10 giu 2010

P.le Gadda - Milano


A volte mi chiedo se sia meglio l'indifferenza ai propri doveri dei nutturbini partenopei piuttosto dell'incredibile precisione dei nostri, qui a Milano, che con incredibile e incrollabile dedizione provvedono alla pulizia dei marciapiedi con quei dispositivi ad aria soffiata. Già, perché questa operazione avviene alla stessa velocità con cui una persona persa nei propri pensieri, può camminare per strada, ed il risultato di questo lento rimuginare è accompagnato da un suono modulato e ininterrotto di circa 90-100 decibele il tutto verso le 02h40, le due e quaranta vere, non le 14h40. Ora è estate e se solo si ha un po' d'amore verso l'ambiente, si preferisce la finestra aperta al condizionatore e tali suoni penetrano inesorabilmente nelle nostre buone intenzioni. Potreste dire che sono un insofferente. Ma giusto dieci minuti dopo la fine del primo supplizio, passa il solito deficiente con una Harley che pensa che la sua scia sonora possa essere apprezzata dai circostanti.

La zona ha il suo fascino: P.le Gadda, una toponomastica dell'ultimo secondo, quando un'amministrazione si accorge di essersi dimenticata di qualche illustre cui essere per qualche ragione grata. Un po', per dare ragione a mia madre, come la riconoscenza che Verona ha tributato a Shakespeare.

Ma la zona è fonicamente molto infestata. Il fratello maggiore di quello passato trenta minuti fa arriva a vuotare i cassonetti dal vicino supermercato e lo sgradevole rumore che viene dalle pompe dei sistemi idraulici di sollevamento, sono un lamento che di notte non si sopporta volentieri. Ma pazienza, è il supermercato dove andiamo a fare la spesa.

Certo, lo ripeto, non è un luogo tranquillo ma stasera se sta andando anche bene che non ci sono cinesi vocianti e che il secondo sulla Harley è stato insolitamente gentile e veramente poco espansivo subito si ritorna agli standard usuali: vi sembrerà incredibile, la stazione dei vigili del fuoco, qui vicino in via Messina, lavora anche di notte; ma dopo la mia pazienza verso i precedenti cacofoni, volete che me la prenda con loro che percorrono lo stretto budello di via Bertini a sirene spiegate? O forse era solo un'ambulanza che andava a soccorrere quelche vecchietta colta dall'ansia.

Ora sono le 4h e sto scrivendo con lo stilo sul mio palmare. Non fa rumore, solo una leggera vibrazione ad ogni lettera. Forse è meglio che io approfitti di questa breve tregua sonora. In mattinata ho un incontro importante: dopo più di un anno, forse avrò un lavoro serio e continuativo. (Oggi, nel 2012, so che non accadde)

Solo la mia compagna riesce a dormire senza farsi turbare da questi rumori, lo fa da oltre vent'anni: "che invidia, ci è abituata" direte voi. No, in realtà di notte usa i tappi.

Nulla è come sembra.

3 giu 2010

La questione dei due polli

Non so se durerà molto la pagina linkata essendo edita in televideo; comunque l'autore dell'intervista è un tale Francesco Chyurlia e la vittima (forse inconsapevole dell'esito dell'intervista) il direttore del Censis,Giuseppe Roma.

Una persona, che vorrebbe essere giornalista, durante un intervista al direttore del Censis, a proposito della crisi economica pone una domanda di questo tipo: "Ma i lavoratori non sono diventati più flessibili?" riferendosi alla capacità dell'Italia di superare la crisi e io, non so perché, resto allibito!

Consolare gli afflitti
Questa domanda distribuisce sofferenza e privilegi all'astrazione di una categoria (in questo caso: la categoria lavoratori in generale) estraniandola dagli individui in carne ed ossa che con le loro passioni e con le loro sofferenze vivono. Non chiede quali percentuali di essi siano in una condizione piuttosto che in quella opposta.
È l'antica questione di chi mangia due polli e chi nessuno, molto dibattuta tra chi conosce gli arcani della statistica e chi sicuramente ha due polli sul desco tutti i giorni e si sente appagato del fatto che tutti mangino almeno un pollo.

Cornuti e bastonati
Ignorare tale finezza concettuale significa inconsapevolmente dileggiare chi fa parte della percentuale di singoli che stanno soffrendo oltreché suscitare la loro rabbia: liquidare implicitamente la questione come se privilegi e dolori fossero distribuiti trasversalmente, facendo andare per il meglio, ci racconta la capacità non solo concettuale ma anche linguistica di costui. Il poveretto, essendo un capo servizio nella Rai, ha probabilmente uno stipendio di chi mangia due polli: come può rendersi conto delle condizioni di chi è costretto nella flessibilità? Sicuramente si sente meglio sapendo non soltanto di condividere statisticamente i due polli, ma anche di partecipare statisticamente alla sofferenza della flessibilità.

Come può un'assoluta superficialità e scarsa professionalità come questa, che ritengo non possa essere perdonata nemmeno se il giornalista è 20enne, godere dello status di NON flessibilità = Inamovibilità. Quante altre volte dovremo sentirlo inconsapevolmente deridere chi soffre?

Fame o griffe?
Domande del genere vanno forse bene a proposito della moda, dove si può chiedere se i giovani oggi sono più propensi a cambiare marca o a mantenere sempre le stesse griffe. Ricordo un'intervista a Peter Flower's negli anni '70 fatta da una mia compagna in veste di free lance: il "colui" affermò che i suoi prodotti erano adatti "a giovani che ormai sono diventati contestatori": nonostante avessi 18 anni mi aveva già fatto inorridire allora per la sua vacuità e il blob che era implicito in tale affermazione.
Allora il tizio era scusabile e forse poteva anche essere pertinente.

Oggi la stessa vacuità me la ritrovo riferita ad una sofferenza sociale!
Come sono cambiate le cose!

Solitario: una metafora per affrontare la vita

È strano come si possa capire molto della vita anche da Solitario.
Intendo non uno di quei giochi bellissimi e difficili come Free Cell (fra quelli che conosco, quello che richiede più razionalità), ma bensì "Solitario", quello che ormai accompagna malinconicamente Windows fino dalle sue antiche edizioni 2.0, quello che si gioca per ammazzare il tempo!

Lo giocavo già da bambino e anche quando lo giocavo con le carte, fin da allora lo trovavo stupido, non capivo perché mai mia zia dicesse che era divertente; non trovavo assolutamente nessun gusto nel piazzare al loro posto le carte quando si scoprivano, per poi trovarti dopo due o tre giri di mazzo senza poter più fare alcunché ed avere così sprecato del tempo e delle speranze. Per molti anni l’ho giocato solo quando ero gravemente annoiato e al computer, cioè quasi mai.

Ma come tutte le cose che si imparano da bambini, dipende da come te le insegnano i grandi. In genere per essere alla portata di un bambino, ci vengono insegnate in un modo elementare; poi per tutta la vita siamo costretti a pensare che per risolvere quel tipo di problemi non abbiano altro modo di affrontarle se non quello con cui le abbiamo risolte allora.


Solitario oggi
Ebbene questo Solitario (che scriverò con la lettera maiuscola, perché è il nome con cui è noto dagli informatici anni ‘80) è diventato di recente per me fonte di sorpresa davvero notevole, ora, in età matura, da quando sto imparando a ridiscutere tutto i miei processi mentali ho trovato un nuovo modo di giocarlo e non solo, di alzare la possiblità di risolverlo, da un malinconico 10% dell’infanzia ad un 80-90% di oggi!


Il Caso ha voluto che sul palmare ci fosse il buon vecchio Solitario. In occasione di brevi spostamenti con i mezzi pubblici, mi è capitato di estrarre il mio palmare e di provare a giocarlo: in tali brevi spostamenti non trovavo il tempo per mettermi né a pensare a qualche progetto, né per studiare o leggere qualche pagina. Così impegnavo quei due o tre minuti.



