9 dic 2011

Ministero dell'Economia e delle Finanze non esiste: esiste quello che si occupa solo delle Finanze!

Sono ormai molti anni che non ci rendiamo conto che il Ministero dell'Economia e delle Finanze fa il SUO lavoro a metà: è SOLTANTO UN MINISTERO DELLE FINANZE.
Stavo scorrendo su Wikipedia le mansioni di questo ministero e quando sono arrivato ai dipartimenti che ne costituiscono la struttura, mi sono accorto che non ce ne sono che si riferiscano all'economia Italiana, ma solo alle finanze dello stato (come dire: le tasse e il modo con cui spendere quei soldi).
Ecco i Dipartimenti:
Notate come ci sia un intero dipartimento che si occupa del personale: è vero che il peronale è uno dei più preparati tra coloro che lavorano ai ministeri italiani, ma curiosamente manca un dipartimento qualsiasi che si occupi di studi di settore (opppps! quello per la verità c'è, ma non fa esattamente quello che l'Economia spererebbe) per fare decollare la nostra Economia (quella economica: quella che produce beni e servizi, intendo!).
Ma allora vuol dire che è ufficiale: l'impresa italiana non è considerata come primaria nello Stato Italiano!
Se l'entità che dovrebbe preoccuparsi per il buon andamenteo dell'economia (ricordo che economia e finanza non sono la stessa cosa: una produce benessere e beni/servizi, l'altra si occupa di moneta) non ha nessun ufficio ch esi occupi di lei nel Ministero preposto, chi se ne occupa?
La risposta che viene naturale è: se ne occupa da sola e cerca di stare alla larga del ministero delle finanze!

Ora più che mai l'aspetto dei provvedimenti che il ministero sta adottando sono sempre più evidentemente di tipo finanziario, vale a dire si occupano più della moneta €URO che dello stato dell'economia in Italia.

Cosa vogliamo fare? Lasciamo che le cose vadano avanti così, o chiediamo che qualcuno all'interno del ministero dell'economia e delle finanze si occupi seriamente dell'economia?

E se chiedessimo di dividere il Ministero in due distinti? Ne avremmo un vantaggio o vedremmo solo aumentare i costi?

25 nov 2011

Monti sì, Monti no? e l'Italia dove andrà?

Abbiamo appena mandata a casa un governo di composizione eterogenea ma con molti elementi capaci e qualcuno meno: erano elementi rappresentativi di un'Italia mediocre e di un'Italia eccellente.

La grande paura

Ora, che è arrivato il momento della paura, ora che è arrivato il momento in cui valutare cosa fare perché abbiamo superato il punto di non ritorno ci siamo seriamente spaventati e guardandoci intorno ci siamo resi conto che nessuno nella politica è capace di indicare con così tanta convinzione una via da poter fare dire a tutti: "sì, quella è la via, pur se dolorosa, è pur sempre la via".
Abbiamo invece chiamato dei tecnici, persone esperte, che hanno studiato molto e hanno insegnato nelle università e hanno fatto parte di consigli di amministrazione di importanti entità (Banca Intesa (x2), Università Cattolica, GoldmanSachs, Unicreditetc.,CIR, etc.).
Anche altri nomi di enti importanti sono presenti: Enel, IRI, RAI, ENI, STET, Poste Italiane, Alitalia etc. Aziende che notoriamente sono condotte con estrema perizia, efficienza, redditività e in condizioni di libero mercato, una vera sorgente di ricchezza per l'Italia.

Ma sono esperti di cosa?
Sono esperti della crisi del '29, così da dirci cosa fare per evitarne una nuova?
Sono esperti di sistemi che collassano? Mi fiderei di Margherita Hack, astrofisica ed esperta di buchi neri, se lei non fosse uno dei tanti intellettuali che non si sono ancora accorti che la crisi questa volta è veramente pericolosa e che assomiglia all'ingresso in un nuovo medioevo, dove l'unica soluzione è migrare a Bisanzio (se te ne sei accorto prima di Costantino) o a Costantinopoli (se sei uno degli ultimi, quelli che se te ne sei accorto un po' più tardi).
I tecnici scelti per il governo sono invece esperti di sistemi finanziari statici, in quiescenza, sono esperti di economia finanziaria ex industriale, hanno lavorato e meditato su modelli redditizi, come le situazioni di banche in stato di monopolio (M. Monti)!
Sono esperti di quei sistemi che hanno provocato la crisi: banche d'affari, banche italiane oppure da facoltà di economia e commercio (notate che nel nome di questa facoltà non compare in nessun luogo la parola produzione industriale e se ne vedono i risultati!) che hanno sfornato molti di quei manager che tanto apprezziamo nelle aziende oggi, quelli tutti numeri e nessuna relazione umana!
Pensate che hanno messo a capo dello Sviluppo Economico un banchiere legato a CIR (riconosco che è un vero e proprio schiaffo a Berlusconi, ma forse era meglio scegliere con maggior attenzione!). Questo governo sta insomma affermando che la Piccola e Media Industria non interessa assolutamente più e che ci si occuperà solo di grandi gruppi!

La mia media di voto al governo attuale è di 6.2/10
(un po' poco per uno stato di crisi come l'attuale!)
E la mia media di chi si occupa del lato economico è 4.2 (perché c'è Monti che la alza molto!)
Ma ci sono anche personaggi nuovi, sicuramente molto validi: alcuni sono stati anche personaggi scomodi, come l'attuale Ministro dell'Interno cui ho dato un 9/10 nel mio sistema di valutazione.
C'è persino il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che si è occupato di energia e di R&D, e questo è un bene, sicuramente un buon tecnico, ma come gestore? Nella sua esperienza non ci sono gestioni economiche: la recentissima nomina a Presidente del CNR è onorifica o funzionale?
Ma i Ministri critici, quelli che dovrebbero riportare l'economia a funzionare, si sono occupati di finanza, il notorio antagonista dell'economia (per i più ignari, finanza= banche/affari mentre economia= industrie/imprese: i due sistemi hanno punti di vista diversi sull'uso del denaro!).
Bene, al di là dell'annoso problema del periodo con democrazia sospesa (che in antica Roma si chiamava Periodo Consolare) non mi pare che i ministeri critici per il periodo attuale siano stati scelti perché siano effettivamente in grado di pensare al bene del paese, inteso come insieme degli abitanti + il loro futuro di Europei.
Troppi sono coinvolti anche con i gruppi ex industriali/ora finanziari che si sono accaparrati molti degli aiuti di stato (è curioso come Marchionne si sia tenuto fuori da tutto questo, Marchionne mi piace sempre di più!)
Una nota di indecisione, da parte mia, la prende pure il Presidente del Consiglio:  un po' troppo legato alla visione di "Buon nome" e di "Bankiquette" da proteggere in campo internazionale ma a scapito del rilancio economico, che richiede tipi di intervento completamente diversi (scusate il neologismo "Bankiquette" fondato qui per qui!)

