Non so se durerà molto la pagina linkata essendo edita in televideo; comunque l'autore dell'intervista è un tale Francesco Chyurlia e la vittima (forse inconsapevole dell'esito dell'intervista) il direttore del Censis,Giuseppe Roma.
Una persona, che vorrebbe essere giornalista, durante un intervista al direttore del Censis, a proposito della crisi economica pone una domanda di questo tipo: "Ma i lavoratori non sono diventati più flessibili?" riferendosi alla capacità dell'Italia di superare la crisi e io, non so perché, resto allibito!
Consolare gli afflitti
Questa domanda distribuisce sofferenza e privilegi all'astrazione di una categoria (in questo caso: la categoria lavoratori in generale) estraniandola dagli individui in carne ed ossa che con le loro passioni e con le loro sofferenze vivono. Non chiede quali percentuali di essi siano in una condizione piuttosto che in quella opposta.
È l'antica questione di chi mangia due polli e chi nessuno, molto dibattuta tra chi conosce gli arcani della statistica e chi sicuramente ha due polli sul desco tutti i giorni e si sente appagato del fatto che tutti mangino almeno un pollo.
Cornuti e bastonati
Ignorare tale finezza concettuale significa inconsapevolmente dileggiare chi fa parte della percentuale di singoli che stanno soffrendo oltreché suscitare la loro rabbia: liquidare implicitamente la questione come se privilegi e dolori fossero distribuiti trasversalmente, facendo andare per il meglio, ci racconta la capacità non solo concettuale ma anche linguistica di costui. Il poveretto, essendo un capo servizio nella Rai, ha probabilmente uno stipendio di chi mangia due polli: come può rendersi conto delle condizioni di chi è costretto nella flessibilità? Sicuramente si sente meglio sapendo non soltanto di condividere statisticamente i due polli, ma anche di partecipare statisticamente alla sofferenza della flessibilità.
Come può un'assoluta superficialità e scarsa professionalità come questa, che ritengo non possa essere perdonata nemmeno se il giornalista è 20enne, godere dello status di NON flessibilità = Inamovibilità. Quante altre volte dovremo sentirlo inconsapevolmente deridere chi soffre?
Fame o griffe?
Domande del genere vanno forse bene a proposito della moda, dove si può chiedere se i giovani oggi sono più propensi a cambiare marca o a mantenere sempre le stesse griffe. Ricordo un'intervista a Peter Flower's negli anni '70 fatta da una mia compagna in veste di free lance: il "colui" affermò che i suoi prodotti erano adatti "a giovani che ormai sono diventati contestatori": nonostante avessi 18 anni mi aveva già fatto inorridire allora per la sua vacuità e il blob che era implicito in tale affermazione.
Allora il tizio era scusabile e forse poteva anche essere pertinente.
Oggi la stessa vacuità me la ritrovo riferita ad una sofferenza sociale!
Come sono cambiate le cose!
Pensare non è un compito facile: come funzione si è attivata automaticamente praticamente a tutti, sapere come funziona il processo può essere spiegato in corsi più o meno approfonditi, saperlo gestire per fargli dare il meglio di sé, richiede attenzione e molta diffidenza, soprattutto verso ciò che, in quanto esseri pensanti, crediamo di aver già capito del sistema stesso.
3 giu 2010
Solitario: una metafora per affrontare la vita
È strano come si possa capire molto della vita anche da Solitario.
Intendo non uno di quei giochi bellissimi e difficili come Free Cell (fra quelli che conosco, quello che richiede più razionalità), ma bensì "Solitario", quello che ormai accompagna malinconicamente Windows fino dalle sue antiche edizioni 2.0, quello che si gioca per ammazzare il tempo!
Lo giocavo già da bambino e anche quando lo giocavo con le carte, fin da allora lo trovavo stupido, non capivo perché mai mia zia dicesse che era divertente; non trovavo assolutamente nessun gusto nel piazzare al loro posto le carte quando si scoprivano, per poi trovarti dopo due o tre giri di mazzo senza poter più fare alcunché ed avere così sprecato del tempo e delle speranze. Per molti anni l’ho giocato solo quando ero gravemente annoiato e al computer, cioè quasi mai.
Ma come tutte le cose che si imparano da bambini, dipende da come te le insegnano i grandi. In genere per essere alla portata di un bambino, ci vengono insegnate in un modo elementare; poi per tutta la vita siamo costretti a pensare che per risolvere quel tipo di problemi non abbiano altro modo di affrontarle se non quello con cui le abbiamo risolte allora.
Solitario oggi
Ebbene questo Solitario (che scriverò con la lettera maiuscola, perché è il nome con cui è noto dagli informatici anni ‘80) è diventato di recente per me fonte di sorpresa davvero notevole, ora, in età matura, da quando sto imparando a ridiscutere tutto i miei processi mentali ho trovato un nuovo modo di giocarlo e non solo, di alzare la possiblità di risolverlo, da un malinconico 10% dell’infanzia ad un 80-90% di oggi!
Il Caso ha voluto che sul palmare ci fosse il buon vecchio Solitario. In occasione di brevi spostamenti con i mezzi pubblici, mi è capitato di estrarre il mio palmare e di provare a giocarlo: in tali brevi spostamenti non trovavo il tempo per mettermi né a pensare a qualche progetto, né per studiare o leggere qualche pagina. Così impegnavo quei due o tre minuti.
Lentamente, giocandoci, mi sono accorto che alcune mosse che erano per me scontate, in realtà erano ingannevolmente tali: erano solo mosse sbagliate. La facilità con cui si può procedere ad impilare le carte nei posti “legali” è il trabocchetto che è nascosto in questo gioco. Non è sufficiente il fatto che una carte possa essere giocata in un posto in cui può stare perché questa carta sia stata giocata correttamente. Quasi sempre infatti vale un principio molto importante: ogni carta del piano di gioco va posizionata solo quando e se serve.
Curioso! Esattamente l’opposto di come lo avevo sempre giocato.
I simboli della vita
Ogni carta è cioè uno strumento per risolvere il Solitario.
Ogni carta ha un momento piuttosto preciso per essere piazzata e posizionarla senza una ragione può significare occupare una posizione che impedirebbe di scoprire i mazzetti ancora coperti, metafora dell’ignoto che affrontiamo nella vita! Sì, perché mettere una carta del mazzo in una posizione che potrebbe essere usata per una carta che è ancora nei mazzetti coperti significa togliere una possibilità di voltare la successiva provocando una situazione di stallo. Bello!, “le cose facili possono facilmente provocare lo stallo”! Quanta saggezza c’è in questo gioco!
Anche l’ordine con cui si comincia a sistemare le carte quando la tavola è appena stata disposta è importante, ma questo è già più evidente: bisogna privilegiare sempre i mazzetti con il maggior numero di carte coperte. Ridurre la profondità dell'incognito!
Ci sono però dei limiti alla ferrea regola e sono dettati dalla logica. Quando le carte da scoprire sono ancora molte è importante procedere alla scoperta di tutto quello che è possibile, ma quando cominciamo ad avere ancora coperte solo una, due o al massimo tre carte e solo in qualche mazzetto, allora diventa più importante estendere al massimo il piano di gioco.
Cosa intendo?
Per poter facilitare la riuscita del Solitario ho bisogno di scoprire più carte possibile e per fare questo ho bisogno del maggior numero di basi presenti e attive possibili su cui costruire solide colonne. Proprio come nella vita!
Quindi quando ho ormai ridotto a non più di due o tre le carte residue coperte sui mazzetti, cerco di mantenere attive le colonne su cui costruire (come il dieci nero indipendente dal Re Rosso nel caso della figura), per cui è importante che io le mantenga indipendenti e non ceda alla tentazione di impilarle (come potrei fare con il Dieci sul Fante) se non c’è già in gioco l'altra colonna gemella. Se vi cedessi, l’apparente ordine, diverrebbe un collo di bottiglia!
Mi piace sempre di più!
Come in questo caso, se ho Re Donne e/o Fanti che soddisfano le quattro colonne su cui costruire, è bene mantenerli attivi. Se spostassi il dieci, sul fante solo perché c’è posto, mi chiuderei una colonna. La donna rossa avrà sicuramente vita breve in quella posizione e sicuramente rappresenta un grave pericolo per tutta la smazzata!
Ecco allora che qualcosa che sembra semplice e diretto diventa una trappola per una carta a venire che non saprebbe dove andare. È curioso come in questo gioco ci si debba preoccupare da subito di avere quattro solide colonne su cui costruire, cercando di mantenerle bilanciate e tutte e quattro in vita: non bisogna avere fretta di creare un ordine facile e apparente, impilando tutte le risorse su una sola colonna che alla fine bloccherà tutte le altre carte sorelle.
Sembra facile!
Già da qui, si comincia a capire che il Solitario non è così semplice come sembra. E in effetti non lo è. Come in molte altre cose, non è difficile muovere le mani ma è difficilissimo ottenere i risultati sperati quando questi sono vincolati in una materia di cui non si conoscono perfettamente le leggi.
Proseguendo, possiamo accorgerci che si devono tenere nel mazzo il più a lungo possibile le carte piccole: sono rapidamente sistemabili, ma possono anche bloccare in caso di Asso “affogato”.
Io ad esempio non sposto una carta piccola prima di aver cercato nel mazzo gli assi con il primo giro: prima comincio a mettere un minimo di ordine nel piano di gioco! Solo allora mi concedo di mettere qualche altra carta, ma sempre se è utile a spostarun'altra da un mazzetto bloccato.
Anche ciò che può andare a posto subito, a volte invece è di ostacolo. Anche quando si è alla fine e sembra che tutto stia per venire è meglio non farsi illusioni: un solitario ha elevatissime probabilità di riuscita se ci sono solo due carte ancora coperte nei mazzetti, ma ricordo una volta in cui non sono riuscito a risolverne uno in tali condizioni; ci sono rimasto male.
Data l’esperienza precedente ero ormai sicuro che “due sole carte coperte” equivalente a “ce l’ho fatta” fosse ormai una specie di teorema, forse una congettura. Ma anche in tale frangente il solitario è stato maestro di vita.
Dunque provateci e giocatelo con attenzione, vi riserverà delle sorprese!
Dunque provateci e vivete con attenzione, avrete meno sorprese.
Intendo non uno di quei giochi bellissimi e difficili come Free Cell (fra quelli che conosco, quello che richiede più razionalità), ma bensì "Solitario", quello che ormai accompagna malinconicamente Windows fino dalle sue antiche edizioni 2.0, quello che si gioca per ammazzare il tempo!
Lo giocavo già da bambino e anche quando lo giocavo con le carte, fin da allora lo trovavo stupido, non capivo perché mai mia zia dicesse che era divertente; non trovavo assolutamente nessun gusto nel piazzare al loro posto le carte quando si scoprivano, per poi trovarti dopo due o tre giri di mazzo senza poter più fare alcunché ed avere così sprecato del tempo e delle speranze. Per molti anni l’ho giocato solo quando ero gravemente annoiato e al computer, cioè quasi mai.
Ma come tutte le cose che si imparano da bambini, dipende da come te le insegnano i grandi. In genere per essere alla portata di un bambino, ci vengono insegnate in un modo elementare; poi per tutta la vita siamo costretti a pensare che per risolvere quel tipo di problemi non abbiano altro modo di affrontarle se non quello con cui le abbiamo risolte allora.
Solitario oggi
Ebbene questo Solitario (che scriverò con la lettera maiuscola, perché è il nome con cui è noto dagli informatici anni ‘80) è diventato di recente per me fonte di sorpresa davvero notevole, ora, in età matura, da quando sto imparando a ridiscutere tutto i miei processi mentali ho trovato un nuovo modo di giocarlo e non solo, di alzare la possiblità di risolverlo, da un malinconico 10% dell’infanzia ad un 80-90% di oggi!
Il Caso ha voluto che sul palmare ci fosse il buon vecchio Solitario. In occasione di brevi spostamenti con i mezzi pubblici, mi è capitato di estrarre il mio palmare e di provare a giocarlo: in tali brevi spostamenti non trovavo il tempo per mettermi né a pensare a qualche progetto, né per studiare o leggere qualche pagina. Così impegnavo quei due o tre minuti.
Il Piano di Gioco è l’insieme disposto sul tappeto verde Il Mazzo è costituito dalle carte ancora da voltare I Mazzetti sono i gruppi di carte sul piano di gioco: coperti quelli ancora da voltare (ad ex. quello sotto il 4 di Picche) scoperti quelli su cui costruisco (ad ex ciò che verrà aggiunto sopra il Re di Quadri). Le Colonne sono i mazzetti scoperti che iniziano con un re o con un’altra carta, meglio se vicina al Re; verso la fine ce ne saranno due per i Re rossi e due per i Re neri, mentre durate il gioco saranno di più. Mossa è qualsiasi spostamento irreversibile, come spostare una carta dal mazzo, scoprire un Mazzetto coperto, etc. |
Lentamente, giocandoci, mi sono accorto che alcune mosse che erano per me scontate, in realtà erano ingannevolmente tali: erano solo mosse sbagliate. La facilità con cui si può procedere ad impilare le carte nei posti “legali” è il trabocchetto che è nascosto in questo gioco. Non è sufficiente il fatto che una carte possa essere giocata in un posto in cui può stare perché questa carta sia stata giocata correttamente. Quasi sempre infatti vale un principio molto importante: ogni carta del piano di gioco va posizionata solo quando e se serve.
Curioso! Esattamente l’opposto di come lo avevo sempre giocato.
I simboli della vita
Ogni carta è cioè uno strumento per risolvere il Solitario.
Ogni carta ha un momento piuttosto preciso per essere piazzata e posizionarla senza una ragione può significare occupare una posizione che impedirebbe di scoprire i mazzetti ancora coperti, metafora dell’ignoto che affrontiamo nella vita! Sì, perché mettere una carta del mazzo in una posizione che potrebbe essere usata per una carta che è ancora nei mazzetti coperti significa togliere una possibilità di voltare la successiva provocando una situazione di stallo. Bello!, “le cose facili possono facilmente provocare lo stallo”! Quanta saggezza c’è in questo gioco!
Anche l’ordine con cui si comincia a sistemare le carte quando la tavola è appena stata disposta è importante, ma questo è già più evidente: bisogna privilegiare sempre i mazzetti con il maggior numero di carte coperte. Ridurre la profondità dell'incognito!
Ci sono però dei limiti alla ferrea regola e sono dettati dalla logica. Quando le carte da scoprire sono ancora molte è importante procedere alla scoperta di tutto quello che è possibile, ma quando cominciamo ad avere ancora coperte solo una, due o al massimo tre carte e solo in qualche mazzetto, allora diventa più importante estendere al massimo il piano di gioco.
