3 giu 2010

Energeticamente autosufficiente?

Lo leggo ormai su tutti i giornali tutti i giorni e lo sentirei anche alla televisione se non vi avessi rinunciato nel 2006: “Energeticamente autosufficiente”.
È la nuova frontiera, l’aspirazione a cui tutte le persone che possono dirsi civili e intellettualmente preparate aspirano.
Ho giusto letto l’articolo di quella coppia di svedesi che si sono costruiti una casa tappezzata di pannelli solari, l’hanno coibentata con un materiale assolutamente innovativo, hanno usato vetri speciali fatti con bottiglie riciclate e non so quante altre cose, hanno persino un gatto a risparmi energetico, perché contribuisce a riscaldare con i suoi 20w al giorno. Una cosa/casa fantastica. Non hanno pensato all’eolico; ma forse in Svezia non c’è molto vento o forse gli organi meccanici potrebbero avere problemi con le basse temperature.
Eppure qualcosa in tutto questo non torna nella mia mente e se faccio una valutazione anche con quello che accade in Italia, continuo a credere che qualcosa non funzioni.
Anche io vorrei fare di casa mia un’entità autosufficiente energicamente: ci ho provato l’anno scorso con un orto biologico e tecnologico, per essere autosufficiente almeno alimentarmente. A parte l’ingente costo per l’acqua e per la struttura, le verdure che ne ho ottenuto sono state anche di qualità migliore rispetto a quelle comperate senz’altro più fresche e ho potuto vantarmene con i miei amici fanatici di bio-qualcosa: ho quindi in parte ho raggiunto il mio scopo.
Cosa non funzionava nel mio impianto orticolo? I costi di investimento e il costo per il mantenimento idrico dei vegetali! Se aggiungiamo poi il costo per la manodopera di un professionista (almeno in teoria) progettista, coach che vi si dedicava e quello delle delicate e rapaci mani della mia compagna che estirpavano con cura tutte le erbe infestanti, ecco che il prezzo degli ortaggi avrebbe potuto diventare irraggiungibile. Per fortuna essendo quasi senza lavoro la mia manodopera poteva venire prezzolata per valore zero come no ndi rado accade oggi anche ad altri: quindi posso escluderne il costo dal prezzo finale degli adorati ortaggi e rendere più vantaggioso il rapporto energetico del mio orto bio-qualcosa.

La casa

Ma se torniamo al progetto della casa autosufficiente, possiamo fare una serie di valutazioni che partono dai termini di realizzazione pratica, per muoverci via via attraverso i vari meandri di ciò che noi siamo indotti a credere che sia l’”Energo Perpetuum”, la casa che sola sopravvivrà al diluvio prossimo venturo o alla prossima guerra totale.
Partiamo da un’idea molto semplice: quanto costa?
Ok non è il prezzo quello che conta perché l’energia che si risparmia è importante. Allora il costo del manufatto - la casa a consumo energetico zero – è il giusto scotto da pagare all’efficienza tecnologica ed energetica per essere “Green”. Ma consideriamo che quando qualcosa ha un costo elevato, significa semplicemente che per la sua produzione, installazione manutenzione, garanzia, trasporto, studio di fattibilità, progettazione, realizzazione del manufatto, degli impianti di produzione, dello stabilimento, delle navi che lo hanno trasportato, dei camion che ce lo hanno portato, del corso di aggiornamento dell’installatore, della navigazione su Internet, dei nostri spostamenti per trovare la soluzione giusta, del tempo impiegato e delle calorie di cibo che abbiamo mangiato nel frattempo, hanno richiesto energia. Curiosamente possiamo valutare il costo di tale energia approssimativamente come il 75-80% o forse più del valore del manufatto stesso. Il resto è il margine economico utile di chi ce lo ha venduto e che verrà speso dai produttori della realizzazione per mangiare, per vestirsi, per muoversi, per viaggiare per comprare un’auto lussuosa con cui mostrare di essere persone di successo, etc. e cioè per spendere energia: in giusta quantità, quanto sarà il valore che potranno spendere, cioè quel 15-20% di utile sul nostro acquisto.
Ora, torniamo a bomba sul nostro problema. Se andiamo vagando qui e là per internet, possiamo trovare i piani economici di investimento con il tempo di break-even o ROI. Udite, udite: il ROI (Return Of Investment) teorico è di circa 10 anni!
Se per istallare un impianto che risparmia energia spendo una cifra che ammortizzerò in dieci anni, significa che ho immesso energia nel mio processo di produzione dell’energia ad un costo di partenza pari a dieci anni di energia stessa, distribuita in altre forme, ma comunque immessa.
Se poi facciamo bene i conti e andiamo a veder quei siti che parlano del piano economico e del ROI, scopriamo che gli investimenti sono fatti sulla resa teorica con manufatto nuovo. Ma, come ben sappiamo, tutte le opere dell’Uomo sono soggette a decadimento e quindi il ROI sarà più lungo se non addirittura eterno.
Se facciamo inoltre una considerazione che in una crisi economica come l’attuale, immobilizzare un capitale per avere un ROI di dieci anni (e già in molto lo abbiamo immobilizzato per venti con l’acquisto di case che non producono reddito ma solo benessere) è una follia, anzi di più: un crimine economico!
Se fossimo un’azienda seria e chiedessimo un prestito, non esisterebbe nessun ente creditizio che ci finanzierebbe un progetto industriale con un ROI di oltre tre o max. quattro anni. Perché noi invece ci adentriamo in un progetto a ROI 10 anni?
Allora ci possiamo accorgere che fare questo tipo di investimenti, oggi, con la necessità che c’è di disporre di liquidità per fare riprendere il mercato, siamo dei suicidi, che si vogliamo male e che non sappiamo come organizzare né pensare il nostro futuro.
Ma allora perché tutto questo interesse dei media e dello stato per le energie rinnovabili?
È una domanda che mi sono posto qualche tempo fa, ma me la sono posta assieme ad un’altra, perché il fotovoltaico Sì e l’eolico per molto tempo No; anzi tuttora, se ci sono scandali, essi riguardano l’eolico e non il fotovoltaico.
Beh, vi sembrerà strano ma l’unica risposta che mi sono saputo dare è questa, per costruire un impianto fotovoltaico occorrono tecnologie molto complesse e tali tecnologie sono sicuramente appannaggio solo di poche decine di aziende, in genere multinazionali. L’eolico invece può essere costruito anche da un cantinaro evoluto, come ce ne sono tanti.

Volete dire che ritorniamo al solito problema?

Cosa ci può essere dietro

Osserviamo la cosa con uno sguardo più esterno e più strategico:
Per quanto riguarda il finanziamento da parte dei governi ci sono molte considerazioni da fare, alcune dal mio punto di vista valide, altre invece criticabili oppure opinabili, eccone alcune.
Partiamo da una semplice considerazione: il fotovoltaico e in generale la diffusione capillare dei sistemi energetici autonomi sul territorio è un modo con cui i governi centrali ridistribuiscono e restituiscono il problema dell’energia ai propri cittadini, riducendo la necessità di costruire sistemi centralizzati di produzione dell'energia che stanno diventando sempre più difficili da organizzare, finanziare e fare digerire come presenza sul territorio di chi lo deve ricevere (vale il famoso detto: “Yes I want it, but not in my backyard”), oltre a considerare che in Italia non è minimamente possibile pensare di progettare una grande opera che richieda più tempo della vita di uno o due governi: il successivo la smantellerebbe per questioni idio..logiche.
Dall’altra la riduzione della dipendenza dal petrolio è un fattore di libertà importante, ma che dobbiamo avere presente come elemento di costo: la libertà ha un costo!
C’è il fattore immobilizzo di capitale privato a favore di un‘industria e di un capitalismo pesante e questo è un fattore di cui tenere conto: vale la pena distogliere liquidità dal mercato per non produrre? D’altro canto le alternative centralizzate, come il nucleare sono incredibilmente impopolari, soprattutto in Italia.
Vorrei che fosse fatta da molti una riflessione proprio sulla questione del nucleare: forse in pochi si ricordano che tra i fondatori dei Verdi in Italia c’è stato Felice IPPOLITO, che tutti hanno rapidamente messo da parte e poi dimenticato per ciò che ha significato come animatore del CNEN nella prima parte della sua vita pubblica e per ciò che ha patito nella seconda parte sia da parte dei suoi nemici (vedi Wiki) e sia da parte di quelli che lui credeva essere i suoi alleati, sempre per la sua posizione filo-nucleare. Orbene Ippolito, anche ai tempi dei Verdi, era un fautore del nucleare e quando ci fu il referendum, lui si schierò a favore; curiosamente era l’unico esperto di nucleare tra i Verdi, l’unico che pur imbracciando un ideale di un mondo pulito, non avesse chiesto come vittima sacrificale la disponibilità dell’energia a costi contenuti derivante dal nucleare come hanno fatto gli altri suoi compagni: venne ovviamente messo subito in minoranza! EDF remercie!

Giusto per gli ambientalisti, per ritornare ad un punto già accennato:
In questo momento siamo sicuri di sapere quali tecnologie vengono usate per la produzione dei pannelli fotovoltaici, quant’è il contenuto energetico di ogni singola cella, quanta elettricità cioè è stata impiegata per la produzione dei cristalli e dei singoli pannelli? Qual è il vero costo energetico di questa tecnologia così amata e quanto comporta in termini ambientali? Le aziende che producono i pannelli fotovoltaici magari sono in nazioni dove il controllo sull’impatto ambientale non è così stretto come da noi. E poi quant'è la vita media di una cella e qual'è il declino del fattore di efficienza?

E per finire: perché se si fa una ricerca in Internet sull’eolico questo ha un impatto sull’opinione di molto inferiore a quello del fotovoltaico?
Forse per la questione degli uccelli migratori?