Fare fallire l'Italia!
In questo momento io sono del partito che avrebbe fatto fallire l'Italia per creare una svolta per tutto un sistema "apparato Italia" che ha solo accumulato disastro e che allegramente continua a gozzovigliare e a chiedere ulteriori benefici (non mi riferisco solo ai nostri parlamentari, ma a tutto l'apparato pubblico che succhia o sperpera denaro non suo per creare consenso e pace sociale, una PACE un po' troppo costosa, soprattutto per i nostri figli!).
Oggi invece questo apparato Italia procederà inerte, sicuro di essere stato messo in salvo da Monti. I problemi si ripresenteranno però più difficili tra uno o due anni.
In quell'epoca l'economia, sarà completamente inesistene sul piano della produzione industriale: sarà sconfitta dall'alto costo del lavoro. Dall'altro lato il rassicurato apparato statale riprenderà il suo sistema vessatorio nei confronti proprio di quel sistema produttivo che dovrebbe generare introiti e tasse atte a pagarlo (una ben ridicola situazione!)
Il sistema economico, che diventerà ancor più basato sulle importazioni a basso costo (leggi Cina, Africa, India, Russia, America del Sud e altri stati europei) e sulla distribuzione di merce di importazione, finirà con il drenare la poca liquidità ancora rimasta in Italia che per quell'epoca avrà rinunciato completamente a produrre i suoi beni. 

L'Emorragia Economica
Stiamo accelerando questa lenta ma generalizzata emorragia di denaro verso l'esterno. E' inutile che ci illudiamo: questa emorragia non sarà mai compensata dal Made in Italy.
Vi faccio fare subito mente locale: quanti beni di produzione estera utilizzate e vedete utilizzare intorno a voi, in metrò, durante un'attività sportiva, nel vestiario di tutti i giorni, i prodotti tecnologici di uso corrente (cellulari, computer, televesori etc.)? Quant'è il loro valore complessivo rispetto al vostro reddito totale?
Dall'altro lato: quante sono le persone che conoscete (sul totale delle persone che conoscete) e che lavorano sui prodotti che vengono esportati (il nostro vantato Made in Italy)?
Orbene questo rapporto è la relazione che intercorre tra Import ed Export: terrrrrrrorizzante vero? Eppure la conoscevate benissimo anche voi, senza essere esperti di economia, solo che non ve ne siete mai voluti rendere conto! Questa è la situazione ECONOMICA dell'Italia.
Ma questo futuro andrà ad incrementarsi anche per l'alimentare (frutta e verdura), e per mille altri prodotti e servizi (i dentisti in Croazia vi dicono nulla?), fino a fare sparire la liquidità e la redditività di tutte le professioni e di tutte le iniziative economiche non finaziate dai governi italiano e Europeo, una ben misera sudditanza per sopravvivere!
Ecco il panorama che io vedo nel nostro futuro.

Cosa fare?
Nulla, non c'è nulla da fare, perché la CREATIVITÀ in Finanza e in Economia è una contraddizione in termini o per lo meno è vista come sinonimo di pirateria.
Eppure sì, ci sarebbe bisogno di un atto di mezza pirateria, un'azione di forza per fare accettare uno sviluppo economico.
Mi viene in mente un esempio: negli anni '70, un imprenditore costruì un quartiere e non avendo i soldi per pagare i fornitori diede loro appartamenti come pagamento, senza avere concordato la cosa preventivamente. I fornitori si infuriarono, ma quando vendettero gli appartamenti ricevuti in pagamento, ricavarono più soldi di quello che avevano preventivato e furono alla fine contenti.
Quel quartiere era Milano 2 e quell'imprenditore era Silvio Berlusconi, MA aveva 30 anni.
Vogliamo dire che ci vorrebbe ora un Silvio Berlusconi di 30 anni? Pensate, altri 40 anni di SB!

E gli intellettuali e la cultura italiana cosa dicono?
Nessuno ha notato una cosa del nuovo governo: in Italia come nell'antica grecia il ministro per il turismo è quello che si occupa anche di sport (abbiamo capito tutto!)

14 nov 2011

Una storia indiana (anzi no, italiana)

Sono in stazione, una piccola stazione. Oggi fa freddo e le donne sono appiccicate ai due caloriferi dell'atrio, imbacuccate come solo le donne sanno fare quando sentono il primo freddo.
Chissà per quale ragione - non hanno annunciato nessun treno in arrivo - esce il solito tizio che trasporta una grossa valigia e per attraversare la porta che dà adito all'esterno, la spalanca e la lascia così, oltre quella posizione che non le permette di richiudersi automaticamente.
Le donne hanno freddo, ora lo sentono di più e gli uomini pure; parlano del freddo e rabbrvidiscono alla corrente gelida che entra dalla porta spalancata, lí a soli 10 metri.
Una delle donne si serra il bavero del piumino e si volta a guardare indispettita la porta aperta. L'altra delle due scherza sul freddo serrandosi il bavero anche lei. Parlano del freddo che ora è diventato un argomento vivo e guardano la porta che resta spalancata. Un indiano magro, a metà dello stanzone, vestito con una sottile giacchetta sembra avviarsi all'uscita ma ferma il suo movimento sulla soglia, semplicemente chiudendo quella porta che creava problemi a tutti, un semplice indiano, uno che viene da fuori, uno che non ha nessuno con cui parlare del freddo e che semplicemente lo sente, lo vive e non lo vuole: bastava così poco. Le donne riprendono a chiacchierare più tranquille.
Ma la quiete in una stazione dura poco, annunciano il treno per Venezia e tutti escono, tenendo la porta aperta, anzi spingendola oltre quel punto che non le permette di richiudersi. Anche l'ultimo è uscito: è un creativo, lo si capisce da lontano per come veste e come si circonda di gadget da creativo. La porta resta aperta, spalancata, spinta oltre quel punto che no nle permette di richiudersi. Io sono qui in attesa del treno per Milano, tra pochi minuti, in un atrio freddo, inutilmente riscaldato da due grandi termosifoni, con una porta timidamente chiusa da un indiano e lasciata aperta da cittadini italiani.
Io non sento tutto quel freddo perché alla fin fine siamo solo in autunno, ma i primi rigori colgono impreparato il metabolismo cittadino. Sono rimasto qui a guardare incuriosito cosa avrebbero fatto i miei vicini di stazione ed ora resto qui a pensare e meditare sulla crisi cui stiamo andando incontro: come faremo a fare andare meglio le cose se non riusciamo nemmeno a prendere l'iniziativa su ciò che ci colpisce direttamente? Che l'Italia esca dalla crisi in avvicinamento è molto improbabile se non abbiamo nemmeno la capacità di reagire in prima persona. E se non sappiamo nemmeno apprendere da un esperienza di pochi minuti prima per non ripeterla, se non siamo capaci di vedere che ciò che ha dato fastidio a noi un minuto prima crea sicuramente lo stesso problema negli altri che rimangono dietro di noi come pensiamo che ci possa essere un miglioramento?
Non credo che siamo un popolo maturo per essere in un paese civile: nessuno, nemmeno quelli che protestano vivamente, nemmeno quelli che credono di saper pensare. Non pensano, vaneggiano

Forse è ora di smettere di dire "si dovrebbe fare..." e si dovrebbe cominciatre ad agire.
NO stavo scherzando: mettiamoci in azione - io, tu, noi tutti - io ho scritto per voi queste righe perché conto che diventiate più sensibili agli interessi degli altri, più attenti, più pieni di iniziativa.
Voi meditateci sopra approfonditamente e fatele leggere agli amici!
Linkatela su FB e su Twitter!

