolmenite in fase acuta, forse solo allora si renderanno conto di cosa era stato tramato alle loro spalle quando erano giovani ed inesperti, di quale cavallo di Troia hanno lasciato dentro le loro mura gli adorati nonni.
Non molto di più avranno e probabilmente anche per i farmaci dovranno pensarci da soli se li vorranno.
E questo accadrà perché i loro nonni hanno speso tutti i soldi e i loro genitori non hanno voluto dividere con loro il carico delle gozzoviglie dei nonni (leggi: baby pensioni, pensioni supervalutate, sanità senza limiti, medicine buttate nel cesso, aiuti sociali a profusione, stipendi per lavori svolti alla stracca, casse integrazione decennali, etc.). Loro avranno invece: lavoro instabile e duro tutta la vita, una sanità che non esisterà se non a pagamento come privati, pensioni che basteranno sì e no per comprare i biglietti del tram con cui recarsi al mercato ortofrutticolo (se ci sarà ancora) a raspare nei rifiuti.
Questo è l'amorevole futuro che stiamo preparando loro.

Natale si avvicina
Pertanto, adesso che arriva il Natale, oh caro giovane, quando il nonno ti farà un regalo,  non dirgli "Grazie nonno", digli invece: "Tuo dovere: è caricato sul mio conto"

17 ott 2011

The N-Dimensional Real World

A brief theory about what is the opposite of a stupid assertion.


I was discussing with my mother about intelligence, geniality and stupidity when I asked my mother about what was the opposite assertion of a stupid assertion. My mother (85 yo) answered to me: "It is obvious: it is an intelligent assertion!". I was so sorry, but I had to confute this assertion as a naive assertion - I could not obviously say: "it is a stupid assertion" to my mother! When we discuss about philosophical matter I have great respect for her! -. I said her that we are never sure that the OPPOSITE OF A STUPID ASSERTION is not another stupid assertion. The opposite of a stupid assertion can be another stupid assertion! And that is not so trivial!

WE ARE LIVING IN THE REALITY!
Indeed we are living in the Reality and our discussion was thought into that.
The Reality, when it is analyzed, has a particularity: it has a so huge number of facets that we cannot take into account of everything discussing of it.
Better: Reality has a multidimensional model and every time we argue on Reality, we are able to take into account of a limited amount of variables.


MANICHEISM
When colloquially we - my mother and me - were using the term "the opposite" I was deliberately permitting us to use a typical approach like that in disputes are currently set in Italy: "is it either fault to Corporation or to Trade-Unions?" or maybe "Is it either fault to Government or to General Economical situation?".
Typical Italian approach is to set the two things onto two opposite ends of a line just to split Good Guys Vs Bad Guys; so, apparently, Co and Trade-Unions, Government and General Economical situation appear to be on the same line as opponents: we, Italians, are all Manicheans, we love to put ourselves amongst good guys. So we absolutely need Bad Guys somewhere in front of us!
Avoiding and refusing for a while my breed's instincts, I guess that the correct approach to it, is to place the two concepts on independent dimensions instead, having, this way, two independent responsibilities impacting the Reality. This way we avoid a pretended opposition of good and bad guys that belongs to policy and not to a serious approach to the Reality.
Indeed, when we speak about Reality every person has his own approach: which one is the best one? I guess that higher is the number of variables we are able to gather about the problem and more the model is precise (or less erratic/random is its behavior).


QUANTUM THEORY OR ZENO'S PARADOX?
Collecting all those variables is not a simple task. We can find them in a small amount if we simply are focusing on the problem (without disturbing New-Age theories about Quantum physics on "everything is resonating" which is a charming though impossible to use theory).
Yet, when we assume as a base of our theories a limited number of variables, we are normally able to easily cope with them.

We can artificialy and suitably reduce the number of, so we can demonstrate almost everything (Zeno's Paradox of "Achilles and tortoise" is one of the most famous), but our goal here should be a better perception of the Reality and its rules, to have a better forecasts.



