14 giu 2014

Stake-holders & Share-holders


Stamattina stavo leggendo per curiosità su Wikipedia la definizione di Stakeholder per rintracciarne l'etimo.
Spesso i termini Stakeholder (StH) e Shareholder (ShH) vengono confusi da chi li usa: non solo sembrano intercambiabili come parole forse perché si somigliano così tanto ma sembrano affini anche nei concetti. Talvolta StH viene usato anche in contesti in cui il peso relazionale è da ShH.

Fatta questa debita introduzione (lascio a voi cercare il significato di ShH e di StH) mi hanno fatto meditare due punti in contrapposizione dell’articolo che dava la definizione di StH in Wikipedia,
·         la visione della ricaduta operativa implicita a medio e lungo termine dell’etica di un’azienda (di visione Anglosassone o più propriamente USA) che produce un FeedBack indipendente
in contrasto con
·         La apparente necessità per l'Europa di un preferibile sistema di rating etico fornito da un’entità Supra Partes (di visione prettamente Europea), che fornisce una certificazione di qualità secondo una metodologia codificata unica che tiene conto di parametri codificati.
 

Contrapposizione tra USA e Europa?

 
È strano ma quando in Europa si pensa di intervenire per fare evolvere la società, le operazioni sono gestite da vertici ShH’s che mettono in moto macchine burocratiche che studiano regolamenti e costruiscono strutture per poter operativamente assolvere al compito che si sono date. In tutto questo spesso ciò che viene nominato meno è il destinatario dell’operazione o il pubblico.

Negli USA invece tutto si muove secondo un criterio … più Darwiniano?...
Un sistema si mette in moto e comincia a funzionare, tutti da dentro e da fuori lo osservano, e tutto ciò che crea problemi viene sottoposto a revisione.
Nelle aziende più moderne come quelle che adottano visioni di tipo sistemico o che considerano sé stesse organizzazioni che apprendono dal proprio operato, si agisce con largo anticipo sul sorgere dei problemi, restando in ascolto di, o addirittura anticipando, ogni sintomo che possa fare prevedere l’insorgere di difficoltà. Si prendono decisioni coinvolgendo tutti gli StH’s nel processo di individuazione e rimozione dei problemi, secondo il punto di vista di ogni StH disponibile. Il risultato cercato deve essere etico e soprattutto funzionale per il contesto - anche allargato - in cui tali aziende operano; ecco perché ogni parte della società civile coinvolta esprime le proprie necessità e il proprio punto di vista, cui si aggiungono a volte anche portavoce di interessi che voce non hanno come nel caso dell'ambiente.

Feudalesimo come modus

In Europa, in conseguenza del nostro diverso sistema, assistiamo spesso a drastici cambi di rotta. Se cambiano ad esempio gli ShH’s (che da noi sono quasi sempre emanazioni operative di partiti o di interessi non dichiaratamente economici) frequenti sono gli smantellamenti di strutture costruite con scopi anche etici ma che hanno rivelato dopo un certo tempo (in Italia: brevissimo tempo) grossi problemi di funzionalità e insoddisfacente rapporto Qualità-del-servizio/Costo-di-gestione.
Talvolta, e ciò è peggio, vengono lasciati in vita ma con la “bombola dell’Ossigeno” sempre attaccata per non chiudere "posti di lavoro".

Ovvio che nel caso USA il rischio di pirateria è all’ordine del giorno essendoci in gioco interessi privati anche rilevanti, ma spesso ciò che di dis-etico avviene, presto o tardi “presenta il conto” al pirata. Quindi, imparate alcune lezioni a proprie spese, diventa interesse degli ShH’s stessi fermare e rivedere i processi che possono degradare per anticipare i problemi presenti e futuri.

In Europa noi diciamo degli USA: “là c’è il capitalismo delle corporation e la capacità di influenzare l’opinione pubblica è altissima” e non ci rendiamo conto che qui, affidando ai nostri “Deus ex machina” la custodia di nostri supposti valori, ci sottoponiamo a molti altri rischi di soggettività quando non sono di arbitrarietà.