8 nov 2011

Natale si avvicina: è ora di regali dai nonni. Siamo sicuri che siano Regali?

Finalmente se ne comincia a parlare in modo nuovo: l'Italia è divisa in due, ci sono cittadini di serie A con spettatori di tribuna/gradinate/curve e poi...
... gli Altri quelli che stanno a spazzare negli spogliatoi.

Ci sono cittadini che hanno grandi privilegi e che nemmeno si accorgono della crisi, se non per sentito dire o forse perché i prezzi di molte cose "fortunatamente" scendono. Altri che invece passeranno tutta la loro vita nella crisi e mi riferisco ai giovani.
Loro vivranno tutta la loro vita, se resteranno in Italia, in una crisi economica profonda di cui subiranno le conseguenze fino all'età della pensione (inclusa) e forse anche al momento della sepoltura quando saranno gettati in fosse comuni perché non ci saranno certo soldi per i funerali di oggi!

Tirare il sasso e nascondere la mano
Stiamo pensando e attuando tutte le leggi per evitarci di essere NOI a pagare. Ne approfittiamo del fatto che loro, i giovani, sono talmente impegnati a fare, lavorare, studiare (o fare un c...) e a divertirsi (più che altro per non pernsare al loro futuro veramente difficile) che non si accorgono di cosa sta loro cadendo addosso. Sono inesperti di politica e di economia dei macro sistemi sociali, e non vedono che stiamo accumulando immondizia sociale (come sottoprodotto delle azioni sociali del passato) da fare smaltire a loro nel loro futuro.
Eh sì, loro sono talmente lontani nei loro pensieri da pensione e problemi di sanità che non ci pensano, poverini, che diventeranno anziani pure loro. Quando anche a loro capiterà di diventare vecchi (se non si usureranno prima nel lavoro) e avranno bisogno di una pensione che possa permettere loro di vivere e di una sanità cui accedere almeno quando avranno una gamba spezzata o una broncopolmenite in fase acuta, forse solo allora si renderanno conto di cosa era stato tramato alle loro spalle quando erano giovani ed inesperti, di quale cavallo di Troia hanno lasciato dentro le loro mura gli adorati nonni.
Non molto di più avranno e probabilmente anche per i farmaci dovranno pensarci da soli se li vorranno.
E questo accadrà perché i loro nonni hanno speso tutti i soldi e i loro genitori non hanno voluto dividere con loro il carico delle gozzoviglie dei nonni (leggi: baby pensioni, pensioni supervalutate, sanità senza limiti, medicine buttate nel cesso, aiuti sociali a profusione, stipendi per lavori svolti alla stracca, casse integrazione decennali, etc.). Loro avranno invece: lavoro instabile e duro tutta la vita, una sanità che non esisterà se non a pagamento come privati, pensioni che basteranno sì e no per comprare i biglietti del tram con cui recarsi al mercato ortofrutticolo (se ci sarà ancora) a raspare nei rifiuti.
Questo è l'amorevole futuro che stiamo preparando loro.

Natale si avvicina
Pertanto, adesso che arriva il Natale, oh caro giovane, quando il nonno ti farà un regalo,  non dirgli "Grazie nonno", digli invece: "Tuo dovere: è caricato sul mio conto"

17 ott 2011

The N-Dimensional Real World

A brief theory about what is the opposite of a stupid assertion.


I was discussing with my mother about intelligence, geniality and stupidity when I asked my mother about what was the opposite assertion of a stupid assertion. My mother (85 yo) answered to me: "It is obvious: it is an intelligent assertion!". I was so sorry, but I had to confute this assertion as a naive assertion - I could not obviously say: "it is a stupid assertion" to my mother! When we discuss about philosophical matter I have great respect for her! -. I said her that we are never sure that the OPPOSITE OF A STUPID ASSERTION is not another stupid assertion. The opposite of a stupid assertion can be another stupid assertion! And that is not so trivial!

WE ARE LIVING IN THE REALITY!
Indeed we are living in the Reality and our discussion was thought into that.
The Reality, when it is analyzed, has a particularity: it has a so huge number of facets that we cannot take into account of everything discussing of it.
Better: Reality has a multidimensional model and every time we argue on Reality, we are able to take into account of a limited amount of variables.


MANICHEISM
When colloquially we - my mother and me - were using the term "the opposite" I was deliberately permitting us to use a typical approach like that in disputes are currently set in Italy: "is it either fault to Corporation or to Trade-Unions?" or maybe "Is it either fault to Government or to General Economical situation?".
Typical Italian approach is to set the two things onto two opposite ends of a line just to split Good Guys Vs Bad Guys; so, apparently, Co and Trade-Unions, Government and General Economical situation appear to be on the same line as opponents: we, Italians, are all Manicheans, we love to put ourselves amongst good guys. So we absolutely need Bad Guys somewhere in front of us!
Avoiding and refusing for a while my breed's instincts, I guess that the correct approach to it, is to place the two concepts on independent dimensions instead, having, this way, two independent responsibilities impacting the Reality. This way we avoid a pretended opposition of good and bad guys that belongs to policy and not to a serious approach to the Reality.
Indeed, when we speak about Reality every person has his own approach: which one is the best one? I guess that higher is the number of variables we are able to gather about the problem and more the model is precise (or less erratic/random is its behavior).


QUANTUM THEORY OR ZENO'S PARADOX?
Collecting all those variables is not a simple task. We can find them in a small amount if we simply are focusing on the problem (without disturbing New-Age theories about Quantum physics on "everything is resonating" which is a charming though impossible to use theory).
Yet, when we assume as a base of our theories a limited number of variables, we are normally able to easily cope with them.

We can artificialy and suitably reduce the number of, so we can demonstrate almost everything (Zeno's Paradox of "Achilles and tortoise" is one of the most famous), but our goal here should be a better perception of the Reality and its rules, to have a better forecasts.



INVESTIGATING PERTURBATIONS IS STILL THE BEST WAY?
To gather more variables we have to investigate on anything is a perturbation of the standard process carried on with the known variables: the way was used in Quantum theory. Differences between expected behavior and resulting behavior give us evidence of unknown perturbing variables. In this way we can maybe find new informations but we spoil a lot of time and efforts also.
An help can come from perception of different persons working together (brainstorming is one of the most famous activities to gather variables): that yields a better harvest. Every person, indeed, focuses on his own particular facets of a problem and more person cover a wider range of facets.
But the tricky thing (or think?) is to find them in a more effective or maybe predictable way.

EMPIRISM or PREDICTABLE FINDINGS?
A problem can be considered complete when the distance between expected and resulting variables narrows sufficiently. There is no guarantee that a sufficient number of persons find the necessary amount of variables when they act in a freewheeling way. There are other means to discover them in a more predictable way: using different exploring ways for Problems, Mind and Thinking: a true methodic wandering in the problem.

Ask me for it

7 ott 2011

Steve JOBS ha finalmente vissuto il suo ultimo giorno!

Steve JOBS ha vissuto finalmente il suo "Ultimo giorno" e ha saputo dimostrare al mondo intero che si può vivere veramente come se fosse l'ultimo giorno! Questo io ammiro di lui sopra ogni cosa! Questo è ciò che abbiamo da imparare da lui: se restiamo tristi di fronte alla sua scomparsa, lo stiamo veramente facendo morire; se prendiamo su di noi il suo insegnamento, non è morto se non nel corpo.