22 apr 2010

Considerazioni after Agorà, il film su Ipazia

Ieri ho avuto la fortuna di essere uno dei primi in Italia a vedere il film Agora di Amenabàr.
Non sto a citare la storia che è reperibile in molti siti; mi ha colpito invece la notevole distanza tra ciò che ho visto e ciò che invece sembra aver percepito il resto del pubblico.
La vicenda oltre a ruotare intorno alla figura di Ipazia, ruota intorno al gruppo dei Parabolani, una sorta di reietti, fanatici della religione di Cristo, appoggiati dal Vescovo Cirillo, probabilmente un antesignano dei vescovi-conti.
La reazione di chi ha guardato il film è stata l'associazione semplice e veloce tra il fanatismo religioso e la fine della civiltà, o meglio l'inizio della sua fine.
La cosa non mi aveva convinto, nemmeno a caldo.
La religione posta come origine del male non era il paradigma corretto. Il male era l'ignoranza, anzi il male era il fatto che ci fossero dei reietti che si fossero identificati sotto un credo alla ricerca di un'identità altrimenti non esistente. Il fatto di essere reietti produce il famoso fenomeno della torre assediata. Il pretesto di essere nel giusto poi è il motore di aggregazione e la sopraffazione per sopravvivere il legame e la scusa del proprio esistere. La definizione più corretta anziché reietti è forse "Randagi Umani".
I randagi come noto hanno due comportamenti antitetici, determinati solo dal fatto di sentirsi in massa critica o al disotto, se sono al di sotto della soglia di sicurezza sono miti e ringhianti pur di non avvicinarsi troppo, se sono al di sopra diventano feroci ed aggressivi e normalmente si nutrono con rabbia distruttiva di tutto ciò che non possono avere, deturpandolo e vanificandolo per renderlo almeno inferiore a loro.
Mi sono posto il problema: a chi dare la responsabilità di uno stato di vita emarginata come quella?
Ho avuto la ventura di scambiare due chiacchiere con U. Eco a proposito di questo film. Giustamente mi faceva notare che i Parabolani (non ho cercato ancora l'etimo, ma a senso credo che significhi emarginati) erano gente rozza e retrograda, ignorante e pericolosa. Mi va bene, il giudizio oggettivo è corretto, ho aggiunto in cuor mio che, con il Credo sempre sulla bocca, cercavano prima di ogni scelleratezza una ragione per permettersi di distruggere e insozzare con la loro ignoranza ciò che già avevano deciso di corrompere e distruggere: si trattava solo di trovare un elemento formale, nella religione che faceva da vessillo, per poter fare tacere il demone che li divorava. Una specie di bigotto che si confessa per prepararsi a peccare di nuovo, forse di più, dei Torquemada ante litteram. In effetti, non so se lo abbia fatto scientemente, il regista dipinge molto bene in molte scene la rabbia distruttiva e il rancore dei Parabolani verso gli "Aristoi", Parabolani alla ricerca di un frammento di verità dogmatica, sufficiente per ricavarne una scusante morale che in realtà diventava solo una scusante comportamentale.
A questo punto, se non è la religione la colpevole, ma essa risulta essere solo la bandiera scelta per compiere scelleratezze, a chi va la responsabilità dell'esistenza dei Parabolani? L'emarginazione è un problema non ancora risolto e che si ripreseta ciclicamente; se ci guariamo intorno vediamo che anche ai nostri giorni il fenomeno esiste ed è anzi in crescita.
Il disprezzo verso i Parabolani si sprecava nel pubblico. Ma se è facile porsi con disprezzo verso eventi del passato che ci sembrano così lontani da poterci permettere di essere fortemente discriminatorii, attribuendo al fanatismo (che sicuramente non era partrimonio personale per la gran parte degli spettatori) ciò che in realtà è solo del Randagismo Umano commettiamo un errore di valutazione verso l'ideologia/religione, dandole una colpa non sua e creando così i presupposti perché il problema di un Randagismo così pericoloso si ripeta venendo di nuovo interpretato come fenomeno culturale quando invece è un fenomeno sociale.
Noi dalla nostra posizione di auto-definenti intellettuali facilmente discriminiamo i Randagi Umani, che hanno un comportamenteo per noi assolutamente incomprensibile. Ma se li confrontiamo con noi, loro hanno una capacità di organizzarsi e di creare vincoli di fratellanza finalizzati alla sopravvivenza superiori ai nostri, anche se fatti a spese di ciò che loro percepiscono come ambiente/foresta dove nutrirsi predando e cioè fatti a spese dei gruppi sociali antagonisti preesistenti che loro percepiscono come qualcosa di assolutamente estraneo, forse né più né meno che un gregge di pecore (pericolose) da tosare o scannare.
L'atteggiamento dei "Randagi umani" è di auto escludersi da ciò che è bello. Il bello è peccato, il bello è impossibile, il bello può essere solo l'immagine del demonio che attrae e confonde; non è possibile per l'uomo (ciè il Randagio)creare il bello, il bello può distrarre e fare abbandonare il branco unica sicurezza. Ed anche se un volta si ha a disposizione il bello, come usarlo? Quando lo tocchi scappa/si rompe/si sporca/sei un ladro. Ecco tracciati alcuni pensieri possibili della gabbia di un Randagio Umano.

Oggi, che ci troviamo in una situazione che comincia ad essere fortemente permeata da fenomeni simili e il Randagismo Umano sta diventando un fenomeno percepibile con le aggressioni soprattutto ai danni delle donne, cosa stiamo cercando di fare per togliere l'assedio psichico che i Randagi Umani hanno costruito dentro e intorno a sé?
La domanda che mi pongo ha senso se viene accettato il modello sociale e se questo viene ben definito e arricchito di attributi. Il modello ideologico non funziona perché non c'è ideologia o se c'è è solo un vessillo.
Anche nella storia recente la visione scorretta del modello sociale, travisato nel modello ideologico ha prodotto dei giudizi scorretti. Gli atteggiamenti complessivi nei confronti delle situazioni che si sono create anche nel passato recente sono stati spesso se non sempre di lotta ideologica, ognuno ha imbracciato come arma l'ideologia opposta mentre questa era in realtà, ora come allora, solo un segno contraddistintivo del gruppo sociale di appartenenza. Tutt'altro invece è sempre stato il modello sociale all'origine di ciò (il gruppo non ha nulla a che fare con il ceto sociale di marxiana memoria, il gruppo è qualcosa che si crea per fattori contingenti magari continuati: un gruppo di sbandati dell'esercito, un gruppo di emigrati non integrati, qualsiasi situazione in cui ci siano maggiori garanzie di sopravvivenza che come singoli individui).
L'errata valutazione nello scegliere il modello ideologico invece del modello sociale annebbia la vista di chi compie l'analisi: usciamo infatti da un'epoca (attenzione che ho usato "usciamo") in cui l'ideologia ha pervaso anche la scelta di dove acquisto l'insalata. Non possiamo però permetterci il ripetersi dei medesimi errori che invece stanno emergendo inmodo drammatico. Non è ciò che l'uomo pensa a farlo agire male o bene. A farlo agire male o bene è il contesto sociale nel quali vive e che gli impone di fare scelte che possono essere diplomatiche se le condizioni lo permettono ovvero che siano aggressive nei confronti degli altri, vuoi per solitudine, per paura, per piaggeria o altro se la situazione è invece al limite della sopravvivienza, ma l'ideologia è solo un'espressione dell'identità del branco di Randagi Umani che si uniscono sotto di essa.
Il paradosso finale del passato è che le ideologie, quando i modelli sociali cambiano e le rendono superflue, diventano la scusa con la quale occultare i crimini più odiosi commessi, portati avanti solo per odio e per interesse. Se rintracciamo invece i modelli sociali che stanno sotto l'uso delle ideologie, possiamo più facilmente scoprire i problemi e le piaghe endemiche che possono tornare ad affliggere un popolo.

Un altro fattore che ho notato, che mi gira nella mente da un po' e che è stato un po' il perno della chiacchierata con U.E.: molte rivoluzioni dissennate sono state fatte all'insegna della negazione della tradizione e innalzando la ragione come unico giudice. Nel film, i Parabolani, per quanto parlassero costantemente di fede, in realtà parlavano con la poca ratio che possedevano e che suggeriva loro di essere nel giusto se e solo se (e questo dava loro l'autorità "divina") agivano nel nome di Dio/Cristo/Popolo/Proletariato/Patria/etc.
In tale contesto l'uomo, spesso in qualità di "Randagio Umano", si arroga improvvisamente il diritto di cancellare la tradizione, distruggendo tutto senza distinzione: lo abbiamo visto con le fasi più buie della rivoluzione Cinese e di quella Russa, con quella Francese, e in misura non minore con l'avvento della religione cristiana, che ha prodotto (o è stata compagna di...) non minori sconvolgimenti sociali economici e culturali rispetto alle più violente rivoluzioni che la storia ricordi. Ma spesso l'ideologia è stata solo la compagna di un gruppo di "Randagi Umani"

23 mar 2010

I contratti derivati del Lavoro

Sono uno dei tanti che in questo momento è alla ricerca di maggiori opportunità.
Ormai in molti abbiamo capito che si può solo parlare di Maggiori Singole Opportunità, perché il sospirato “posto di lavoro” è assolutamente inesistente e quando disponibile, spesso è degradante. Quindi siamo alla ricerca di tante piccole collaborazioni o, se lo vogliamo vedere da un altro punto di vista,siamo diventati venditori porta a porta di un ben preciso prodotto, NOI STESSI.

Hope on the Cloud

Navigando su internet, e comunque avendo io a che fare con il mondo della formazione e delle risorse umane (HR), sto costruendo un network di conoscenze personali e di pura conoscenza. Ho contatti in molti settori e sono arrivato a tenermi informato anche di cosa fanno molti operatori di HR italiane, europee e americane.
Non credo che mai come in questo periodo ci sia disponibile tanta competenza nel modo del “trovati un lavoro” come oggi. Se sei disoccupato hai a disposizione una ingente quantità di esperti che ti possono orientare nei più disparati campi: da come compilare un CV a scoprire quali sono i tuoi punti di forza e a quali sono le tue aree di miglioramento (uso apposta i termini tecnici, per sottolineare l’uniformità della offerta), ci sono esperti che ti sanno dire quali sono le tue potenzialità nascoste e quelli che sono in grado di trasformare le tue resistenze in opportunità.
Dico questo non per prendere in giro tutto ciò, perché è esattamente quello di cui mi occupo anche io, trasformare in opportunità le resistenze, scoprire che i pudori e i freni che ci auto imponiamo sono dei valori che dobbiamo imparare a indirizzare in modo diverso (insomma, sono valori “diversamente abili”!).

Un volontariato multilevel

Dappertutto si vede una particolare attenzione per chi non è inserito in modo stabile nel “Mondo del Lavoro” e, dato lo spirito di solidarietà che sta alla base di chi si occupa di ciò, si vede una forte propensione a rendersi utile ad alleggerire il senso di inesistenza di chi ne è escluso.
Ma osservando bene, questi che prestano il loro aiuto per rendere meno difficile entrare o rientrare nel mondo del lavoro chi per il momento ne è escluso, sono essi stessi dei “parzialmente” inseriti: laureati ancora relativamente giovani (solo 35-40 anni) o persone che come me, dopo la crisi del settore in cui operavano, hanno scoperto sotto la vocazione tecnica la vocazione umana.
Di tutto ciò - sono sicuro - nemmeno chi ne beneficia è perfettamente cosciente. Ma fare del volontariato oggi è una delle forme con cui si genere network, si diventa conosciuti e ci si fa apprezzare. Ma pure in tal modo si rimane disoccupati – o meglio occupati molto poco o nulla retribuiti, condizione in cui anche io mi trovo – per lungo tempo, probabilmente fino a ché un imprenditore talent scout non ti nota e decide che sei indispensabile per il suo settore.
Dietro a questi occupati non retribuiti troviamo ancora una altro livello di indaffarati: gli esperti che notano l’andamento generale:, l’appiattirsi delle soluzioni che vengono messe in atto per aiutare le persone a trovare lavoro. Parlo di appiattimento non perché la qualità sia bassa, ben inteso, ma perché quando tutti o quasi sono dotati dei migliori ami e delle migliori esce, se i pesci sono pochi, solo alcuni li pescheranno, gli altri rimarranno con la pancia vuota. Bene alle spalle di questi esperti di pesche miracolose ci sono questi esperti di strategia di pesche miracolose, quelli che sono in grado di vedere oltre e saper capire cosa ci si aspetta da un candidato durante un colloquio e a cosa viene dato particolare rilievo.
Notare che tutto questo è fatto nella massima moralità, senza nessun intento truffaldino, altrimenti perché molti di questi lavorerebbero praticamente gratis? Quindi ci sono gli esperti che allineano coloro che da esperti di risorse umane aiutano gli esperti di qualche settore produttivo a trovare una’azienda che li trovi sufficientemente esperti per pagare loro un compenso. È da notare che tutto questo lavoro, spesso avviene per trovare una collaborazione magari di soli 6 mesi.