Il Piano di Gioco è l’insieme disposto sul tappeto verde
Il Mazzo è costituito dalle carte ancora da voltare
I Mazzetti sono i gruppi di carte sul piano di gioco: coperti quelli ancora da voltare (ad ex. quello sotto il 4 di Picche) scoperti quelli su cui costruisco (ad ex ciò che verrà aggiunto sopra il Re di Quadri).
Le Colonne sono i mazzetti scoperti che iniziano con un re o con un’altra carta, meglio se vicina al Re; verso la fine ce ne saranno due per i Re rossi e due per i Re neri, mentre durate il gioco saranno di più.
Mossa è qualsiasi spostamento irreversibile, come spostare una carta dal mazzo, scoprire un Mazzetto coperto, etc.

Lentamente, giocandoci, mi sono accorto che alcune mosse che erano per me scontate, in realtà erano ingannevolmente tali: erano solo mosse sbagliate. La facilità con cui si può procedere ad impilare le carte nei posti “legali” è il trabocchetto che è nascosto in questo gioco. Non è sufficiente il fatto che una carte possa essere giocata in un posto in cui può stare perché questa carta sia stata giocata correttamente. Quasi sempre infatti vale un principio molto importante: ogni carta del piano di gioco va posizionata solo quando e se serve.

Curioso! Esattamente l’opposto di come lo avevo sempre giocato.

I simboli della vita
Ogni carta è cioè uno strumento per risolvere il Solitario.
Ogni carta ha un momento piuttosto preciso per essere piazzata e posizionarla senza una ragione può significare occupare una posizione che impedirebbe di scoprire i mazzetti ancora coperti, metafora dell’ignoto che affrontiamo nella vita! Sì, perché mettere una carta del mazzo in una posizione che potrebbe essere usata per una carta che è ancora nei mazzetti coperti significa togliere una possibilità di voltare la successiva provocando una situazione di stallo. Bello!, “le cose facili possono facilmente provocare lo stallo”! Quanta saggezza c’è in questo gioco!

Anche l’ordine con cui si comincia a sistemare le carte quando la tavola è appena stata disposta è importante, ma questo è già più evidente: bisogna privilegiare sempre i mazzetti con il maggior numero di carte coperte. Ridurre la profondità dell'incognito!

Ci sono però dei limiti alla ferrea regola e sono dettati dalla logica. Quando le carte da scoprire sono ancora molte è importante procedere alla scoperta di tutto quello che è possibile, ma quando cominciamo ad avere ancora coperte solo una, due o al massimo tre carte e solo in qualche mazzetto, allora diventa più importante estendere al massimo il piano di gioco.

Cosa intendo?

Per poter facilitare la riuscita del Solitario ho bisogno di scoprire più carte possibile e per fare questo ho bisogno del maggior numero di basi presenti e attive possibili su cui costruire solide colonne. Proprio come nella vita!

Quindi quando ho ormai ridotto a non più di due o tre le carte residue coperte sui mazzetti, cerco di mantenere attive le colonne su cui costruire (come il dieci nero indipendente dal Re Rosso nel caso della figura), per cui è importante che io le mantenga indipendenti e non ceda alla tentazione di impilarle (come potrei fare con il Dieci sul Fante) se non c’è già in gioco l'altra colonna gemella. Se vi cedessi, l’apparente ordine, diverrebbe un collo di bottiglia!

Mi piace sempre di più!

Come in questo caso, se ho Re Donne e/o Fanti che soddisfano le quattro colonne su cui costruire, è bene mantenerli attivi. Se spostassi il dieci, sul fante solo perché c’è posto, mi chiuderei una colonna. La donna rossa avrà sicuramente vita breve in quella posizione e sicuramente rappresenta un grave pericolo per tutta la smazzata!

Ecco allora che qualcosa che sembra semplice e diretto diventa una trappola per una carta a venire che non saprebbe dove andare. È curioso come in questo gioco ci si debba preoccupare da subito di avere quattro solide colonne su cui costruire, cercando di mantenerle bilanciate e tutte e quattro in vita: non bisogna avere fretta di creare un ordine facile e apparente, impilando tutte le risorse su una sola colonna che alla fine bloccherà tutte le altre carte sorelle.


Sembra facile!
Già da qui, si comincia a capire che il Solitario non è così semplice come sembra. E in effetti non lo è. Come in molte altre cose, non è difficile muovere le mani ma è difficilissimo ottenere i risultati sperati quando questi sono vincolati in una materia di cui non si conoscono perfettamente le leggi.


Proseguendo, possiamo accorgerci che si devono tenere nel mazzo il più a lungo possibile le carte piccole: sono rapidamente sistemabili, ma possono anche bloccare in caso di Asso “affogato”.
Io ad esempio non sposto una carta piccola prima di aver cercato nel mazzo gli assi con il primo giro: prima comincio a mettere un minimo di ordine nel piano di gioco! Solo allora mi concedo di mettere qualche altra carta, ma sempre se è utile a spostarun'altra da un mazzetto bloccato.

Anche ciò che può andare a posto subito, a volte invece è di ostacolo. Anche quando si è alla fine e sembra che tutto stia per venire è meglio non farsi illusioni: un solitario ha elevatissime probabilità di riuscita se ci sono solo due carte ancora coperte nei mazzetti, ma ricordo una volta in cui non sono riuscito a risolverne uno in tali condizioni; ci sono rimasto male.
Data l’esperienza precedente ero ormai sicuro che “due sole carte coperte” equivalente a “ce l’ho fatta” fosse ormai una specie di teorema, forse una congettura. Ma anche in tale frangente il solitario è stato maestro di vita.



Dunque provateci e giocatelo con attenzione, vi riserverà delle sorprese!


Dunque provateci e vivete con attenzione, avrete meno sorprese.

Quando la morale è una cosa seria

(si riferisce ad un post datato 24/06/2002 su un altro sito)

Ovvero come rompo le palle a mio figlio per ogni inezia (e quel che è peggio: ho ragione).

Il discorso è nato qualche giorno fa, quando mio figlio si recò a casa del suo miglior amico per aiutarlo a studiare matematica - così almeno era la versione ufficiale e pure la loro seria intenzione - e rimanere poi a cena.e riprendere gli studi subito dopo.
Arrivato poco prima delle 7 di sera e trascorsa una mezzoretta di studio, come in ogni casa per bene, arrivò ora di cena, per cui si interromperono (o interruppero per i più schizzinosi). Dopo il meritato e famelico pasto (hanno 13-14 anni entrambi), la madre del compagno, malauguratamente, propose loro di andare a procurarsi un gelato prima di riprendere ad immergersi in equazioni e geometrie varie.
I due, ben felici di essere stati temporaneamente graziati, raggiunsero la gelateria preferita in soli 10 minuti: che sf…. era chiusa. Intervenne a questo punto il provvido cellulare. Telefonata a casa, al telefono rispose il padre del compagno di mio figlio, molto più accomodante della madre. Alla richiesta di potersi recare alla gelateria un po’ più lontana - che sicuramente era aperta - l’ignaro accordò il suo permesso e i due mariuoli, allegramente, andarono a recuperare il lontano e perciò ancor più squisito gelato.
Al ritorno: Apriti cielo. La madre incavolata come una biscia prende seri provvedimenti nei confronti del figlio per essersi attardato a zonzo per il paese. Tragedia, “ma con il papà…!”, “non mi importa nulla…”, “ma ho chiesto il perm….!”

Quando mi sono recato a recuperare il mio pargolo, abbiamo iniziato a discutere sulla cosa ed il giudizio di mio figlio era a favore del suo compagno in quanto, avendo loro ottenuto il permesso dal padre, erano in regola e non avevano disobbedito ad alcuno. Il mio giudizio invece non corrispondeva in nulla con il suo, ma fu arduo spiegargli le mie ragioni.