È solo ieri che lo abbiamo visto in televisione affidare definitivamente il suo ruolo di CEO a T. Cook e questo dimostra due cose: che la vita di una persona come S. Jobs non è ciò che riceve dal mondo che lo circonda ma ciò che fa per esso. Il lavoro e le opere che compie e che lascia agli altri sono il vero significato dell’esistenza. Ciò di cui ci circondiamo sono invece solo l’onere che ci fa sentire sempre incompleti, sempre mancanti di qualcosa.

COME SE FOSSE L’ULTIMO GIORNO
Vivere come se fosse l'ultimo giorno: scegliere cioè se lasciare dietro di noi solo i nostri escrementi - il risultato di ciò di cui ci siamo circondati e nutriti: biologico, OGM o tecnologico che sia - oppure se lasciare dietro di noi la vita, l'insegnamento, le opere, i valori e la nostra cultura.

A noi non accade esattamente di vivere come se fosse l’ultimo giorno: ci stiamo più comportando come se fossero gli ultimi minuti di un banchetto, prima che la tavola venga sgombrata o peggio ci comportiamo come se il mondo fosse stato fatto solo per noi, solo per riservarci le sue belle cose di cui godere, di cui nutrirci: cose che riempino il nostro aniumo di una bellezza contemplativa ed egocentrica. Passare attraverso questa nostra esistenza solo come turisti di una realtà che non viviamo se non come spettatori di una scena che sembra quasi non appartenerci è ciò che accade a molti. Diventiamo spettatori di noi stessi e della realtà che ci circonda ma che è esterna a noi, cui permettiamo di coinvolgerci solo per ciò che ha di piacevole e per ciò che ci può fare sentire buoni e partecipanti: partecipiamo alla sofferenza del mondo, ci riempiamo di editti altisonanti e continuiamo comunque a fare ciò che ci fa più comodo e ciò che ci piace di più, sempre e comunque, ma non lasciamo agli altri alcuna eredità nostra: ci appropriamo di ciò su cui possiamo mettere le mani, ma non costruiamo nulla.

E POI ABBIAMO SEMPRE TRA I PIEDI LA BONTÀ
La bontà è ciò che ci commuove di più: della morte di Steve JOBS ci commuove ciò che ha fatto per il mondo, le sue innovazioni tecnologiche, le cose che possiamo fare con i suoi prodotti, le emozioni che abbiamo provato, legate ai vari i-Xxxx che ha prodotto: mail, musica e messaggi!

Noi ci commuoviamo, pensiamo alla sua morte e non al suo insegnamento: liquideremo in pochi giorni l’emozione e torneremo alla vita quotidiana, fatta di cose quotidiane e di piccoli egoismi, celati da buone intenzioni e da grandi parole rivolte al mondo intero ma non al nostro vicino, non nel nostro lavoro, non alla nostra famiglia.

Eppure lui è stato un uomo duro, molto duro, con sé stesso e con chi gli era vicino. I regali che ci ha fatto, sono frutto di una disciplina e di un coraggio assoluto di essere ciò che egli voleva essere, senza mezze misure. Il famoso discorso di Stanford è la sua testimonianza diretta del suo concetto di vita: crea qualcosa intorno a te!

La grande domanda che per noi viene fuori dall’insegnamento di Steve JOBS è: “Vivere affermando ciò che siamo stati oppure chiedendoci ciò che avremmo dovuto essere?” dobbiamo affermare il coraggio dell'identità o raccontarci le scuse che nascondono la nostra paura del futuro? Cosa vogliamo che rimanga dietro di noi il solito mucchio di lacrimevoli macerie di cui l’Italia fa turismo ormai da secoli o una società solida, cosciente e coesa? Non credo che Lui abbia mai avuto dubbi e ciò di cui è stato capace lo ha dimostrato ampliamente facendolo ripartire più volte da Zero. Per lui è valso il detto attribuito al generale Patton: “Il successo non è il punto più alto a cui arrivi, ma quanto in alto sei riuscito ad arrivare rispetto al tuo punto di partenza”, e Jobs è arrivato in alto per ben tre volte!

Fermiamo le lacrime e proviamo a cambiare!

25 set 2011

Non voglio la Gelmini, voglio un tecnico per ministro.

La Gelmini ha fatto una gaffe e la serie di battute che ne sono fiorite è stata divertente e quindi il solito italiano chiede le dimissioni del ministro per manifesta incompetenza: secondo lui, lei non sa fare il proprio lavoro in quanto non esperta di fisica quantistica e della struttura del laboratorio del CERN dove si è svolto l'esperimento.
Suppongo che per ritenere così ovvia la sua richiesta, codesto esperto creda che tale materia venga insegnata anche alle elementari e che pertanto è argomento che tutti dovrebbero conoscere. Mi chiedo: è materia così triviale da essere anche nelle riviste che si trovano dal parrucchiere?
Oltre ad avere una errata valutazione sulla disponibilità di tali conoscenze, esso (non oso usare "egli"!) ha anche una visione particolare della gestione manageriale: fa parte di quella categoria di persone che continua a credere che per essere un buon gestore si debba essere innanzitutto un profondo conoscitore della materia da gestire: in pratica essere un tecnico esperto.
Ho avuto a che fare con tecnici che volevano gestire e - a parte qualche problema di comunicazione con il mondo esterno (esterno a loro stessi) e a parte una visione deterministica e razionale della realtà con nessuna corrispondenza effettiva con essa cui aggiungere in genere un'assoluta incapacità di gestire le persone - erano in grado di creare seri problemi anche alla realizzazione dei progetti. Eppure erano bravi tecnici, persone che non avrebbero mai detto ca...te sul laboratorio del CERN!
I tecnici sono le persone ideali da inserire in un organico gerarchico: quando scoprono che qualcuno ha conoscenze maggiori di lui, gli fanno una guerra spietata e senza esclusione di colpi: se trovano un tecnico con conoscenze maggiori delle sue, sono terrorizzati di perdere la loro supremazia! Spesso lottano contro le nuove generazioni. Forse è questo genere di manager che costoro sognano: quelli che tarpano le ali a chiunque possa volare più alto di loro.
Glielo auguro, è sempre divertente: non ti passano mai un'informazione, ti affidano compiti assolutamente al disotto delle tue capacità e parlano male di te con i capi!

6 set 2011

Scandalizzarsi!

Stavamo commentando su Linked In, tra esperti di formazione & Co., il successo che Antony Robbins ottiene con le sue perfomances e stavo ripensando a molte discussioni in cui qualcuno si scaglia contro chi approccia in modo non canonico un problema.
Sono molti i puristi in Italia che si scandalizzano di chi ha un approccio non rituale.
e in questo mi pare sempre che ci sia una punta di invidia e di incredulità.
Sembra quasi che ogni attività debba avere un canone da seguire che ne garantisca la perfezione escludendo ogni possibile evoluzione!
Non riesco a capire come il processo di miglioramento che tutti conosciamo per avervi assistito negli ultimi 100 anni, per molti Italiani sembri appartenere a favole che non fanno parte del loro mondo: per loro, i genii sono persone che sembra impossibile poter incontrare nella propria vita.
Per fortuna non è così.
Gli innovatori sono sempre dei frantumatori di schemi, i seri professionisti sono pedissequatori di schemi! E infatti qualcosa non permette loro di comunicare e non permette di fare l'effetto voluto.

