03 giu 2010

Solitario: una metafora per affrontare la vita

È strano come si possa capire molto della vita anche da Solitario.
Intendo non uno di quei giochi bellissimi e difficili come Free Cell (fra quelli che conosco, quello che richiede più razionalità), ma bensì "Solitario", quello che ormai accompagna malinconicamente Windows fino dalle sue antiche edizioni 2.0, quello che si gioca per ammazzare il tempo!

Lo giocavo già da bambino e anche quando lo giocavo con le carte, fin da allora lo trovavo stupido, non capivo perché mai mia zia dicesse che era divertente; non trovavo assolutamente nessun gusto nel piazzare al loro posto le carte quando si scoprivano, per poi trovarti dopo due o tre giri di mazzo senza poter più fare alcunché ed avere così sprecato del tempo e delle speranze. Per molti anni l’ho giocato solo quando ero gravemente annoiato e al computer, cioè quasi mai.

Ma come tutte le cose che si imparano da bambini, dipende da come te le insegnano i grandi. In genere per essere alla portata di un bambino, ci vengono insegnate in un modo elementare; poi per tutta la vita siamo costretti a pensare che per risolvere quel tipo di problemi non abbiano altro modo di affrontarle se non quello con cui le abbiamo risolte allora.


Solitario oggi
Ebbene questo Solitario (che scriverò con la lettera maiuscola, perché è il nome con cui è noto dagli informatici anni ‘80) è diventato di recente per me fonte di sorpresa davvero notevole, ora, in età matura, da quando sto imparando a ridiscutere tutto i miei processi mentali ho trovato un nuovo modo di giocarlo e non solo, di alzare la possiblità di risolverlo, da un malinconico 10% dell’infanzia ad un 80-90% di oggi!


Il Caso ha voluto che sul palmare ci fosse il buon vecchio Solitario. In occasione di brevi spostamenti con i mezzi pubblici, mi è capitato di estrarre il mio palmare e di provare a giocarlo: in tali brevi spostamenti non trovavo il tempo per mettermi né a pensare a qualche progetto, né per studiare o leggere qualche pagina. Così impegnavo quei due o tre minuti.



Il Piano di Gioco è l’insieme disposto sul tappeto verde
Il Mazzo è costituito dalle carte ancora da voltare
I Mazzetti sono i gruppi di carte sul piano di gioco: coperti quelli ancora da voltare (ad ex. quello sotto il 4 di Picche) scoperti quelli su cui costruisco (ad ex ciò che verrà aggiunto sopra il Re di Quadri).
Le Colonne sono i mazzetti scoperti che iniziano con un re o con un’altra carta, meglio se vicina al Re; verso la fine ce ne saranno due per i Re rossi e due per i Re neri, mentre durate il gioco saranno di più.
Mossa è qualsiasi spostamento irreversibile, come spostare una carta dal mazzo, scoprire un Mazzetto coperto, etc.

Lentamente, giocandoci, mi sono accorto che alcune mosse che erano per me scontate, in realtà erano ingannevolmente tali: erano solo mosse sbagliate. La facilità con cui si può procedere ad impilare le carte nei posti “legali” è il trabocchetto che è nascosto in questo gioco. Non è sufficiente il fatto che una carte possa essere giocata in un posto in cui può stare perché questa carta sia stata giocata correttamente. Quasi sempre infatti vale un principio molto importante: ogni carta del piano di gioco va posizionata solo quando e se serve.

Curioso! Esattamente l’opposto di come lo avevo sempre giocato.

I simboli della vita
Ogni carta è cioè uno strumento per risolvere il Solitario.
Ogni carta ha un momento piuttosto preciso per essere piazzata e posizionarla senza una ragione può significare occupare una posizione che impedirebbe di scoprire i mazzetti ancora coperti, metafora dell’ignoto che affrontiamo nella vita! Sì, perché mettere una carta del mazzo in una posizione che potrebbe essere usata per una carta che è ancora nei mazzetti coperti significa togliere una possibilità di voltare la successiva provocando una situazione di stallo. Bello!, “le cose facili possono facilmente provocare lo stallo”! Quanta saggezza c’è in questo gioco!