I Derivati

Non so perché ma pensando a questa situazione mi è venuto in mente che in tempi recenti, (e se i governi non ci stanno attenti accade di nuovo) più o meno lo stesso stile di gestire il sistema che si garantiva garantendosi la garanzia, noto come sistema dei contratti derivati, è riuscito a produrre un terribile buco finanziario di cui l’economia, cioè noi, sta ancora pagando lo scotto. Cosa sta infatti accadendo al mondo del lavoro?

L'invenzione del Moto Perpetuo

Un’ingente quantità di lavoro viene spesa non per produrre ma per cercare lavoro. Una ingente quantità di competenza viene spesa per evitare che altre competenze vadano sprecate. E tutta questa competenza richiede tempo, sforzi e aggiornamenti. E tutto questo sistema di sta avviluppando in una spirale che sembra senza fine, ma che non sta producendo alcun reddito, né prodotto, né ricchezza: con tutto ciò non ci facciamo il pane!

Downgrading verso la Fame

Siamo sicuri che in questo modo difendiamo l’economia e la produzione? Che andando avanti così potremo vedere giorni migliori, quando tutti non possiamo non continuare a mangiare, spendere soldi nostri e dello stato (leggi: salute, infrastrutture, servizi, ottima televisione, etc) e magari pesando di più sulle casse di previdenza, malattia etc. Quanto costa un cittadino che non lavora? Quanto mancato introito per l’erario? Se fossi pagato poco per costruire qualcosa, oggi sarei contento rispetto a questo lavoro continuo che non produce quasi nulla. Desidero tornare a pagare tutte le tasse che pagavo qualche anno fa, quando il mio lavoro produceva ricchezza e guadagni in giro per il mondo! Desidero un mondo fatto di agricoltura in cui quando semino qualcosa, salvo tempeste e siccità, almeno qualcosa cresce!

19 apr 2006

E al terzo giorno Stalin è risorto

Le elezioni sono terminate, si fa per dire, ma non si sono certo sopite le polemiche. Sono giorni che la gente discute sul risultato delle elezioni ed è evidente che l'Italia è divisa in due: chi odia Berlusconi e chi non conosce Prodi. Quello che mi stupisce ancora dopo molti giorni, anzi dopo molti anni perché la diatriba è nata già all'indomani della decisione del Cavaliere di scendere in campo, è l'odio viscerale che chi ha votato Prodi ha verso il Berlüsca. Vorrei fare un'analisi "a memoria" del doloroso iter che ci ha portato ad avere l'ex Mister IRI come potenziale presidente del Consiglio in carica.

Per dire la verità il Cavaliere non è stato odiato dal giorno in cui è sceso in campo con la sua banda di supporters che gridavano "forza Italia", solo Montanelli era particolarmente contrario e non per il futuro dell'Italia bensì per quello del Cavaliere stesso. A quel tempo la gente si sganasciava, all'idea che un pirloon baüscia come il Cavaliere scendesse in politica, molti non lo avevano nemmeno preso sul serio; la sinistra era tutta impegnata a fare scattare la trappola di Mani pulite e, liquidato l'affaire del povero Libero Greganti, unico pesce piccolo del vecchio PCI finito più per una svista o per eccessivo zelo di qualche indagante nella rete di quelli che dovevano essere falciati, si avviava con il sorriso sulle labbra a dominare l'Italia nelle elezioni del '94. Il popolo era con loro perché i sondaggi li davano vincenti ed anche la magistratura più impegnata (in cosa non è chiaro), era con loro. Aggiungiamo anche la schiera dei magistrati dotati del più autentico spirito moralista all'italiana: cieco e che guarda solo le piccole cose pratiche, casi di corruzione di una piccola impresa di pulizie etc.: anche questa moltitudine era con loro.

Bene in questo contesto di caccia all'infido imprenditorucolo lombardo (curiosamente Mani Pulite ha fatto piazza pulita solo in Lombardia; probabilmente noi Lombardi siamo i soli corrotti fin dentro nel più profondo dell'animo!) usciva il Berlüsca. La sinistra era troppo impegnata nella vittoria prossima ventura per dedicare la sua attenzione a isso e così compì il suo più grande errore, dei tre poteri istituzionali perse i due su cui contava di più: l'esecutivo e il legislativo, gli rimaneva il giudiziario. La rabbia si scatenò fortissima ma, con il solito tatto che distingue chi è cresciuto alla scuola di Stalin, la sinistra trattenne il fiato ed attese il vertice del G7 per comunicare a Berlusconi il suo disappunto, sotto forma di avviso di garanzia!!! Carino! un colpo di accetta nella carena della nave su cui tutti siamo imbarcati il giorno in cui si contratta un grosso carico basato sulla fiducia, il tutto per fare dispetto al comandante! Dire che è una politica da deficienti è dire veramente poco. Ma chi è di sinistra è sicuro che era giusto che così accadesse, se Berlusconi era un ladro era giusto che gli venisse comunicato in un giorno qualsiasi: non è certo stata colpa o cinica volontà del magistrato se in quel giorno c'era il G7. Certo che la vita è proprio strana, come il caso agisca è veramente curioso, tutta una vita per ricevere un avviso di garanzia e zac, un evento generato dall'uomo - il giudice -, è più tempestivo di un intervento divino che ancora oggi non ha colto il Berlüsca e guarda caso ti capita così proprio il giorno del G7: un caso davvero fortuito!

Poi le cose si rimisero a posto, la Lega cadde vittima di Arminio e si venne a nuove elezioni nel '96, a nuovi governi, molti per la verità, efficientissimi con mille progetti di riforme di cui si è discusso e concertato ampiamente e democraticamente per cinque anni: non uno è stato approvato che non fosse aumento di tasse o aumento di spesa pubblica, nemmeno quello sui farmaci generici fu approvato.

Poi sono arrivate le tragiche elezioni del 2001, quelle in cui la sinistra è stata sconfitta, quella sinistra che ha una base fortissima di gente indubitabilmente onesta, che si interessa di tutto, che si occupa di tutto dal volontariato alle feste di quartiere, dai giovani emarginati agli extra comunitari, dalla raccolta di firme allo scrutinio dei voti, dal sindacato ai rappresentanti di partito nei seggi elettorali, tutte cose di cui la destra non si occupa, cose che fanne sentire buoni, giusti e democratici coloro che le fanno. Questa sinistra democratica ha sofferto in questi cinque anni in cui la legge Biagi ha fatto strage di posti di lavoro a tempo indeterminato, in cui non ci si è più potuti curare con i farmaci di brand ma con della roba fatta in chissà quale sottoscala, in cui non si può più avere il diritto di fare un'analisi prescritta dal proprio dottore e lasciarla lì ad ammuffire senza ritirarla ed essere puniti, in cui all'Alitalia non sono stati dati aumenti di stipendio ma addirittura hanno licenziato alcune centinaia di "lavoratori", in cui sono stati spesi milioni di Euro in inutili opere faraoniche che il nuovo governo non completerà - ed è per questo che sono inutili - né pagherà facendo giustamente fallire le imprese che hanno mangiato alla greppia dei lavori pubblici (vedi periodo centrali Nucleari), imprese di affaristi senza scrupoli, senz'altro legate al clan del Berlüsca, dove non ci sono lavoratori, ma canaglie vendute al nemico crumiri che devono pagare per il tradimento.

Questa sinistra democratica che attraverso il controllo accurato dei voti è riuscita a sconfiggere i brogli elettorali della destra, di quella destra che non aveva né scrutatori né rappresentanti di seggi in oltre 40 000 seggi di quella destra cogliona e credulona nell'onesta dell'istituto elettorale, che ha dato il voto ai residenti all'estero, di quella destra che ha saputo ridare voce ai partiti minori come per il caso dei Radicali e che proprio dal loro Leader, ormai vetusto e debilitato nel suo senso di autocritica dal suo narcisismo eroico ed asceta, è stata insultata con una veemenza ed un astio davvero encomiabile tanto da fare scendere il partito radicale dal primo posto nelle mie preferenza all'ultimo fino a quando non si libererà di Lui, questa sinistra ha vinto le elezioni con uno scarto di pochi voti, meno di un voto per ogni seggio elettorale che fosse privo di rappresentanti della destra.

Non veniamo a raccontarci delle storie: chiunque nella vita abbia fatto lo scrutatore, o il rappresentante di seggio o abbia avuto un amico che lo abbia fatto SA PER CERTO che la sinistra è sempre riuscita ad annullare voti agli oppositori e conteggiare a proprio favore schede che erano nulle o bianche e non solo una per seggio, ma almeno una per seggio.

Se la destra è stata così cogliona da non sapere cogliere la vittoria cui aveva diritto è giusto che sia la sinistra a - si fa per dire - governare; ma invito la sinistra, incluso tutto il suo elettorato esultante della propria "vittoria" ad avere almeno il pudore di levarsi l'effige e la dicitura di democratico in cui sempre si ammanta. Ha vinto e basta, ma non ha vinto la democrazia, e tanto meno hanno vinto i democratici. Alla terza tornata Stalin è risorto e sono risorti i suoi metodi: la conquista del potere, non la democrazia, è il vero ideale, fine che guida la sinistra e fede ch'è loro nata in cuor! L'Italia, non dimentichiamoci, è il paese del calcio e del tifo: "il rigore non c'era, l'arbitro ha comunque fatto bene a darlo perché abbiamo vinto noi e comunque gli altri non lo meritavano". Non so quando lo aboliremo!