Cosa intendo?
Per poter facilitare la riuscita del Solitario ho bisogno di scoprire più carte possibile e per fare questo ho bisogno del maggior numero di basi presenti e attive possibili su cui costruire solide colonne. Proprio come nella vita!
Quindi quando ho ormai ridotto a non più di due o tre le carte residue coperte sui mazzetti, cerco di mantenere attive le colonne su cui costruire (come il dieci nero indipendente dal Re Rosso nel caso della figura), per cui è importante che io le mantenga indipendenti e non ceda alla tentazione di impilarle (come potrei fare con il Dieci sul Fante) se non c’è già in gioco l'altra colonna gemella. Se vi cedessi, l’apparente ordine, diverrebbe un collo di bottiglia!
Mi piace sempre di più!
Come in questo caso, se ho Re Donne e/o Fanti che soddisfano le quattro colonne su cui costruire, è bene mantenerli attivi. Se spostassi il dieci, sul fante solo perché c’è posto, mi chiuderei una colonna. La donna rossa avrà sicuramente vita breve in quella posizione e sicuramente rappresenta un grave pericolo per tutta la smazzata!
Ecco allora che qualcosa che sembra semplice e diretto diventa una trappola per una carta a venire che non saprebbe dove andare. È curioso come in questo gioco ci si debba preoccupare da subito di avere quattro solide colonne su cui costruire, cercando di mantenerle bilanciate e tutte e quattro in vita: non bisogna avere fretta di creare un ordine facile e apparente, impilando tutte le risorse su una sola colonna che alla fine bloccherà tutte le altre carte sorelle.
Sembra facile!
Già da qui, si comincia a capire che il Solitario non è così semplice come sembra. E in effetti non lo è. Come in molte altre cose, non è difficile muovere le mani ma è difficilissimo ottenere i risultati sperati quando questi sono vincolati in una materia di cui non si conoscono perfettamente le leggi.
Proseguendo, possiamo accorgerci che si devono tenere nel mazzo il più a lungo possibile le carte piccole: sono rapidamente sistemabili, ma possono anche bloccare in caso di Asso “affogato”.
Io ad esempio non sposto una carta piccola prima di aver cercato nel mazzo gli assi con il primo giro: prima comincio a mettere un minimo di ordine nel piano di gioco! Solo allora mi concedo di mettere qualche altra carta, ma sempre se è utile a spostarun'altra da un mazzetto bloccato.
Anche ciò che può andare a posto subito, a volte invece è di ostacolo. Anche quando si è alla fine e sembra che tutto stia per venire è meglio non farsi illusioni: un solitario ha elevatissime probabilità di riuscita se ci sono solo due carte ancora coperte nei mazzetti, ma ricordo una volta in cui non sono riuscito a risolverne uno in tali condizioni; ci sono rimasto male.
Data l’esperienza precedente ero ormai sicuro che “due sole carte coperte” equivalente a “ce l’ho fatta” fosse ormai una specie di teorema, forse una congettura. Ma anche in tale frangente il solitario è stato maestro di vita.
Dunque provateci e giocatelo con attenzione, vi riserverà delle sorprese!
Dunque provateci e vivete con attenzione, avrete meno sorprese.
Quando la morale è una cosa seria
(si riferisce ad un post datato 24/06/2002 su un altro sito)
Ovvero come rompo le palle a mio figlio per ogni inezia (e quel che è peggio: ho ragione).
Il discorso è nato qualche giorno fa, quando mio figlio si recò a casa del suo miglior amico per aiutarlo a studiare matematica - così almeno era la versione ufficiale e pure la loro seria intenzione - e rimanere poi a cena.e riprendere gli studi subito dopo.
Arrivato poco prima delle 7 di sera e trascorsa una mezzoretta di studio, come in ogni casa per bene, arrivò ora di cena, per cui si interromperono (o interruppero per i più schizzinosi). Dopo il meritato e famelico pasto (hanno 13-14 anni entrambi), la madre del compagno, malauguratamente, propose loro di andare a procurarsi un gelato prima di riprendere ad immergersi in equazioni e geometrie varie.
I due, ben felici di essere stati temporaneamente graziati, raggiunsero la gelateria preferita in soli 10 minuti: che sf…. era chiusa. Intervenne a questo punto il provvido cellulare. Telefonata a casa, al telefono rispose il padre del compagno di mio figlio, molto più accomodante della madre. Alla richiesta di potersi recare alla gelateria un po’ più lontana - che sicuramente era aperta - l’ignaro accordò il suo permesso e i due mariuoli, allegramente, andarono a recuperare il lontano e perciò ancor più squisito gelato.
Al ritorno: Apriti cielo. La madre incavolata come una biscia prende seri provvedimenti nei confronti del figlio per essersi attardato a zonzo per il paese. Tragedia, “ma con il papà…!”, “non mi importa nulla…”, “ma ho chiesto il perm….!”
Quando mi sono recato a recuperare il mio pargolo, abbiamo iniziato a discutere sulla cosa ed il giudizio di mio figlio era a favore del suo compagno in quanto, avendo loro ottenuto il permesso dal padre, erano in regola e non avevano disobbedito ad alcuno. Il mio giudizio invece non corrispondeva in nulla con il suo, ma fu arduo spiegargli le mie ragioni.
Il primo punto che mi premeva sottolineare poteva partire dalla loro stessa esperienza emotiva: gli chiesi se, nel momento in cui rispose il padre anziché la ben più severa madre, non avessero provato un senso di sollievo e non avessero pensato all’estensione dell’attimo di libertà come ad una cosa già conclusa. Com’è ovvio, mio figlio tergiversava e portava l’accento del discorso verso il permesso ottenuto, “quello era un fatto, e altre storie non ce n’erano…”.
Io insistetti: se avevano provato una sensazione di sollievo alla risposta del padre, voleva dire che già a priori sapevano di chiedere un’estensione non regolare di un permesso già straordinario, quindi a voler essere perfettamente onesti con sé stessi, l’estensione stessa era stata sicuramente estorta approfittando della buona fede.
Il secondo spunto mi serviva per spiegare lo stato di conflitto generato per trarre profitto da una situazione di equivoci. Utilizzare un detentore di potere (il padre) per ottenere un beneficio all’insaputa e contro il parere di un altro detentore di potere (la madre), in un primo momento può comportare un beneficio a causa delle lacune createsi. In un secondo tempo, quando i due detentori di potere arrivano ad una spiegazione, arriverà la reazione e la punizione proprio contro colui che ha approfittato del garbuglio creatosi. Immaginate: una sera d’inverno un uomo telefona ai Carabinieri, dando la propria posizione ed affermando di avere bisogno di soccorso poiché qualcuno gli sta sparando. I Carabinieri intervengono in difesa del malcapitato e sparano; poi scoprono che l’aggressore è la Polizia!
In effetti i due genitori furono entrambi d’accordo: il figlio aveva abusato della fiducia.
Il terzo punto, non meno importante degli altri rimarcava un fatto che era sfuggito ad entrambi: la ragione che li aveva indotti a trovarsi alle 7 di sera, cioè studiare ed aiutarsi reciprocamente. Se la chiusura della gelateria comportava un ritardo ulteriore all’attuazione dello scopo per il quale si erano ritrovati e quindi all’inizio degli studi, avrebbero dovuto loro stessi rinunciare ad estendere il loro momento di libertà Avrebbero dovuto compiere una rinuncia consapevole, che avrebbe permesso loro di guadagnare “punti fiducia” presso i genitori. Tale situazione avrebbe poi portato ad una riduzione del controllo: porco cane! se uno decide di limitare un proprio attimo di libertà per rispettare le regole alla fine ne otteniene di più! Vai a capire i genitori!!
La conclusione fu terribile: gli dissi che era giusto che si fossero comportati così, perché il tentativo di conquistare una fetta in più di libertà è sacrosanto, ma non bisogna mai mentire a sé stessi né perdere di vista le ragioni degli altri. Non si deve mai abusare della fiducia degli altri, ma soprattutto non bisogna mai perdere di vista lo scopo che ci si è prefisso.
Che noia!!!!!
Ovvero come rompo le palle a mio figlio per ogni inezia (e quel che è peggio: ho ragione).
Il discorso è nato qualche giorno fa, quando mio figlio si recò a casa del suo miglior amico per aiutarlo a studiare matematica - così almeno era la versione ufficiale e pure la loro seria intenzione - e rimanere poi a cena.e riprendere gli studi subito dopo.
Arrivato poco prima delle 7 di sera e trascorsa una mezzoretta di studio, come in ogni casa per bene, arrivò ora di cena, per cui si interromperono (o interruppero per i più schizzinosi). Dopo il meritato e famelico pasto (hanno 13-14 anni entrambi), la madre del compagno, malauguratamente, propose loro di andare a procurarsi un gelato prima di riprendere ad immergersi in equazioni e geometrie varie.
I due, ben felici di essere stati temporaneamente graziati, raggiunsero la gelateria preferita in soli 10 minuti: che sf…. era chiusa. Intervenne a questo punto il provvido cellulare. Telefonata a casa, al telefono rispose il padre del compagno di mio figlio, molto più accomodante della madre. Alla richiesta di potersi recare alla gelateria un po’ più lontana - che sicuramente era aperta - l’ignaro accordò il suo permesso e i due mariuoli, allegramente, andarono a recuperare il lontano e perciò ancor più squisito gelato.
Al ritorno: Apriti cielo. La madre incavolata come una biscia prende seri provvedimenti nei confronti del figlio per essersi attardato a zonzo per il paese. Tragedia, “ma con il papà…!”, “non mi importa nulla…”, “ma ho chiesto il perm….!”
Quando mi sono recato a recuperare il mio pargolo, abbiamo iniziato a discutere sulla cosa ed il giudizio di mio figlio era a favore del suo compagno in quanto, avendo loro ottenuto il permesso dal padre, erano in regola e non avevano disobbedito ad alcuno. Il mio giudizio invece non corrispondeva in nulla con il suo, ma fu arduo spiegargli le mie ragioni.
Il primo punto che mi premeva sottolineare poteva partire dalla loro stessa esperienza emotiva: gli chiesi se, nel momento in cui rispose il padre anziché la ben più severa madre, non avessero provato un senso di sollievo e non avessero pensato all’estensione dell’attimo di libertà come ad una cosa già conclusa. Com’è ovvio, mio figlio tergiversava e portava l’accento del discorso verso il permesso ottenuto, “quello era un fatto, e altre storie non ce n’erano…”.
Io insistetti: se avevano provato una sensazione di sollievo alla risposta del padre, voleva dire che già a priori sapevano di chiedere un’estensione non regolare di un permesso già straordinario, quindi a voler essere perfettamente onesti con sé stessi, l’estensione stessa era stata sicuramente estorta approfittando della buona fede.
Il secondo spunto mi serviva per spiegare lo stato di conflitto generato per trarre profitto da una situazione di equivoci. Utilizzare un detentore di potere (il padre) per ottenere un beneficio all’insaputa e contro il parere di un altro detentore di potere (la madre), in un primo momento può comportare un beneficio a causa delle lacune createsi. In un secondo tempo, quando i due detentori di potere arrivano ad una spiegazione, arriverà la reazione e la punizione proprio contro colui che ha approfittato del garbuglio creatosi. Immaginate: una sera d’inverno un uomo telefona ai Carabinieri, dando la propria posizione ed affermando di avere bisogno di soccorso poiché qualcuno gli sta sparando. I Carabinieri intervengono in difesa del malcapitato e sparano; poi scoprono che l’aggressore è la Polizia!
In effetti i due genitori furono entrambi d’accordo: il figlio aveva abusato della fiducia.
Il terzo punto, non meno importante degli altri rimarcava un fatto che era sfuggito ad entrambi: la ragione che li aveva indotti a trovarsi alle 7 di sera, cioè studiare ed aiutarsi reciprocamente. Se la chiusura della gelateria comportava un ritardo ulteriore all’attuazione dello scopo per il quale si erano ritrovati e quindi all’inizio degli studi, avrebbero dovuto loro stessi rinunciare ad estendere il loro momento di libertà Avrebbero dovuto compiere una rinuncia consapevole, che avrebbe permesso loro di guadagnare “punti fiducia” presso i genitori. Tale situazione avrebbe poi portato ad una riduzione del controllo: porco cane! se uno decide di limitare un proprio attimo di libertà per rispettare le regole alla fine ne otteniene di più! Vai a capire i genitori!!
La conclusione fu terribile: gli dissi che era giusto che si fossero comportati così, perché il tentativo di conquistare una fetta in più di libertà è sacrosanto, ma non bisogna mai mentire a sé stessi né perdere di vista le ragioni degli altri. Non si deve mai abusare della fiducia degli altri, ma soprattutto non bisogna mai perdere di vista lo scopo che ci si è prefisso.
Che noia!!!!!
Energeticamente autosufficiente?
Lo leggo ormai su tutti i giornali tutti i giorni e lo sentirei anche alla televisione se non vi avessi rinunciato nel 2006: “Energeticamente autosufficiente”.
È la nuova frontiera, l’aspirazione a cui tutte le persone che possono dirsi civili e intellettualmente preparate aspirano.
Ho giusto letto l’articolo di quella coppia di svedesi che si sono costruiti una casa tappezzata di pannelli solari, l’hanno coibentata con un materiale assolutamente innovativo, hanno usato vetri speciali fatti con bottiglie riciclate e non so quante altre cose, hanno persino un gatto a risparmi energetico, perché contribuisce a riscaldare con i suoi 20w al giorno. Una cosa/casa fantastica. Non hanno pensato all’eolico; ma forse in Svezia non c’è molto vento o forse gli organi meccanici potrebbero avere problemi con le basse temperature.
Eppure qualcosa in tutto questo non torna nella mia mente e se faccio una valutazione anche con quello che accade in Italia, continuo a credere che qualcosa non funzioni.
Anche io vorrei fare di casa mia un’entità autosufficiente energicamente: ci ho provato l’anno scorso con un orto biologico e tecnologico, per essere autosufficiente almeno alimentarmente. A parte l’ingente costo per l’acqua e per la struttura, le verdure che ne ho ottenuto sono state anche di qualità migliore rispetto a quelle comperate senz’altro più fresche e ho potuto vantarmene con i miei amici fanatici di bio-qualcosa: ho quindi in parte ho raggiunto il mio scopo.