Il primo punto che mi premeva sottolineare poteva partire dalla loro stessa esperienza emotiva: gli chiesi se, nel momento in cui rispose il padre anziché la ben più severa madre, non avessero provato un senso di sollievo e non avessero pensato all’estensione dell’attimo di libertà come ad una cosa già conclusa. Com’è ovvio, mio figlio tergiversava e portava l’accento del discorso verso il permesso ottenuto, “quello era un fatto, e altre storie non ce n’erano…”.
Io insistetti: se avevano provato una sensazione di sollievo alla risposta del padre, voleva dire che già a priori sapevano di chiedere un’estensione non regolare di un permesso già straordinario, quindi a voler essere perfettamente onesti con sé stessi, l’estensione stessa era stata sicuramente estorta approfittando della buona fede.

Il secondo spunto mi serviva per spiegare lo stato di conflitto generato per trarre profitto da una situazione di equivoci. Utilizzare un detentore di potere (il padre) per ottenere un beneficio all’insaputa e contro il parere di un altro detentore di potere (la madre), in un primo momento può comportare un beneficio a causa delle lacune createsi. In un secondo tempo, quando i due detentori di potere arrivano ad una spiegazione, arriverà la reazione e la punizione proprio contro colui che ha approfittato del garbuglio creatosi. Immaginate: una sera d’inverno un uomo telefona ai Carabinieri, dando la propria posizione ed affermando di avere bisogno di soccorso poiché qualcuno gli sta sparando. I Carabinieri intervengono in difesa del malcapitato e sparano; poi scoprono che l’aggressore è la Polizia!
In effetti i due genitori furono entrambi d’accordo: il figlio aveva abusato della fiducia.

Il terzo punto, non meno importante degli altri rimarcava un fatto che era sfuggito ad entrambi: la ragione che li aveva indotti a trovarsi alle 7 di sera, cioè studiare ed aiutarsi reciprocamente. Se la chiusura della gelateria comportava un ritardo ulteriore all’attuazione dello scopo per il quale si erano ritrovati e quindi all’inizio degli studi, avrebbero dovuto loro stessi rinunciare ad estendere il loro momento di libertà Avrebbero dovuto compiere una rinuncia consapevole, che avrebbe permesso loro di guadagnare “punti fiducia” presso i genitori. Tale situazione avrebbe poi portato ad una riduzione del controllo: porco cane! se uno decide di limitare un proprio attimo di libertà per rispettare le regole alla fine ne otteniene di più! Vai a capire i genitori!!

La conclusione fu terribile: gli dissi che era giusto che si fossero comportati così, perché il tentativo di conquistare una fetta in più di libertà è sacrosanto, ma non bisogna mai mentire a sé stessi né perdere di vista le ragioni degli altri. Non si deve mai abusare della fiducia degli altri, ma soprattutto non bisogna mai perdere di vista lo scopo che ci si è prefisso.

Che noia!!!!!

Energeticamente autosufficiente?

Lo leggo ormai su tutti i giornali tutti i giorni e lo sentirei anche alla televisione se non vi avessi rinunciato nel 2006: “Energeticamente autosufficiente”.
È la nuova frontiera, l’aspirazione a cui tutte le persone che possono dirsi civili e intellettualmente preparate aspirano.
Ho giusto letto l’articolo di quella coppia di svedesi che si sono costruiti una casa tappezzata di pannelli solari, l’hanno coibentata con un materiale assolutamente innovativo, hanno usato vetri speciali fatti con bottiglie riciclate e non so quante altre cose, hanno persino un gatto a risparmi energetico, perché contribuisce a riscaldare con i suoi 20w al giorno. Una cosa/casa fantastica. Non hanno pensato all’eolico; ma forse in Svezia non c’è molto vento o forse gli organi meccanici potrebbero avere problemi con le basse temperature.
Eppure qualcosa in tutto questo non torna nella mia mente e se faccio una valutazione anche con quello che accade in Italia, continuo a credere che qualcosa non funzioni.
Anche io vorrei fare di casa mia un’entità autosufficiente energicamente: ci ho provato l’anno scorso con un orto biologico e tecnologico, per essere autosufficiente almeno alimentarmente. A parte l’ingente costo per l’acqua e per la struttura, le verdure che ne ho ottenuto sono state anche di qualità migliore rispetto a quelle comperate senz’altro più fresche e ho potuto vantarmene con i miei amici fanatici di bio-qualcosa: ho quindi in parte ho raggiunto il mio scopo.
Cosa non funzionava nel mio impianto orticolo? I costi di investimento e il costo per il mantenimento idrico dei vegetali! Se aggiungiamo poi il costo per la manodopera di un professionista (almeno in teoria) progettista, coach che vi si dedicava e quello delle delicate e rapaci mani della mia compagna che estirpavano con cura tutte le erbe infestanti, ecco che il prezzo degli ortaggi avrebbe potuto diventare irraggiungibile. Per fortuna essendo quasi senza lavoro la mia manodopera poteva venire prezzolata per valore zero come no ndi rado accade oggi anche ad altri: quindi posso escluderne il costo dal prezzo finale degli adorati ortaggi e rendere più vantaggioso il rapporto energetico del mio orto bio-qualcosa.

La casa

Ma se torniamo al progetto della casa autosufficiente, possiamo fare una serie di valutazioni che partono dai termini di realizzazione pratica, per muoverci via via attraverso i vari meandri di ciò che noi siamo indotti a credere che sia l’”Energo Perpetuum”, la casa che sola sopravvivrà al diluvio prossimo venturo o alla prossima guerra totale.
Partiamo da un’idea molto semplice: quanto costa?
Ok non è il prezzo quello che conta perché l’energia che si risparmia è importante. Allora il costo del manufatto - la casa a consumo energetico zero – è il giusto scotto da pagare all’efficienza tecnologica ed energetica per essere “Green”. Ma consideriamo che quando qualcosa ha un costo elevato, significa semplicemente che per la sua produzione, installazione manutenzione, garanzia, trasporto, studio di fattibilità, progettazione, realizzazione del manufatto, degli impianti di produzione, dello stabilimento, delle navi che lo hanno trasportato, dei camion che ce lo hanno portato, del corso di aggiornamento dell’installatore, della navigazione su Internet, dei nostri spostamenti per trovare la soluzione giusta, del tempo impiegato e delle calorie di cibo che abbiamo mangiato nel frattempo, hanno richiesto energia. Curiosamente possiamo valutare il costo di tale energia approssimativamente come il 75-80% o forse più del valore del manufatto stesso. Il resto è il margine economico utile di chi ce lo ha venduto e che verrà speso dai produttori della realizzazione per mangiare, per vestirsi, per muoversi, per viaggiare per comprare un’auto lussuosa con cui mostrare di essere persone di successo, etc. e cioè per spendere energia: in giusta quantità, quanto sarà il valore che potranno spendere, cioè quel 15-20% di utile sul nostro acquisto.
Ora, torniamo a bomba sul nostro problema. Se andiamo vagando qui e là per internet, possiamo trovare i piani economici di investimento con il tempo di break-even o ROI. Udite, udite: il ROI (Return Of Investment) teorico è di circa 10 anni!
Se per istallare un impianto che risparmia energia spendo una cifra che ammortizzerò in dieci anni, significa che ho immesso energia nel mio processo di produzione dell’energia ad un costo di partenza pari a dieci anni di energia stessa, distribuita in altre forme, ma comunque immessa.
Se poi facciamo bene i conti e andiamo a veder quei siti che parlano del piano economico e del ROI, scopriamo che gli investimenti sono fatti sulla resa teorica con manufatto nuovo. Ma, come ben sappiamo, tutte le opere dell’Uomo sono soggette a decadimento e quindi il ROI sarà più lungo se non addirittura eterno.
Se facciamo inoltre una considerazione che in una crisi economica come l’attuale, immobilizzare un capitale per avere un ROI di dieci anni (e già in molto lo abbiamo immobilizzato per venti con l’acquisto di case che non producono reddito ma solo benessere) è una follia, anzi di più: un crimine economico!
Se fossimo un’azienda seria e chiedessimo un prestito, non esisterebbe nessun ente creditizio che ci finanzierebbe un progetto industriale con un ROI di oltre tre o max. quattro anni. Perché noi invece ci adentriamo in un progetto a ROI 10 anni?
Allora ci possiamo accorgere che fare questo tipo di investimenti, oggi, con la necessità che c’è di disporre di liquidità per fare riprendere il mercato, siamo dei suicidi, che si vogliamo male e che non sappiamo come organizzare né pensare il nostro futuro.
Ma allora perché tutto questo interesse dei media e dello stato per le energie rinnovabili?
È una domanda che mi sono posto qualche tempo fa, ma me la sono posta assieme ad un’altra, perché il fotovoltaico Sì e l’eolico per molto tempo No; anzi tuttora, se ci sono scandali, essi riguardano l’eolico e non il fotovoltaico.
Beh, vi sembrerà strano ma l’unica risposta che mi sono saputo dare è questa, per costruire un impianto fotovoltaico occorrono tecnologie molto complesse e tali tecnologie sono sicuramente appannaggio solo di poche decine di aziende, in genere multinazionali. L’eolico invece può essere costruito anche da un cantinaro evoluto, come ce ne sono tanti.