Questo popolo di tifosi della propria squadra di calcio e del proprio partito fa solo pena; ho terribile pena per il paese in cui cerco di vivere e in cui cerco di avere un futuro. Ma la gente è impazzita vuole difendere i lavoratori abbattendo in un periodo di crisi l'imprenditoria che crea posti di lavoro e costruirà una fortezza per i lavoratori dipendenti assolutamente inespugnabile dai disoccupati. C'è il caro petrolio e il nostro paese cerca di uscire dalle forniture privilegiate dell'Iraq, non ha energia ma non la vuole produrre se non con il fotovoltaico. Continuo a chiedermi se le industrie del settore - e io sono portato a crederlo - sovvenzionino i nostri ecologisti che non vogliono l'eolico: i nostri Verdi non vogliono l'eolico perché è antiestetico e pericoloso per i migratori ma ha un rapporto di Costo Energetico di Costruzione CONTRO Resa Energetica di Produzione di 1 a 80; loro optano per il fotovoltaico che è molto più delicato e danneggiabile ad esempio dalla grandine, richiede manutenzione come la pulizia dei pannelli dalle sabbie sollevate dal vento e soprattutto richiede la DESERTIFICAZIONE delle aree su cui deve essere impiantato, quanto di più ecologico ci sia. Mediamente viene ripagato dopo oltre 3-4 anni di esercizio e diventa obsoleto ed inefficiente in 8-10! Sono quasi dispiaciuto che quest'inverno non sia venuto a mancare il gas siberiano dalla grande madre Russia e non si sia patito il freddo, noi che amiamo i 24-26°C in casa (quanti ecologisti vivono in appartamenti surriscaldati?) ma accadrà il prossimo inverno con la sinistra al governo. In ogni caso, quando la gente barbellerà di freddo, darà prima la colpa a Berlusconi e cercherà di scaldarsi con il rogo che verrà innalzato ad Arcore, poi darà la colpa agli Americani e si scalderà al fuoco della loro ambasciata, poi darà la colpa ad Israele che già da tempo avrà ritirato la sua delegazione; e anche quando sarà finito tutto il carburante politico disponibile MAI e poi MAI riconoscerà - che dico riconoscere: capire - di avere la responsabilità per le scelte da beoti del passato fatte nel campo energetico: di non avere voluto l'energia nucleare e la libertà parziale dal petrolio.

L'ecologia in Italia non è un ideale, è un potere di veto al lavoro degli altri, è la nuova inquisizione contro il progresso, che si scaglia contro Galileo e alla quale inchinarsi, è il ricatto imposto alla tecnologia, in nome del progresso, è la divinità pagana a cui sacrificare per avere in cambio l'allungamento della propria inutile vita di inquinatori egoisti.

 

Signori che avete votato la sinistra, siete sicuri di cosa stavate mettendo in gioco, aldilà delle belle parole forbite e altisonanti, quando eravate nella cabina elettorale? Io, e con me  i riottosi di sinistra che mai avrebbero votato per un Prodi molto più malvisto del "disonesto" Berlusconi e senz'altro tutta la destra, speriamo vivamente che abbiate avuto e avrete ragione voi e che il governo precedente abbia realmente sbagliato tutto. Ma sono sicuro che ciò che è stato fatto negli ultimi cinque anni diverrà un alibi per tutti gli errori e gli sprechi che verranno commessi da oggi in poi e che questo permetterà a chi governerà di avere mano libera per compiere disastri quanto nessun altro ha mai avuto prima d'ora. Del resto Berlusconi ha costruito Mediaset, Prodi ha smembrato IRI: il Lupo perde il pelo, ma non perderà il vizio!

 

SUA QUISQUE FORTUNA DISRUPTOR EST

UBI DESERTUM FECERUNT ECOLOGICUM APPELLABANT.

Corriere della Sera Martedì 15 Safar 1457 terza pagina: LE NIPOTI DELLE FEMMINISTE DI 50 ANNI FA OGGI INDOSSANO DISINVOLTAMENTE IL CHADOR

11 apr 2006

È stato sconfitto il ricordo

Le elezioni sono compiute, anche se non è ufficiale, è chiaro che con i voti dei nostri residenti all'estero anche il senato sarà a maggioranza di sinistra, non c'è da sperare che accada un miracolo. Ma cosa è successo?, com'è potuto accadere che la sinistra, vittoriosa secondo ogni previsione sia invece riuscita a sopravvivere asintoticamente alla maggioranza in un avvicinamento continuo ed estenuante. Se mi volto e invece di guardare i media e i grandi istituti di ricerca, osservo la mia famiglia, i miei amici e conoscenti ho visto accadere qualcosa di nuovo, per la prima volta dopo molte elezioni politiche, amministrative referendarie, un popolo di silenti ormai abdicanti allo sfacelo morale e mediatico degli attuali esponenti politici, è risorto e ha deciso di andare a votare. Sono pensionati ormai, persone che vivono nei ricordi e lottano con il presente per sopravvivere, non solo alle difficoltà economiche di una vita supportata da una pensione mai così ricca da permettere agi di alcun tipo, ma anche al fisico che lentamente sta cedendo sotto il peso degli anni. Costoro, se ancora hanno la mente lucida, ricordano! Ricordano fatti, persone, notizie e molti tra loro ricordano l'IRI e si ricordano di una persona che fu il suo presidente e si ricordano che era nella DC, quella DC spazzata via da Mani Pulite. Ma dopo allora Sua Mezza Eccellenza (di mezza Italia: da ora in avanti SME per brevità) andò alla commissione Europea, l'IRI era oramai un ricordo del passato e soprattutto era un ricordo del passato lo smembramento dell'IRI stessa, la sua cosiddetta privatizzazione. In Francia, nello stesso periodo la Pont à Mousson fu privatizzata. Allora io lavoravo per una società commerciale che costruiva impianti per il latte e le acque minerali; una delle società rappresentate faceva parte del gruppo Pont à Mousson e, come tutte le aziende a carattere statale, riusciva nonostante la posizione di prestigio e di quasi assoluto monopolio sul mercato, a stare in equilibrio tra utile e deficit. Poi arrivò la privatizzazione, alla francese però: la Pont à Mousson si ritirò e lasciò ai manager interni dell'epoca l'opportunità di rilevare il pacchetto azionario. Costoro ovviamente non si lasciarono sfuggire l'occasione e in breve la società diventò (e tutt'ora è) leader mondiale nel suo settore.
Cosa accadeva in Italia nello stesso tempo per ottenere lo stesso effetto? Le aziende italiane dell'IRI, la nostra italica Pont à Mousson, venivano vendute ad una ad una, nota: vendute e non cedute. La domanda che sorge spontanea è: a chi? Ma è chiaro: non ai manager perché non se lo meritavano, ma ai gruppi aziendali che via via bussavano alla porta di SME. Quindi, direte voi, venivano vendute al miglior offerente! Ottima politica, la continuità aziendale era garantita - in quell'epoca non si poteva licenziare ne chiudere un'azienda - e i posti di lavoro erano salvi. Ma lo strano è che in qualche occasione qualcuno è dovuto intervenire per poter acquistare un pezzo di IRI e questo qualcuno era disposto a pagarlo anche fino a 7 volte (dico sette volte) il valore di cessione ed era disposto a smuovere mari e monti, ma ormai la cessione era stata fatta e l'unico sistema possibile era di fare invalidare la vendita. Povero Berlusconi, gli è costato un processo infamante averci provato.
Ma allora qualcosa non torna nei presupposti delle cessioni delle aziende IRI: se qualcuno ha cercato di fermare una cessione già avvenuta e di pagare sette volte il valore del prezzo pattuito ed è stato disposto ad entrarne in possesso, ai rischi affrontati per tentare di fare ciò ed a costi fino a sette volte tanto allora vuol dire che le vendite di pezzi di IRI non erano al miglior offerente, ma erano portate avanti secondo altri criteri: quali? Venivano venduti a chi bussava alla porta di servizio di SME o venivano offerti (nel senso di immolati sull'altare)? Non lo si saprà mai, il processo è stato chiuso e non verrà mai più riaperto.
Oggi abbiamo assistito ad uno strano conflitto: chi ha ceduto la SME (Società Meridionale Elettrica - mamma di Cirio - Bertolli - DeRica) a 350 GLit  (GigaLireItaliane = miliardi) ha guadagnato la fiducia degli italiani (quelli con la i) e non ha vinto chi spendendo sette volte tanto ci avrebbe lo stesso guadagnato se avesse partecipato alla trattativa.
Ma allora siamo sicuri che la persona che abbiamo scelto sia affidabile in termini di capacità, chiarezza di pensiero economico, sagacia finanziaria e..? O forse era meglio quell'affarista senza scrupoli, disonesto fino al midollo - perché così la pensa il 50% degli italiani, quelli con la i - che non solo avrebbe beneficato per ulteriori 1.8 TLit (TeraLireItaliane = 1000 Miliardi) il nostro erario, ma avrebbe creato lavoro e ricchezza per quello che oggi è un bruscolo economico ormai quasi inavvertibile nel panorama odierno e che allora era un interessante polo alimentare?
Cari Italiani, voi che avevate la memoria avreste dovuto raccontare agli italiani che cosa era successo negli anni '80 e '90; seduti davanti al caminetto acceso nelle lunghe notti di inverno avreste dovuto raccontare ai figli e ai nipoti che cosa accadeva in quelle stanze di via Veneto. Ma forse sarebbe stato lo stesso tutto inutile: i figli e i nipoti, gli italiani avrebbero pensato che erano tutte favole o fantasie di vecchi rincoglioniti.

9 apr 2006

Ho una nuova moglie

Come si inizia a scrivere? Non è chiaro, forse si inizia perché si coglie nell'ambiente in cui ci si muove qualcosa che sorprende anche se è usuale, quotidiano.

Vivo per conto mio da poco perché così è capitato: alcune cose iniziano, altre anche se lentamente, finiscono. Così, nell'appartamento dove sono, ho rapidamente costituito uno zoccolo duro di comodità minime per poter sopravvivere. Mi faccio da mangiare, in genere su larga scala per usufruire di cibi pronti secondo il mio gusto; per cui ho il frigorifero e soprattutto il congelatore già pieno di broccoletti stufati, pomarole piccanti, minestre di legumi e, soprattutto, il pane del mio panificio preferito dove ti vendono, se sai cosa chiedere, degli sfilatini ben cotti di pasta gialla morbida e compatta, leggermente umida e fragrante. Poiché non è facile arrivare all'ora giusta per averli, quando ne ho l'occasione ne acquisto una quindicina e li congelo subito, meglio se ho la fortuna di averli ancora caldi e umidi. Fin qui tutto bene! Il trauma sorge quando arriva il momento della cena. Mentre sto scolando la pasta e la irroro di una splendida salsa cotta lungamente a fuoco lentissimo, mi ricordo di non avere ancora scongelato il pane: apro il sofisticatissimo forno a microonde combinato, trovo il giusto bilanciamento tra grill e microonde e … via, dentro il panino. Mi siedo affamato e inizio ad assaporare gli spaghetti cotti al dente. Nelle orecchie ho il modulato suono del ventilatore interno del microonde che si contrapponte al carico del magnetron. Poi, tra una forchettata e l'altra, finalmente arrivano i quattro bip che mi avvisano che il pane è pronto: questo mi rassicura, perché mentre sto ancora armeggiando con gli spaghetti (e io non sono uno di quelli che li mangiano accompagnati con il pane) mi riprometto di non alzarmi per prelevare il contenuto del microonde fino a che non ho finito il primo, per assaporarlo dopo, con lo speck affettato a mano. Ma il mio fornetto no!, lui non te lo permette, si accorge che non hai ancora aperto lo sportello e - nelle sue intenzioni - ti avvisa di nuovo, ma l'effetto emotivo è diverso: hai presente quando sei seduto sul divano rilassato e arriva tua moglie e ti chiede se hai fatto ciò che ti aveva chiesto? Tu normalmente  le rispondi: "tra un minuto!" ma, trascorso il minuto, risenti la sua voce che scava nella tua coscienza e che ti chiede: "allora?, il minuto è passato!". Il mio forno a microonde è una versione, nello stretto ambito culinario, di una moglie: se non mi alzo per prelevare il pane, lui (ma a questo punto potrei dire: LEI) mi richiama all'ordine con un nuovo Bip. Posso ignorarlo, posso riprendere il filo del pensiero precedente, ma quando ormai l'attenzione è già di nuovo convogliata verso la pasta e mi sto di nuovo rilassando assaporandola, eccolo di nuovo: "Bip" cioè e come dire: "Allora hai fatto? È gia passato il minuto". Ma con il forno non ci posso discutere, posso solo alzarmi per zittirlo.