Cosa non funzionava nel mio impianto orticolo? I costi di investimento e il costo per il mantenimento idrico dei vegetali! Se aggiungiamo poi il costo per la manodopera di un professionista (almeno in teoria) progettista, coach che vi si dedicava e quello delle delicate e rapaci mani della mia compagna che estirpavano con cura tutte le erbe infestanti, ecco che il prezzo degli ortaggi avrebbe potuto diventare irraggiungibile. Per fortuna essendo quasi senza lavoro la mia manodopera poteva venire prezzolata per valore zero come no ndi rado accade oggi anche ad altri: quindi posso escluderne il costo dal prezzo finale degli adorati ortaggi e rendere più vantaggioso il rapporto energetico del mio orto bio-qualcosa.
Partiamo da un’idea molto semplice: quanto costa?
Ok non è il prezzo quello che conta perché l’energia che si risparmia è importante. Allora il costo del manufatto - la casa a consumo energetico zero – è il giusto scotto da pagare all’efficienza tecnologica ed energetica per essere “Green”. Ma consideriamo che quando qualcosa ha un costo elevato, significa semplicemente che per la sua produzione, installazione manutenzione, garanzia, trasporto, studio di fattibilità, progettazione, realizzazione del manufatto, degli impianti di produzione, dello stabilimento, delle navi che lo hanno trasportato, dei camion che ce lo hanno portato, del corso di aggiornamento dell’installatore, della navigazione su Internet, dei nostri spostamenti per trovare la soluzione giusta, del tempo impiegato e delle calorie di cibo che abbiamo mangiato nel frattempo, hanno richiesto energia. Curiosamente possiamo valutare il costo di tale energia approssimativamente come il 75-80% o forse più del valore del manufatto stesso. Il resto è il margine economico utile di chi ce lo ha venduto e che verrà speso dai produttori della realizzazione per mangiare, per vestirsi, per muoversi, per viaggiare per comprare un’auto lussuosa con cui mostrare di essere persone di successo, etc. e cioè per spendere energia: in giusta quantità, quanto sarà il valore che potranno spendere, cioè quel 15-20% di utile sul nostro acquisto.
Ora, torniamo a bomba sul nostro problema. Se andiamo vagando qui e là per internet, possiamo trovare i piani economici di investimento con il tempo di break-even o ROI. Udite, udite: il ROI (Return Of Investment) teorico è di circa 10 anni!
Se per istallare un impianto che risparmia energia spendo una cifra che ammortizzerò in dieci anni, significa che ho immesso energia nel mio processo di produzione dell’energia ad un costo di partenza pari a dieci anni di energia stessa, distribuita in altre forme, ma comunque immessa.
Se poi facciamo bene i conti e andiamo a veder quei siti che parlano del piano economico e del ROI, scopriamo che gli investimenti sono fatti sulla resa teorica con manufatto nuovo. Ma, come ben sappiamo, tutte le opere dell’Uomo sono soggette a decadimento e quindi il ROI sarà più lungo se non addirittura eterno.
Se facciamo inoltre una considerazione che in una crisi economica come l’attuale, immobilizzare un capitale per avere un ROI di dieci anni (e già in molto lo abbiamo immobilizzato per venti con l’acquisto di case che non producono reddito ma solo benessere) è una follia, anzi di più: un crimine economico!
Se fossimo un’azienda seria e chiedessimo un prestito, non esisterebbe nessun ente creditizio che ci finanzierebbe un progetto industriale con un ROI di oltre tre o max. quattro anni. Perché noi invece ci adentriamo in un progetto a ROI 10 anni?
Allora ci possiamo accorgere che fare questo tipo di investimenti, oggi, con la necessità che c’è di disporre di liquidità per fare riprendere il mercato, siamo dei suicidi, che si vogliamo male e che non sappiamo come organizzare né pensare il nostro futuro.
Ma allora perché tutto questo interesse dei media e dello stato per le energie rinnovabili?
È una domanda che mi sono posto qualche tempo fa, ma me la sono posta assieme ad un’altra, perché il fotovoltaico Sì e l’eolico per molto tempo No; anzi tuttora, se ci sono scandali, essi riguardano l’eolico e non il fotovoltaico.
Beh, vi sembrerà strano ma l’unica risposta che mi sono saputo dare è questa, per costruire un impianto fotovoltaico occorrono tecnologie molto complesse e tali tecnologie sono sicuramente appannaggio solo di poche decine di aziende, in genere multinazionali. L’eolico invece può essere costruito anche da un cantinaro evoluto, come ce ne sono tanti.
Volete dire che ritorniamo al solito problema?
Per quanto riguarda il finanziamento da parte dei governi ci sono molte considerazioni da fare, alcune dal mio punto di vista valide, altre invece criticabili oppure opinabili, eccone alcune.
Partiamo da una semplice considerazione: il fotovoltaico e in generale la diffusione capillare dei sistemi energetici autonomi sul territorio è un modo con cui i governi centrali ridistribuiscono e restituiscono il problema dell’energia ai propri cittadini, riducendo la necessità di costruire sistemi centralizzati di produzione dell'energia che stanno diventando sempre più difficili da organizzare, finanziare e fare digerire come presenza sul territorio di chi lo deve ricevere (vale il famoso detto: “Yes I want it, but not in my backyard”), oltre a considerare che in Italia non è minimamente possibile pensare di progettare una grande opera che richieda più tempo della vita di uno o due governi: il successivo la smantellerebbe per questioni idio..logiche.
Dall’altra la riduzione della dipendenza dal petrolio è un fattore di libertà importante, ma che dobbiamo avere presente come elemento di costo: la libertà ha un costo!
C’è il fattore immobilizzo di capitale privato a favore di un‘industria e di un capitalismo pesante e questo è un fattore di cui tenere conto: vale la pena distogliere liquidità dal mercato per non produrre? D’altro canto le alternative centralizzate, come il nucleare sono incredibilmente impopolari, soprattutto in Italia.
Vorrei che fosse fatta da molti una riflessione proprio sulla questione del nucleare: forse in pochi si ricordano che tra i fondatori dei Verdi in Italia c’è stato Felice IPPOLITO, che tutti hanno rapidamente messo da parte e poi dimenticato per ciò che ha significato come animatore del CNEN nella prima parte della sua vita pubblica e per ciò che ha patito nella seconda parte sia da parte dei suoi nemici (vedi Wiki) e sia da parte di quelli che lui credeva essere i suoi alleati, sempre per la sua posizione filo-nucleare. Orbene Ippolito, anche ai tempi dei Verdi, era un fautore del nucleare e quando ci fu il referendum, lui si schierò a favore; curiosamente era l’unico esperto di nucleare tra i Verdi, l’unico che pur imbracciando un ideale di un mondo pulito, non avesse chiesto come vittima sacrificale la disponibilità dell’energia a costi contenuti derivante dal nucleare come hanno fatto gli altri suoi compagni: venne ovviamente messo subito in minoranza! EDF remercie!
Giusto per gli ambientalisti, per ritornare ad un punto già accennato:
In questo momento siamo sicuri di sapere quali tecnologie vengono usate per la produzione dei pannelli fotovoltaici, quant’è il contenuto energetico di ogni singola cella, quanta elettricità cioè è stata impiegata per la produzione dei cristalli e dei singoli pannelli? Qual è il vero costo energetico di questa tecnologia così amata e quanto comporta in termini ambientali? Le aziende che producono i pannelli fotovoltaici magari sono in nazioni dove il controllo sull’impatto ambientale non è così stretto come da noi. E poi quant'è la vita media di una cella e qual'è il declino del fattore di efficienza?
E per finire: perché se si fa una ricerca in Internet sull’eolico questo ha un impatto sull’opinione di molto inferiore a quello del fotovoltaico?
Forse per la questione degli uccelli migratori?
È la nuova frontiera, l’aspirazione a cui tutte le persone che possono dirsi civili e intellettualmente preparate aspirano.
Ho giusto letto l’articolo di quella coppia di svedesi che si sono costruiti una casa tappezzata di pannelli solari, l’hanno coibentata con un materiale assolutamente innovativo, hanno usato vetri speciali fatti con bottiglie riciclate e non so quante altre cose, hanno persino un gatto a risparmi energetico, perché contribuisce a riscaldare con i suoi 20w al giorno. Una cosa/casa fantastica. Non hanno pensato all’eolico; ma forse in Svezia non c’è molto vento o forse gli organi meccanici potrebbero avere problemi con le basse temperature.
Eppure qualcosa in tutto questo non torna nella mia mente e se faccio una valutazione anche con quello che accade in Italia, continuo a credere che qualcosa non funzioni.
Anche io vorrei fare di casa mia un’entità autosufficiente energicamente: ci ho provato l’anno scorso con un orto biologico e tecnologico, per essere autosufficiente almeno alimentarmente. A parte l’ingente costo per l’acqua e per la struttura, le verdure che ne ho ottenuto sono state anche di qualità migliore rispetto a quelle comperate senz’altro più fresche e ho potuto vantarmene con i miei amici fanatici di bio-qualcosa: ho quindi in parte ho raggiunto il mio scopo.
Cosa non funzionava nel mio impianto orticolo? I costi di investimento e il costo per il mantenimento idrico dei vegetali! Se aggiungiamo poi il costo per la manodopera di un professionista (almeno in teoria) progettista, coach che vi si dedicava e quello delle delicate e rapaci mani della mia compagna che estirpavano con cura tutte le erbe infestanti, ecco che il prezzo degli ortaggi avrebbe potuto diventare irraggiungibile. Per fortuna essendo quasi senza lavoro la mia manodopera poteva venire prezzolata per valore zero come no ndi rado accade oggi anche ad altri: quindi posso escluderne il costo dal prezzo finale degli adorati ortaggi e rendere più vantaggioso il rapporto energetico del mio orto bio-qualcosa.
La casa
Ma se torniamo al progetto della casa autosufficiente, possiamo fare una serie di valutazioni che partono dai termini di realizzazione pratica, per muoverci via via attraverso i vari meandri di ciò che noi siamo indotti a credere che sia l’”Energo Perpetuum”, la casa che sola sopravvivrà al diluvio prossimo venturo o alla prossima guerra totale.Partiamo da un’idea molto semplice: quanto costa?
Ok non è il prezzo quello che conta perché l’energia che si risparmia è importante. Allora il costo del manufatto - la casa a consumo energetico zero – è il giusto scotto da pagare all’efficienza tecnologica ed energetica per essere “Green”. Ma consideriamo che quando qualcosa ha un costo elevato, significa semplicemente che per la sua produzione, installazione manutenzione, garanzia, trasporto, studio di fattibilità, progettazione, realizzazione del manufatto, degli impianti di produzione, dello stabilimento, delle navi che lo hanno trasportato, dei camion che ce lo hanno portato, del corso di aggiornamento dell’installatore, della navigazione su Internet, dei nostri spostamenti per trovare la soluzione giusta, del tempo impiegato e delle calorie di cibo che abbiamo mangiato nel frattempo, hanno richiesto energia. Curiosamente possiamo valutare il costo di tale energia approssimativamente come il 75-80% o forse più del valore del manufatto stesso. Il resto è il margine economico utile di chi ce lo ha venduto e che verrà speso dai produttori della realizzazione per mangiare, per vestirsi, per muoversi, per viaggiare per comprare un’auto lussuosa con cui mostrare di essere persone di successo, etc. e cioè per spendere energia: in giusta quantità, quanto sarà il valore che potranno spendere, cioè quel 15-20% di utile sul nostro acquisto.
Ora, torniamo a bomba sul nostro problema. Se andiamo vagando qui e là per internet, possiamo trovare i piani economici di investimento con il tempo di break-even o ROI. Udite, udite: il ROI (Return Of Investment) teorico è di circa 10 anni!
Se per istallare un impianto che risparmia energia spendo una cifra che ammortizzerò in dieci anni, significa che ho immesso energia nel mio processo di produzione dell’energia ad un costo di partenza pari a dieci anni di energia stessa, distribuita in altre forme, ma comunque immessa.
Se poi facciamo bene i conti e andiamo a veder quei siti che parlano del piano economico e del ROI, scopriamo che gli investimenti sono fatti sulla resa teorica con manufatto nuovo. Ma, come ben sappiamo, tutte le opere dell’Uomo sono soggette a decadimento e quindi il ROI sarà più lungo se non addirittura eterno.
Se facciamo inoltre una considerazione che in una crisi economica come l’attuale, immobilizzare un capitale per avere un ROI di dieci anni (e già in molto lo abbiamo immobilizzato per venti con l’acquisto di case che non producono reddito ma solo benessere) è una follia, anzi di più: un crimine economico!
Se fossimo un’azienda seria e chiedessimo un prestito, non esisterebbe nessun ente creditizio che ci finanzierebbe un progetto industriale con un ROI di oltre tre o max. quattro anni. Perché noi invece ci adentriamo in un progetto a ROI 10 anni?
Allora ci possiamo accorgere che fare questo tipo di investimenti, oggi, con la necessità che c’è di disporre di liquidità per fare riprendere il mercato, siamo dei suicidi, che si vogliamo male e che non sappiamo come organizzare né pensare il nostro futuro.
Ma allora perché tutto questo interesse dei media e dello stato per le energie rinnovabili?
È una domanda che mi sono posto qualche tempo fa, ma me la sono posta assieme ad un’altra, perché il fotovoltaico Sì e l’eolico per molto tempo No; anzi tuttora, se ci sono scandali, essi riguardano l’eolico e non il fotovoltaico.
Beh, vi sembrerà strano ma l’unica risposta che mi sono saputo dare è questa, per costruire un impianto fotovoltaico occorrono tecnologie molto complesse e tali tecnologie sono sicuramente appannaggio solo di poche decine di aziende, in genere multinazionali. L’eolico invece può essere costruito anche da un cantinaro evoluto, come ce ne sono tanti.
Volete dire che ritorniamo al solito problema?
Cosa ci può essere dietro
Osserviamo la cosa con uno sguardo più esterno e più strategico:Per quanto riguarda il finanziamento da parte dei governi ci sono molte considerazioni da fare, alcune dal mio punto di vista valide, altre invece criticabili oppure opinabili, eccone alcune.
Partiamo da una semplice considerazione: il fotovoltaico e in generale la diffusione capillare dei sistemi energetici autonomi sul territorio è un modo con cui i governi centrali ridistribuiscono e restituiscono il problema dell’energia ai propri cittadini, riducendo la necessità di costruire sistemi centralizzati di produzione dell'energia che stanno diventando sempre più difficili da organizzare, finanziare e fare digerire come presenza sul territorio di chi lo deve ricevere (vale il famoso detto: “Yes I want it, but not in my backyard”), oltre a considerare che in Italia non è minimamente possibile pensare di progettare una grande opera che richieda più tempo della vita di uno o due governi: il successivo la smantellerebbe per questioni idio..logiche.
Dall’altra la riduzione della dipendenza dal petrolio è un fattore di libertà importante, ma che dobbiamo avere presente come elemento di costo: la libertà ha un costo!
