17 ott 2011

The N-Dimensional Real World

A brief theory about what is the opposite of a stupid assertion.


I was discussing with my mother about intelligence, geniality and stupidity when I asked my mother about what was the opposite assertion of a stupid assertion. My mother (85 yo) answered to me: "It is obvious: it is an intelligent assertion!". I was so sorry, but I had to confute this assertion as a naive assertion - I could not obviously say: "it is a stupid assertion" to my mother! When we discuss about philosophical matter I have great respect for her! -. I said her that we are never sure that the OPPOSITE OF A STUPID ASSERTION is not another stupid assertion. The opposite of a stupid assertion can be another stupid assertion! And that is not so trivial!

WE ARE LIVING IN THE REALITY!
Indeed we are living in the Reality and our discussion was thought into that.
The Reality, when it is analyzed, has a particularity: it has a so huge number of facets that we cannot take into account of everything discussing of it.
Better: Reality has a multidimensional model and every time we argue on Reality, we are able to take into account of a limited amount of variables.


MANICHEISM
When colloquially we - my mother and me - were using the term "the opposite" I was deliberately permitting us to use a typical approach like that in disputes are currently set in Italy: "is it either fault to Corporation or to Trade-Unions?" or maybe "Is it either fault to Government or to General Economical situation?".
Typical Italian approach is to set the two things onto two opposite ends of a line just to split Good Guys Vs Bad Guys; so, apparently, Co and Trade-Unions, Government and General Economical situation appear to be on the same line as opponents: we, Italians, are all Manicheans, we love to put ourselves amongst good guys. So we absolutely need Bad Guys somewhere in front of us!
Avoiding and refusing for a while my breed's instincts, I guess that the correct approach to it, is to place the two concepts on independent dimensions instead, having, this way, two independent responsibilities impacting the Reality. This way we avoid a pretended opposition of good and bad guys that belongs to policy and not to a serious approach to the Reality.
Indeed, when we speak about Reality every person has his own approach: which one is the best one? I guess that higher is the number of variables we are able to gather about the problem and more the model is precise (or less erratic/random is its behavior).


QUANTUM THEORY OR ZENO'S PARADOX?
Collecting all those variables is not a simple task. We can find them in a small amount if we simply are focusing on the problem (without disturbing New-Age theories about Quantum physics on "everything is resonating" which is a charming though impossible to use theory).
Yet, when we assume as a base of our theories a limited number of variables, we are normally able to easily cope with them.

We can artificialy and suitably reduce the number of, so we can demonstrate almost everything (Zeno's Paradox of "Achilles and tortoise" is one of the most famous), but our goal here should be a better perception of the Reality and its rules, to have a better forecasts.



INVESTIGATING PERTURBATIONS IS STILL THE BEST WAY?
To gather more variables we have to investigate on anything is a perturbation of the standard process carried on with the known variables: the way was used in Quantum theory. Differences between expected behavior and resulting behavior give us evidence of unknown perturbing variables. In this way we can maybe find new informations but we spoil a lot of time and efforts also.
An help can come from perception of different persons working together (brainstorming is one of the most famous activities to gather variables): that yields a better harvest. Every person, indeed, focuses on his own particular facets of a problem and more person cover a wider range of facets.
But the tricky thing (or think?) is to find them in a more effective or maybe predictable way.

EMPIRISM or PREDICTABLE FINDINGS?
A problem can be considered complete when the distance between expected and resulting variables narrows sufficiently. There is no guarantee that a sufficient number of persons find the necessary amount of variables when they act in a freewheeling way. There are other means to discover them in a more predictable way: using different exploring ways for Problems, Mind and Thinking: a true methodic wandering in the problem.

Ask me for it

07 ott 2011

Steve JOBS ha finalmente vissuto il suo ultimo giorno!

Steve JOBS ha vissuto finalmente il suo "Ultimo giorno" e ha saputo dimostrare al mondo intero che si può vivere veramente come se fosse l'ultimo giorno! Questo io ammiro di lui sopra ogni cosa! Questo è ciò che abbiamo da imparare da lui: se restiamo tristi di fronte alla sua scomparsa, lo stiamo veramente facendo morire; se prendiamo su di noi il suo insegnamento, non è morto se non nel corpo.