Del resto anche nell'impresa e nell'industria si assiste ad un fenomeno analogo, Il successo tarda ad arrivare in Italia o diventa effimero. Forse la ragione risiede proprio nel fatto che troppe aziende e troppe professioni in Italia non son altro che la brutta copia di qualche innovatore; tale modus vivendi/operandi non permette di cogliere il fatto che l'innovazione è un processo che si crea e si vive; da molti viene invece percepito come un frutto/occasione che si raccoglie per strada (o forse è meglio definirlo un furto da furbetto), semplicemente perché è lì a portata di mano e si ottiene semplicemente copiando i gesti di chi tale successo lo ha già raggiunto.
Ma quando si adotta  un tale atteggiamento verso il fare innovazione, quasi sempre ci si avvicina ad un settore apparentemente nuovo solo quando questo ha già avuto successo e quando ormai può definirsi "maturo".

I gesti non sono tutto, ci vuole anche l'anima per suonare un violino



vedi anche: http://code001it.blogspot.it/2012/01/il-kaizen-materialista-delloccidente.html

26 giu 2011

Linux o Microsoft? (da una lettera a mio figlio)

(Divertissement polemico!)
Linux, sistema Open Source di cui tutti teoricamente controllano il "source", ma nella realtà nessuno o pochi fanno, può essere imbottito di virus o contenere intrinsecamente altri gravi problemi di sicurezza. Nessuno o pochi vanno a controllare il suo kernel e cosa c'è scritto e a quale versione appartiene e da dove proviene. Vedremo più avanti quali sono gli interessi di chi lo controlla e perché difende così a spada tratta tale OS e lo predilige ai sistemi della MS.

Il fatto che siano ormai molti anni che gli hacker attaccano i PC di Billy e che ormai gli aggiornamenti Win escano uno ogni 2-3 settimane indica che il sistema è ormai sicuro e quasi inattaccabile.

Nel 2004 stava per uscire Vista e un altro sistema enterprise ma Billy diede l'ordine di sospenderne l apubblicazione per rivedere completamente tutta la struttura del SO ed impedire che fosse attaccabile come le precedenti versioni. Vista è forse una rottura di scatole perché ti chiede se vuoi anche tirarti su la cerniera dei pantaloni, ma in termini di sicurezza è certamente meglio di qualunque altro sistema (Mac compreso).
Quello che rende molto popolare Linux è la falsa credenza che sia gratuito, che sia open source e che sia sicuro. Vediamole con ordine:
gratuito: forse è gratuita una vasta fetta del SO di base, ma non essendo integrato e coordinato, qualunque personalizzazione costa e costa cara.
Open Source: il fatto che sia open source crea una situazione piuttosto paradossale che ho trovato in più di una azienda con cui sono entrato in contatto: gli sviluppatori che lavorano sulle personalizzazioni di Open source, lasciano in giro dei SW costruiti spesso in qualche modo, sicuramente poco documentati, che permettono loro di ricattare il cliente nel momento in cui (magari a distanza di due o tre anni dal momento della scrittura del programma originale) decide di apportare modifiche. Ti sconsiglio vivamente, quando sarai a capo di un'azienda (mi sto rivolgendo a mio figlio) di trovarti a lavorare con "open source", a meno che non sia gestito da società molto serie che sicuramente non si fanno pagare meno della MS di Billy, per avere alla fine un prodotto che devi comunque gestire con personale esterno.

Mai usare personale interno se non vuoi infilare la testa nella loro ghigliottina, come spiegato prima.
In realtà gli amanti dell OpenSource non si battono contro la MS ma si battono per creare un potere personale fatto di pedaggi, balzelli e guarentigie del tipo: se ho fatto io il codice e tu lo vuoi modificare, per tutta la tua vita mi dovrai pagare un pedaggio e al mio prezzo.
Ti lascio immaginare cosa succede quando qualcuno che ha scritto un SW open Source si stufa di scrivere SW e magari va a fare il pizzaiolo in Tanzania! (non ho documentazione a proposito della Tanzania, ma credo che altre destinazioni in Amirica Latina siano comunque state reali!)
L'open source esiste anche in MS ma non sul sistema operativo, e francamaente preferisco la chiusura di MS che l'open di uno qualsiasi degli altri OS-isti.


Importante notare anche che la tesi Open Source contro Microsoft è una diatriba portata avanti all'interno di quel mondo di stregoni che è l'ICT. Ancora oggi all'interno delle aziende, e avviene anche in quelle di ICT, la parte di sviluppo SW è un mondo completamente separato dal resto del sistema ammiinistrativo, commerciale e etc.
Le altre funzioni aziendali, compresi gli AD (Amm. Delegati) sono spesso completamente ignoranti del significato che una scelta ha come ricaduta di responsabilità, rispetto ad un'altra. Se invece di essere CIO (il manager di più alto livello per il settore informatico) a scegliere a chi dare la responsabilità dell'integrazione e del buon funzionamento di un sistema informatico, tu fossi CEO/AD, non vorresti avere internamente la responsabilità delle scelte strategiche in campo informatico, ma preferiresti avere come responsabile un referente esterno di assoluta fiducia.
Per cui, se scegli Open Source, ti porti a casa il problema e se qualcosa non va è problema tuo o del tuo CIO, se scegli piattaforme come Microsoft, sai che nulla, soprattutto in campo della sicurezza (e quindi dell'inviolabilità) sarà lasciato in zona grigia.
Sai soprattutto che la Microsoft non si sognerà mai di lasciare un backdoor o un trojan in una qualsiasi routine compilata da lei se questo avvenisse, nel giro di 3 giorni lavorativi, la MS chiuderebbe, e non credo che nessuno all'interno lo voglia.
Lo stesso non può dirsi per L'open Source, dove la compilazione è affidata ad una funzione dell'azienda che è rappresentata da una persona, con le sue debolezze e le sue meschinità, con le sue gelosie e con l'eventuale desiderio di vendetta se le relazioni azienda/dipendente si deteriorano. Del resto la filmografia degli ultimi anni è piena di vicende basate sulla finta loyalty di esponenti dell'informatica.

Chiaro che se ti interessa la velocità e non cliccare il pulsante "Sei proprio sicuro di voler istallare quasta cosa che non conosci?" puoi anche infischiartene della sicurezza (anche in campo automobilistico accade la stessa cosa), ma tutto ciò che proviene da fonti non attendibili e a cui non puoi chiedere danni, è intrinsecamente pericoloso: vai a leggere l'Iliade negli ultimi capitoli, poi capirai cosa sono i doni degli dei!

24 giu 2011

Veronesi ha distrutto il mito Veronesi

Questo post è da modificare, non sono più particolramente d'accordo con quanto ho scritto. La posizione polemica e paradossale di Veronesi è stata amplificata da una pessima stampa.

Ho soltanto letto qui e là cosa ha detto Veronesi stamattina: "l'omosessualità è una scelta consapevole e più evoluta. L'amore omosessuale è quello più puro"; qualsiasi sia la versione corretta penso che sia già molto dichiarare la sua affermazione: "molto dubbia".