C’è il fattore immobilizzo di capitale privato a favore di un‘industria e di un capitalismo pesante e questo è un fattore di cui tenere conto: vale la pena distogliere liquidità dal mercato per non produrre? D’altro canto le alternative centralizzate, come il nucleare sono incredibilmente impopolari, soprattutto in Italia.
Vorrei che fosse fatta da molti una riflessione proprio sulla questione del nucleare: forse in pochi si ricordano che tra i fondatori dei Verdi in Italia c’è stato Felice IPPOLITO, che tutti hanno rapidamente messo da parte e poi dimenticato per ciò che ha significato come animatore del CNEN nella prima parte della sua vita pubblica e per ciò che ha patito nella seconda parte sia da parte dei suoi nemici (vedi Wiki) e sia da parte di quelli che lui credeva essere i suoi alleati, sempre per la sua posizione filo-nucleare. Orbene Ippolito, anche ai tempi dei Verdi, era un fautore del nucleare e quando ci fu il referendum, lui si schierò a favore; curiosamente era l’unico esperto di nucleare tra i Verdi, l’unico che pur imbracciando un ideale di un mondo pulito, non avesse chiesto come vittima sacrificale la disponibilità dell’energia a costi contenuti derivante dal nucleare come hanno fatto gli altri suoi compagni: venne ovviamente messo subito in minoranza! EDF remercie!
Giusto per gli ambientalisti, per ritornare ad un punto già accennato:
In questo momento siamo sicuri di sapere quali tecnologie vengono usate per la produzione dei pannelli fotovoltaici, quant’è il contenuto energetico di ogni singola cella, quanta elettricità cioè è stata impiegata per la produzione dei cristalli e dei singoli pannelli? Qual è il vero costo energetico di questa tecnologia così amata e quanto comporta in termini ambientali? Le aziende che producono i pannelli fotovoltaici magari sono in nazioni dove il controllo sull’impatto ambientale non è così stretto come da noi. E poi quant'è la vita media di una cella e qual'è il declino del fattore di efficienza?
E per finire: perché se si fa una ricerca in Internet sull’eolico questo ha un impatto sull’opinione di molto inferiore a quello del fotovoltaico?
Forse per la questione degli uccelli migratori?
22 apr 2010
Considerazioni after Agorà, il film su Ipazia
Ieri ho avuto la fortuna di essere uno dei primi in Italia a vedere il film Agora di Amenabàr.
Non sto a citare la storia che è reperibile in molti siti; mi ha colpito invece la notevole distanza tra ciò che ho visto e ciò che invece sembra aver percepito il resto del pubblico.
La vicenda oltre a ruotare intorno alla figura di Ipazia, ruota intorno al gruppo dei Parabolani, una sorta di reietti, fanatici della religione di Cristo, appoggiati dal Vescovo Cirillo, probabilmente un antesignano dei vescovi-conti.
La reazione di chi ha guardato il film è stata l'associazione semplice e veloce tra il fanatismo religioso e la fine della civiltà, o meglio l'inizio della sua fine.
La cosa non mi aveva convinto, nemmeno a caldo.
La religione posta come origine del male non era il paradigma corretto. Il male era l'ignoranza, anzi il male era il fatto che ci fossero dei reietti che si fossero identificati sotto un credo alla ricerca di un'identità altrimenti non esistente. Il fatto di essere reietti produce il famoso fenomeno della torre assediata. Il pretesto di essere nel giusto poi è il motore di aggregazione e la sopraffazione per sopravvivere il legame e la scusa del proprio esistere. La definizione più corretta anziché reietti è forse "Randagi Umani".
I randagi come noto hanno due comportamenti antitetici, determinati solo dal fatto di sentirsi in massa critica o al disotto, se sono al di sotto della soglia di sicurezza sono miti e ringhianti pur di non avvicinarsi troppo, se sono al di sopra diventano feroci ed aggressivi e normalmente si nutrono con rabbia distruttiva di tutto ciò che non possono avere, deturpandolo e vanificandolo per renderlo almeno inferiore a loro.
Mi sono posto il problema: a chi dare la responsabilità di uno stato di vita emarginata come quella?
Ho avuto la ventura di scambiare due chiacchiere con U. Eco a proposito di questo film. Giustamente mi faceva notare che i Parabolani (non ho cercato ancora l'etimo, ma a senso credo che significhi emarginati) erano gente rozza e retrograda, ignorante e pericolosa. Mi va bene, il giudizio oggettivo è corretto, ho aggiunto in cuor mio che, con il Credo sempre sulla bocca, cercavano prima di ogni scelleratezza una ragione per permettersi di distruggere e insozzare con la loro ignoranza ciò che già avevano deciso di corrompere e distruggere: si trattava solo di trovare un elemento formale, nella religione che faceva da vessillo, per poter fare tacere il demone che li divorava. Una specie di bigotto che si confessa per prepararsi a peccare di nuovo, forse di più, dei Torquemada ante litteram. In effetti, non so se lo abbia fatto scientemente, il regista dipinge molto bene in molte scene la rabbia distruttiva e il rancore dei Parabolani verso gli "Aristoi", Parabolani alla ricerca di un frammento di verità dogmatica, sufficiente per ricavarne una scusante morale che in realtà diventava solo una scusante comportamentale.
A questo punto, se non è la religione la colpevole, ma essa risulta essere solo la bandiera scelta per compiere scelleratezze, a chi va la responsabilità dell'esistenza dei Parabolani? L'emarginazione è un problema non ancora risolto e che si ripreseta ciclicamente; se ci guariamo intorno vediamo che anche ai nostri giorni il fenomeno esiste ed è anzi in crescita.
Il disprezzo verso i Parabolani si sprecava nel pubblico. Ma se è facile porsi con disprezzo verso eventi del passato che ci sembrano così lontani da poterci permettere di essere fortemente discriminatorii, attribuendo al fanatismo (che sicuramente non era partrimonio personale per la gran parte degli spettatori) ciò che in realtà è solo del Randagismo Umano commettiamo un errore di valutazione verso l'ideologia/religione, dandole una colpa non sua e creando così i presupposti perché il problema di un Randagismo così pericoloso si ripeta venendo di nuovo interpretato come fenomeno culturale quando invece è un fenomeno sociale.
Noi dalla nostra posizione di auto-definenti intellettuali facilmente discriminiamo i Randagi Umani, che hanno un comportamenteo per noi assolutamente incomprensibile. Ma se li confrontiamo con noi, loro hanno una capacità di organizzarsi e di creare vincoli di fratellanza finalizzati alla sopravvivenza superiori ai nostri, anche se fatti a spese di ciò che loro percepiscono come ambiente/foresta dove nutrirsi predando e cioè fatti a spese dei gruppi sociali antagonisti preesistenti che loro percepiscono come qualcosa di assolutamente estraneo, forse né più né meno che un gregge di pecore (pericolose) da tosare o scannare.
L'atteggiamento dei "Randagi umani" è di auto escludersi da ciò che è bello. Il bello è peccato, il bello è impossibile, il bello può essere solo l'immagine del demonio che attrae e confonde; non è possibile per l'uomo (ciè il Randagio)creare il bello, il bello può distrarre e fare abbandonare il branco unica sicurezza. Ed anche se un volta si ha a disposizione il bello, come usarlo? Quando lo tocchi scappa/si rompe/si sporca/sei un ladro. Ecco tracciati alcuni pensieri possibili della gabbia di un Randagio Umano.
Oggi, che ci troviamo in una situazione che comincia ad essere fortemente permeata da fenomeni simili e il Randagismo Umano sta diventando un fenomeno percepibile con le aggressioni soprattutto ai danni delle donne, cosa stiamo cercando di fare per togliere l'assedio psichico che i Randagi Umani hanno costruito dentro e intorno a sé?
La domanda che mi pongo ha senso se viene accettato il modello sociale e se questo viene ben definito e arricchito di attributi. Il modello ideologico non funziona perché non c'è ideologia o se c'è è solo un vessillo.
Anche nella storia recente la visione scorretta del modello sociale, travisato nel modello ideologico ha prodotto dei giudizi scorretti. Gli atteggiamenti complessivi nei confronti delle situazioni che si sono create anche nel passato recente sono stati spesso se non sempre di lotta ideologica, ognuno ha imbracciato come arma l'ideologia opposta mentre questa era in realtà, ora come allora, solo un segno contraddistintivo del gruppo sociale di appartenenza. Tutt'altro invece è sempre stato il modello sociale all'origine di ciò (il gruppo non ha nulla a che fare con il ceto sociale di marxiana memoria, il gruppo è qualcosa che si crea per fattori contingenti magari continuati: un gruppo di sbandati dell'esercito, un gruppo di emigrati non integrati, qualsiasi situazione in cui ci siano maggiori garanzie di sopravvivenza che come singoli individui).
L'errata valutazione nello scegliere il modello ideologico invece del modello sociale annebbia la vista di chi compie l'analisi: usciamo infatti da un'epoca (attenzione che ho usato "usciamo") in cui l'ideologia ha pervaso anche la scelta di dove acquisto l'insalata. Non possiamo però permetterci il ripetersi dei medesimi errori che invece stanno emergendo inmodo drammatico. Non è ciò che l'uomo pensa a farlo agire male o bene. A farlo agire male o bene è il contesto sociale nel quali vive e che gli impone di fare scelte che possono essere diplomatiche se le condizioni lo permettono ovvero che siano aggressive nei confronti degli altri, vuoi per solitudine, per paura, per piaggeria o altro se la situazione è invece al limite della sopravvivienza, ma l'ideologia è solo un'espressione dell'identità del branco di Randagi Umani che si uniscono sotto di essa.
Il paradosso finale del passato è che le ideologie, quando i modelli sociali cambiano e le rendono superflue, diventano la scusa con la quale occultare i crimini più odiosi commessi, portati avanti solo per odio e per interesse. Se rintracciamo invece i modelli sociali che stanno sotto l'uso delle ideologie, possiamo più facilmente scoprire i problemi e le piaghe endemiche che possono tornare ad affliggere un popolo.
Un altro fattore che ho notato, che mi gira nella mente da un po' e che è stato un po' il perno della chiacchierata con U.E.: molte rivoluzioni dissennate sono state fatte all'insegna della negazione della tradizione e innalzando la ragione come unico giudice. Nel film, i Parabolani, per quanto parlassero costantemente di fede, in realtà parlavano con la poca ratio che possedevano e che suggeriva loro di essere nel giusto se e solo se (e questo dava loro l'autorità "divina") agivano nel nome di Dio/Cristo/Popolo/Proletariato/Patria/etc.
In tale contesto l'uomo, spesso in qualità di "Randagio Umano", si arroga improvvisamente il diritto di cancellare la tradizione, distruggendo tutto senza distinzione: lo abbiamo visto con le fasi più buie della rivoluzione Cinese e di quella Russa, con quella Francese, e in misura non minore con l'avvento della religione cristiana, che ha prodotto (o è stata compagna di...) non minori sconvolgimenti sociali economici e culturali rispetto alle più violente rivoluzioni che la storia ricordi. Ma spesso l'ideologia è stata solo la compagna di un gruppo di "Randagi Umani"
Non sto a citare la storia che è reperibile in molti siti; mi ha colpito invece la notevole distanza tra ciò che ho visto e ciò che invece sembra aver percepito il resto del pubblico.
La vicenda oltre a ruotare intorno alla figura di Ipazia, ruota intorno al gruppo dei Parabolani, una sorta di reietti, fanatici della religione di Cristo, appoggiati dal Vescovo Cirillo, probabilmente un antesignano dei vescovi-conti.
La reazione di chi ha guardato il film è stata l'associazione semplice e veloce tra il fanatismo religioso e la fine della civiltà, o meglio l'inizio della sua fine.
La cosa non mi aveva convinto, nemmeno a caldo.
La religione posta come origine del male non era il paradigma corretto. Il male era l'ignoranza, anzi il male era il fatto che ci fossero dei reietti che si fossero identificati sotto un credo alla ricerca di un'identità altrimenti non esistente. Il fatto di essere reietti produce il famoso fenomeno della torre assediata. Il pretesto di essere nel giusto poi è il motore di aggregazione e la sopraffazione per sopravvivere il legame e la scusa del proprio esistere. La definizione più corretta anziché reietti è forse "Randagi Umani".
I randagi come noto hanno due comportamenti antitetici, determinati solo dal fatto di sentirsi in massa critica o al disotto, se sono al di sotto della soglia di sicurezza sono miti e ringhianti pur di non avvicinarsi troppo, se sono al di sopra diventano feroci ed aggressivi e normalmente si nutrono con rabbia distruttiva di tutto ciò che non possono avere, deturpandolo e vanificandolo per renderlo almeno inferiore a loro.
Mi sono posto il problema: a chi dare la responsabilità di uno stato di vita emarginata come quella?
Ho avuto la ventura di scambiare due chiacchiere con U. Eco a proposito di questo film. Giustamente mi faceva notare che i Parabolani (non ho cercato ancora l'etimo, ma a senso credo che significhi emarginati) erano gente rozza e retrograda, ignorante e pericolosa. Mi va bene, il giudizio oggettivo è corretto, ho aggiunto in cuor mio che, con il Credo sempre sulla bocca, cercavano prima di ogni scelleratezza una ragione per permettersi di distruggere e insozzare con la loro ignoranza ciò che già avevano deciso di corrompere e distruggere: si trattava solo di trovare un elemento formale, nella religione che faceva da vessillo, per poter fare tacere il demone che li divorava. Una specie di bigotto che si confessa per prepararsi a peccare di nuovo, forse di più, dei Torquemada ante litteram. In effetti, non so se lo abbia fatto scientemente, il regista dipinge molto bene in molte scene la rabbia distruttiva e il rancore dei Parabolani verso gli "Aristoi", Parabolani alla ricerca di un frammento di verità dogmatica, sufficiente per ricavarne una scusante morale che in realtà diventava solo una scusante comportamentale.
A questo punto, se non è la religione la colpevole, ma essa risulta essere solo la bandiera scelta per compiere scelleratezze, a chi va la responsabilità dell'esistenza dei Parabolani? L'emarginazione è un problema non ancora risolto e che si ripreseta ciclicamente; se ci guariamo intorno vediamo che anche ai nostri giorni il fenomeno esiste ed è anzi in crescita.
Il disprezzo verso i Parabolani si sprecava nel pubblico. Ma se è facile porsi con disprezzo verso eventi del passato che ci sembrano così lontani da poterci permettere di essere fortemente discriminatorii, attribuendo al fanatismo (che sicuramente non era partrimonio personale per la gran parte degli spettatori) ciò che in realtà è solo del Randagismo Umano commettiamo un errore di valutazione verso l'ideologia/religione, dandole una colpa non sua e creando così i presupposti perché il problema di un Randagismo così pericoloso si ripeta venendo di nuovo interpretato come fenomeno culturale quando invece è un fenomeno sociale.