Anche l’ordine con cui si comincia a sistemare le carte quando la tavola è appena stata disposta è importante, ma questo è già più evidente: bisogna privilegiare sempre i mazzetti con il maggior numero di carte coperte. Ridurre la profondità dell'incognito!

Ci sono però dei limiti alla ferrea regola e sono dettati dalla logica. Quando le carte da scoprire sono ancora molte è importante procedere alla scoperta di tutto quello che è possibile, ma quando cominciamo ad avere ancora coperte solo una, due o al massimo tre carte e solo in qualche mazzetto, allora diventa più importante estendere al massimo il piano di gioco.

Cosa intendo?

Per poter facilitare la riuscita del Solitario ho bisogno di scoprire più carte possibile e per fare questo ho bisogno del maggior numero di basi presenti e attive possibili su cui costruire solide colonne. Proprio come nella vita!

Quindi quando ho ormai ridotto a non più di due o tre le carte residue coperte sui mazzetti, cerco di mantenere attive le colonne su cui costruire (come il dieci nero indipendente dal Re Rosso nel caso della figura), per cui è importante che io le mantenga indipendenti e non ceda alla tentazione di impilarle (come potrei fare con il Dieci sul Fante) se non c’è già in gioco l'altra colonna gemella. Se vi cedessi, l’apparente ordine, diverrebbe un collo di bottiglia!

Mi piace sempre di più!

Come in questo caso, se ho Re Donne e/o Fanti che soddisfano le quattro colonne su cui costruire, è bene mantenerli attivi. Se spostassi il dieci, sul fante solo perché c’è posto, mi chiuderei una colonna. La donna rossa avrà sicuramente vita breve in quella posizione e sicuramente rappresenta un grave pericolo per tutta la smazzata!

Ecco allora che qualcosa che sembra semplice e diretto diventa una trappola per una carta a venire che non saprebbe dove andare. È curioso come in questo gioco ci si debba preoccupare da subito di avere quattro solide colonne su cui costruire, cercando di mantenerle bilanciate e tutte e quattro in vita: non bisogna avere fretta di creare un ordine facile e apparente, impilando tutte le risorse su una sola colonna che alla fine bloccherà tutte le altre carte sorelle.


Sembra facile!
Già da qui, si comincia a capire che il Solitario non è così semplice come sembra. E in effetti non lo è. Come in molte altre cose, non è difficile muovere le mani ma è difficilissimo ottenere i risultati sperati quando questi sono vincolati in una materia di cui non si conoscono perfettamente le leggi.


Proseguendo, possiamo accorgerci che si devono tenere nel mazzo il più a lungo possibile le carte piccole: sono rapidamente sistemabili, ma possono anche bloccare in caso di Asso “affogato”.
Io ad esempio non sposto una carta piccola prima di aver cercato nel mazzo gli assi con il primo giro: prima comincio a mettere un minimo di ordine nel piano di gioco! Solo allora mi concedo di mettere qualche altra carta, ma sempre se è utile a spostarun'altra da un mazzetto bloccato.

Anche ciò che può andare a posto subito, a volte invece è di ostacolo. Anche quando si è alla fine e sembra che tutto stia per venire è meglio non farsi illusioni: un solitario ha elevatissime probabilità di riuscita se ci sono solo due carte ancora coperte nei mazzetti, ma ricordo una volta in cui non sono riuscito a risolverne uno in tali condizioni; ci sono rimasto male.
Data l’esperienza precedente ero ormai sicuro che “due sole carte coperte” equivalente a “ce l’ho fatta” fosse ormai una specie di teorema, forse una congettura. Ma anche in tale frangente il solitario è stato maestro di vita.



Dunque provateci e giocatelo con attenzione, vi riserverà delle sorprese!


Dunque provateci e vivete con attenzione, avrete meno sorprese.

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