Volete dire che ritorniamo al solito problema?

Cosa ci può essere dietro

Osserviamo la cosa con uno sguardo più esterno e più strategico:
Per quanto riguarda il finanziamento da parte dei governi ci sono molte considerazioni da fare, alcune dal mio punto di vista valide, altre invece criticabili oppure opinabili, eccone alcune.
Partiamo da una semplice considerazione: il fotovoltaico e in generale la diffusione capillare dei sistemi energetici autonomi sul territorio è un modo con cui i governi centrali ridistribuiscono e restituiscono il problema dell’energia ai propri cittadini, riducendo la necessità di costruire sistemi centralizzati di produzione dell'energia che stanno diventando sempre più difficili da organizzare, finanziare e fare digerire come presenza sul territorio di chi lo deve ricevere (vale il famoso detto: “Yes I want it, but not in my backyard”), oltre a considerare che in Italia non è minimamente possibile pensare di progettare una grande opera che richieda più tempo della vita di uno o due governi: il successivo la smantellerebbe per questioni idio..logiche.
Dall’altra la riduzione della dipendenza dal petrolio è un fattore di libertà importante, ma che dobbiamo avere presente come elemento di costo: la libertà ha un costo!
C’è il fattore immobilizzo di capitale privato a favore di un‘industria e di un capitalismo pesante e questo è un fattore di cui tenere conto: vale la pena distogliere liquidità dal mercato per non produrre? D’altro canto le alternative centralizzate, come il nucleare sono incredibilmente impopolari, soprattutto in Italia.
Vorrei che fosse fatta da molti una riflessione proprio sulla questione del nucleare: forse in pochi si ricordano che tra i fondatori dei Verdi in Italia c’è stato Felice IPPOLITO, che tutti hanno rapidamente messo da parte e poi dimenticato per ciò che ha significato come animatore del CNEN nella prima parte della sua vita pubblica e per ciò che ha patito nella seconda parte sia da parte dei suoi nemici (vedi Wiki) e sia da parte di quelli che lui credeva essere i suoi alleati, sempre per la sua posizione filo-nucleare. Orbene Ippolito, anche ai tempi dei Verdi, era un fautore del nucleare e quando ci fu il referendum, lui si schierò a favore; curiosamente era l’unico esperto di nucleare tra i Verdi, l’unico che pur imbracciando un ideale di un mondo pulito, non avesse chiesto come vittima sacrificale la disponibilità dell’energia a costi contenuti derivante dal nucleare come hanno fatto gli altri suoi compagni: venne ovviamente messo subito in minoranza! EDF remercie!

Giusto per gli ambientalisti, per ritornare ad un punto già accennato:
In questo momento siamo sicuri di sapere quali tecnologie vengono usate per la produzione dei pannelli fotovoltaici, quant’è il contenuto energetico di ogni singola cella, quanta elettricità cioè è stata impiegata per la produzione dei cristalli e dei singoli pannelli? Qual è il vero costo energetico di questa tecnologia così amata e quanto comporta in termini ambientali? Le aziende che producono i pannelli fotovoltaici magari sono in nazioni dove il controllo sull’impatto ambientale non è così stretto come da noi. E poi quant'è la vita media di una cella e qual'è il declino del fattore di efficienza?

E per finire: perché se si fa una ricerca in Internet sull’eolico questo ha un impatto sull’opinione di molto inferiore a quello del fotovoltaico?
Forse per la questione degli uccelli migratori?

22 apr 2010

Considerazioni after Agorà, il film su Ipazia

Ieri ho avuto la fortuna di essere uno dei primi in Italia a vedere il film Agora di Amenabàr.
Non sto a citare la storia che è reperibile in molti siti; mi ha colpito invece la notevole distanza tra ciò che ho visto e ciò che invece sembra aver percepito il resto del pubblico.
La vicenda oltre a ruotare intorno alla figura di Ipazia, ruota intorno al gruppo dei Parabolani, una sorta di reietti, fanatici della religione di Cristo, appoggiati dal Vescovo Cirillo, probabilmente un antesignano dei vescovi-conti.
La reazione di chi ha guardato il film è stata l'associazione semplice e veloce tra il fanatismo religioso e la fine della civiltà, o meglio l'inizio della sua fine.
La cosa non mi aveva convinto, nemmeno a caldo.
La religione posta come origine del male non era il paradigma corretto. Il male era l'ignoranza, anzi il male era il fatto che ci fossero dei reietti che si fossero identificati sotto un credo alla ricerca di un'identità altrimenti non esistente. Il fatto di essere reietti produce il famoso fenomeno della torre assediata. Il pretesto di essere nel giusto poi è il motore di aggregazione e la sopraffazione per sopravvivere il legame e la scusa del proprio esistere. La definizione più corretta anziché reietti è forse "Randagi Umani".
I randagi come noto hanno due comportamenti antitetici, determinati solo dal fatto di sentirsi in massa critica o al disotto, se sono al di sotto della soglia di sicurezza sono miti e ringhianti pur di non avvicinarsi troppo, se sono al di sopra diventano feroci ed aggressivi e normalmente si nutrono con rabbia distruttiva di tutto ciò che non possono avere, deturpandolo e vanificandolo per renderlo almeno inferiore a loro.
Mi sono posto il problema: a chi dare la responsabilità di uno stato di vita emarginata come quella?
Ho avuto la ventura di scambiare due chiacchiere con U. Eco a proposito di questo film. Giustamente mi faceva notare che i Parabolani (non ho cercato ancora l'etimo, ma a senso credo che significhi emarginati) erano gente rozza e retrograda, ignorante e pericolosa. Mi va bene, il giudizio oggettivo è corretto, ho aggiunto in cuor mio che, con il Credo sempre sulla bocca, cercavano prima di ogni scelleratezza una ragione per permettersi di distruggere e insozzare con la loro ignoranza ciò che già avevano deciso di corrompere e distruggere: si trattava solo di trovare un elemento formale, nella religione che faceva da vessillo, per poter fare tacere il demone che li divorava. Una specie di bigotto che si confessa per prepararsi a peccare di nuovo, forse di più, dei Torquemada ante litteram. In effetti, non so se lo abbia fatto scientemente, il regista dipinge molto bene in molte scene la rabbia distruttiva e il rancore dei Parabolani verso gli "Aristoi", Parabolani alla ricerca di un frammento di verità dogmatica, sufficiente per ricavarne una scusante morale che in realtà diventava solo una scusante comportamentale.
A questo punto, se non è la religione la colpevole, ma essa risulta essere solo la bandiera scelta per compiere scelleratezze, a chi va la responsabilità dell'esistenza dei Parabolani? L'emarginazione è un problema non ancora risolto e che si ripreseta ciclicamente; se ci guariamo intorno vediamo che anche ai nostri giorni il fenomeno esiste ed è anzi in crescita.
Il disprezzo verso i Parabolani si sprecava nel pubblico. Ma se è facile porsi con disprezzo verso eventi del passato che ci sembrano così lontani da poterci permettere di essere fortemente discriminatorii, attribuendo al fanatismo (che sicuramente non era partrimonio personale per la gran parte degli spettatori) ciò che in realtà è solo del Randagismo Umano commettiamo un errore di valutazione verso l'ideologia/religione, dandole una colpa non sua e creando così i presupposti perché il problema di un Randagismo così pericoloso si ripeta venendo di nuovo interpretato come fenomeno culturale quando invece è un fenomeno sociale.
Noi dalla nostra posizione di auto-definenti intellettuali facilmente discriminiamo i Randagi Umani, che hanno un comportamenteo per noi assolutamente incomprensibile. Ma se li confrontiamo con noi, loro hanno una capacità di organizzarsi e di creare vincoli di fratellanza finalizzati alla sopravvivenza superiori ai nostri, anche se fatti a spese di ciò che loro percepiscono come ambiente/foresta dove nutrirsi predando e cioè fatti a spese dei gruppi sociali antagonisti preesistenti che loro percepiscono come qualcosa di assolutamente estraneo, forse né più né meno che un gregge di pecore (pericolose) da tosare o scannare.
L'atteggiamento dei "Randagi umani" è di auto escludersi da ciò che è bello. Il bello è peccato, il bello è impossibile, il bello può essere solo l'immagine del demonio che attrae e confonde; non è possibile per l'uomo (ciè il Randagio)creare il bello, il bello può distrarre e fare abbandonare il branco unica sicurezza. Ed anche se un volta si ha a disposizione il bello, come usarlo? Quando lo tocchi scappa/si rompe/si sporca/sei un ladro. Ecco tracciati alcuni pensieri possibili della gabbia di un Randagio Umano.