Possiamo affermare che, se il limite estremo di un organo che sussume i poteri di giudizio e indirettamente di censura di una autorità ex divinis è la corruttibilità dei suoi uomini, - e non mi riferisco ovviamente a AEI Standard Ethics che si è data da fare nel passato per dare una valutazione di merito -, a ben volere nella normalità di comportamento di una tale entità, ci può essere semplicemente la generazione di condizionamenti, vincoli e obblighi anche disfunzionali, determinati da criteri che possono essere soggettivi o di parte ma non oggettivi come spesso si pensa (basti pensare alla dicotomia inquinamento/disoccupazione a proposito dell’ILVA di Taranto). In tal modo le soluzioni adottate lasciano ampio spazio a problemi non affrontati e quindi non risolti.
 
Un organo fatto da uomini subisce inevitabilmente un condizionamento politico sociale e spesso emozionale proveniente da direttive ad esempio di natura sociale, politica, economica o morale; quindi un tale organo esprime per sua stessa essenza, interessi soggettivi di parte o di corporazione sconfinando facilmente nell'arbitrarietà o peggio nel fideismo anche semplicemente economico.
Avendo potere di giudizio (e più o meno implicitamente, di censura) un tale organo può generare stati di impasse o di grave danno economico e sociale, senza avere paradossalmente nemmeno la colpa di ciò che ne risulta; a ciò assistiamo quasi costantemente in Italia.

Domanda finale

Cosa frena l’Europa dal fidarsi della gente e delle dinamiche spontanee?
Perché, anche se vediamo i risultati storici del sistema europeo di problem solving, siamo ancora così verticisticamente ancorati ad una visione dove solo gli esperti (e dio) possono fare il bene dell’umanità e dove questa non ha alcuna possibilità di redimersi da sola e di autodeterminare la propria direzione? 
Sarò cattivo, ma credo che possiamo parlare tranquillamente di una forma tardiva di feudalesimo.

L'Italia dei Comuni

Anche se illuminato il Feudalesimo aveva dei gravi limiti e fu solo quando si arrivò in epoca comunale - quando cioè anche la gente comune cominciò a diventare partecipe delle decisioni che riguardavano la sua vita (gli eserciti comunali contro l’impero e il papato ne sono un esempio) e una certa ricchezza e benessere si diffusero in ogni ceto sociale - che si compresero i limiti del sistema feudale: produceva una ricchezza relativa enorme per pochi, ricchezza che comunque era enormemente inferiore, in assoluto, della ricchezza raggiunta in epoca comunale da molti di più, quando tutti partecipavano al sistema decisionale e la ripartizione del benessere era più omogeneo.

Il feudalesimo dirigista, per quanto illuminato è cosa di chi comanda; chi lo subisce non vi partecipa, né vi collabora: la segregazione tra chi decide e chi subisce diventa totale e la povertà diventa pervasiva perché la ricchezza non produce il benessere atteso e lo spreco delle risorse è la regola.
Con lo spreco delle risorse arriva abbandono, povertà, decadenza, arbitrio e ignoranza e presto o tardi guerre ed epidemie diventano dilaganti.
Non voglio avere questo futuro.
Ne “La maschera della morte rossa” E.A. Poe, non salva il principe che si rinchiude nel castello durante l’epidemia!
 

Il grande tarlo (piccola cattiveria finale!)

I sistemi verticistici Europei, non mancano di etica, ma a volte la pretesa etica di molte iniziative nasconde pessime abitudini di pensiero retrostanti non confessate nemmeno a sé stessi dai partecipanti di tali sistemi:
  • il piacere che deriva dal potere, in chi dispone (nonostante si dica che solo dio ne dovrebbe avere il potere)
  • il piacere di sentirsi buoni/utili/capaci/etici etc.
  • ma soprattutto il fatto di potersi giustificare, di fronte alla propria coscienza che si è autoassolta e gratificata della sua magnanimità e lungimiranza, dei compensi principeschi che molti “gestori” della cosa pubblica hanno!

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