Non so da quale malinconica storia affettiva provenga, non so quali esperienze e relazioni con l'altra metà del cielo, il sesso femminile, possa aver avuto anche in tempi recenti: le mie hanno spesso attraversato momenti difficili e forse questo è uno di quelli. Nonostante in questo momento sia in piena sofferenza, vedo nelle donne quei "difetti di fabbricazione" che sono anche i loro pregi, le cose che le fanno soffrire come la dedizione, e molte sono le cose meravigliose di questo mondo che stanno alla base dell'amore al femminile.

Conosco tante donne, le conosco bene, forse meglio di quanto esse stesse non credano. So che ce ne sono molte che sono disposte a prostituirsi nelle forme più svariate, che vanno da quella blanda del semplice istintiva ricerca di sicurezza a coloro che ne fanno uno strumento di potere (e fin qui tutto bene) fino a quelle che sono solo alla ricerca di una orgasmica adorazione lasciva del maschio ormai drogato di sesso e nullità.
Ma so anche che la maggior parte, alla ricerca di uomini che non ci sono più, stanno soffrendo; sperano nel caso o nella congiuntura favorevole, che uno degli ultimi esemplari volti l'angolo e si riveli come tale. Ma questo non accade, perché uomini veri ormai sono quasi estinti qui da noi.

Non so quali donne abbia incontrato Veronesi e non so chi lo frequenti in questo suo momento di gloria. Ma non credo che tutte le donne meritino quello che egli ha affermato.

Sull'altro lato della terribile offesa mi sento io che sono un essere umano e sto lottando per portare a casa un guadagno che sia decente, sono un essere pensante, sono dotato anche di intelligenza e se lotto duramente per trovare una dimensione e un guadagno, mai dimentico che sono un uomo, che sono soggetto ad un divenire e sono orgoglioso della lotta che conduco, per il breve periodo che mi è concesso. Non amo l'assoluto e non amo il grande ideale imperituro. Mai dimentico che non sono eterno e che non sono immanente. Non ho crisi di onnipotenza come quelle di cui soffre in questo momento l'illustre: non credo nel destino di una razza superiore, l'uomo, e se c'è l'intelligenza, c'è anche la caducità del corpo che segna il destino di questa razza talvolta così presuntuosa.

Se fossi immanente non ci sarebbe nessun orgoglio nella lotta, non ci sarebbe nulla di umano nella sconfitta, non ci sarebbe nulla di glorioso nella vittoria, nulla di eroico nella sopravvivenza.

Preferisco appartenere ad una specie che lotta per sopravvivere e per riprodursi, per trasferire quello che ancora rimane di civile, etico e profondamente umano ai miei figli e nipoti, cose come la morte, la vita il rinnovamento della vita nelle generazioni successive. Ritengo che questo sia il vero amore, questo il vero destino dell'uomo.

I vari Veronesi saranno presto dimenticati nella loro presunzione di esseri superiori, anzi forse sono già stati dimenticati, ovunque, salvo che in Italia: è uno dei mille miti di cui vive l'Italia! Una delle mille bocche della verità alla ricerca di una consenso fatto di affermazioni che il nuovo benpensantismo non oserebbe contraddire.

Non amo l'Italia di adesso, non amo l'Italia del prossimo futuro, fatto di gente che cerca di allinearsi con i "nuovi Buonisti", un'Italia che sembra fare da spettatrice di un assurdo spettacolo di rovina e decadenza i cui principali protagonisti sono proprio quelle persone che assistono inerti a quello che credono essere lo spettacolo di altri.

Svegliamoci, siamo sull'orlo del baratro e idiozie come quella di Veronesi non fanno che peggiorare il pensiero latente che gira nelle menti di coloro che dovrebbero fungere da intellettuali di questo paese.


Mi sento ancora di alzare il mio motto disperato:
INTELLETTUALE? NO, GRAZIE!!!

17 giu 2011

L'anno di Alan Turing

L'anno prossimo viene ricordato uno dei più grandi matematici e criptoanalisti della storia, è stato colui che ha pensato per primo un automa finito in grado di svolgere compiti computazionali: il concetto di quello che è oggi il computer. 
Fu vittima di uno dei più stupidi pregiudizi, in un momento in cui poter essere vittima di ricatto da parte del KGB era plausibile: essendo coinvolto nella massima sicurezza dell'Intelligence Service UK, fu in pratica epurato. Se fu vittima lui, probabilmente non poterono nemmeno esimersi le autorità dalla posizione che assunsero: non credo comunque che ebbero rimorsi tenendo conto dell'epoca.

Tale situazione che gli chiuse carriera e libertà, ma non la possibilità di passare alla storia anche come vittima del sistema.
Morto suicida per l'impossibilità di continuare ad esercitare la sua libertà di comprendere l'universo e l'insieme delle sottili regole che lo governano.

13 giu 2011

Ce l'abbiamo fatta, ora possiamo archiviare definitivamente l'HiTech

Ce l'abbiamo fatta: ho visto le centrali nucleari quando ero ragazzo e non riuscirò mai più a vederle per il resto della mia vita e, ammenoché io non emigri all'estero, non mi sarà più possibile prima che io abbia compiuto gli ottant'anni. Negli anni ottanta ci aveva provato l'ecologista Felice IPPOLITO a evitarne lo scempio ma purtroppo è morto molto tempo fa e comunque anche a suo tempo lui non aveva capito il grande potere di veto che l'ecologia aveva nei confronti della società.

Mi sembra un buon risultato. Adesso possiamo concentrarci sulla moda, sull'industria alimentare, del vino e del turismo, come ogni altra nazione che abbia ambizioni di emergere nel panorama mondiale. Tra breve credo che archivieremo anche quello che sopravvive dell'industria automobilistica; quella informatica l'abbiamo già archiviata negli anni '90, le farmaceutiche che prosperano non sono quasi più italiane, l'acciaio ce lo siamo lasciato ammazzare dai succedanei della CECA e l'industria dell'automazione oggi si occupa dei distributori automatici di bevande e panini alla stazione.

Archeologia industriale
Insomma siamo un popolo dedito all'archeologia industriale! Abbiamo fatto falsi di Pompei da vendere ai turisti stranieri, questa volta stiamo producendo veri reperti archeologici a tempo di record, che però non produrranno gli stessi benefici di quelli.

Resta una cosa che mi colpisce comunque di più in tutto questo: per evitare il nucleare, verdi, ecologisti e analoghi hanno persino accettato e ripescato l'EOLICO, il fratellino povero delle energie rinnovabili, quello prodotto da piccole aziende magari a carattere familiare o giovanile: ce n'erano addirittura di italiane, prima che cominciassero a far loro una guerra spietata a colpi di lipu; ora per fortuna quelle itlaiane sono quasi sparite perché come prodotto nazionale era sicuramente scadente. Se vogliamo l'Eolico, ora lo possiamo comprare all'estero, in Germania da aziende serie: non hanno sicuramente quei budget di miliardi di € come quelle dei pannelli solari, ma oggi che sono quasi solo straniere, vengono accettate più volentieri. Ma vi rendete conto che potere ha avuto lo spirito del referendum sul nucleare? Siamo passati sopra persino alla strage di uccelli migratori e alla rovina del paesaggio e del territorio.
E per l'acqua, piuttosto che qualcuno ci faccia degli utili, abbiamo preferito che essa si perda tra le pieghe delle tubazioni vecchie e fatiscenti e che non si risparmi su quel prelievo idrico che avrebbe potuto essere evitato, mantenedo un po' più ricchi i nostri fiumi: circa il 10% di ciò che piove finisce intubato (visto che ne perdiamo una metà circa), avremmo potuto vederli un po' più pieni in estate, e magari avere le centrali elettriche posizionate sui fiumi con un po' meno siccità quando servono i condizionatori in estate. Peccato, ce la siamo giocata! Ora possiamo fare affidamento sugli enti pubblici per la corretta gestione delle risorse idriche.