INVESTIGATING PERTURBATIONS IS STILL THE BEST WAY?
To gather more variables we have to investigate on anything is a perturbation of the standard process carried on with the known variables: the way was used in Quantum theory. Differences between expected behavior and resulting behavior give us evidence of unknown perturbing variables. In this way we can maybe find new informations but we spoil a lot of time and efforts also.
An help can come from perception of different persons working together (brainstorming is one of the most famous activities to gather variables): that yields a better harvest. Every person, indeed, focuses on his own particular facets of a problem and more person cover a wider range of facets.
But the tricky thing (or think?) is to find them in a more effective or maybe predictable way.

EMPIRISM or PREDICTABLE FINDINGS?
A problem can be considered complete when the distance between expected and resulting variables narrows sufficiently. There is no guarantee that a sufficient number of persons find the necessary amount of variables when they act in a freewheeling way. There are other means to discover them in a more predictable way: using different exploring ways for Problems, Mind and Thinking: a true methodic wandering in the problem.

Ask me for it

7 ott 2011

Steve JOBS ha finalmente vissuto il suo ultimo giorno!

Steve JOBS ha vissuto finalmente il suo "Ultimo giorno" e ha saputo dimostrare al mondo intero che si può vivere veramente come se fosse l'ultimo giorno! Questo io ammiro di lui sopra ogni cosa! Questo è ciò che abbiamo da imparare da lui: se restiamo tristi di fronte alla sua scomparsa, lo stiamo veramente facendo morire; se prendiamo su di noi il suo insegnamento, non è morto se non nel corpo.


È solo ieri che lo abbiamo visto in televisione affidare definitivamente il suo ruolo di CEO a T. Cook e questo dimostra due cose: che la vita di una persona come S. Jobs non è ciò che riceve dal mondo che lo circonda ma ciò che fa per esso. Il lavoro e le opere che compie e che lascia agli altri sono il vero significato dell’esistenza. Ciò di cui ci circondiamo sono invece solo l’onere che ci fa sentire sempre incompleti, sempre mancanti di qualcosa.

COME SE FOSSE L’ULTIMO GIORNO
Vivere come se fosse l'ultimo giorno: scegliere cioè se lasciare dietro di noi solo i nostri escrementi - il risultato di ciò di cui ci siamo circondati e nutriti: biologico, OGM o tecnologico che sia - oppure se lasciare dietro di noi la vita, l'insegnamento, le opere, i valori e la nostra cultura.

A noi non accade esattamente di vivere come se fosse l’ultimo giorno: ci stiamo più comportando come se fossero gli ultimi minuti di un banchetto, prima che la tavola venga sgombrata o peggio ci comportiamo come se il mondo fosse stato fatto solo per noi, solo per riservarci le sue belle cose di cui godere, di cui nutrirci: cose che riempino il nostro aniumo di una bellezza contemplativa ed egocentrica. Passare attraverso questa nostra esistenza solo come turisti di una realtà che non viviamo se non come spettatori di una scena che sembra quasi non appartenerci è ciò che accade a molti. Diventiamo spettatori di noi stessi e della realtà che ci circonda ma che è esterna a noi, cui permettiamo di coinvolgerci solo per ciò che ha di piacevole e per ciò che ci può fare sentire buoni e partecipanti: partecipiamo alla sofferenza del mondo, ci riempiamo di editti altisonanti e continuiamo comunque a fare ciò che ci fa più comodo e ciò che ci piace di più, sempre e comunque, ma non lasciamo agli altri alcuna eredità nostra: ci appropriamo di ciò su cui possiamo mettere le mani, ma non costruiamo nulla.

E POI ABBIAMO SEMPRE TRA I PIEDI LA BONTÀ
La bontà è ciò che ci commuove di più: della morte di Steve JOBS ci commuove ciò che ha fatto per il mondo, le sue innovazioni tecnologiche, le cose che possiamo fare con i suoi prodotti, le emozioni che abbiamo provato, legate ai vari i-Xxxx che ha prodotto: mail, musica e messaggi!