È solo ieri che lo abbiamo visto in televisione affidare definitivamente il suo ruolo di CEO a T. Cook e questo dimostra due cose: che la vita di una persona come S. Jobs non è ciò che riceve dal mondo che lo circonda ma ciò che fa per esso. Il lavoro e le opere che compie e che lascia agli altri sono il vero significato dell’esistenza. Ciò di cui ci circondiamo sono invece solo l’onere che ci fa sentire sempre incompleti, sempre mancanti di qualcosa.

COME SE FOSSE L’ULTIMO GIORNO
Vivere come se fosse l'ultimo giorno: scegliere cioè se lasciare dietro di noi solo i nostri escrementi - il risultato di ciò di cui ci siamo circondati e nutriti: biologico, OGM o tecnologico che sia - oppure se lasciare dietro di noi la vita, l'insegnamento, le opere, i valori e la nostra cultura.

A noi non accade esattamente di vivere come se fosse l’ultimo giorno: ci stiamo più comportando come se fossero gli ultimi minuti di un banchetto, prima che la tavola venga sgombrata o peggio ci comportiamo come se il mondo fosse stato fatto solo per noi, solo per riservarci le sue belle cose di cui godere, di cui nutrirci: cose che riempino il nostro aniumo di una bellezza contemplativa ed egocentrica. Passare attraverso questa nostra esistenza solo come turisti di una realtà che non viviamo se non come spettatori di una scena che sembra quasi non appartenerci è ciò che accade a molti. Diventiamo spettatori di noi stessi e della realtà che ci circonda ma che è esterna a noi, cui permettiamo di coinvolgerci solo per ciò che ha di piacevole e per ciò che ci può fare sentire buoni e partecipanti: partecipiamo alla sofferenza del mondo, ci riempiamo di editti altisonanti e continuiamo comunque a fare ciò che ci fa più comodo e ciò che ci piace di più, sempre e comunque, ma non lasciamo agli altri alcuna eredità nostra: ci appropriamo di ciò su cui possiamo mettere le mani, ma non costruiamo nulla.

E POI ABBIAMO SEMPRE TRA I PIEDI LA BONTÀ
La bontà è ciò che ci commuove di più: della morte di Steve JOBS ci commuove ciò che ha fatto per il mondo, le sue innovazioni tecnologiche, le cose che possiamo fare con i suoi prodotti, le emozioni che abbiamo provato, legate ai vari i-Xxxx che ha prodotto: mail, musica e messaggi!

Noi ci commuoviamo, pensiamo alla sua morte e non al suo insegnamento: liquideremo in pochi giorni l’emozione e torneremo alla vita quotidiana, fatta di cose quotidiane e di piccoli egoismi, celati da buone intenzioni e da grandi parole rivolte al mondo intero ma non al nostro vicino, non nel nostro lavoro, non alla nostra famiglia.

Eppure lui è stato un uomo duro, molto duro, con sé stesso e con chi gli era vicino. I regali che ci ha fatto, sono frutto di una disciplina e di un coraggio assoluto di essere ciò che egli voleva essere, senza mezze misure. Il famoso discorso di Stanford è la sua testimonianza diretta del suo concetto di vita: crea qualcosa intorno a te!

La grande domanda che per noi viene fuori dall’insegnamento di Steve JOBS è: “Vivere affermando ciò che siamo stati oppure chiedendoci ciò che avremmo dovuto essere?” dobbiamo affermare il coraggio dell'identità o raccontarci le scuse che nascondono la nostra paura del futuro? Cosa vogliamo che rimanga dietro di noi il solito mucchio di lacrimevoli macerie di cui l’Italia fa turismo ormai da secoli o una società solida, cosciente e coesa? Non credo che Lui abbia mai avuto dubbi e ciò di cui è stato capace lo ha dimostrato ampliamente facendolo ripartire più volte da Zero. Per lui è valso il detto attribuito al generale Patton: “Il successo non è il punto più alto a cui arrivi, ma quanto in alto sei riuscito ad arrivare rispetto al tuo punto di partenza”, e Jobs è arrivato in alto per ben tre volte!

Fermiamo le lacrime e proviamo a cambiare!