Ma poi cosa sono il PAESAGGIO e il TERRITORIO: entità astratte per le quali noi, paese di ecologisti vari, siamo disposti a rinunciare persino al condizionatore d'estate, alle tre docce giornaliere, al frigorifero e a internet per tutto l'anno?

10 giu 2011

Ok il controllo della Netiquette, ma...

Ho postato su MSN news un commento e nell'introdurre una parola assolutamente normale, il controllore di Bad words mi ha cassato il termine "scientificamente".
ecco il risultato!
Oserei dire comico e forse anche un po' pruriginoso, prima che me lo sostituissero con gli asterisci, non avrei mai notato la connessione.

Benvenuti gli idioti che fanno da Capri Espiatorii

L'articolo si riferisce all'atteggiamento della stampa a seguito dell'epidemia di Escherichia Colii che provocò un'ondata di panico mediatico nei confronti di alcune varietà di verdure che rimasero completamente invendute perché vennero di volta in volta indicate come responsabili dell'infezione avutasi in Germania nei prime del 2011 e che costò la vita di molte giovani donne)
Si leggano in proposito gli altri post sull'E. Colii: La mente è portata a risolvere gli effetti o le cause prossime...

Soluzioni?
La quasi totalità delle soluzioni a problemi anche di grandi dimensioni non rimuovono le cause, ma si interessano solo degli effetti. Spesso la lotta agli effetti non fa altro che produrre un inasprimento della perniciosità delle cause.
Ma l'informazione ufficiale e la schiera degli intellettuali chiedono interventi "mirati" a "salvaguardare" questo o quello, alzano un'enorme caso (o caos?) perché si prendano provvedimenti perché il caso non si ripeta più. In questi casi i provvedimenti si limitano ad affilare le asce per decapitare in modo esemplare l'innocente di turno, rimasto impigliato nell'ingranaggio di cui non aveva nessuna responsabilità.
Non so perché ma mi viene in mente "la colonna infame" descritta dal Manzoni in “Fermo e Lucia”, se non erro. Una volta decapitato il malcapitato (c'è una curiosa assonanza tra i due vocaboli) l'informazione ufficiale si sente soddisfatta perché salvaguardata nei suoi diritti.

O forse solo nella vendetta e nell'individuazione di un capro espiatorio diverso da sé stessi: anche per questa volta è andata bene, non ci ero coinvolto e del resto le mie colpe non son mai state gravi tanto quanto le sue! è giusto che paghi lui!

Massacrare l'Economia
Oggi come già un paio d'anni fa con l'Aviaria stiamo assistendo all'ennesimo massacro di un settore dell'economia. ed in particolare stiamo assistendo al solito massacro nel campo dell'agricoltura. Cosa spinge i giornalisti a creare questi danni diffondendo notizie frettolose e senza fondamento?
Cosa c'è di diverso tra i nostri giornalisti e i frequentatori di FB oggi e i moltiplicatori di mail del tipo catena di S. Antonio?
Perché dobbiamo riconoscere loro un ruolo di preminenza e magari di intellettuali, se non sono nemmeno capaci di valutare la portata delle loro parole?
Mi piacerebbe inoltre sapere quale altra categoria di incidenti crea meno morti dell'E. Colii in così lungo tempo e largo spettro di popolazione!

7 giu 2011

La mente è portata a risolvere gli effetti o le cause prossime, dimenticando le cause profonde

Quando si pensa ad un problema, è facile credere che si possa trovare una soluzione immediata semplicemente contrastando gli effetti del problema stesso. quando accadono eventi che richiedono un intervento correttivo, l'attenzione è rivolta agli effetti e a quali crediamo essere le cause. Ma nell'analisi e facile non riuscire a capire quale profondità del problema abbiamo già scandagliato.

Nel caso dell’E. Colii infatti le cuse che tutti vedono sono i batteri e la scarsa (così si dice , ma non ci credo) igiene di qualche produttore agricolo. Ma facendo un’analisi più attenta, come quella illustrata nel post Escherichia colii, si possono notare come le cause possono andare molto più lontane.

Se affrontiamo i problemi solo fino ad un certo livello di profondità, il problema riproporrà quegli effetti perché non ci saremo concentrati sulle cause primordiali. Ecco quindi un esempio di analisi di un problema con un'ipotesi di come agire sulle cause. Mi tornano in mente gli insegnamenti di mio figlio 23-enne (io sono un padre che ascolta gli insegnamenti dei figli): le cause di una sciagura aerea (è laureato in ingegneria Aerospace) non possono essere singole, per avere una sciagura devono esserci contemporaneamente più elementi tutti gravi e tutti contribuenti all’effetto negativo globale. Adoro questa branca dell’Aerospace, come la capisco!!!

Infatti la reazione degli organi competenti governativi è completamente differente, si stanno limitando ad una sola causa: il problema si riproporrà altrove, facendo altre vittime e altri danni ad altri innocenti agricoltori!

Siamo già degli OGM

Le prime reazioni al caos dell' E. Colii stanno già arrivando: si stanno prendendo provvedimenti per impedire all epiccole aziende agricole di immettere i loro prodotti sul mercato, visto che non sono in grado di garantire un adeguato controllo sull'assolutamente imprevedibile.
Quindi tutto passerà in mano alle grosse multinazionali che sapranno garantire tramite una corretta programmazione cosa vorremo mangiare nei prossimi dieci anni, e come stare meglio usando i loro prodotti.
La tragedia in tutto questo è che chi attuerà queste decisioni sarà uno specialista in un solo campo, nel suo e non negli altri.
COme già accennavo per la questione della Flora Intestinale (che scrivo in maiuscolo per rispetto ad essa in questo momento) non ci sarà nessuno che si preoccuperà di sistemi complessi.
La cosa ridicola a cui assistiamo, ma quasi nessuno ne è cosciente, è che sta scattando in noi di nuovo la necessità di prendere il controllo sulla Natura cercando di estirpare i microorganismi che proliferano in essa.
Chi si occupa di agricoltura non sa nulla del mondo della salute, e chi si occupa di politica men che meno. Nessuno di costoro ha mai sentitop parlare di penicilloresistenza, quella strana abitudine di molti batteri a cercare di sopravvivere, se on come individui, almeno come discendenza.
Noi possimao fare tutto quello che vogliamo, ma un qualche microorganismo, molto specializzato riuscirà sempre a cavarsela e a manifestarsi e non lo farà nel modo a noi preferito.
Allora, invece di cercare di distruggere tutto ciò che è pericoloso per noi, non sarebbe meglio invece lasciarlo vivo e renderlo innocuo, e soprattutto rendere noi resistenti ai possibili attacchi?