Noi dalla nostra posizione di auto-definenti intellettuali facilmente discriminiamo i Randagi Umani, che hanno un comportamenteo per noi assolutamente incomprensibile. Ma se li confrontiamo con noi, loro hanno una capacità di organizzarsi e di creare vincoli di fratellanza finalizzati alla sopravvivenza superiori ai nostri, anche se fatti a spese di ciò che loro percepiscono come ambiente/foresta dove nutrirsi predando e cioè fatti a spese dei gruppi sociali antagonisti preesistenti che loro percepiscono come qualcosa di assolutamente estraneo, forse né più né meno che un gregge di pecore (pericolose) da tosare o scannare.
L'atteggiamento dei "Randagi umani" è di auto escludersi da ciò che è bello. Il bello è peccato, il bello è impossibile, il bello può essere solo l'immagine del demonio che attrae e confonde; non è possibile per l'uomo (ciè il Randagio)creare il bello, il bello può distrarre e fare abbandonare il branco unica sicurezza. Ed anche se un volta si ha a disposizione il bello, come usarlo? Quando lo tocchi scappa/si rompe/si sporca/sei un ladro. Ecco tracciati alcuni pensieri possibili della gabbia di un Randagio Umano.
Oggi, che ci troviamo in una situazione che comincia ad essere fortemente permeata da fenomeni simili e il Randagismo Umano sta diventando un fenomeno percepibile con le aggressioni soprattutto ai danni delle donne, cosa stiamo cercando di fare per togliere l'assedio psichico che i Randagi Umani hanno costruito dentro e intorno a sé?
La domanda che mi pongo ha senso se viene accettato il modello sociale e se questo viene ben definito e arricchito di attributi. Il modello ideologico non funziona perché non c'è ideologia o se c'è è solo un vessillo.
Anche nella storia recente la visione scorretta del modello sociale, travisato nel modello ideologico ha prodotto dei giudizi scorretti. Gli atteggiamenti complessivi nei confronti delle situazioni che si sono create anche nel passato recente sono stati spesso se non sempre di lotta ideologica, ognuno ha imbracciato come arma l'ideologia opposta mentre questa era in realtà, ora come allora, solo un segno contraddistintivo del gruppo sociale di appartenenza. Tutt'altro invece è sempre stato il modello sociale all'origine di ciò (il gruppo non ha nulla a che fare con il ceto sociale di marxiana memoria, il gruppo è qualcosa che si crea per fattori contingenti magari continuati: un gruppo di sbandati dell'esercito, un gruppo di emigrati non integrati, qualsiasi situazione in cui ci siano maggiori garanzie di sopravvivenza che come singoli individui).
L'errata valutazione nello scegliere il modello ideologico invece del modello sociale annebbia la vista di chi compie l'analisi: usciamo infatti da un'epoca (attenzione che ho usato "usciamo") in cui l'ideologia ha pervaso anche la scelta di dove acquisto l'insalata. Non possiamo però permetterci il ripetersi dei medesimi errori che invece stanno emergendo inmodo drammatico. Non è ciò che l'uomo pensa a farlo agire male o bene. A farlo agire male o bene è il contesto sociale nel quali vive e che gli impone di fare scelte che possono essere diplomatiche se le condizioni lo permettono ovvero che siano aggressive nei confronti degli altri, vuoi per solitudine, per paura, per piaggeria o altro se la situazione è invece al limite della sopravvivienza, ma l'ideologia è solo un'espressione dell'identità del branco di Randagi Umani che si uniscono sotto di essa.
Il paradosso finale del passato è che le ideologie, quando i modelli sociali cambiano e le rendono superflue, diventano la scusa con la quale occultare i crimini più odiosi commessi, portati avanti solo per odio e per interesse. Se rintracciamo invece i modelli sociali che stanno sotto l'uso delle ideologie, possiamo più facilmente scoprire i problemi e le piaghe endemiche che possono tornare ad affliggere un popolo.
Un altro fattore che ho notato, che mi gira nella mente da un po' e che è stato un po' il perno della chiacchierata con U.E.: molte rivoluzioni dissennate sono state fatte all'insegna della negazione della tradizione e innalzando la ragione come unico giudice. Nel film, i Parabolani, per quanto parlassero costantemente di fede, in realtà parlavano con la poca ratio che possedevano e che suggeriva loro di essere nel giusto se e solo se (e questo dava loro l'autorità "divina") agivano nel nome di Dio/Cristo/Popolo/Proletariato/Patria/etc.
In tale contesto l'uomo, spesso in qualità di "Randagio Umano", si arroga improvvisamente il diritto di cancellare la tradizione, distruggendo tutto senza distinzione: lo abbiamo visto con le fasi più buie della rivoluzione Cinese e di quella Russa, con quella Francese, e in misura non minore con l'avvento della religione cristiana, che ha prodotto (o è stata compagna di...) non minori sconvolgimenti sociali economici e culturali rispetto alle più violente rivoluzioni che la storia ricordi. Ma spesso l'ideologia è stata solo la compagna di un gruppo di "Randagi Umani"
23 mar 2010
I contratti derivati del Lavoro
Sono uno dei tanti che in questo momento è alla ricerca di maggiori opportunità.
Ormai in molti abbiamo capito che si può solo parlare di Maggiori Singole Opportunità, perché il sospirato “posto di lavoro” è assolutamente inesistente e quando disponibile, spesso è degradante. Quindi siamo alla ricerca di tante piccole collaborazioni o, se lo vogliamo vedere da un altro punto di vista,siamo diventati venditori porta a porta di un ben preciso prodotto, NOI STESSI.
Non credo che mai come in questo periodo ci sia disponibile tanta competenza nel modo del “trovati un lavoro” come oggi. Se sei disoccupato hai a disposizione una ingente quantità di esperti che ti possono orientare nei più disparati campi: da come compilare un CV a scoprire quali sono i tuoi punti di forza e a quali sono le tue aree di miglioramento (uso apposta i termini tecnici, per sottolineare l’uniformità della offerta), ci sono esperti che ti sanno dire quali sono le tue potenzialità nascoste e quelli che sono in grado di trasformare le tue resistenze in opportunità.
Dico questo non per prendere in giro tutto ciò, perché è esattamente quello di cui mi occupo anche io, trasformare in opportunità le resistenze, scoprire che i pudori e i freni che ci auto imponiamo sono dei valori che dobbiamo imparare a indirizzare in modo diverso (insomma, sono valori “diversamente abili”!).
Ma osservando bene, questi che prestano il loro aiuto per rendere meno difficile entrare o rientrare nel mondo del lavoro chi per il momento ne è escluso, sono essi stessi dei “parzialmente” inseriti: laureati ancora relativamente giovani (solo 35-40 anni) o persone che come me, dopo la crisi del settore in cui operavano, hanno scoperto sotto la vocazione tecnica la vocazione umana.
Di tutto ciò - sono sicuro - nemmeno chi ne beneficia è perfettamente cosciente. Ma fare del volontariato oggi è una delle forme con cui si genere network, si diventa conosciuti e ci si fa apprezzare. Ma pure in tal modo si rimane disoccupati – o meglio occupati molto poco o nulla retribuiti, condizione in cui anche io mi trovo – per lungo tempo, probabilmente fino a ché un imprenditore talent scout non ti nota e decide che sei indispensabile per il suo settore.
Dietro a questi occupati non retribuiti troviamo ancora una altro livello di indaffarati: gli esperti che notano l’andamento generale:, l’appiattirsi delle soluzioni che vengono messe in atto per aiutare le persone a trovare lavoro. Parlo di appiattimento non perché la qualità sia bassa, ben inteso, ma perché quando tutti o quasi sono dotati dei migliori ami e delle migliori esce, se i pesci sono pochi, solo alcuni li pescheranno, gli altri rimarranno con la pancia vuota. Bene alle spalle di questi esperti di pesche miracolose ci sono questi esperti di strategia di pesche miracolose, quelli che sono in grado di vedere oltre e saper capire cosa ci si aspetta da un candidato durante un colloquio e a cosa viene dato particolare rilievo.
Notare che tutto questo è fatto nella massima moralità, senza nessun intento truffaldino, altrimenti perché molti di questi lavorerebbero praticamente gratis? Quindi ci sono gli esperti che allineano coloro che da esperti di risorse umane aiutano gli esperti di qualche settore produttivo a trovare una’azienda che li trovi sufficientemente esperti per pagare loro un compenso. È da notare che tutto questo lavoro, spesso avviene per trovare una collaborazione magari di soli 6 mesi.
Ormai in molti abbiamo capito che si può solo parlare di Maggiori Singole Opportunità, perché il sospirato “posto di lavoro” è assolutamente inesistente e quando disponibile, spesso è degradante. Quindi siamo alla ricerca di tante piccole collaborazioni o, se lo vogliamo vedere da un altro punto di vista,siamo diventati venditori porta a porta di un ben preciso prodotto, NOI STESSI.
Hope on the Cloud
Navigando su internet, e comunque avendo io a che fare con il mondo della formazione e delle risorse umane (HR), sto costruendo un network di conoscenze personali e di pura conoscenza. Ho contatti in molti settori e sono arrivato a tenermi informato anche di cosa fanno molti operatori di HR italiane, europee e americane.Non credo che mai come in questo periodo ci sia disponibile tanta competenza nel modo del “trovati un lavoro” come oggi. Se sei disoccupato hai a disposizione una ingente quantità di esperti che ti possono orientare nei più disparati campi: da come compilare un CV a scoprire quali sono i tuoi punti di forza e a quali sono le tue aree di miglioramento (uso apposta i termini tecnici, per sottolineare l’uniformità della offerta), ci sono esperti che ti sanno dire quali sono le tue potenzialità nascoste e quelli che sono in grado di trasformare le tue resistenze in opportunità.
Dico questo non per prendere in giro tutto ciò, perché è esattamente quello di cui mi occupo anche io, trasformare in opportunità le resistenze, scoprire che i pudori e i freni che ci auto imponiamo sono dei valori che dobbiamo imparare a indirizzare in modo diverso (insomma, sono valori “diversamente abili”!).
Un volontariato multilevel
Dappertutto si vede una particolare attenzione per chi non è inserito in modo stabile nel “Mondo del Lavoro” e, dato lo spirito di solidarietà che sta alla base di chi si occupa di ciò, si vede una forte propensione a rendersi utile ad alleggerire il senso di inesistenza di chi ne è escluso.Ma osservando bene, questi che prestano il loro aiuto per rendere meno difficile entrare o rientrare nel mondo del lavoro chi per il momento ne è escluso, sono essi stessi dei “parzialmente” inseriti: laureati ancora relativamente giovani (solo 35-40 anni) o persone che come me, dopo la crisi del settore in cui operavano, hanno scoperto sotto la vocazione tecnica la vocazione umana.
Di tutto ciò - sono sicuro - nemmeno chi ne beneficia è perfettamente cosciente. Ma fare del volontariato oggi è una delle forme con cui si genere network, si diventa conosciuti e ci si fa apprezzare. Ma pure in tal modo si rimane disoccupati – o meglio occupati molto poco o nulla retribuiti, condizione in cui anche io mi trovo – per lungo tempo, probabilmente fino a ché un imprenditore talent scout non ti nota e decide che sei indispensabile per il suo settore.
Dietro a questi occupati non retribuiti troviamo ancora una altro livello di indaffarati: gli esperti che notano l’andamento generale:, l’appiattirsi delle soluzioni che vengono messe in atto per aiutare le persone a trovare lavoro. Parlo di appiattimento non perché la qualità sia bassa, ben inteso, ma perché quando tutti o quasi sono dotati dei migliori ami e delle migliori esce, se i pesci sono pochi, solo alcuni li pescheranno, gli altri rimarranno con la pancia vuota. Bene alle spalle di questi esperti di pesche miracolose ci sono questi esperti di strategia di pesche miracolose, quelli che sono in grado di vedere oltre e saper capire cosa ci si aspetta da un candidato durante un colloquio e a cosa viene dato particolare rilievo.
Notare che tutto questo è fatto nella massima moralità, senza nessun intento truffaldino, altrimenti perché molti di questi lavorerebbero praticamente gratis? Quindi ci sono gli esperti che allineano coloro che da esperti di risorse umane aiutano gli esperti di qualche settore produttivo a trovare una’azienda che li trovi sufficientemente esperti per pagare loro un compenso. È da notare che tutto questo lavoro, spesso avviene per trovare una collaborazione magari di soli 6 mesi.
I Derivati
Non so perché ma pensando a questa situazione mi è venuto in mente che in tempi recenti, (e se i governi non ci stanno attenti accade di nuovo) più o meno lo stesso stile di gestire il sistema che si garantiva garantendosi la garanzia, noto come sistema dei contratti derivati, è riuscito a produrre un terribile buco finanziario di cui l’economia, cioè noi, sta ancora pagando lo scotto. Cosa sta infatti accadendo al mondo del lavoro?L'invenzione del Moto Perpetuo
Un’ingente quantità di lavoro viene spesa non per produrre ma per cercare lavoro. Una ingente quantità di competenza viene spesa per evitare che altre competenze vadano sprecate. E tutta questa competenza richiede tempo, sforzi e aggiornamenti. E tutto questo sistema di sta avviluppando in una spirale che sembra senza fine, ma che non sta producendo alcun reddito, né prodotto, né ricchezza: con tutto ciò non ci facciamo il pane!Downgrading verso la Fame
Siamo sicuri che in questo modo difendiamo l’economia e la produzione? Che andando avanti così potremo vedere giorni migliori, quando tutti non possiamo non continuare a mangiare, spendere soldi nostri e dello stato (leggi: salute, infrastrutture, servizi, ottima televisione, etc) e magari pesando di più sulle casse di previdenza, malattia etc. Quanto costa un cittadino che non lavora? Quanto mancato introito per l’erario? Se fossi pagato poco per costruire qualcosa, oggi sarei contento rispetto a questo lavoro continuo che non produce quasi nulla. Desidero tornare a pagare tutte le tasse che pagavo qualche anno fa, quando il mio lavoro produceva ricchezza e guadagni in giro per il mondo! Desidero un mondo fatto di agricoltura in cui quando semino qualcosa, salvo tempeste e siccità, almeno qualcosa cresce!19 apr 2006
E al terzo giorno Stalin è risorto
Le elezioni sono terminate, si fa
per dire, ma non si sono certo sopite le polemiche. Sono giorni che la gente
discute sul risultato delle elezioni ed è evidente che l'Italia è divisa in due:
chi odia Berlusconi e chi non conosce Prodi. Quello che mi
stupisce ancora dopo molti giorni, anzi dopo molti anni perché la diatriba è
nata già all'indomani della decisione del Cavaliere di scendere in campo, è
l'odio viscerale che chi ha votato Prodi ha verso il Berlüsca. Vorrei
fare un'analisi "a memoria" del doloroso iter che ci ha portato ad avere l'ex
Mister IRI come potenziale presidente del Consiglio in
carica.