Ma ora che ci penso, anche con mia moglie...

5 mar 2006

Stipendi bassi dei Ricercatori italiani

Lo spunto

Stavo leggendo stamattina su Le Scienze la lettera di uno studioso che si lamentava dell'apparente scarso interesse che lo Stato ha per la ricerca - e si noti bene che dico Stato e non Governo, perché l'atteggiamento è lo stesso da sempre, qualsiasi sia stato il colore di chi ha governato - e della sottovalutazione del rapporto costo/beneficio nel campo della ricerca e più in generale dell'educazione.  

Considerazioni preliminari

Facciamo alcune considerazioni di carattere generale e distribuiamo le colpe - perché di colpe si tratta e non solo di responsabilità - a chi deve accollarsele.
Siamo in un paese - che non è una nazione e tanto meno uno stato - dove si guarda nel piatto del proprio commensale: in ogni piatto qualcuno aveva messo un solo pezzo di pollo, e il pollo come si sa - anche se ormai stiamo cominciando a dimenticarlo dato il panico generato dalla nostra amata stampa (epoca dell'influenza aviaria) - ha il petto, la coscia, l'ala, il collo e così via; non è fatto cioè di parti tutte omogenee. Bene, in Italia il commensale ha cominciato a sentirsi defraudato per non aver ricevuto - a suo dire - un trattamento pari a quello del suo vicino e ha cominciato a pretendere non tanto un cambio di parte, quanto piuttosto un'integrazione. La mensa cioè si è trovata costretta col tempo e le pressioni politiche a distribuire mezzi polli per evitare disparità.
Dal punto di vista filosofico, l'assoluta parità di diritti è un concetto cardine della modernità, da un punto di vista sociale la parità di diritti deve fare il paio, o meglio essere una conseguenza, della parità di doveri.

Ma siamo in Italia

In Italia questa idea non ha mai fatto breccia. Confortati da un buonismo esagerato, suffragato dalla nostra visione più melensa e lassista di cattolicesimo da libro Cuore, ci siamo sempre schierati per la difesa del più debole cui è richiesto null'altro che di essere l'altare su cui immolare il nostro senso di colpa per il benessere nel quale viviamo: mai abbiamo chiesto al debole - e tanto meno preteso - di essere il motore primario della sua emancipazione.
Pensate se, fermi a un semaforo e con una "vecchietta moldava" che vi chiede l'elemosina, vi potete sentire a vostro agio con un obolo di soli 10 c€.
Eppure nel giro di un'ora la vecchietta può raccogliere lo stesso, anche con tale obolo, una cifra che la può sfamare ma sicuramente non una cifra che può arricchire la malavita che le sta alle spalle e che noi incentiviamo più della ricerca (solo a titolo di promemoria: i soldi in eccesso che noi diamo alla vecchietta, dopo essere finiti alla malavita, non vengono investiti in ricerca).

Anche i privilegiati hanno una mamma

L'incredibile è che lo stesso principio viene applicato anche alle categorie privilegiate, sia in termini di guadagno che in termini di mantenimento delle guarentigie: vogliamo parlare dell'Alitalia cui ogni contribuente italiano volante/volente o no ha forzosamente versato ben 50 € per una compagnia in cui si viene trattati - per essere buoni - con sufficienza e rifocillati con pasti che nulla hanno a che fare con la vantata qualità della cucina italiana forse  un pochino meglio solo dei pasti che China Western serviva nei primi anni '90?
Eppure nonostante la crisi economica non siamo riusciti a scalfire la corazza che protegge il lavoratore che in Italia, come principio, è essenzialmente uno stipendiato/salariato e poi, eventualmente, un fornitore di prestazioni.
La sola idea di lasciare senza stipendio una persona (definizione che si addice per molti di più del termine lavoratore) ci crea una morsa allo stomaco.

Questa è la situazione

Al lavoratore non è chiesto alcun impegno; ma se nessun impegno viene immesso nel lavoro non si crea quel delizioso PLUSVALORE tanto amato dalla sinistra e dai sindacati, plusvalore con cui ci si possono concedere beni di lusso e la ricerca è un bene di lusso perché guarda al domani, anzi al dopodomani.
In Italia invece non si guarda al dopodomani e nemmeno al domani, altrimenti ci si scandalizzerebbe che ci siano persone che vanno in pensione a sessant'anni (anche se con duri 40 anni di lavoro!) con mensilità che spesso sono vere e proprie elargizioni della Previdenza Sociale: il calcolo della pensione erogata non viene fatto sulla previsione di vita media in relazione ai contributi versati, NO! perché non è morale fare dei calcoli che colleghino un dramma come la morte ad una questione di denaro: la pensione erogata è un calcolo sindacale astratto con rivalutazione del 17.8% per anno. Francamente non so come siano riusciti a ottenere questa rivalutazione del capitale versato in questi ultimi 4 anni di crisi (era il 2006, oggi nel 2014 direi: ultimi 12 anni di crisi) (non accenno minimamente alle baby pensioni o a quelle fasulle di invalidità perché banali: si commentano da sole).

Ricerca scientifica? Ma dove?!

Ma poi quale ricerca scientifica volete avere in un paese in cui la cultura viene diffusa dalla RAI, dove da un quiz tipo Rischiatutto si è lentamente arrivati ad un coso come Affari Tuoi che piace perché dà al pubblico l'impressione di assistere finalmente ad un quiz in cui si sente intelligente in quanto capace di rispondere a tutte le domande e per il quale si possono finalmente sprecare grandi discussioni di strategia e tattica per il raggiungimento del premio fasullo. Lì ci si sente esperti come nel calcio… il Calcio… spero che tra i ricercatori non ce ne sia uno che si interessi di calcio, o meglio spero che osteggino con veemenza tale fenomeno, drenatore di perspicacia e di denaro.

La RAI!

Se c'è una ragione per cui spero che vinca la sinistra è che Berlusconi ha le mani legate per ripulire quel covo di abissale ignoranza e mediocrità che è la RAI.
Qui i giornalisti sono così … inutili - sì diciamo inutili per non passare alle offese - che sono capaci di dare solo notizie inutili, come quelle vacanziere e ben remunerate che provengono da Londra, perché i nostri 3000 giornalisti e affini RAI (contro i soli 4000 della CNN) sono pagati bene, sono in gruppo, sono rimborsati anche se, per fare servizi di costume, si destreggiano (volevo usare il termine ..zz.) in luoghi prevalentemente ameni. Pensate che sono pagati bene anche se riescono a dare gioiosamente notizie di eclatanti risultati di nostri ricercatori che lavorano negli Stati Uniti; gioiosamente perché non si rendono nemmeno conto, i deficienti, che bisognerebbe listarsi a lutto ogni volta che l'intelligenza italiana produce introiti - perché di fondo solo di questo si tratta: INTROITI - in un'altra nazione. E con quegli introiti si pagherebbero la    Ricerca, le Pensioni, la Sanità, si troverebbe forse anche, alla vecchia moldava, una stanza che non gestita dalla criminalità.

Italici Hidalghi

Ma per noi italici hidalghi il pensiero deve essere puro: nei centri di ricerca fino a poco tempo fa raramente si è pensato che le royalties avessero importanza, ben più importante era la pubblicazione, la citazione che alzava la graduatoria del ricercatore e che poi spesso si rivelava null'altro che una bufala di citazioni concatenate e incrociate; mai si è pensato fino a un anno fa che chi ricercava dovesse avere un interesse diretto nel risultato economico della propria ricerca, anzi la cosa scandalizzava la morale purista poi mortificata nel portafogli: ed allora via dall'Italia, oppure tutti dentro la scuola, senza una preparazione didattica e, quel che è peggio, senza un amore per essa. So di molti studenti traumatizzati nelle materie scientifiche da pazzi genialoidi che sono riusciti solo a spaventare i propri allievi per l'astrusità delle lezioni tenute, grandi esibizioni di frustrazione e di spreco di intelligenza.

L'impresa: in mediocritas stat virtus

E non è che l'industria e l'imprenditoria italiana siano un serbatoio di posti di lavoro per chi è un ricercatore: da una parte entrambe sono sempre state imbrigliate dai problemi sindacali e dall'altra la piccola e media industria - fino a poco tempo fa il maggior serbatoio del lavoro produttivo, quello che, anche quando evade, produce tasse e ricchezza - raramente ha capito il significato della frase "essere in pieno possesso della tecnologia", cioè quel "conoscere a fondo" il proprio prodotto: il sintomo più rilevante di ciò è l'estremo calo di iscritti nelle materie scientifiche e l'incremento mostruoso - ben oltre le necessità - di iscritti a facoltà correlate al Marketing, advertising, managing e altre che permetteranno a molti nostri giovani di essere disoccupati senza nemmeno la prospettiva di trovare lavoro presso un centro di ricerca estero. E questo perché non ci sarà lavoro per un markettingaro italiano se non ci sarà un'industria italiana, e non ci sarà industria italiana visto che oggi non c'è ricerca e soprattutto se non si cambia mentalità. Non è il pezzo di ferro o l'abilità del venditore che permette ad un'azienda di vivere ma la capacità di dare una risposta ad una necessità di mercato. E non sono i mercati da deficienti, della moda e del turismo di tipo riminese (con tutto il rispetto e la mia ammirazione per la serietà imprenditoriale dell'industria turistica riminese uno dei pochi esempi di serietà e integrazione economico sociale ambientale) che danno risposte al mercato, ma le tecnologie, la cultura in senso lato e quindi anche scientifico e il senso del bello.
Pensate che in molte industrie italiane di media tecnologia spesso gli ingegneri occupano posti di vendita, mentre la direzione tecnica viene tenuta da periti e la progettazione viene fatta da disegnatori diplomati: gli ingegneri adibiti alla vendita!!!