Noi oggi siamo OGM: siamo sopravvissuti a  batteri pericolosissimi, abbiamo completametne stravolto la nostra FLora Intestinale, se siamo salutisti, ci nutriamo di pochissimi cibi e il nostro amore per la natura è solo limitato alla nostra paura di morire di cancro. Per difenderci, ci stamo incastrando in un meccanismo che ci renderà schiavi di sistemi qualità che solo grandi industrie potranno organizzare e tali industrie non saranno guidate da persone esperte di sistemi biologici, ma da esperti di programmazione industriale, di budget, di marketing e di advertising: vi daranno tutto quello che voi desiderate, ma non per il vostro bene, ma piuttosto per soddisfare l'innata paura della morte nell'uomo, promettendovi sicurezza in cambio della libertà.

4 giu 2011

L'infezione di Escherichia Colii

Questa è una serie di osservazioni libere sull'epidemia di Escherichia colii (E.  C.), il ceppo di batteri molto virulento che si sta estendendo in Germania in questi giorni, sul perché sta creando i problemi che conosciamo e su come, forse, ridurre il rischio o l’effetto.

L’infezione
Si sta trasformando in una psicosi: sto parlando dell’epidemia di E. C., l’epidemia che apparentemente si sta diffondendo nel Centro e Nord Europa. Ci sono già molti casi in Germania e solo alcuni nel resto dell’Europa.
La diffusione di questa epidemia comunque ha uno strano comportamento, rispetto al solito tipo di diffusione per contaminazione diretta degli alimenti/acque.


Credo di immaginare che i Tedeschi abbiano la cura di lavare la loro verdura, come fanno del resto tutti in Europa, prima di consumarla e credo che lo facessero già anche prima delle notizie di questi giorni. Il lavaggio dovrebbe ridurre il rischio di contaminazione, soprattutto perché la quantità che si rischia di ingerire è comunque limitata. Normalmente il rischio di contaminazione per le enteriti diventa letale se avviene ingestione di acqua contaminata o di cibi che ne contengono ed i questi casi se ne ha in genere una quantità elevata e quindi pericolosa, tutta in una volta.

La malattia avanza
Eppure la malattia avanza e sembra diffondersi nonostante l’allarme.

L’  E.C. non è un contaminante che si diffonde da persona a persona, come un tempo lo fu la peste, nemmeno portata da uccelli come l’influenza aviaria degli scorsi anni, e nemmeno introdotta tramite carni contaminate che ne divengano un veicolo ad elevata diffusione.
Per diventare pericolosa, la varietà normale, deve essere ingerita  in quantità rilevanti. Eppure hanno dichiarato che il veicolo sono dei vegetali, che non condividono uno spazio di contaminazione se non come veicolo e non partecipano alla infezione. Addirittura cetrioli, con pelle liscia e lucida, senza anfratti. Allora mi viene da pensare che la contaminazione è portata da pochissimi, o forse da singoli batteri, il che ne fa un caso molto strano e particolare.

Così  mi sono messo ad elencare alcuni fattori che mi sembrano importanti da considerare e che forse non sono stati presi in considerazione con sufficiente attenzione:
1.       Ogni infezione viene da un microorganismo e in questo caso batteri (e questo è stato sicuramente considerato)

2.       Ogni infezione nel caso presente è trasportata da un veicolo di infezione che in teoria è pulito, come i vegetali (il cetriolo non ha anfratti che possono trattenere sporco e contaminanti) e sicuramente sono stati lavati.

3.       Non credo che possiamo credere che siano stati così contaminati da poterli considerare la principale ragione di contaminazione in termini di massa critica di contaminante tale da rendere la verdura pericolosa

4.       Infezioni pericolose estemporanee, non residenti, sono normalmente molto opportuniste e riescono a prendere forza solo in condizioni molto privilegiate, con ambiente molto protetto, con Ph particolari e in assenza di microorganismi competitori.

5.       L’evoluzione in effetti  non privilegia mai microorganismi altamente mortali, come quelli che stiamo considerando, avrebbero vita dura per sopravvivere e diffondersi.

6.       Le infezioni diventano letali se hanno sufficiente tempo per svilupparsi in un ambiente favorevole

7.       La diffusione su aree molto lontane e sparse, sembrerebbe più correlata con una qualche debolezza dell’organismo delle persone che l’hanno ospitata, una qualche vulnerabilità, piuttosto che per un agente specifico che possa produrre una pandemia, come in passato fu per la peste e recentemente per l’influenza suina.

Per cui mi sembra che questi elementi messi assieme facciano credere più che la mortalità dell’infezione attuale sia dovuta più al fatto di potersi sviluppare indisturbata in un organismo in cui non sono presenti microorganismi in competizione.

I formaggi maturi naturali














Quando lavoravo nell’impiantistica per l’industria casearia mi è capitato più volte di discutere con esperti della presenza di E.C. nei formaggi e della capacità della flora intestinale di tenere compresso e limitato lo sviluppo di tale batterio, peraltro importante se in pochi esemplari, dovuto alla presenza di molti microorganismi che sono suoi forti competitori.
Alcuni formaggi naturali a pasta molle di buona stagionatura hanno una biosfera ben bilanciata e capace di tenere limitata la proliferazione dell’E.C. e così tenerla lontana dalla quantità critica.

Oggi molte persone per ragioni di benessere e pensando di migliorare le prestazioni della propria flora intestinale assumo quotidianamente singoli o limitati ceppi di microorganismi molto specializzati.
Mi chiedo se questa abitudine non sia rischiosa se compare improvvisamente un microorganismo pericoloso.
I ceppi scelti forse non sono né competitori né tantomeno hanno competitori per l’E.C. in questione permettendo quindi un’elevata vulnerabilità quando un microorganismo inatteso fa la sua comparsa nell’ambiente.

Conclusione
Mi ricordo quando viaggiavo fuori dall’Italia le prime volte: soffrivo talvolta di problemi intestinali per alcuni giorni, poi il tutto si stabilizzava. Ma negli anni, viaggio dopo viaggio, questi fenomeni non comparivano più, fino al punto in cui potevo permettermi di mangiare anche frutti di mare sulla riva del mare in Cina o in Tailandia senza avere nessun effetto negativo: la mia flora intestinale aveva accumulato sufficiente “esperienza“ per sopravvivere, si era de-specializzata
Quest’ultimo ricordo suffraga i miei dubbi: Credo che sia determinante assumere spesso flora intestinale naturale quale ad esempio quella di formaggi stagionati a pasta molle come i nostri Gorgonzola o Taleggio e i francesi Roquefort o Reblochon o altri di altri paesi dove si producono per tradizione, come in Spagna e Inghilterra e nel resto del mondo.
La Flora Intestinale è un sistema complesso di microorganismi, ognuno con la sua funzione e con un suo equilibrio ben preciso, non deve essere una fabbrica specializzata per un solo tipo: meglio cercare un buon bilanciamento fra i vari tipi, piuttosto che le prestazioni di una alta specializzazione.

Suggerisco di provvederci di Formaggi naturali/tradizionali maturi, almeno finché dura questa epidemia!