Per dire la verità il Cavaliere
non è stato odiato dal giorno in cui è sceso in campo con la sua banda di
supporters che gridavano "forza Italia", solo Montanelli era particolarmente contrario e non per il futuro dell'Italia
bensì per quello del Cavaliere stesso. A quel tempo la gente si sganasciava,
all'idea che un pirloon baüscia come il Cavaliere scendesse in politica, molti
non lo avevano nemmeno preso sul serio; la sinistra era tutta impegnata a fare
scattare la trappola di Mani pulite e, liquidato l'affaire del povero Libero
Greganti, unico pesce piccolo del vecchio PCI finito più per una svista o per
eccessivo zelo di qualche indagante nella rete di quelli che dovevano essere
falciati, si avviava con il sorriso sulle labbra a dominare l'Italia nelle
elezioni del '94. Il popolo era con loro perché i sondaggi li davano vincenti ed
anche la magistratura più impegnata (in cosa non è chiaro), era con loro. Aggiungiamo anche la schiera dei magistrati dotati del più autentico
spirito moralista all'italiana: cieco e che guarda solo le piccole cose
pratiche, casi di corruzione di una piccola impresa di pulizie etc.: anche
questa moltitudine era con loro.
Bene in questo contesto di caccia all'infido imprenditorucolo lombardo
(curiosamente Mani Pulite ha fatto piazza pulita solo in Lombardia;
probabilmente noi Lombardi siamo i soli corrotti fin dentro nel più profondo
dell'animo!) usciva il Berlüsca. La sinistra era troppo impegnata nella vittoria
prossima ventura per dedicare la sua attenzione a isso
e così compì il suo più grande errore, dei tre poteri istituzionali perse i due
su cui contava di più: l'esecutivo e il legislativo, gli rimaneva il
giudiziario. La rabbia si scatenò fortissima ma, con il solito tatto che distingue chi è cresciuto alla scuola di Stalin, la sinistra
trattenne il fiato ed attese il vertice del G7 per comunicare a Berlusconi il
suo disappunto, sotto forma di avviso di garanzia!!! Carino! un colpo di accetta nella carena della nave su cui tutti
siamo imbarcati il giorno in cui si contratta un grosso carico basato sulla
fiducia, il tutto per fare dispetto al comandante! Dire che è una politica da
deficienti è dire veramente poco. Ma chi è di sinistra
è sicuro che era giusto che così accadesse, se
Berlusconi era un ladro era giusto che gli venisse comunicato in un giorno
qualsiasi: non è certo stata colpa o cinica volontà del magistrato se in quel
giorno c'era il G7. Certo che la vita è proprio strana, come il caso agisca è
veramente curioso, tutta una vita per ricevere un
avviso di garanzia e zac, un evento generato dall'uomo - il giudice -, è più
tempestivo di un intervento divino che ancora oggi non ha colto il Berlüsca e
guarda caso ti capita così proprio il giorno del G7: un caso davvero
fortuito!
Poi le cose si rimisero a posto,
la Lega cadde vittima di Arminio e si venne a nuove
elezioni nel '96, a nuovi governi, molti per la verità, efficientissimi con
mille progetti di riforme di cui si è discusso e concertato ampiamente e
democraticamente per cinque anni: non uno è stato approvato che non fosse
aumento di tasse o aumento di spesa pubblica, nemmeno quello sui farmaci
generici fu approvato.
Poi sono arrivate le tragiche
elezioni del 2001, quelle in cui la sinistra è stata sconfitta, quella sinistra
che ha una base fortissima di gente indubitabilmente onesta, che si interessa di tutto, che si occupa di tutto dal
volontariato alle feste di quartiere, dai giovani emarginati agli extra
comunitari, dalla raccolta di firme allo scrutinio dei voti, dal sindacato ai
rappresentanti di partito nei seggi elettorali, tutte cose di cui la destra non
si occupa, cose che fanne sentire buoni, giusti e democratici coloro che le
fanno. Questa sinistra democratica ha sofferto in questi cinque anni in cui la
legge Biagi ha fatto strage di posti di lavoro a tempo indeterminato, in cui non
ci si è più potuti curare con i farmaci di brand ma con
della roba fatta in chissà quale sottoscala, in cui non si può più avere il
diritto di fare un'analisi prescritta dal proprio dottore e lasciarla lì ad
ammuffire senza ritirarla ed essere puniti, in cui all'Alitalia non sono stati
dati aumenti di stipendio ma addirittura hanno licenziato alcune centinaia di
"lavoratori", in cui sono stati spesi milioni di Euro in inutili opere
faraoniche che il nuovo governo non completerà - ed è per questo che sono
inutili - né pagherà facendo giustamente fallire le imprese che hanno mangiato
alla greppia dei lavori pubblici (vedi periodo centrali Nucleari), imprese di
affaristi senza scrupoli, senz'altro legate al clan del Berlüsca, dove non ci
sono lavoratori, ma canaglie vendute al nemico crumiri che devono pagare per il
tradimento.
Questa sinistra democratica che
attraverso il controllo accurato dei voti è riuscita a
sconfiggere i brogli elettorali della destra, di quella destra che non aveva né
scrutatori né rappresentanti di seggi in oltre 40 000 seggi di quella destra
cogliona e credulona nell'onesta dell'istituto elettorale, che ha dato il voto
ai residenti all'estero, di quella destra che ha saputo ridare voce ai partiti
minori come per il caso dei Radicali e che proprio dal loro Leader, ormai
vetusto e debilitato nel suo senso di autocritica dal suo narcisismo eroico ed
asceta, è stata insultata con una veemenza ed un astio davvero encomiabile tanto
da fare scendere il partito radicale dal primo posto nelle mie preferenza
all'ultimo fino a quando non si libererà di Lui, questa sinistra ha vinto le
elezioni con uno scarto di pochi voti, meno di un voto per ogni seggio
elettorale che fosse privo di rappresentanti della destra.
Non veniamo a raccontarci delle
storie: chiunque nella vita abbia fatto lo scrutatore, o il rappresentante di
seggio o abbia avuto un amico che lo abbia fatto SA PER CERTO che la sinistra è
sempre riuscita ad annullare voti agli oppositori e conteggiare a proprio favore
schede che erano nulle o bianche e non solo una per
seggio, ma almeno una per seggio.
Se la destra è stata così cogliona
da non sapere cogliere la vittoria cui aveva diritto è giusto che sia la
sinistra a - si fa per dire - governare; ma invito la
sinistra, incluso tutto il suo elettorato esultante della propria "vittoria" ad
avere almeno il pudore di levarsi l'effige e la dicitura di democratico in cui
sempre si ammanta. Ha vinto e basta, ma non ha vinto la democrazia, e tanto meno
hanno vinto i democratici. Alla terza tornata Stalin è risorto e sono risorti i
suoi metodi: la conquista del potere, non la democrazia, è il vero ideale, fine
che guida la sinistra e fede ch'è loro nata in cuor!
L'Italia, non dimentichiamoci, è il paese del calcio e del tifo: "il rigore non c'era, l'arbitro ha comunque fatto bene a darlo
perché abbiamo vinto noi e comunque gli altri non lo meritavano". Non so quando
lo aboliremo!
Questo popolo di tifosi della
propria squadra di calcio e del proprio partito fa solo
pena; ho terribile pena per il paese in cui cerco di vivere e in cui cerco di
avere un futuro. Ma la gente è impazzita vuole difendere i lavoratori abbattendo in un
periodo di crisi l'imprenditoria che crea posti di lavoro e costruirà una
fortezza per i lavoratori dipendenti assolutamente inespugnabile dai
disoccupati. C'è il caro petrolio e il nostro paese cerca di uscire dalle
forniture privilegiate dell'Iraq, non ha energia ma non la vuole produrre se non
con il fotovoltaico. Continuo a chiedermi se le industrie del settore - e io
sono portato a crederlo - sovvenzionino i nostri ecologisti che non vogliono
l'eolico: i nostri Verdi non vogliono l'eolico perché è antiestetico e
pericoloso per i migratori ma ha un rapporto di Costo Energetico di Costruzione
CONTRO Resa Energetica di Produzione di 1 a 80; loro optano per il fotovoltaico che è molto più delicato e
danneggiabile ad esempio dalla grandine, richiede manutenzione come la pulizia
dei pannelli dalle sabbie sollevate dal vento e soprattutto richiede la
DESERTIFICAZIONE delle aree su cui deve essere impiantato, quanto di più
ecologico ci sia. Mediamente viene ripagato dopo oltre
3-4 anni di esercizio e diventa obsoleto ed inefficiente in 8-10! Sono quasi
dispiaciuto che quest'inverno non sia venuto a mancare
il gas siberiano dalla grande madre Russia e non si sia patito il freddo, noi
che amiamo i 24-26°C in casa (quanti ecologisti vivono in appartamenti
surriscaldati?) ma accadrà il prossimo inverno con la sinistra al governo. In
ogni caso, quando la gente barbellerà di freddo, darà prima la colpa a
Berlusconi e cercherà di scaldarsi con il rogo che verrà innalzato ad Arcore, poi darà la colpa agli Americani e
si scalderà al fuoco della loro ambasciata, poi darà la colpa ad Israele che già
da tempo avrà ritirato la sua delegazione; e anche quando sarà finito tutto il
carburante politico disponibile MAI e poi MAI riconoscerà - che dico
riconoscere: capire - di avere la responsabilità per le scelte da beoti del
passato fatte nel campo energetico: di non avere voluto l'energia nucleare e la
libertà parziale dal petrolio.
L'ecologia in Italia non è un
ideale, è un potere di veto al lavoro degli altri, è la nuova inquisizione
contro il progresso, che si scaglia contro Galileo e alla quale inchinarsi, è il
ricatto imposto alla tecnologia, in nome del progresso, è la divinità pagana a
cui sacrificare per avere in cambio l'allungamento della propria inutile vita
di inquinatori egoisti.
Signori che avete votato la
sinistra, siete sicuri di cosa stavate mettendo in gioco, aldilà delle belle
parole forbite e altisonanti, quando eravate nella cabina elettorale? Io, e con
me i riottosi di sinistra che mai
avrebbero votato per un Prodi molto più malvisto del
"disonesto" Berlusconi e senz'altro tutta la destra, speriamo vivamente che
abbiate avuto e avrete ragione voi e che il governo precedente abbia realmente
sbagliato tutto. Ma sono sicuro che ciò che è stato fatto negli ultimi cinque
anni diverrà un alibi per tutti gli errori e gli sprechi che verranno commessi da oggi in poi e che questo permetterà a
chi governerà di avere mano libera per compiere disastri quanto nessun altro ha
mai avuto prima d'ora. Del resto Berlusconi ha costruito Mediaset, Prodi ha smembrato IRI: il Lupo perde il pelo, ma non perderà il
vizio!
SUA QUISQUE FORTUNA DISRUPTOR
EST
UBI DESERTUM FECERUNT ECOLOGICUM
APPELLABANT.
Corriere della Sera Martedì 15
Safar 1457 terza pagina: LE NIPOTI DELLE FEMMINISTE DI 50 ANNI FA OGGI INDOSSANO
DISINVOLTAMENTE IL CHADOR
11 apr 2006
È stato sconfitto il ricordo
Le elezioni sono compiute, anche se non è ufficiale, è chiaro che con i voti dei nostri residenti all'estero anche il senato sarà a maggioranza di sinistra, non c'è da sperare che accada un miracolo. Ma cosa è successo?, com'è potuto accadere che la sinistra, vittoriosa secondo ogni previsione sia invece riuscita a sopravvivere asintoticamente alla maggioranza in un avvicinamento continuo ed estenuante. Se mi volto e invece di guardare i media e i grandi istituti di ricerca, osservo la mia famiglia, i miei amici e conoscenti ho visto accadere qualcosa di nuovo, per la prima volta dopo molte elezioni politiche, amministrative referendarie, un popolo di silenti ormai abdicanti allo sfacelo morale e mediatico degli attuali esponenti politici, è risorto e ha deciso di andare a votare. Sono pensionati ormai, persone che vivono nei ricordi e lottano con il presente per sopravvivere, non solo alle difficoltà economiche di una vita supportata da una pensione mai così ricca da permettere agi di alcun tipo, ma anche al fisico che lentamente sta cedendo sotto il peso degli anni. Costoro, se ancora hanno la mente lucida, ricordano! Ricordano fatti, persone, notizie e molti tra loro ricordano l'IRI e si ricordano di una persona che fu il suo presidente e si ricordano che era nella DC, quella DC spazzata via da Mani Pulite. Ma dopo allora Sua Mezza Eccellenza (di mezza Italia: da ora in avanti SME per brevità) andò alla commissione Europea, l'IRI era oramai un ricordo del passato e soprattutto era un ricordo del passato lo smembramento dell'IRI stessa, la sua cosiddetta privatizzazione. In Francia, nello stesso periodo la Pont à Mousson fu privatizzata. Allora io lavoravo per una società commerciale che costruiva impianti per il latte e le acque minerali; una delle società rappresentate faceva parte del gruppo Pont à Mousson e, come tutte le aziende a carattere statale, riusciva nonostante la posizione di prestigio e di quasi assoluto monopolio sul mercato, a stare in equilibrio tra utile e deficit. Poi arrivò la privatizzazione, alla francese però: la Pont à Mousson si ritirò e lasciò ai manager interni dell'epoca l'opportunità di rilevare il pacchetto azionario. Costoro ovviamente non si lasciarono sfuggire l'occasione e in breve la società diventò (e tutt'ora è) leader mondiale nel suo settore.
Cosa accadeva in Italia nello stesso tempo per ottenere lo stesso effetto? Le aziende italiane dell'IRI, la nostra italica Pont à Mousson, venivano vendute ad una ad una, nota: vendute e non cedute. La domanda che sorge spontanea è: a chi? Ma è chiaro: non ai manager perché non se lo meritavano, ma ai gruppi aziendali che via via bussavano alla porta di SME. Quindi, direte voi, venivano vendute al miglior offerente! Ottima politica, la continuità aziendale era garantita - in quell'epoca non si poteva licenziare ne chiudere un'azienda - e i posti di lavoro erano salvi. Ma lo strano è che in qualche occasione qualcuno è dovuto intervenire per poter acquistare un pezzo di IRI e questo qualcuno era disposto a pagarlo anche fino a 7 volte (dico sette volte) il valore di cessione ed era disposto a smuovere mari e monti, ma ormai la cessione era stata fatta e l'unico sistema possibile era di fare invalidare la vendita. Povero Berlusconi, gli è costato un processo infamante averci provato.