Oggi, che ci troviamo in una situazione che comincia ad essere fortemente permeata da fenomeni simili e il Randagismo Umano sta diventando un fenomeno percepibile con le aggressioni soprattutto ai danni delle donne, cosa stiamo cercando di fare per togliere l'assedio psichico che i Randagi Umani hanno costruito dentro e intorno a sé?
La domanda che mi pongo ha senso se viene accettato il modello sociale e se questo viene ben definito e arricchito di attributi. Il modello ideologico non funziona perché non c'è ideologia o se c'è è solo un vessillo.
Anche nella storia recente la visione scorretta del modello sociale, travisato nel modello ideologico ha prodotto dei giudizi scorretti. Gli atteggiamenti complessivi nei confronti delle situazioni che si sono create anche nel passato recente sono stati spesso se non sempre di lotta ideologica, ognuno ha imbracciato come arma l'ideologia opposta mentre questa era in realtà, ora come allora, solo un segno contraddistintivo del gruppo sociale di appartenenza. Tutt'altro invece è sempre stato il modello sociale all'origine di ciò (il gruppo non ha nulla a che fare con il ceto sociale di marxiana memoria, il gruppo è qualcosa che si crea per fattori contingenti magari continuati: un gruppo di sbandati dell'esercito, un gruppo di emigrati non integrati, qualsiasi situazione in cui ci siano maggiori garanzie di sopravvivenza che come singoli individui).
L'errata valutazione nello scegliere il modello ideologico invece del modello sociale annebbia la vista di chi compie l'analisi: usciamo infatti da un'epoca (attenzione che ho usato "usciamo") in cui l'ideologia ha pervaso anche la scelta di dove acquisto l'insalata. Non possiamo però permetterci il ripetersi dei medesimi errori che invece stanno emergendo inmodo drammatico. Non è ciò che l'uomo pensa a farlo agire male o bene. A farlo agire male o bene è il contesto sociale nel quali vive e che gli impone di fare scelte che possono essere diplomatiche se le condizioni lo permettono ovvero che siano aggressive nei confronti degli altri, vuoi per solitudine, per paura, per piaggeria o altro se la situazione è invece al limite della sopravvivienza, ma l'ideologia è solo un'espressione dell'identità del branco di Randagi Umani che si uniscono sotto di essa.
Il paradosso finale del passato è che le ideologie, quando i modelli sociali cambiano e le rendono superflue, diventano la scusa con la quale occultare i crimini più odiosi commessi, portati avanti solo per odio e per interesse. Se rintracciamo invece i modelli sociali che stanno sotto l'uso delle ideologie, possiamo più facilmente scoprire i problemi e le piaghe endemiche che possono tornare ad affliggere un popolo.

Un altro fattore che ho notato, che mi gira nella mente da un po' e che è stato un po' il perno della chiacchierata con U.E.: molte rivoluzioni dissennate sono state fatte all'insegna della negazione della tradizione e innalzando la ragione come unico giudice. Nel film, i Parabolani, per quanto parlassero costantemente di fede, in realtà parlavano con la poca ratio che possedevano e che suggeriva loro di essere nel giusto se e solo se (e questo dava loro l'autorità "divina") agivano nel nome di Dio/Cristo/Popolo/Proletariato/Patria/etc.
In tale contesto l'uomo, spesso in qualità di "Randagio Umano", si arroga improvvisamente il diritto di cancellare la tradizione, distruggendo tutto senza distinzione: lo abbiamo visto con le fasi più buie della rivoluzione Cinese e di quella Russa, con quella Francese, e in misura non minore con l'avvento della religione cristiana, che ha prodotto (o è stata compagna di...) non minori sconvolgimenti sociali economici e culturali rispetto alle più violente rivoluzioni che la storia ricordi. Ma spesso l'ideologia è stata solo la compagna di un gruppo di "Randagi Umani"

23 mar 2010

I contratti derivati del Lavoro

Sono uno dei tanti che in questo momento è alla ricerca di maggiori opportunità.
Ormai in molti abbiamo capito che si può solo parlare di Maggiori Singole Opportunità, perché il sospirato “posto di lavoro” è assolutamente inesistente e quando disponibile, spesso è degradante. Quindi siamo alla ricerca di tante piccole collaborazioni o, se lo vogliamo vedere da un altro punto di vista,siamo diventati venditori porta a porta di un ben preciso prodotto, NOI STESSI.

Hope on the Cloud

Navigando su internet, e comunque avendo io a che fare con il mondo della formazione e delle risorse umane (HR), sto costruendo un network di conoscenze personali e di pura conoscenza. Ho contatti in molti settori e sono arrivato a tenermi informato anche di cosa fanno molti operatori di HR italiane, europee e americane.
Non credo che mai come in questo periodo ci sia disponibile tanta competenza nel modo del “trovati un lavoro” come oggi. Se sei disoccupato hai a disposizione una ingente quantità di esperti che ti possono orientare nei più disparati campi: da come compilare un CV a scoprire quali sono i tuoi punti di forza e a quali sono le tue aree di miglioramento (uso apposta i termini tecnici, per sottolineare l’uniformità della offerta), ci sono esperti che ti sanno dire quali sono le tue potenzialità nascoste e quelli che sono in grado di trasformare le tue resistenze in opportunità.
Dico questo non per prendere in giro tutto ciò, perché è esattamente quello di cui mi occupo anche io, trasformare in opportunità le resistenze, scoprire che i pudori e i freni che ci auto imponiamo sono dei valori che dobbiamo imparare a indirizzare in modo diverso (insomma, sono valori “diversamente abili”!).