Il pezzo di ferro è tutto

Insomma il pezzo di ferro è tutto: che spazio ci può essere per la ricerca se un generatore di pensiero viene adibito alla vendita? Che spazio ci può essere se per produrre un pezzo di ferro ci vogliono solo delle mani (questo è il concetto principe per molte imprese). Che spazio ci può essere per la ricerca se è più importante ricevere finanziamenti che produrre risultati. Che spazio ci può essere se in grosse holding ci sono dipartimenti che si occupano di rastrellare finanziamenti e questi finanziamenti sono talvolta erogati anche a fronte di ricerche fatte da altre entità che nulla hanno a che fare con chi riceve i soldi. Il meccanismo è molto semplice: uno stupido mette a punto un prodotto, non lo brevetta perché in Italia è più protettivo non fare sapere che brevettare, non chiede i finanziamenti perché costa di più trovare un patrocinatore del vantaggio del finanziamento stesso. Bene quel progetto ha lo stesso valore di un portafogli lasciato sulla strada, il primo che lo vede e che è in grado di afferrarlo, lo fa suo.
Che senso ha spendere soldi per la ricerca se i diritti basilari della proprietà non sono garantiti da nessuno se non in campo entertainment. Se io fossi un imprenditore e avessi bisogno di costituire un piccolo centro di ricerca in Italia non sarei nemmeno tutelato con un patto di non concorrenza e men che meno sarei tutelato nella violazione dei diritti di proprietà intellettuale; quanto tempo ci vuole ad un cittadino, imprenditore normale, per ottenere soddisfazione legale? Se il lasso di tempo per ottenerla è tale, quale nemmeno osiamo confessarci, dov'è la legalità, principio cardine di una società in cui esista il diritto e quindi lo sviluppo: bastano i 180 o 360 gg con cui lo stato assolve ai suoi doveri di debitore? Magari fossero solo 360 gg per avere anche giustizia!

L'High Tech del cellulare!

La ricerca in Italia oggi si fa sulle nuove tecnologie dell'informatica e delle telecomunicazioni, lì è giusto che vadano i finanziamenti lì, nei telefonini, una delle nostre principali voci nel PIL, seconda credo soltanto agli alimenti, al carburante e forse al calcio.
Parliamo delle banche che agiscono come Les Corbeaux, che sono prone ai grandi potentati e temerarie con i piccoli? O dei lavoratori bancari che si sentono vittime della loro matrigna azienda, una piovra potente che li obbliga ad avere delle performance produttive a cui non sono mai stati abituati.

Cosa facciamo domani?

…diamo uno stipendio a tutti anche se nessuno produce pane? Perché tanto nel nostro sistema non ha importanza che si produca pane, anzi si può guardare con disprezzo quel qualcuno così immorale che pensa solo a guadagnare sul cibo e farci pure dei soldi. E poi alla fine basta essere in tanti: per male che vada si dà l'assalto al forno delle Grucce, oggi non solo si rimane impuniti, ma si trova senz'altro qualcuno - sindacalista o politico e senz'altro molti giornalisti - che ti assolveranno e troveranno qualche diritto leso della moltitudine dei lavoratori giustamente irosa.
Fermiamo le centrali elettriche inquinanti non solo quelle nucleari ma anche quelle che producono i Nox; fermiamo la circolazione dei camion nelle valli delle montagne perché inquinano, non usiamo i pesticidi, e andiamo tutti in bicicletta, mandiamo tutto su rotaie anche se arriva un mese più tardi, lasciamo la Sicilia un'isola felice (dove la verdura fresca spedita da là impiega 12 ore per attraversare lo stretto e dove qualunque camion può essere tracciato nel momento dell'attraversamento), non finanziamo le centrali eoliche brutte, pterofraghe e rumorose (terribili inquinatrici sonore e assassine di uccelli!!), perché qualcuno -sedicente ecologista che ha investito i suoi risparmi in azioni o imprese che operano nel fotovoltaico - ha voce in merito.
…oppure liberalizziamo alla selvaggia: eliminiamo tutti i finanziamenti che danno potere a chi li eroga, alimentando i grandi e soffocando i piccoli. Lasciamo che il lavoro se lo trovi chi è capace di averlo e rinunciamo:
  • all'ecologia finta che manda a pagamento i rifiuti in Germania e che dice "poverini" a chi non ha risorse ma rifiuta di impiantare un (orrido e ridicolo termine!) termo-valorizzatore,
  • alla sanità distribuita a pioggia che per molto tempo ha avuto l'intenzione di introdurre i farmaci generici ma non lo ha fatto
  • ai poveri taxisti che con quello che hanno pagato la loro licenza non puoi liberalizzare loro il mercato e lasciare che i prezzi calino secondo leggi di mercato e non secondo un accordo che potrebbe benissimo cadere sotto l'antitrust, poi del resto è così bello viaggiare in Mercedes!
  • Ai privilegi di tanti altri che hanno un privilegio che non dà più la stessa ricchezza di una volta e che protesta perché non può più permettersi il caviale
 

I Tassisti-ricercatori

A tale proposito, perché voi ricercatori non vi fate fare una legge con cui per 6 mesi fate i taxisti e per 6 mesi fate i ricercatori, in Russia molti ingegneri e fisici sopravvivono così: anche là la ricerca ha dei problemi.
Cosa facciamo? Non ne ho idea; le masse ed anche i piccoli gruppi non rinunceranno mai ai loro privilegi e arriveranno alla guerra civile piuttosto che vedersi tassati i cellulari od obbligati ad abbassare la temperatura di casa da 26°C ai 19°C e ci sarà sempre qualcuno che lancerà un Don Quichote contro qualche mulino a vento per intascare soldi col fotovoltaico o che aizzerà un pelide Achille o un cieco Sansone a proprio danno pur di dimostrare il valore dell'inutile idea che gli farà da guida.
Ma soprattutto ci sarà qualcuno, appoggiato politicamente, pronto a guadagnare con un'impresa achea di pompe funebri o vendendo blocchi di marmo filisteo d'occasione e sicuramente molti Omero che faranno i soldi tessendo le lodi ed esaltando gli ideali dell’inutile scempio.

Viva l'Italia!

Questa è l'Italia che tutti noi abbiamo creato e voluto, è l'Italia del mezzo pollo per non creare disparità, è l'Italia degli ornifagi che ignorano volutamente se gli ultimi della fila, cioè le giovani generazioni, avranno almeno un'ala da mangiare e che si scusano davanti a sé stessi dicendo che tanto anche tutti gli altri fanno lo stesso. E' l'Italia che si dimentica che i soldi sono solo l'espressione della ricchezza creata e che all'amico perdona tutto compresa l'immoralità di una pensione usurpata, è l'Italia che si sta avventurando su un terreno di spese sociali che non si può permettere, E’ l’Italia che mette a posto la sua coscienza con il buonismo, l’egualitarismo, la giustizia sociale a pioggia: è l’Italia che non pensa che esiste il domani con cui fare i conti, è l’Italia che non ha più costruito opere faraoniche perché siamo un paese di singoli individui e a nessuno di noi interessa più esprimere il proprio orgoglio attraverso un ponte sullo stretto di Messina, a nessuno di noi interessa più costruire il Duomo di Milano o San Pietro o San Marco, non ci interessa nemmeno più farne manutenzione, figuriamoci costruirli.

Plusvalore: vituperio delle genti!

L’egualitarismo non produce plusvalore, e senza il plusvalore non si crea il futuro, il plus valore è il grasso dell’organismo cui attingere nel momento dello sforzo o del digiuno. Chi fa ricerca e costruisce il domani non deve avere pietà per l’oggi e non deve vivere come una colpa il fatto di essere intelligente, colpa che espia accettando con la propria scelta politica, acritica e assolutamente irrazionale, l’uguaglianza indistinta dei diritti non comprendendo che per molti, cui tale uguaglianza è destinata, in realtà essa ha reale valenza di privilegio. Chi fa ricerca non dovrebbe accettare la nostra sinistra che fa una politica demagogica di sperpero; e invece tutta l’INTELLIGHENZIA italiana (e qui vi meritate l’obbrobrioso termine) vi fa riferimento, tutta la scuola insegna la cultura di sinistra; tutti vivono un presente continuo in cui il futuro non ha posto e soprattutto non ha posto la resa dei conti (in senso letterale del termine) che porterà un saldo negativo sempre più pesante che sarà pagato dai nostri figli: quando gli ultimi commensali stanno per uscire alla chetichella dalla trattoria, l’oste resta gabbato se non afferra gli ultimi avventori!

Una morale tutta italiana

E la morale deve imparare anche a fare i conti con i numeri, perché l’usurpazione di mille euro da parte di un milione di persone è più dannosa dell’evasione fiscale di un miliardo di euro da parte di una sola entità, perché è indice di malcostume generalizzato e di corruzione diffusa e soprattutto perché è quasi impossibile in questa democrazia da libro Cuore, tornare sui propri passi senza scatenare la giusta (così crede il popolo) indignazione popolare.
 
Con tutte le masse di lavoratori e di pensionati con i loro diritti come volete che una ridicola e sparuta minoranza di scienziati (uso per la prima volta questo usurato termine) possa avere delle pretese; in Italia lo stipendio non è frutto di una capacità, bensì di una contrattazione. Quale potere contrattuale volete avere se state lavorando per il dopodomani e stasera c'è la partita di calcio e non so se lo stipendio mi basta per acquistare una ricarica di Sky!
Chi si ricorda più de La repubblica di Platone?
 
 
 

PS

Ho già ricevuto qualche commento tra il positivo e il censorio, vorrei specificare un punto, che sicuramente ha scandalizzato una certa tipologia di benpensanti: mi riferisco al miliardo di Euro contro un milione di mille Euro. Ci sono due fattori importanti, uno di ordine morale e uno di ordine pratico. Se un milione di Italiani si appropriano di mille Euro è malcostume, vuol dire che almeno una famiglia su venti che frequentate normalmente non ha senso morale verso la società, e ciò è grave, anzi gravissimo; mentre se uno solo si appropria di un miliardo è un unico ladro (possono esserci anche mille ladri da un milione, ma sono ladri).
A ciò si può aggiungere che la scomparsa di un miliardo di Euro non è poca cosa e presto o tardi può essere rintracciato, mentre il malcostume tende invece a diffondersi e quindi a creare sperpero e disuguaglianze che vanno a colpire solo le parti più povere della società, quelle in cui una equa distribuzione di risorse può fare la differenza tra il suicidio e la sopravvivenza. Ecco perché è scandaloso il sistema pensionistico italiano, perché non è equo ed è distribuito su molti milioni di beneficiati.
Pensate ad esempio ai dipendenti del "pubblico impiego" (chissà poi perché si parla di "pubblico impiego" e non di "pubblico servizio"?): sono oggi oltre i quatto o forse oltre i cinque milioni, non possono più andare in pensione con quindici anni sei mesi e un giorno, ma con poco di più; coloro che ne hanno usufruito hanno lavorato poco e percepito mediamente almeno venti anni di pensione pari a quasi il loro stipendio.

Le cifre dei pensionamenti

Le cifre? 500.000 pensionati di quel tipo (in realtà molti di più) x 25.000€ lordi/anno (in realtà molti di più) = 12.500.000.000 (se non sapete leggere bene gli zeri sono 12 miliardi e mezzo).
Se le cose fossero eque con circa tre/quattro anni di lavoro si dovrebbe poter pagare un anno di pensione; quindi con 15.5 anni (concediamo il giorno) di contributi e 18 anni di pensione (dai 60 anni fino alla morte secondo le statistiche) loro dovrebbero avere una pensione pari 28% del loro stipendio; quindi stanno percependo circa 1800€ al mese lordi più del dovuto. Di quei 12.5 miliardi di EURO ne stiamo regalando quasi 10.
Vogliamo parlare delle baby pensioni date a cinquantenni spesso quadri aziendali dove il calcolo deve considerare dai 20 ai 30 anni di pensione con solo 25/30 anni di contributi e mandati in pensione a cinquant’anni (e quindi a carico della collettività, cioè nostro, di cittadini) per non licenziarli? Io, ho adesso cinquant’anni e mi pare di essere a metà della mia vita lavorativa!