Ma allora qualcosa non torna nei presupposti delle cessioni delle aziende IRI: se qualcuno ha cercato di fermare una cessione già avvenuta e di pagare sette volte il valore del prezzo pattuito ed è stato disposto ad entrarne in possesso, ai rischi affrontati per tentare di fare ciò ed a costi fino a sette volte tanto allora vuol dire che le vendite di pezzi di IRI non erano al miglior offerente, ma erano portate avanti secondo altri criteri: quali? Venivano venduti a chi bussava alla porta di servizio di SME o venivano offerti (nel senso di immolati sull'altare)? Non lo si saprà mai, il processo è stato chiuso e non verrà mai più riaperto.
Oggi abbiamo assistito ad uno strano conflitto: chi ha ceduto la SME (Società Meridionale Elettrica - mamma di Cirio - Bertolli - DeRica) a 350 GLit (GigaLireItaliane = miliardi) ha guadagnato la fiducia degli italiani (quelli con la i) e non ha vinto chi spendendo sette volte tanto ci avrebbe lo stesso guadagnato se avesse partecipato alla trattativa.
Ma allora siamo sicuri che la persona che abbiamo scelto sia affidabile in termini di capacità, chiarezza di pensiero economico, sagacia finanziaria e..? O forse era meglio quell'affarista senza scrupoli, disonesto fino al midollo - perché così la pensa il 50% degli italiani, quelli con la i - che non solo avrebbe beneficato per ulteriori 1.8 TLit (TeraLireItaliane = 1000 Miliardi) il nostro erario, ma avrebbe creato lavoro e ricchezza per quello che oggi è un bruscolo economico ormai quasi inavvertibile nel panorama odierno e che allora era un interessante polo alimentare?
Cari Italiani, voi che avevate la memoria avreste dovuto raccontare agli italiani che cosa era successo negli anni '80 e '90; seduti davanti al caminetto acceso nelle lunghe notti di inverno avreste dovuto raccontare ai figli e ai nipoti che cosa accadeva in quelle stanze di via Veneto. Ma forse sarebbe stato lo stesso tutto inutile: i figli e i nipoti, gli italiani avrebbero pensato che erano tutte favole o fantasie di vecchi rincoglioniti.
9 apr 2006
Ho una nuova moglie
Come
si inizia a scrivere? Non è chiaro, forse si inizia perché si coglie
nell'ambiente in cui ci si muove qualcosa che sorprende anche se è usuale,
quotidiano.
Vivo
per conto mio da poco perché così è capitato: alcune cose iniziano, altre anche
se lentamente, finiscono. Così, nell'appartamento dove sono, ho rapidamente
costituito uno zoccolo duro di comodità minime per poter sopravvivere. Mi faccio
da mangiare, in genere su larga scala per usufruire di cibi pronti secondo il
mio gusto; per cui ho il frigorifero e soprattutto il congelatore già pieno di
broccoletti stufati, pomarole piccanti, minestre di legumi e, soprattutto, il
pane del mio panificio preferito dove ti vendono, se sai cosa chiedere, degli
sfilatini ben cotti di pasta gialla morbida e compatta, leggermente umida e
fragrante. Poiché non è facile arrivare all'ora giusta per averli, quando ne ho
l'occasione ne acquisto una quindicina e li congelo subito, meglio se ho la
fortuna di averli ancora caldi e umidi. Fin qui tutto bene! Il trauma sorge
quando arriva il momento della cena. Mentre sto scolando la pasta e la irroro di
una splendida salsa cotta lungamente a fuoco lentissimo, mi ricordo di non avere
ancora scongelato il pane: apro il sofisticatissimo forno a microonde combinato,
trovo il giusto bilanciamento tra grill e microonde e … via, dentro il panino.
Mi siedo affamato e inizio ad assaporare gli spaghetti cotti al dente. Nelle
orecchie ho il modulato suono del ventilatore interno del microonde che si
contrapponte al carico del magnetron. Poi, tra una forchettata e l'altra,
finalmente arrivano i quattro bip che mi avvisano che il pane è pronto: questo
mi rassicura, perché mentre sto ancora armeggiando con gli spaghetti (e io non
sono uno di quelli che li mangiano accompagnati con il pane) mi riprometto di
non alzarmi per prelevare il contenuto del microonde fino a che non ho finito il
primo, per assaporarlo dopo, con lo speck affettato a mano. Ma il mio fornetto
no!, lui non te lo permette, si accorge che non hai ancora aperto lo sportello e
- nelle sue intenzioni - ti avvisa di nuovo, ma l'effetto emotivo è diverso: hai
presente quando sei seduto sul divano rilassato e arriva tua moglie e ti chiede
se hai fatto ciò che ti aveva chiesto? Tu normalmente le rispondi: "tra un minuto!" ma, trascorso
il minuto, risenti la sua voce che scava nella tua coscienza e che ti chiede:
"allora?, il minuto è passato!". Il mio forno a microonde è una versione, nello
stretto ambito culinario, di una moglie: se non mi alzo per prelevare il pane,
lui (ma a questo punto potrei dire: LEI) mi richiama all'ordine con un nuovo
Bip. Posso ignorarlo, posso riprendere il filo del pensiero precedente, ma
quando ormai l'attenzione è già di nuovo convogliata verso la pasta e mi sto di
nuovo rilassando assaporandola, eccolo di nuovo: "Bip" cioè e come dire: "Allora
hai fatto? È gia passato il minuto". Ma con il forno non ci posso discutere,
posso solo alzarmi per zittirlo.
Ma
ora che ci penso, anche con mia moglie...
5 mar 2006
Stipendi bassi dei Ricercatori italiani
Lo spunto
Stavo leggendo stamattina su Le Scienze
la lettera di uno studioso che si lamentava dell'apparente scarso interesse che
lo Stato ha per la ricerca - e si noti bene che dico Stato e non Governo, perché
l'atteggiamento è lo stesso da sempre, qualsiasi sia stato il colore di chi ha governato
- e della sottovalutazione del rapporto costo/beneficio nel campo della ricerca
e più in generale dell'educazione.
Considerazioni preliminari
Facciamo alcune considerazioni di carattere generale e distribuiamo le colpe - perché
di colpe si tratta e non solo di responsabilità - a chi deve accollarsele.
Siamo in un paese - che non è una nazione e tanto meno uno stato - dove si guarda
nel piatto del proprio commensale: in ogni piatto qualcuno aveva messo un solo pezzo
di pollo, e il pollo come si sa - anche se ormai stiamo cominciando a dimenticarlo
dato il panico generato dalla nostra amata stampa (epoca dell'influenza aviaria) - ha il petto, la coscia, l'ala,
il collo e così via; non è fatto cioè di parti tutte omogenee. Bene, in Italia il commensale
ha cominciato a sentirsi defraudato per non aver ricevuto - a suo dire - un trattamento
pari a quello del suo vicino e ha cominciato a pretendere non tanto un cambio di
parte, quanto piuttosto un'integrazione. La mensa cioè si è trovata costretta col tempo e le pressioni politiche a
distribuire mezzi polli per evitare disparità.
Dal punto di vista filosofico, l'assoluta
parità di diritti è un concetto cardine della modernità, da un punto di vista sociale
la parità di diritti deve fare il paio, o meglio essere una conseguenza, della parità
di doveri.
Ma siamo in Italia
In Italia questa idea non ha mai fatto breccia. Confortati da un buonismo esagerato,
suffragato dalla nostra visione più melensa e lassista di cattolicesimo da libro Cuore, ci siamo sempre
schierati per la difesa del più debole cui è richiesto null'altro che di essere l'altare
su cui immolare il nostro senso di colpa per il benessere nel quale viviamo: mai
abbiamo chiesto al debole - e tanto meno preteso - di essere il motore primario della
sua emancipazione.
Pensate se, fermi a un semaforo e con una "vecchietta moldava" che
vi chiede l'elemosina, vi potete sentire a vostro agio con un obolo di soli 10 c€.
Eppure nel giro di un'ora la vecchietta può raccogliere lo stesso, anche con tale obolo, una cifra che
la può sfamare ma sicuramente non una cifra che può arricchire la malavita che le sta alle
spalle e che noi incentiviamo più della ricerca (solo a titolo di promemoria: i
soldi in eccesso che noi diamo alla vecchietta, dopo essere finiti alla malavita,
non vengono investiti in ricerca).
Anche i privilegiati hanno una mamma
L'incredibile è che lo stesso principio viene applicato anche alle categorie privilegiate,
sia in termini di guadagno che in termini di mantenimento delle guarentigie: vogliamo
parlare dell'Alitalia cui ogni contribuente italiano volante/volente o no ha forzosamente versato
ben 50 € per una compagnia in cui si viene trattati - per essere buoni - con sufficienza
e rifocillati con pasti che nulla hanno a che fare con la vantata qualità
della cucina italiana forse un pochino meglio solo dei pasti che China Western serviva nei
primi anni '90?
Eppure nonostante la crisi economica non siamo riusciti a scalfire
la corazza che protegge il lavoratore che in Italia, come principio, è essenzialmente uno
stipendiato/salariato e poi, eventualmente, un fornitore di prestazioni.
La sola idea
di lasciare senza stipendio una persona (definizione che si addice per molti di più del termine lavoratore) ci crea una morsa allo stomaco.
Questa è la situazione
Al lavoratore non è chiesto alcun impegno; ma se
nessun impegno viene immesso nel lavoro non si crea quel delizioso PLUSVALORE tanto
amato dalla sinistra e dai sindacati, plusvalore con cui ci si possono concedere
beni di lusso e la ricerca è un bene di lusso perché guarda al domani, anzi al dopodomani.
In Italia invece non si guarda al dopodomani e nemmeno al domani, altrimenti ci
si scandalizzerebbe che ci siano persone che vanno in pensione a sessant'anni (anche
se con duri 40 anni di lavoro!) con mensilità che spesso sono vere e proprie elargizioni della Previdenza Sociale: il calcolo della pensione erogata non viene fatto sulla previsione di vita
media in relazione ai contributi versati, NO! perché non è morale fare dei calcoli
che colleghino un dramma come la morte ad una questione di denaro: la pensione
erogata è un calcolo sindacale astratto con rivalutazione del 17.8% per anno. Francamente non so come siano riusciti a ottenere questa rivalutazione del capitale versato
in questi ultimi 4 anni di crisi (era il 2006, oggi nel 2014 direi: ultimi 12 anni di crisi) (non accenno minimamente alle baby pensioni o a quelle fasulle
di invalidità perché banali: si commentano da sole).
Ricerca scientifica? Ma dove?!
Ma poi quale ricerca scientifica volete avere in un paese in cui la cultura viene
diffusa dalla RAI, dove da un quiz tipo Rischiatutto si è lentamente arrivati ad
un coso come Affari Tuoi che piace perché dà al pubblico l'impressione di assistere
finalmente ad un quiz in cui si sente intelligente in quanto capace di rispondere
a tutte le domande e per il quale si possono finalmente sprecare grandi discussioni
di strategia e tattica per il raggiungimento del premio fasullo. Lì ci si sente
esperti come nel calcio… il Calcio… spero che tra i ricercatori non ce ne sia uno
che si interessi di calcio, o meglio spero che osteggino con veemenza tale fenomeno,
drenatore di perspicacia e di denaro.
La RAI!
Se c'è una ragione per cui spero che vinca
la sinistra è che Berlusconi ha le mani legate per ripulire quel covo di abissale
ignoranza e mediocrità che è la RAI.
Qui i giornalisti sono così … inutili -
sì diciamo inutili per non passare alle offese - che sono capaci di dare solo notizie
inutili, come quelle vacanziere e ben remunerate che provengono da Londra, perché
i nostri 3000 giornalisti e affini RAI (contro i soli 4000 della CNN) sono pagati
bene, sono in gruppo, sono rimborsati anche se, per fare servizi di costume, si destreggiano (volevo usare il termine ..zz.) in luoghi prevalentemente ameni. Pensate che
sono pagati bene anche se riescono a dare gioiosamente notizie di eclatanti risultati
di nostri ricercatori che lavorano negli Stati Uniti; gioiosamente perché non si
rendono nemmeno conto, i deficienti, che bisognerebbe listarsi a lutto ogni volta
che l'intelligenza italiana produce introiti - perché di fondo solo di questo si
tratta: INTROITI - in un'altra nazione. E con quegli introiti si pagherebbero la
Ricerca, le Pensioni, la Sanità, si troverebbe forse anche, alla vecchia moldava, una stanza che non gestita dalla
criminalità.
Italici Hidalghi
Ma per noi italici hidalghi il pensiero deve essere puro: nei centri di ricerca
fino a poco tempo fa raramente si è pensato che le royalties avessero importanza,
ben più importante era la pubblicazione, la citazione che alzava la graduatoria
del ricercatore e che poi spesso si rivelava null'altro che una bufala di citazioni concatenate e incrociate;
mai si è pensato fino a un anno fa che chi ricercava dovesse avere un interesse
diretto nel risultato economico della propria ricerca, anzi la cosa scandalizzava
la morale purista poi mortificata nel portafogli: ed allora via dall'Italia,
oppure tutti dentro la scuola, senza una preparazione didattica e, quel che è peggio, senza
un amore per essa. So di molti studenti traumatizzati nelle materie scientifiche
da pazzi genialoidi che sono riusciti solo a spaventare i propri allievi per l'astrusità
delle lezioni tenute, grandi esibizioni di frustrazione e di spreco di intelligenza.
L'impresa: in mediocritas stat virtus
E non è che l'industria e l'imprenditoria italiana siano un serbatoio di posti di
lavoro per chi è un ricercatore: da una parte entrambe sono sempre state imbrigliate
dai problemi sindacali e dall'altra la piccola e media industria - fino a poco
tempo fa il maggior serbatoio del lavoro produttivo, quello che, anche quando evade,
produce tasse e ricchezza - raramente ha capito il significato della frase "essere
in pieno possesso della tecnologia", cioè quel "conoscere a fondo" il proprio prodotto:
il sintomo più rilevante di ciò è l'estremo calo di iscritti nelle materie scientifiche
e l'incremento mostruoso - ben oltre le necessità - di iscritti a facoltà correlate
al Marketing, advertising, managing e altre che permetteranno a molti nostri giovani
di essere disoccupati senza nemmeno la prospettiva di trovare lavoro presso un centro
di ricerca estero. E questo perché non ci sarà lavoro per un markettingaro italiano
se non ci sarà un'industria italiana, e non ci sarà industria italiana visto che
oggi non c'è ricerca e soprattutto se non si cambia mentalità. Non è il pezzo di
ferro o l'abilità del venditore che permette ad un'azienda di vivere ma la capacità
di dare una risposta ad una necessità di mercato. E non sono i mercati da deficienti,
della moda e del turismo di tipo riminese (con tutto il rispetto e la mia ammirazione
per la serietà imprenditoriale dell'industria turistica riminese uno dei pochi esempi
di serietà e integrazione economico sociale ambientale) che danno risposte al mercato,
ma le tecnologie, la cultura in senso lato e quindi anche scientifico e il senso del bello.