Un volontariato multilevel

Dappertutto si vede una particolare attenzione per chi non è inserito in modo stabile nel “Mondo del Lavoro” e, dato lo spirito di solidarietà che sta alla base di chi si occupa di ciò, si vede una forte propensione a rendersi utile ad alleggerire il senso di inesistenza di chi ne è escluso.
Ma osservando bene, questi che prestano il loro aiuto per rendere meno difficile entrare o rientrare nel mondo del lavoro chi per il momento ne è escluso, sono essi stessi dei “parzialmente” inseriti: laureati ancora relativamente giovani (solo 35-40 anni) o persone che come me, dopo la crisi del settore in cui operavano, hanno scoperto sotto la vocazione tecnica la vocazione umana.
Di tutto ciò - sono sicuro - nemmeno chi ne beneficia è perfettamente cosciente. Ma fare del volontariato oggi è una delle forme con cui si genere network, si diventa conosciuti e ci si fa apprezzare. Ma pure in tal modo si rimane disoccupati – o meglio occupati molto poco o nulla retribuiti, condizione in cui anche io mi trovo – per lungo tempo, probabilmente fino a ché un imprenditore talent scout non ti nota e decide che sei indispensabile per il suo settore.
Dietro a questi occupati non retribuiti troviamo ancora una altro livello di indaffarati: gli esperti che notano l’andamento generale:, l’appiattirsi delle soluzioni che vengono messe in atto per aiutare le persone a trovare lavoro. Parlo di appiattimento non perché la qualità sia bassa, ben inteso, ma perché quando tutti o quasi sono dotati dei migliori ami e delle migliori esce, se i pesci sono pochi, solo alcuni li pescheranno, gli altri rimarranno con la pancia vuota. Bene alle spalle di questi esperti di pesche miracolose ci sono questi esperti di strategia di pesche miracolose, quelli che sono in grado di vedere oltre e saper capire cosa ci si aspetta da un candidato durante un colloquio e a cosa viene dato particolare rilievo.
Notare che tutto questo è fatto nella massima moralità, senza nessun intento truffaldino, altrimenti perché molti di questi lavorerebbero praticamente gratis? Quindi ci sono gli esperti che allineano coloro che da esperti di risorse umane aiutano gli esperti di qualche settore produttivo a trovare una’azienda che li trovi sufficientemente esperti per pagare loro un compenso. È da notare che tutto questo lavoro, spesso avviene per trovare una collaborazione magari di soli 6 mesi.

I Derivati

Non so perché ma pensando a questa situazione mi è venuto in mente che in tempi recenti, (e se i governi non ci stanno attenti accade di nuovo) più o meno lo stesso stile di gestire il sistema che si garantiva garantendosi la garanzia, noto come sistema dei contratti derivati, è riuscito a produrre un terribile buco finanziario di cui l’economia, cioè noi, sta ancora pagando lo scotto. Cosa sta infatti accadendo al mondo del lavoro?

L'invenzione del Moto Perpetuo

Un’ingente quantità di lavoro viene spesa non per produrre ma per cercare lavoro. Una ingente quantità di competenza viene spesa per evitare che altre competenze vadano sprecate. E tutta questa competenza richiede tempo, sforzi e aggiornamenti. E tutto questo sistema di sta avviluppando in una spirale che sembra senza fine, ma che non sta producendo alcun reddito, né prodotto, né ricchezza: con tutto ciò non ci facciamo il pane!

Downgrading verso la Fame

Siamo sicuri che in questo modo difendiamo l’economia e la produzione? Che andando avanti così potremo vedere giorni migliori, quando tutti non possiamo non continuare a mangiare, spendere soldi nostri e dello stato (leggi: salute, infrastrutture, servizi, ottima televisione, etc) e magari pesando di più sulle casse di previdenza, malattia etc. Quanto costa un cittadino che non lavora? Quanto mancato introito per l’erario? Se fossi pagato poco per costruire qualcosa, oggi sarei contento rispetto a questo lavoro continuo che non produce quasi nulla. Desidero tornare a pagare tutte le tasse che pagavo qualche anno fa, quando il mio lavoro produceva ricchezza e guadagni in giro per il mondo! Desidero un mondo fatto di agricoltura in cui quando semino qualcosa, salvo tempeste e siccità, almeno qualcosa cresce!

19 apr 2006

E al terzo giorno Stalin è risorto

Le elezioni sono terminate, si fa per dire, ma non si sono certo sopite le polemiche. Sono giorni che la gente discute sul risultato delle elezioni ed è evidente che l'Italia è divisa in due: chi odia Berlusconi e chi non conosce Prodi. Quello che mi stupisce ancora dopo molti giorni, anzi dopo molti anni perché la diatriba è nata già all'indomani della decisione del Cavaliere di scendere in campo, è l'odio viscerale che chi ha votato Prodi ha verso il Berlüsca. Vorrei fare un'analisi "a memoria" del doloroso iter che ci ha portato ad avere l'ex Mister IRI come potenziale presidente del Consiglio in carica.

Per dire la verità il Cavaliere non è stato odiato dal giorno in cui è sceso in campo con la sua banda di supporters che gridavano "forza Italia", solo Montanelli era particolarmente contrario e non per il futuro dell'Italia bensì per quello del Cavaliere stesso. A quel tempo la gente si sganasciava, all'idea che un pirloon baüscia come il Cavaliere scendesse in politica, molti non lo avevano nemmeno preso sul serio; la sinistra era tutta impegnata a fare scattare la trappola di Mani pulite e, liquidato l'affaire del povero Libero Greganti, unico pesce piccolo del vecchio PCI finito più per una svista o per eccessivo zelo di qualche indagante nella rete di quelli che dovevano essere falciati, si avviava con il sorriso sulle labbra a dominare l'Italia nelle elezioni del '94. Il popolo era con loro perché i sondaggi li davano vincenti ed anche la magistratura più impegnata (in cosa non è chiaro), era con loro. Aggiungiamo anche la schiera dei magistrati dotati del più autentico spirito moralista all'italiana: cieco e che guarda solo le piccole cose pratiche, casi di corruzione di una piccola impresa di pulizie etc.: anche questa moltitudine era con loro.

Bene in questo contesto di caccia all'infido imprenditorucolo lombardo (curiosamente Mani Pulite ha fatto piazza pulita solo in Lombardia; probabilmente noi Lombardi siamo i soli corrotti fin dentro nel più profondo dell'animo!) usciva il Berlüsca. La sinistra era troppo impegnata nella vittoria prossima ventura per dedicare la sua attenzione a isso e così compì il suo più grande errore, dei tre poteri istituzionali perse i due su cui contava di più: l'esecutivo e il legislativo, gli rimaneva il giudiziario. La rabbia si scatenò fortissima ma, con il solito tatto che distingue chi è cresciuto alla scuola di Stalin, la sinistra trattenne il fiato ed attese il vertice del G7 per comunicare a Berlusconi il suo disappunto, sotto forma di avviso di garanzia!!! Carino! un colpo di accetta nella carena della nave su cui tutti siamo imbarcati il giorno in cui si contratta un grosso carico basato sulla fiducia, il tutto per fare dispetto al comandante! Dire che è una politica da deficienti è dire veramente poco. Ma chi è di sinistra è sicuro che era giusto che così accadesse, se Berlusconi era un ladro era giusto che gli venisse comunicato in un giorno qualsiasi: non è certo stata colpa o cinica volontà del magistrato se in quel giorno c'era il G7. Certo che la vita è proprio strana, come il caso agisca è veramente curioso, tutta una vita per ricevere un avviso di garanzia e zac, un evento generato dall'uomo - il giudice -, è più tempestivo di un intervento divino che ancora oggi non ha colto il Berlüsca e guarda caso ti capita così proprio il giorno del G7: un caso davvero fortuito!

Poi le cose si rimisero a posto, la Lega cadde vittima di Arminio e si venne a nuove elezioni nel '96, a nuovi governi, molti per la verità, efficientissimi con mille progetti di riforme di cui si è discusso e concertato ampiamente e democraticamente per cinque anni: non uno è stato approvato che non fosse aumento di tasse o aumento di spesa pubblica, nemmeno quello sui farmaci generici fu approvato.