Noi ci commuoviamo, pensiamo alla sua morte e non al suo insegnamento: liquideremo in pochi giorni l’emozione e torneremo alla vita quotidiana, fatta di cose quotidiane e di piccoli egoismi, celati da buone intenzioni e da grandi parole rivolte al mondo intero ma non al nostro vicino, non nel nostro lavoro, non alla nostra famiglia.

Eppure lui è stato un uomo duro, molto duro, con sé stesso e con chi gli era vicino. I regali che ci ha fatto, sono frutto di una disciplina e di un coraggio assoluto di essere ciò che egli voleva essere, senza mezze misure. Il famoso discorso di Stanford è la sua testimonianza diretta del suo concetto di vita: crea qualcosa intorno a te!

La grande domanda che per noi viene fuori dall’insegnamento di Steve JOBS è: “Vivere affermando ciò che siamo stati oppure chiedendoci ciò che avremmo dovuto essere?” dobbiamo affermare il coraggio dell'identità o raccontarci le scuse che nascondono la nostra paura del futuro? Cosa vogliamo che rimanga dietro di noi il solito mucchio di lacrimevoli macerie di cui l’Italia fa turismo ormai da secoli o una società solida, cosciente e coesa? Non credo che Lui abbia mai avuto dubbi e ciò di cui è stato capace lo ha dimostrato ampliamente facendolo ripartire più volte da Zero. Per lui è valso il detto attribuito al generale Patton: “Il successo non è il punto più alto a cui arrivi, ma quanto in alto sei riuscito ad arrivare rispetto al tuo punto di partenza”, e Jobs è arrivato in alto per ben tre volte!

Fermiamo le lacrime e proviamo a cambiare!

25 set 2011

Non voglio la Gelmini, voglio un tecnico per ministro.

La Gelmini ha fatto una gaffe e la serie di battute che ne sono fiorite è stata divertente e quindi il solito italiano chiede le dimissioni del ministro per manifesta incompetenza: secondo lui, lei non sa fare il proprio lavoro in quanto non esperta di fisica quantistica e della struttura del laboratorio del CERN dove si è svolto l'esperimento.
Suppongo che per ritenere così ovvia la sua richiesta, codesto esperto creda che tale materia venga insegnata anche alle elementari e che pertanto è argomento che tutti dovrebbero conoscere. Mi chiedo: è materia così triviale da essere anche nelle riviste che si trovano dal parrucchiere?
Oltre ad avere una errata valutazione sulla disponibilità di tali conoscenze, esso (non oso usare "egli"!) ha anche una visione particolare della gestione manageriale: fa parte di quella categoria di persone che continua a credere che per essere un buon gestore si debba essere innanzitutto un profondo conoscitore della materia da gestire: in pratica essere un tecnico esperto.
Ho avuto a che fare con tecnici che volevano gestire e - a parte qualche problema di comunicazione con il mondo esterno (esterno a loro stessi) e a parte una visione deterministica e razionale della realtà con nessuna corrispondenza effettiva con essa cui aggiungere in genere un'assoluta incapacità di gestire le persone - erano in grado di creare seri problemi anche alla realizzazione dei progetti. Eppure erano bravi tecnici, persone che non avrebbero mai detto ca...te sul laboratorio del CERN!
I tecnici sono le persone ideali da inserire in un organico gerarchico: quando scoprono che qualcuno ha conoscenze maggiori di lui, gli fanno una guerra spietata e senza esclusione di colpi: se trovano un tecnico con conoscenze maggiori delle sue, sono terrorizzati di perdere la loro supremazia! Spesso lottano contro le nuove generazioni. Forse è questo genere di manager che costoro sognano: quelli che tarpano le ali a chiunque possa volare più alto di loro.
Glielo auguro, è sempre divertente: non ti passano mai un'informazione, ti affidano compiti assolutamente al disotto delle tue capacità e parlano male di te con i capi!