Se non puoi tradurlo in moneta sono solo chiacchiere

Questi sono fatti, perché riguardano soldi e cifre, il resto sono solo idee, chiacchiere, malafede, buonismo, rincoglionimento sociale, demagogia della più vecchia e viscida: PANEM ET CIRCENSES.
Poi, se ancora adesso non siete almeno parzialmente d'accordo, i casi sono due, o siete gli ultimi Bolscevichi rimasti (una specie che continua a sopravvivere in Italia mentre si è estinta anche nelle zone di origine!) oppure vi consiglio caldamente di piantarla con la morale a metà strada tra RobinHood e l'esproprio proletario e fare una seria considerazione sul vostro comportamento di singoli: rivedete la vostra morale sostituendo il pensiero "ricco = ladro" associato a  "io = buono" (anche se rubo: io lo fo per necessità) con il pensiero "lui ruba = ladro" associato a  "se anche io rubo = anche io ladro".
La società è un insieme composto da ogni singolo individuo, compresi voi, collegato da dinamiche di interazione vicina e lontana, quasi sinaptica: ciò che accade qui e oggi ha una rispondenza praticamente ubiquitaria.
Non solo nell'oggi ma soprattutto nel domani.

19 apr 2002

Ancora sullo sciopero del 16/04/02

Si tratta di un vecchio post recuperato da un Backup del mio primo sito.
Lo trascrivo perché è interessante leggere come la realtà di quell'epoca (vista dal mio punto di vista di allora e che oggi posso sicuramente dire "Acutissimo") fosse l'antefatto di quella di oggi e di come nessuno comprendeva la portata delle scelte di allora.



Mi vengono in mente moltissime cose a proposito dello sciopero generale

SCIOPERANO

  • i dipendenti del pubblico impiego
  • I ferrotranvieri (dipendenti pubblici anch'essi)
  • GLI AEROPORTUALI E TRASPORTO AEREO
  • Anche i dipendenti della grande industria.
  • Gli insegnanti
  • Gli studenti (sciopererebbero)
  • Gli ospedalieri
  • Probabilemente i dipendenti del senato e dei ministeri.
  • Le poste.
  • I BANCARI
  • I GIORNALISTI
  • I dipendenti RAI inclusi i suoi GIORNALISTI (i soli giornalisti sono, non ricordo bene se 1500 o 5000: una media dai 5 ai 17 per localizzazione se calcoliamo 150 localizzazioni in Europa+USA, e 150 nel resto del mondo)
  • E tutti quelli che già hanno un posto di lavoro NON sono toccati minimamente dalle modifiche dell'articolo 18. Sono molti: secondo molte fonti sono 10 Milioni circa, secondo altre 7-8 Milioni.

NON SCIOPERANO (o per lo meno la maggior parte di essi non sciopera!)

  • Coloro che trovano lavoro, per pochi giorni e mal pagati, attraverso le cooperative (a cui devono lasciare una parte dei loro introiti).
  • I DISOCCUPATI (magari sciopererebbero anche loro, ma chi se ne accorge!)
  • Coloro che hanno un contratto a termine (sistema inventato dai governi precedenti: non rischi di essere licenziato, sai già quando sarai senza lavoro, meglio, c’è meno stress!! )
  • I/le dipendenti dei Call Center: normalmente donne laureate, sotto utilizzate e sotto pagate ma senz’altro frustrate nelle loro aspettative.
  • I dipendenti con contratto di formazione.
  • I collaboratori continuativi (che non sono assunti) e sono guardati dall’INPS con sospetto; per molti anni hanno avuto il privilegio di essere considerati dalle strutture pubbliche al pari degli imprenditori e di pagare il massimo di ogni scaglione, dalle scuole e università alla sanità etc.
  • I collaboratori occasionali.
  • I lavoratori stagionali.
  • I dipendenti delle aziende con meno di 15 dipendenti (credo che il grafico, che descrive la distribuzione per scaglioni di numero di dipendenti delle aziende, abbia una voragine tra i 15 e i 25 dipendenti!! )
  • Molti dipendenti MEDIASET inclusi i suoi GIORNALISTI (che sono solo 500!!)
  • Forse i dipendenti dei Mecdon….
  • Gli avventizi.
  • I lavoratori dell'economia sommersa, sottopagati e sfruttati.
  • Le prostitute.
  • Il piccolo contrabbando.
E molti di costoro sarebbero AVVANTAGGIATI dalle modifiche dell'articolo 18.
Sono molti: secondo alcune fonti sono circa 10 Milioni, sono tanti, e non possono fare uno sciopero in sostegno della modifica all’articolo 18 .

Categorie privilegiate che scioperano per non dare alle categorie Sfruttate Emarginate e Vilipese il diritto prima di tutto ad un posto di lavoro in sé e per sé, poi ad averlo con più dignità, più facilità, più diritti e più remunerazione!!

Hai scioperato? Puoi immaginare cosa penso di te!!

...e i sindacati cosa dicono?

Se poi parliamo dei rappresentanti sindacali… è proprio di ieri l'intervista a Cofferati (all'epoca non era ancora stato il sindaco di Bologna!) che accusa l'industria di "lottare" per dare prodotti e servizi a prezzi sempre più bassi: questa è, secondo lui, la causa della contrazione del mercato del lavoro.

Gli imprenditori e gli industriali, sempre secondo il suddetto, devono orientare la loro produzione verso prodotti e servizi a più alto contenuto e valore aggiunto, in modo da espandere il mercato del lavoro.

Domande esplorative!

  • MA CHI ESCOGITA TALI PRODOTTI?
  • A CHI POTRANNO ESSERE VENDUTI?
  • CON QUALE FORZA LAVORO VERRANNO PRODOTTI?

Le risposte sono chiare:

  • Li escogitano gli imprenditori /industriali usando bacchette magiche e “cervelli elettronici” (non sono ancora stati inventati, ma pazienza) !!!
  • Li venderanno a tutti (ma non a prezzi bassi, altrimenti si contrae il mercato!), così il mercato del lavoro si espande .
  • Li produrranno i lavoratori, quando avranno il tempo di farlo, tra un corso di aggiornamento/riqualificazione professionale e l'altro!!!
Ovviamente i lavoratori rinunceranno a lauti stipendi a favore di nuove assunzioni e spenderanno tutto quello che guadagneranno nei nuovi prodotti ad alto contenuto per sostenere il mercato!!!


Bello!!!! Mi pare di avere letto qualcosa di simile in Perrault o forse nei fratelli Grimm !!! No, non Andersen, lui era triste, non era senz'altro lui: i suoi eroi finivano sempre male: proprio come nella realtà.

Luca



Nota:

Allego la risposta di un mio carissimo amico che ha mosso delle obiezioni veloci e pertinenti:


In effetti, caro Luca, questa tua riflessione sullo Sciopero mi sembra un po' una stronzata... Non mi arrabbio ( per carità, vivo bene lo stesso) e fai benissimo a non stare zitto (mi fa sempre piacere sentirti), ma una stronzata è una stronzata, anche detta da un amico incazzato. Scusa, ma non era uno Sciopero Generale? e da quando esiste il concetto di Sciopero Generale è ovvio che scioperano le categorie più organizzate che, logicamente, sono anche le più "forti" e, se vogliamo, di fatto anche le più garantite. E' nella logica dello strumento di lotta (o di protesta, chiamalo come vuoi): i più forti e organizzati si mobilitano per gli interessi loro e di TUTTI (secondo la loro visione, che può anche essere criticabile nei contenuti politici, ma loro la pensano così e ne hanno il diritto), anche negli interessi dei più deboli e disorganizzati che non sono "tecnicamente" in grado di scioperare. Per fare uno sciopero generale ci vuole un c.... di organizzazione spaventosa, mica basta dirlo. Siete liberi di essere contrari ai contenuti dello Sciopero (tu, Ferrara, qualche mio collega, La Russa, Valeria Marini, anche un bel po' di poligrafici o petrolchimici, Christian Vieri, molti lattai...) ma che poi lo sciopero lo facciano qualche milione di persone, tra cui soprattutto categorie solide e strutturate sindacalmente mi sembra ovvio. Una sola domanda: ma come c.... facevano a scioperare i disoccupati?

Ti amo


Questo è il mio pensiero di risposta

Se si parla di lavoro non si può parlare solo di lavoratori, si deve parlare anche dell’industria che dà lavoro ai lavoratori!

La situazione dell’industria in Italia non è tale da fare supporre che ci sia una volontà a mantenere il tasso di disoccupazione elevato, nessuno ha benefici da ciò!!
Invece, le eccessive garanzie concesse alla categorie privilegiate (tra cui metto anche coloro che hanno avuto le “baby pensioni” che il sindacato ha difeso strenuamente!) hanno lentamente portato fuori mercato l’industria e il prodotto italiano standard, permettendo la sola sopravvivenza del cosiddetto Made in Italy (prodotto di lusso o tecnologico).

L’industria che produce beni di non “elevato contenuto” (specie se di largo consumo) si è lentamente ma inesorabilmente trasformata in varie categorie di cui alcuni esempi (seguendo una gerarchia del “ di male in peggio ”) sono:
  • Aziende entrate a fare parte di gruppi multinazionali (la proprietà, l’alta dirigenza, le politiche di acquisto delle materie prime sono state spostate all’estero).
  • Aziende che hanno portato all’estero la loro produzione (fenomeno ormai comune a molte produzioni anche in altri paesi), per mancanza di competitività.
  • Aziende di cui sono stati chiusi i comparti produttivi e sono rimasti solo sistemi distributivi commerciali.
  • Aziende le cui società di ingegneria sono diventate le sole entità in grado di vendere un prodotto (in tale modo l’unico valore aggiunto residuo sul know how rimane il margine sulla vendita dei macchinari e non sul prodotto generato dal know how). Le stesse aziende, invece, non sono più in grado di dare un prodotto competitivo derivato da tale know how, la sua produzione - che come è noto genera un margine in genere continuativo e quindi più interessante anche sul piano dell’economia e del benessere sociale a scala nazionale - non è più competitiva e quindi cessa.
  • Filiali distributive di prodotti interamente esteri.
  • Migrazione di Studiosi e tecnici Italiani verso l’estero.

I nostri politici

Tale processo che da molti politici del recente passato veniva fatto passare come processo naturale nell’economia mondiale attuale, in Italia è patologico: esistono pochi casi di consolidamenti italiani verso l’estero e la maggior parte di questi consolidamenti sono verso nazioni povere e meno avanzate (così per lo meno ci vantiamo!) economicamente e tecnologicamente, (Telecom, Fiat degli anni pre-Chrisler, e altre i cui nomi ora non mi vengono in mente, insegnano), mentre le altre nazioni europee o d’oltre oceano consolidano verso paesi allo stesso livello.
Questo è un sintomo gravissimo del malessere della nostra industria e soprattutto della nostra società e non si può, come è sempre stato fatto, dare la colpa solo all’imprenditoria!
Non si può nemmeno dire che il nostro management non sia capace di gestire la cosa, visto che è comunque apprezzato e ricercato dalle aziende straniere che vengono a porre le loro basi qui quando addirittura non viene richiesto anche fuori dall'Italia.