Poi sono arrivate le tragiche elezioni del 2001, quelle in cui la sinistra è stata sconfitta, quella sinistra che ha una base fortissima di gente indubitabilmente onesta, che si interessa di tutto, che si occupa di tutto dal volontariato alle feste di quartiere, dai giovani emarginati agli extra comunitari, dalla raccolta di firme allo scrutinio dei voti, dal sindacato ai rappresentanti di partito nei seggi elettorali, tutte cose di cui la destra non si occupa, cose che fanne sentire buoni, giusti e democratici coloro che le fanno. Questa sinistra democratica ha sofferto in questi cinque anni in cui la legge Biagi ha fatto strage di posti di lavoro a tempo indeterminato, in cui non ci si è più potuti curare con i farmaci di brand ma con della roba fatta in chissà quale sottoscala, in cui non si può più avere il diritto di fare un'analisi prescritta dal proprio dottore e lasciarla lì ad ammuffire senza ritirarla ed essere puniti, in cui all'Alitalia non sono stati dati aumenti di stipendio ma addirittura hanno licenziato alcune centinaia di "lavoratori", in cui sono stati spesi milioni di Euro in inutili opere faraoniche che il nuovo governo non completerà - ed è per questo che sono inutili - né pagherà facendo giustamente fallire le imprese che hanno mangiato alla greppia dei lavori pubblici (vedi periodo centrali Nucleari), imprese di affaristi senza scrupoli, senz'altro legate al clan del Berlüsca, dove non ci sono lavoratori, ma canaglie vendute al nemico crumiri che devono pagare per il tradimento.

Questa sinistra democratica che attraverso il controllo accurato dei voti è riuscita a sconfiggere i brogli elettorali della destra, di quella destra che non aveva né scrutatori né rappresentanti di seggi in oltre 40 000 seggi di quella destra cogliona e credulona nell'onesta dell'istituto elettorale, che ha dato il voto ai residenti all'estero, di quella destra che ha saputo ridare voce ai partiti minori come per il caso dei Radicali e che proprio dal loro Leader, ormai vetusto e debilitato nel suo senso di autocritica dal suo narcisismo eroico ed asceta, è stata insultata con una veemenza ed un astio davvero encomiabile tanto da fare scendere il partito radicale dal primo posto nelle mie preferenza all'ultimo fino a quando non si libererà di Lui, questa sinistra ha vinto le elezioni con uno scarto di pochi voti, meno di un voto per ogni seggio elettorale che fosse privo di rappresentanti della destra.

Non veniamo a raccontarci delle storie: chiunque nella vita abbia fatto lo scrutatore, o il rappresentante di seggio o abbia avuto un amico che lo abbia fatto SA PER CERTO che la sinistra è sempre riuscita ad annullare voti agli oppositori e conteggiare a proprio favore schede che erano nulle o bianche e non solo una per seggio, ma almeno una per seggio.

Se la destra è stata così cogliona da non sapere cogliere la vittoria cui aveva diritto è giusto che sia la sinistra a - si fa per dire - governare; ma invito la sinistra, incluso tutto il suo elettorato esultante della propria "vittoria" ad avere almeno il pudore di levarsi l'effige e la dicitura di democratico in cui sempre si ammanta. Ha vinto e basta, ma non ha vinto la democrazia, e tanto meno hanno vinto i democratici. Alla terza tornata Stalin è risorto e sono risorti i suoi metodi: la conquista del potere, non la democrazia, è il vero ideale, fine che guida la sinistra e fede ch'è loro nata in cuor! L'Italia, non dimentichiamoci, è il paese del calcio e del tifo: "il rigore non c'era, l'arbitro ha comunque fatto bene a darlo perché abbiamo vinto noi e comunque gli altri non lo meritavano". Non so quando lo aboliremo!

Questo popolo di tifosi della propria squadra di calcio e del proprio partito fa solo pena; ho terribile pena per il paese in cui cerco di vivere e in cui cerco di avere un futuro. Ma la gente è impazzita vuole difendere i lavoratori abbattendo in un periodo di crisi l'imprenditoria che crea posti di lavoro e costruirà una fortezza per i lavoratori dipendenti assolutamente inespugnabile dai disoccupati. C'è il caro petrolio e il nostro paese cerca di uscire dalle forniture privilegiate dell'Iraq, non ha energia ma non la vuole produrre se non con il fotovoltaico. Continuo a chiedermi se le industrie del settore - e io sono portato a crederlo - sovvenzionino i nostri ecologisti che non vogliono l'eolico: i nostri Verdi non vogliono l'eolico perché è antiestetico e pericoloso per i migratori ma ha un rapporto di Costo Energetico di Costruzione CONTRO Resa Energetica di Produzione di 1 a 80; loro optano per il fotovoltaico che è molto più delicato e danneggiabile ad esempio dalla grandine, richiede manutenzione come la pulizia dei pannelli dalle sabbie sollevate dal vento e soprattutto richiede la DESERTIFICAZIONE delle aree su cui deve essere impiantato, quanto di più ecologico ci sia. Mediamente viene ripagato dopo oltre 3-4 anni di esercizio e diventa obsoleto ed inefficiente in 8-10! Sono quasi dispiaciuto che quest'inverno non sia venuto a mancare il gas siberiano dalla grande madre Russia e non si sia patito il freddo, noi che amiamo i 24-26°C in casa (quanti ecologisti vivono in appartamenti surriscaldati?) ma accadrà il prossimo inverno con la sinistra al governo. In ogni caso, quando la gente barbellerà di freddo, darà prima la colpa a Berlusconi e cercherà di scaldarsi con il rogo che verrà innalzato ad Arcore, poi darà la colpa agli Americani e si scalderà al fuoco della loro ambasciata, poi darà la colpa ad Israele che già da tempo avrà ritirato la sua delegazione; e anche quando sarà finito tutto il carburante politico disponibile MAI e poi MAI riconoscerà - che dico riconoscere: capire - di avere la responsabilità per le scelte da beoti del passato fatte nel campo energetico: di non avere voluto l'energia nucleare e la libertà parziale dal petrolio.

L'ecologia in Italia non è un ideale, è un potere di veto al lavoro degli altri, è la nuova inquisizione contro il progresso, che si scaglia contro Galileo e alla quale inchinarsi, è il ricatto imposto alla tecnologia, in nome del progresso, è la divinità pagana a cui sacrificare per avere in cambio l'allungamento della propria inutile vita di inquinatori egoisti.

 

Signori che avete votato la sinistra, siete sicuri di cosa stavate mettendo in gioco, aldilà delle belle parole forbite e altisonanti, quando eravate nella cabina elettorale? Io, e con me  i riottosi di sinistra che mai avrebbero votato per un Prodi molto più malvisto del "disonesto" Berlusconi e senz'altro tutta la destra, speriamo vivamente che abbiate avuto e avrete ragione voi e che il governo precedente abbia realmente sbagliato tutto. Ma sono sicuro che ciò che è stato fatto negli ultimi cinque anni diverrà un alibi per tutti gli errori e gli sprechi che verranno commessi da oggi in poi e che questo permetterà a chi governerà di avere mano libera per compiere disastri quanto nessun altro ha mai avuto prima d'ora. Del resto Berlusconi ha costruito Mediaset, Prodi ha smembrato IRI: il Lupo perde il pelo, ma non perderà il vizio!

 

SUA QUISQUE FORTUNA DISRUPTOR EST

UBI DESERTUM FECERUNT ECOLOGICUM APPELLABANT.