Pensate che in molte industrie
italiane di media tecnologia spesso gli ingegneri occupano posti di vendita,
mentre la direzione tecnica viene tenuta da periti e la progettazione viene fatta
da disegnatori diplomati: gli ingegneri adibiti alla vendita!!!
Il pezzo di ferro è tutto
Insomma il pezzo
di ferro è tutto: che spazio ci può essere per la ricerca se un generatore di pensiero
viene adibito alla vendita? Che spazio ci può essere se per produrre un pezzo di
ferro ci vogliono solo delle mani (questo è il concetto principe per molte imprese). Che spazio ci può essere per la ricerca se è
più importante ricevere finanziamenti che produrre risultati. Che spazio ci può
essere se in grosse holding ci sono dipartimenti che si occupano di rastrellare
finanziamenti e questi finanziamenti sono talvolta erogati anche a fronte di ricerche
fatte da altre entità che nulla hanno a che fare con chi riceve i soldi. Il meccanismo
è molto semplice: uno stupido mette a punto un prodotto, non lo brevetta perché
in Italia è più protettivo non fare sapere che brevettare, non chiede i finanziamenti
perché costa di più trovare un patrocinatore del vantaggio del finanziamento
stesso. Bene quel progetto ha lo stesso valore di un portafogli lasciato sulla strada,
il primo che lo vede e che è in grado di afferrarlo, lo fa suo.
Che senso ha spendere soldi per la ricerca se i diritti basilari della proprietà
non sono garantiti da nessuno se non in campo entertainment. Se io fossi un imprenditore e avessi bisogno di
costituire un piccolo centro di ricerca in Italia non sarei nemmeno tutelato con
un patto di non concorrenza e men che meno sarei tutelato nella violazione dei diritti
di proprietà intellettuale; quanto tempo ci vuole ad un cittadino, imprenditore normale, per ottenere
soddisfazione legale? Se il lasso di tempo per ottenerla è tale, quale nemmeno osiamo
confessarci, dov'è la legalità, principio cardine di una società in cui esista il
diritto e quindi lo sviluppo: bastano i 180 o 360 gg con cui lo stato assolve ai suoi doveri di debitore? Magari fossero solo 360 gg per avere anche giustizia!
L'High Tech del cellulare!
La ricerca in Italia oggi si fa sulle nuove tecnologie dell'informatica e delle
telecomunicazioni, lì è giusto che vadano i finanziamenti lì, nei telefonini, una
delle nostre principali voci nel PIL, seconda credo soltanto agli alimenti, al
carburante e forse al calcio.
Parliamo delle banche che agiscono come Les Corbeaux, che sono prone ai
grandi potentati e temerarie con i piccoli? O dei lavoratori bancari che si sentono
vittime della loro matrigna azienda, una piovra potente che li obbliga ad avere
delle performance produttive a cui non sono mai stati abituati.
Cosa facciamo domani?
…diamo uno stipendio a tutti anche se nessuno produce pane? Perché tanto nel nostro
sistema non ha importanza che si produca pane, anzi si può guardare con disprezzo quel qualcuno così immorale che pensa solo a guadagnare sul cibo e farci pure dei soldi. E poi alla fine basta essere in tanti: per male che vada si
dà l'assalto al forno delle Grucce, oggi non solo si rimane impuniti, ma si trova
senz'altro qualcuno - sindacalista o politico e senz'altro molti giornalisti - che
ti assolveranno e troveranno qualche diritto leso della moltitudine dei lavoratori
giustamente irosa.
Fermiamo le centrali elettriche inquinanti non solo quelle nucleari
ma anche quelle che producono i Nox; fermiamo la circolazione dei camion nelle valli
delle montagne perché inquinano, non usiamo i pesticidi, e andiamo tutti in bicicletta,
mandiamo tutto su rotaie anche se arriva un mese più tardi, lasciamo la Sicilia
un'isola felice (dove la verdura fresca spedita da là impiega 12 ore per attraversare
lo stretto e dove qualunque camion può essere tracciato nel momento dell'attraversamento),
non finanziamo le centrali eoliche brutte, pterofraghe e rumorose (terribili inquinatrici
sonore e assassine di uccelli!!), perché qualcuno -sedicente ecologista che ha investito
i suoi risparmi in azioni o imprese che operano nel fotovoltaico - ha voce in merito.
…oppure liberalizziamo alla selvaggia: eliminiamo tutti i finanziamenti che danno
potere a chi li eroga, alimentando i grandi e soffocando i piccoli. Lasciamo che
il lavoro se lo trovi chi è capace di averlo e rinunciamo:
- all'ecologia finta che manda a pagamento i rifiuti in Germania e che dice "poverini" a chi non ha risorse ma rifiuta di impiantare un (orrido e ridicolo termine!) termo-valorizzatore,
- alla sanità distribuita a pioggia che per molto tempo ha avuto l'intenzione di introdurre i farmaci generici ma non lo ha fatto
- ai poveri taxisti che con quello che hanno pagato la loro licenza non puoi liberalizzare loro il mercato e lasciare che i prezzi calino secondo leggi di mercato e non secondo un accordo che potrebbe benissimo cadere sotto l'antitrust, poi del resto è così bello viaggiare in Mercedes!
- Ai privilegi di tanti altri che hanno un privilegio che non dà più la stessa ricchezza di una volta e che protesta perché non può più permettersi il caviale
I Tassisti-ricercatori
A tale proposito, perché voi ricercatori non vi fate fare una legge con cui per 6
mesi fate i taxisti e per 6 mesi fate i ricercatori, in Russia molti ingegneri e
fisici sopravvivono così: anche là la ricerca ha dei problemi.
Cosa facciamo? Non ne ho idea; le masse ed anche i piccoli gruppi non rinunceranno
mai ai loro privilegi e arriveranno alla guerra civile piuttosto che vedersi tassati
i cellulari od obbligati ad abbassare la temperatura di casa da 26°C ai 19°C e
ci sarà sempre qualcuno che lancerà un Don Quichote contro qualche mulino a vento per intascare soldi col fotovoltaico
o che aizzerà un pelide Achille o un cieco Sansone a proprio danno pur di dimostrare
il valore dell'inutile idea che gli farà da guida.
Ma soprattutto ci sarà qualcuno, appoggiato politicamente, pronto
a guadagnare con un'impresa achea di pompe funebri o vendendo blocchi di marmo filisteo
d'occasione e sicuramente molti Omero che faranno i soldi tessendo le lodi ed esaltando
gli ideali dell’inutile scempio.
Viva l'Italia!
Questa è l'Italia che tutti noi abbiamo creato e voluto, è l'Italia del mezzo pollo
per non creare disparità, è l'Italia degli ornifagi che ignorano volutamente se gli
ultimi della fila, cioè le giovani generazioni, avranno almeno un'ala da mangiare
e che si scusano davanti a sé stessi dicendo che tanto anche tutti gli altri fanno
lo stesso. E' l'Italia che si dimentica che i soldi sono solo l'espressione della
ricchezza creata e che all'amico perdona tutto compresa l'immoralità di una pensione
usurpata, è l'Italia che si sta avventurando su un terreno di spese sociali che
non si può permettere, E’ l’Italia che mette a posto la sua coscienza con il buonismo,
l’egualitarismo, la giustizia sociale a pioggia: è l’Italia che non pensa che esiste
il domani con cui fare i conti, è l’Italia che non ha più costruito opere faraoniche
perché siamo un paese di singoli individui e a nessuno di noi interessa più esprimere
il proprio orgoglio attraverso un ponte sullo stretto di Messina, a nessuno di noi
interessa più costruire il Duomo di Milano o San Pietro o San Marco, non ci interessa
nemmeno più farne manutenzione, figuriamoci costruirli.
Plusvalore: vituperio delle genti!
L’egualitarismo non produce
plusvalore, e senza il plusvalore non si crea il futuro, il plus valore è il grasso
dell’organismo cui attingere nel momento dello sforzo o del digiuno. Chi fa ricerca
e costruisce il domani non deve avere pietà per l’oggi e non deve vivere come una
colpa il fatto di essere intelligente, colpa che espia accettando con la propria
scelta politica, acritica e assolutamente irrazionale, l’uguaglianza indistinta
dei diritti non comprendendo che per molti, cui tale uguaglianza è destinata, in
realtà essa ha reale valenza di privilegio. Chi fa ricerca non dovrebbe accettare la
nostra sinistra che fa una politica demagogica di sperpero; e invece tutta l’INTELLIGHENZIA
italiana (e qui vi meritate l’obbrobrioso termine) vi fa riferimento, tutta la scuola
insegna la cultura di sinistra; tutti vivono un presente continuo in cui il futuro
non ha posto e soprattutto non ha posto la resa dei conti (in senso letterale del
termine) che porterà un saldo negativo sempre più pesante che sarà pagato dai nostri
figli: quando gli ultimi commensali stanno per uscire alla chetichella dalla trattoria,
l’oste resta gabbato se non afferra gli ultimi avventori!
Una morale tutta italiana
E la morale deve imparare anche a fare i conti con i numeri, perché l’usurpazione
di mille euro da parte di un milione di persone è più dannosa dell’evasione fiscale
di un miliardo di euro da parte di una sola entità, perché è indice di malcostume
generalizzato e di corruzione diffusa e soprattutto perché è quasi impossibile in
questa democrazia da libro Cuore, tornare sui propri passi senza
scatenare la giusta (così crede il popolo) indignazione popolare.
Con tutte le masse di lavoratori e di pensionati con i loro diritti come volete
che una ridicola e sparuta minoranza di scienziati (uso per la prima volta questo
usurato termine) possa avere delle pretese; in Italia lo stipendio non è frutto di una capacità, bensì di una contrattazione. Quale potere contrattuale volete avere
se state lavorando per il dopodomani e stasera c'è la partita di calcio e non so
se lo stipendio mi basta per acquistare una ricarica di Sky!
Chi si ricorda più de La repubblica di Platone?
PS
Ho già ricevuto qualche commento tra il positivo e il censorio, vorrei specificare
un punto, che sicuramente ha scandalizzato una certa tipologia di benpensanti: mi
riferisco al miliardo di Euro contro un milione di mille Euro. Ci sono due fattori
importanti, uno di ordine morale e uno di ordine pratico. Se un milione di Italiani
si appropriano di mille Euro è malcostume, vuol dire che almeno una famiglia su
venti che frequentate normalmente non ha senso morale verso la società, e ciò è
grave, anzi gravissimo; mentre se uno solo si appropria di un miliardo è un unico
ladro (possono esserci anche mille ladri da un milione, ma sono ladri).
A ciò
si può aggiungere che la scomparsa di un miliardo di Euro non è poca cosa e presto
o tardi può essere rintracciato, mentre il malcostume tende invece a diffondersi
e quindi a creare sperpero e disuguaglianze che vanno a colpire solo le parti più
povere della società, quelle in cui una equa distribuzione di risorse può fare la
differenza tra il suicidio e la sopravvivenza. Ecco perché è scandaloso il sistema
pensionistico italiano, perché non è equo ed è distribuito su molti milioni di beneficiati.
Pensate ad esempio ai dipendenti del "pubblico impiego" (chissà poi perché si parla di "pubblico impiego" e non di "pubblico servizio"?): sono oggi oltre i quatto o forse
oltre i cinque milioni, non possono più andare in pensione con quindici anni sei
mesi e un giorno, ma con poco di più; coloro che ne hanno usufruito hanno lavorato
poco e percepito mediamente almeno venti anni di pensione pari a quasi il loro stipendio.
Le cifre dei pensionamenti
Le cifre? 500.000 pensionati di quel tipo (in realtà molti di più) x 25.000€ lordi/anno
(in realtà molti di più) = 12.500.000.000 (se non sapete leggere bene gli zeri sono
12 miliardi e mezzo).
Se le cose fossero eque con circa tre/quattro anni di lavoro
si dovrebbe poter pagare un anno di pensione; quindi con 15.5 anni (concediamo il giorno)
di contributi e 18 anni di pensione (dai 60 anni fino alla morte secondo le statistiche) loro dovrebbero
avere una pensione pari 28% del loro stipendio; quindi stanno percependo circa
1800€ al mese lordi più del dovuto. Di quei 12.5 miliardi di EURO ne stiamo regalando
quasi 10.
Vogliamo parlare delle baby pensioni date a cinquantenni spesso quadri
aziendali dove il calcolo deve considerare dai 20 ai 30 anni di pensione con solo
25/30 anni di contributi e mandati in pensione a cinquant’anni (e quindi a carico della collettività, cioè nostro, di cittadini) per non licenziarli?
Io, ho adesso cinquant’anni e mi pare di essere a metà della mia vita lavorativa!
Se non puoi tradurlo in moneta sono solo chiacchiere
Questi sono fatti, perché riguardano soldi e cifre, il resto sono solo idee, chiacchiere,
malafede, buonismo, rincoglionimento sociale, demagogia della più vecchia e viscida:
PANEM ET CIRCENSES.
Poi, se ancora adesso non siete almeno parzialmente d'accordo, i casi sono due, o
siete gli ultimi Bolscevichi rimasti (una specie che continua a sopravvivere in
Italia mentre si è estinta anche nelle zone di origine!) oppure vi consiglio caldamente
di piantarla con la morale a metà strada tra RobinHood e l'esproprio proletario
e fare una seria considerazione sul vostro comportamento di singoli: rivedete la
vostra morale sostituendo il pensiero "ricco = ladro" associato a "io = buono"
(anche se rubo: io lo fo per necessità) con il pensiero "lui ruba = ladro"
associato a "se anche io rubo = anche io ladro".
La società è un insieme composto da ogni singolo individuo,
compresi voi, collegato da dinamiche di interazione vicina e lontana, quasi sinaptica:
ciò che accade qui e oggi ha una rispondenza praticamente ubiquitaria.
Non solo nell'oggi ma soprattutto nel domani.
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