A questo punto dov’è il nocciolo del problema?

  • Perché non riusciamo più a produrre un detersivo in Italia, chimica fine, farmaceutici, polimeri di buon livello come quelli della Montedison di 30 anni fa?
  • Perché non produciamo più elettricità?
  • Perché i nostri prodotti alimentari famosi in tutto il mondo sono imitati da tutti, ma all’estero non si trovano se non in negozi che sembrano oreficerie?
  • Perché importiamo pomodori (i nostri pomodori a grappolo) dall’Olanda e dalla Spagna?
  • Perché si gira per l’Europa e per il mondo e non si trovano i vini Italiani (o per lo meno si trovano meno etichette di vini Italiani che non provenienti dal Sud Africa o dall’Australia)?
I racconti dei nostri telegiornali sono solo fantasie: all’estero l’Italia è nota solo per la nazionale di calcio e gli spaghetti (salvo in Cina dove è nota solo per la nazionale!). In Cina non è arrivata nemmeno la Fiat, i prodotti Italiani non esistono!! Se racconti ad un Americano medio che la Ferrari è italiana non ci crede!!!

Chi non è d’accordo con questa visione dovrebbe andare all’estero (esclusa NewYork) non da turista o da Mega dirigente quando tutti ti “lisciano”, ma tra la gente normale per scoprire cosa conta l’italia (o cosa ha contato) nel panorama mondiale: quasi nulla (la funivia del Cermis insegna!)

La nostra industria e la nostra agricoltura negli ultimi 10 anni hanno considerevolmente perso di peso in Europa, anche di fronte a nazioni come la Spagna che ieri era molto arretrata ed oggi ci sopravanza in molti settori.

Il nostro turismo sta decadendo in modo clamoroso, non siamo in grado di dare servizi o prodotti che eccitino la fantasia di chi decide un viaggio di piacere. Se si pensa ad un museo, credo, il 90% della popolazione modiale pensa alla Francia o a Londra o a New York.

Questo slittamento della nostra economia ha tenuto fuori chi non era già dentro, mentre l’ubriacatura di garanzie di chi era dentro ha generato -  per anti-economicità del sistema - la mancata apertura/ampliamento di nuovi stabilimenti/attività e addirittura la chiusura di molti, e quindi ha continuato a mietere vittime spostando Lavoro verso Disoccupazione: poche alla volta, ma in modo inesorabile.

Visione del lavoro in Italia

Che risposte date a questi “perché”? Lasciamo perdere dubbi attorno all’integrità dei nostri governanti e dei loro opponenti!
Ritengo che negli ultimi 30 anni la visione del lavoro in Italia è stata distorta e si è spesso più allineata con la visuale di chi forniva la prestazione che con quella di chi utilizzava il prodotto/servizio che veniva offerto: cioè è stato travalicato l’intendimento dello spirito sindacale! Basti pensare ad atteggiamenti che spesso si trovano tra il personale che percorre il ciclo di studi dei nostri figli o il nostro utilizzo dei servizi pubblici. La sensazione che si ha in molti casi è che è più importante la contrattualistica del lavoratore che il servizio stesso, con notevoli differenze tra Nord e Sud. Il concetto di prodotto si è perso e con esso il concetto di economia, a favore di un concetto di corporazione. Chi non ha avuto la possibilità per varie ragioni di entrare nelle categorie privilegiate, è rimasto fuori dalla porta perché non facente parte della corporazione, anzi è stato tenuto fuori dalla porta o vi è stato messo, anzi è stato spesso usato come strumento per colpevolizzare l’avversario o addirittura per dare la colpa all’avversario.

Ora gli ubriachi vogliono attribuire ad altri la colpa per il fatto che non c’è più vino, e soprattutto perché non ne è rimasto più da dare a quelli che erano rimasti fuori. Sembra di essere più in un osteria dove gli avventori cercano di convincere chiunque passi loro a tiro ad ubriacarsi.

E’ giusto che anche chi è privilegiato chieda nuovi diritti e maggiori benefici; quello che trovo indecente e immorale è che certuni facciano gli scandalizzati se tali privilegi possono essere negati, avere termine o anche solo essere ridotti.

Se gli Italiani prima di pensare a se stessi cominciassero a pensare all’Italia?
(già ma questo è nazionalismo di destra!)
In queste condizioni c’è rimasto solo da dire: VIVA l’Italia (nell’accezione: “Lei, speriamo che se la cavi!” )



Ancora sullo sciopero (da una trasmissione della RAI 2 )



Se vuoi maggiori informazioni sull’ art 18 etc. visita pure il sito della CGIL (i link sono stati scollegati perché non più esistenti):

(sito della CGIL, se leggi tra le righe ti accorgerai che la modifica all’art 18 dà molte possibilità in più ai lavoratori emarginati )

L’art 9 della delega per le modificazioni all’art 18 se viene letto nella sua versione integrale prevede una contrattazione: cosa c’è diverso dall’odierno contratto collettivo nazionale del lavoro? vedi : (sempre CGIL!!!)


Conclusione ai giorni nostri (2014)

Ho recuperato questi post perché oggi hanno avuto conferma delle mie previsioni/visioni
L'amico (che mi è caro anche se non riesco mai a vederlo!) cui manderò il link di questo articolo solo per vedere cosa dicevo ben 12 anni fa potrà fare le sue considerazioni.

Una ulteriore considerazione

La cosa più curiosa è che quando parlo di Politica, Società, Economia, Finanza, Monetarismo etc. ancora oggi, la gente (gli amici e conoscenti) non mi crede o sottovaluta ciò che dico e si difende - nella sua passività - affermando che parlo di cose TROPPO complicate o che faccio previsioni TROPPO catastrofiche perché gli esperti dicono cose differenti da ciò che rilevo io nella realtà odierna, di quello che accade ancora oggi!

A costoro è dedicata questa reminiscenza, perché ascoltino più attentamente ciò che vedo/scopro/intuisco del nostro sistema in disfacimento

16 apr 2002

Sciopero del 16/04/02

Si tratta di un vecchio post recuperato da un Backup del mio primo sito.
Lo trascrivo perché è interessante leggere come la realtà di quell'epoca (vista dal mio punto di vista di allora e che oggi posso sicuramente dire "Acutissimo") fosse l'antefatto di quella di oggi e di come nessuno comprendeva la portata delle scelte di allora.


Trasmissione del 19/04/2002 su Rai2. Gestita da Santoro (soggetto ad ebbrezza passiva)

Prolegomeni (antefatto) 

Luogo: i cancelli della Breda di Sesto San Giovanni.

Situazione: picchetto (“no che cavolo picchetto” quello era “un presidio”, come ha ripetuto più volte uno dei presidianti il picchetto) davanti ai cancelli dello stabilimento della Breda di Sesto San Giovanni

Azione: si avvicinano più persone per nulla d’accordo con lo sciopero e vengono più o MENO gentilmente obbligati a rinunciare.

Affermazioni: se entri stai dalla parte del padrone ed altre banalità del genere

Curiosità: non ho capito se il giornalista era razzista, se lo ero io o cosa, ma coloro che tentavano di entrare erano completamente privi di accento (al mio orecchio di Milanese), mentre quelli che “presidiavano” avevano un forte accento (se non erro di una latitudine con valori inferiori alla mia). Curioso, ma è un dato di fatto, sarà che ormai gli operai senza accento non lavorano più alla Breda.

Paralipomeni (postfatto)

Luogo: una casa nei dintorni di Sesto San Giovanni.

Situazione: rientro da una serata di festeggiamenti.

Azione: la telecamera segue in una casa un gruppo di giovani (è il mio occhio che li vede tali, in realtà avevano circa 30 anni, età nella quale si dovrebbe essere maturi). Sorpresa!!! Uno dei giovani era nel picchetto, pardon “presdio” alla Breda, uno con un forte accento. Il giovane con il forte accento percorrendo il corridoio assieme al cameraman, è esaltato, probabilmente lo sciopero è andato benissimo, ha avuto un’adesione del 90% (uno di coloro che non volevano scioperare è riuscito ad attraversare il picchetto, pardon “presidio” e ciò ha fatto abbassare l’adesione VOLONTARIA allo sciopero).

Affermazioni: (del giovane con il forte accento) “Quando ho saputo che venivo a LAVORARE alla Breda sono stato felicissimo: IO, alla Breda, la culla delle lotte operaie degli anni 60 e 70, dove il sindacalismo ha trovato la sua forza. Dove gli operai sono arrivati ad imporre le loro lotte” etc etc.

Dubbio (mio): è sicuro il giovane (con il forte accento) che fosse venuto a LAVORARE alla Breda? Il concetto di lavorare non è semplicemente e limitatamente TROVARSI IN UN POSTO DI LAVORO CON UN SALARIO, come invece sembra essere il presupposto di base del giovane (che dovrebbe, data la sua età, essere maturo).

...a proposito se qualcuno può darmi dati circa la rilevanza che la Breda ha nell’attuale economia Italiana e mondiale (negli hanni 60 era uno dei colossi dell’industria Italiana), è il benvenuto. Io non ne sento quasi più parlare se non in queste occasioni.

Risultato

Forse le lotte operaie hanno prodotto il risultato voluto: importiamo analoghi prodotti dal resto dell’Europa, dagli USA e Giappone.

Le nazioni sorelle europee infatti appoggiano sempre tutte le azioni che impediscono all’Italia di trovare un equilibrio e una spinta. Insultano il nostro Premier (Berlusconi) perché chiede di avere il suo secondo rappresentante in Europa, e la sinistra invece di essere contenta che l’Italia abbia maggior peso, lo attacca, accusandolo di protervia; la politica della sinistra invece è improntata alla quiete, alla sensazione di tranquillità (come dice il buon, e soprattutto bel, Rutelli), la lotta deve essere solo contro i padroni (quelli italiani: non contro le multinazionali estere, NO, quelle sono politicamente corrette e raramente sono soggette a picchetti, pardon “presidi”).

Oltre a ciò la classe operaia e la sinistra SBANDIERANO L’APPOGGIO ESTERO COME UNA CONFERMA DELLA GIUSTEZZA DELLE LORO LOTTE.
Dementi!
Se un’azienda A (in questo caso l’Italia) alza i prezzi dei propri prodotti e decide di dare meno servizi, i lavoratori dell’azienda A (in questo caso i…lavoratori italiani) sono credono di lavorare meno e guadagnare di più; le aziende concorrenti (in questo caso le altre nazioni) ovviamente concordano perfettamente con una tale politica: i dirigenti dell’azienda A sono degli eroi e gli operai dell’azienda A hanno ragione: “troppo lavoro fa male”. In realtà gli uni sono degli im…… e gli altri dei co….

L’azienda A ha vita breve.
Sarà dura fare ritornare le cose a posto nell’azienda A.

E chi ci prova è un reazionario.

Pensateci!