Corriere della Sera Martedì 15 Safar 1457 terza pagina: LE NIPOTI DELLE FEMMINISTE DI 50 ANNI FA OGGI INDOSSANO DISINVOLTAMENTE IL CHADOR

11 apr 2006

È stato sconfitto il ricordo

Le elezioni sono compiute, anche se non è ufficiale, è chiaro che con i voti dei nostri residenti all'estero anche il senato sarà a maggioranza di sinistra, non c'è da sperare che accada un miracolo. Ma cosa è successo?, com'è potuto accadere che la sinistra, vittoriosa secondo ogni previsione sia invece riuscita a sopravvivere asintoticamente alla maggioranza in un avvicinamento continuo ed estenuante. Se mi volto e invece di guardare i media e i grandi istituti di ricerca, osservo la mia famiglia, i miei amici e conoscenti ho visto accadere qualcosa di nuovo, per la prima volta dopo molte elezioni politiche, amministrative referendarie, un popolo di silenti ormai abdicanti allo sfacelo morale e mediatico degli attuali esponenti politici, è risorto e ha deciso di andare a votare. Sono pensionati ormai, persone che vivono nei ricordi e lottano con il presente per sopravvivere, non solo alle difficoltà economiche di una vita supportata da una pensione mai così ricca da permettere agi di alcun tipo, ma anche al fisico che lentamente sta cedendo sotto il peso degli anni. Costoro, se ancora hanno la mente lucida, ricordano! Ricordano fatti, persone, notizie e molti tra loro ricordano l'IRI e si ricordano di una persona che fu il suo presidente e si ricordano che era nella DC, quella DC spazzata via da Mani Pulite. Ma dopo allora Sua Mezza Eccellenza (di mezza Italia: da ora in avanti SME per brevità) andò alla commissione Europea, l'IRI era oramai un ricordo del passato e soprattutto era un ricordo del passato lo smembramento dell'IRI stessa, la sua cosiddetta privatizzazione. In Francia, nello stesso periodo la Pont à Mousson fu privatizzata. Allora io lavoravo per una società commerciale che costruiva impianti per il latte e le acque minerali; una delle società rappresentate faceva parte del gruppo Pont à Mousson e, come tutte le aziende a carattere statale, riusciva nonostante la posizione di prestigio e di quasi assoluto monopolio sul mercato, a stare in equilibrio tra utile e deficit. Poi arrivò la privatizzazione, alla francese però: la Pont à Mousson si ritirò e lasciò ai manager interni dell'epoca l'opportunità di rilevare il pacchetto azionario. Costoro ovviamente non si lasciarono sfuggire l'occasione e in breve la società diventò (e tutt'ora è) leader mondiale nel suo settore.
Cosa accadeva in Italia nello stesso tempo per ottenere lo stesso effetto? Le aziende italiane dell'IRI, la nostra italica Pont à Mousson, venivano vendute ad una ad una, nota: vendute e non cedute. La domanda che sorge spontanea è: a chi? Ma è chiaro: non ai manager perché non se lo meritavano, ma ai gruppi aziendali che via via bussavano alla porta di SME. Quindi, direte voi, venivano vendute al miglior offerente! Ottima politica, la continuità aziendale era garantita - in quell'epoca non si poteva licenziare ne chiudere un'azienda - e i posti di lavoro erano salvi. Ma lo strano è che in qualche occasione qualcuno è dovuto intervenire per poter acquistare un pezzo di IRI e questo qualcuno era disposto a pagarlo anche fino a 7 volte (dico sette volte) il valore di cessione ed era disposto a smuovere mari e monti, ma ormai la cessione era stata fatta e l'unico sistema possibile era di fare invalidare la vendita. Povero Berlusconi, gli è costato un processo infamante averci provato.
Ma allora qualcosa non torna nei presupposti delle cessioni delle aziende IRI: se qualcuno ha cercato di fermare una cessione già avvenuta e di pagare sette volte il valore del prezzo pattuito ed è stato disposto ad entrarne in possesso, ai rischi affrontati per tentare di fare ciò ed a costi fino a sette volte tanto allora vuol dire che le vendite di pezzi di IRI non erano al miglior offerente, ma erano portate avanti secondo altri criteri: quali? Venivano venduti a chi bussava alla porta di servizio di SME o venivano offerti (nel senso di immolati sull'altare)? Non lo si saprà mai, il processo è stato chiuso e non verrà mai più riaperto.
Oggi abbiamo assistito ad uno strano conflitto: chi ha ceduto la SME (Società Meridionale Elettrica - mamma di Cirio - Bertolli - DeRica) a 350 GLit  (GigaLireItaliane = miliardi) ha guadagnato la fiducia degli italiani (quelli con la i) e non ha vinto chi spendendo sette volte tanto ci avrebbe lo stesso guadagnato se avesse partecipato alla trattativa.
Ma allora siamo sicuri che la persona che abbiamo scelto sia affidabile in termini di capacità, chiarezza di pensiero economico, sagacia finanziaria e..? O forse era meglio quell'affarista senza scrupoli, disonesto fino al midollo - perché così la pensa il 50% degli italiani, quelli con la i - che non solo avrebbe beneficato per ulteriori 1.8 TLit (TeraLireItaliane = 1000 Miliardi) il nostro erario, ma avrebbe creato lavoro e ricchezza per quello che oggi è un bruscolo economico ormai quasi inavvertibile nel panorama odierno e che allora era un interessante polo alimentare?
Cari Italiani, voi che avevate la memoria avreste dovuto raccontare agli italiani che cosa era successo negli anni '80 e '90; seduti davanti al caminetto acceso nelle lunghe notti di inverno avreste dovuto raccontare ai figli e ai nipoti che cosa accadeva in quelle stanze di via Veneto. Ma forse sarebbe stato lo stesso tutto inutile: i figli e i nipoti, gli italiani avrebbero pensato che erano tutte favole o fantasie di vecchi rincoglioniti.

9 apr 2006

Ho una nuova moglie

Come si inizia a scrivere? Non è chiaro, forse si inizia perché si coglie nell'ambiente in cui ci si muove qualcosa che sorprende anche se è usuale, quotidiano.

Vivo per conto mio da poco perché così è capitato: alcune cose iniziano, altre anche se lentamente, finiscono. Così, nell'appartamento dove sono, ho rapidamente costituito uno zoccolo duro di comodità minime per poter sopravvivere. Mi faccio da mangiare, in genere su larga scala per usufruire di cibi pronti secondo il mio gusto; per cui ho il frigorifero e soprattutto il congelatore già pieno di broccoletti stufati, pomarole piccanti, minestre di legumi e, soprattutto, il pane del mio panificio preferito dove ti vendono, se sai cosa chiedere, degli sfilatini ben cotti di pasta gialla morbida e compatta, leggermente umida e fragrante. Poiché non è facile arrivare all'ora giusta per averli, quando ne ho l'occasione ne acquisto una quindicina e li congelo subito, meglio se ho la fortuna di averli ancora caldi e umidi. Fin qui tutto bene! Il trauma sorge quando arriva il momento della cena. Mentre sto scolando la pasta e la irroro di una splendida salsa cotta lungamente a fuoco lentissimo, mi ricordo di non avere ancora scongelato il pane: apro il sofisticatissimo forno a microonde combinato, trovo il giusto bilanciamento tra grill e microonde e … via, dentro il panino. Mi siedo affamato e inizio ad assaporare gli spaghetti cotti al dente. Nelle orecchie ho il modulato suono del ventilatore interno del microonde che si contrapponte al carico del magnetron. Poi, tra una forchettata e l'altra, finalmente arrivano i quattro bip che mi avvisano che il pane è pronto: questo mi rassicura, perché mentre sto ancora armeggiando con gli spaghetti (e io non sono uno di quelli che li mangiano accompagnati con il pane) mi riprometto di non alzarmi per prelevare il contenuto del microonde fino a che non ho finito il primo, per assaporarlo dopo, con lo speck affettato a mano. Ma il mio fornetto no!, lui non te lo permette, si accorge che non hai ancora aperto lo sportello e - nelle sue intenzioni - ti avvisa di nuovo, ma l'effetto emotivo è diverso: hai presente quando sei seduto sul divano rilassato e arriva tua moglie e ti chiede se hai fatto ciò che ti aveva chiesto? Tu normalmente  le rispondi: "tra un minuto!" ma, trascorso il minuto, risenti la sua voce che scava nella tua coscienza e che ti chiede: "allora?, il minuto è passato!". Il mio forno a microonde è una versione, nello stretto ambito culinario, di una moglie: se non mi alzo per prelevare il pane, lui (ma a questo punto potrei dire: LEI) mi richiama all'ordine con un nuovo Bip. Posso ignorarlo, posso riprendere il filo del pensiero precedente, ma quando ormai l'attenzione è già di nuovo convogliata verso la pasta e mi sto di nuovo rilassando assaporandola, eccolo di nuovo: "Bip" cioè e come dire: "Allora hai fatto? È gia passato il minuto". Ma con il forno non ci posso discutere, posso solo alzarmi per zittirlo.

Ma ora che ci penso, anche con mia moglie...